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Articoli sulla franciacorta

 

20.12.2008 | Comunicazioni   

Monte Orfano usato come discarica   

Monte Orfano usato come discarica

Rifiuti pericolosi e tossici, come l’amianto, continuano ad emergere qua e là fra prati e boschi. Il Comune di Rovato vuol passare alle maniere forti: «Finora la campagna di sensibilizzazione non ha dato frutti»

FRANCIACORTA La tattica della sensibilizzazione «non basta a contrastare lo scarico abusivo di rifiuti ai piedi del Monte Orfano». Ad ammettere l’inadeguatezza della soluzione adottata in via provvisoria dall’Amministrazione comunale erbuschese è proprio uno dei suoi promotori, ossia l’assessore all’Ambiente Vittorino Turra.

Ad un mese e mezzo di distanza dall’avvio di una campagna di sensibilizzazione a mezzo di volantini ed intrinsecamente connessa all’attività di monitoraggio portata avanti da alcune associazioni operanti sul territorio (tra cui il gruppo volontari Antincendio di Villa Pedergnano, il circolo Legambiente «Ilaria Alpi» di Erbusco e la sezione locale Cacciatori), l’abbandono di rifiuti alle pendici del Montorfano non è cessato.

Un quadro davvero poco rassicurante Facendoci strada tra il fango e le pozzanghere, segni inequivocabili della pioggia caduta nei giorni scorsi, abbiamo provato ad avventurarci lungo la strada pedemontana. Ed il quadro che si è presentato ai nostri occhi è decisamente poco rassicurante.

I rifiuti, in parte anche tossici, sono di nuovo là, ammassati in cumuli più o meno consistenti nei pressi delle principali vie d’accesso al monte. Sebbene, infatti, il sentiero del «Funtanì», alle pendici del quale all’inizio del mese di ottobre il circolo Legambiente «Ilaria Alpi» aveva segnalato la presenza di gomme, stoviglie, cellophane e, soprattutto, di una tettoia in eternit frantumata, appaia oggi relativamente sgombro, basta avanzare solo poche decine di metri per scoprire altre micro discariche a cielo aperto. Ammucchiati tra le radici degli alberi o parzialmente sepolti tra fogliame, terriccio e sassi, quasi siano ormai parte integrante del paesaggio, gradualmente si scorgono pali in cemento, accumulatori, materie plastiche e, procedendo un po’ più in là, un’altra copertura in eternit spezzettata.

Ma non ci siamo fermati qui. Invertendo la rotta e proseguendo ottocento metri più avanti, siamo tornati nel punto esatto da cui quest’estate erano partite le segnalazioni degli scarichi abusivi. Un sentiero assai frequentato da gente a piedi e biciclette ai margini del quale, accanto a gomme e laterizi in genere, erano stati rinvenuti residui d’amianto. In base a quanto prevede la normativa in materia, i proprietari di quella striscia di terra hanno provveduto a ripristinare l’area, accollandosi gli oneri di smaltimento dell’amianto.

A gennaio il «giro di vite» Eppure, ecco che lungo lo stesso sentiero sono apparsi oggi nuovi rifiuti. Si tratta per lo più di rivestimenti in gomma di cavi elettrici, scaricati a pochi passi da dove qualche mese fa era stato abbandonato l’eternit, senza alcuna remora a divellere la rete di recinzione che i proprietari dell’area hanno recentemente posizionato proprio per evitare ulteriori sorprese.

«Con le festività natalizie alle porte sarà difficile entrare in azione prima dell’inizio di gennaio - ha sottolineato l’assessore comunale all’Ambiente Vittorino Turra -. Comunque intendo riconvocare al più presto tutti soggetti interessati e sottoporre loro quella che fin da subito era emersa come una possibile soluzione: la chiusura al traffico degli accessi al monte attraverso il posizionamento di sbarre».

In effetti, già nel settembre scorso l’Amministrazione comunale aveva ipotizzato di fronteggiare la questione vietando ad automobili e furgoncini il transito sottomonte. Un provvedimento che, in un secondo momento giudicato troppo drastico, aveva lasciato spazio a posizioni più moderate. Visto però che lo scarico di rifiuti, un reato perseguibile penalmente, non accenna a fermarsi, si passerà ora alle maniere forti.

Stefania Vezzoli

5.10.2008 | Società civile   

"Puliamo il ....monte" edizione 2008  

Giornale di Brescia

Nuove discariche sotto le foglie e la terra del Montorfano

Nuovo materiale portato alla luce alle pendici del MontorfanoAi piedi del Monte Orfano è di nuovo allarme amianto. L’ennesima segnalazione giunge proprio quando la minaccia connessa al recente rinvenimento di rifiuti (tossici e non) ai margini di uno dei principali sentieri che si addentrano sulle pendici del monte in territorio comunale di Erbusco sembrava sostanzialmente rientrata, in seguito all’intervento di alcuni volontari per la rimozione dei materiali non pericolosi e alla denuncia contro ignoti presentata dai proprietari dell’area interessata dagli scarichi abusivi (i quali dovranno comunque farsi carico dei costi di smaltimento dell’amianto).

Ed, invece, ecco che a circa ottocento metri di distanza, alle pendici del sentiero del «Funtanì», il circolo Legambiente «Ilaria Alpi» di Erbusco scopre un’altra micro discarica a cielo aperto. «Avevamo deciso di continuare l’opera di ripristino della zona pedemontana, avviata quest’estate con il primo campo internazionale di volontariato in Franciacorta, coinvolgendo anche gli adulti nella campagna nazionale "Puliamo il mondo" di sabato scorso - racconta Mario Corioni, presidente del circolo -. È bastato scostarsi solo una manciata di passi dal sentiero e smuovere un po’ di terra per trovare l’inferno».

I nuovi cumuli di rifiuti riaffiorano gradualmente sotto strati di foglie secche, a destra e sinistra del sentiero che si inerpica sul pendio. Ci sono gomme, capi di vestiario e stoviglie, ma anche metri e metri di cellophane, aggrovigliato e sepolto appena sotto il terriccio, e, soprattutto, un’altra tettoia che contiene amianto, frantumata».

«Prima che si diffonda un clima di allarmismo tra i proprietari dei terreni sotto il monte è necessario che vengano presi provvedimenti amministrativi - aggiunge Mario Corioni -, non solo impedendo l’accesso ai veicoli non autorizzati, ma anche pianificando un’intensa opera di bonifica». Sebbene i rifiuti finora rinvenuti (esclusi i residui di amianto) siano stati tempestivamente rimossi, non è irragionevole ipotizzare che una ricognizione più accurata sull’intera fascia pedemontana potrebbe evidenziare altre zone degradate.

Intanto la chiusura al traffico veicolare degli accessi al monte si conferma allo studio da parte dell’Amministrazione comunale di Erbusco. «Abbiamo discusso la questione con i proprietari dei terreni - puntualizza l’assessore all’Ambiente Vittorino Turra - , ma stiamo anche verificando la disponibilità di alcuni gruppi operanti sul territorio a svolgere un’attività coordinata di monitoraggio e prevenzione».

Stefania Vezzoli

11.09.2008 | Società civile   

Monte Orfano : oltre ad ogni genere di rifiuti anche l’amianto  

ERBUSCO Ai piedi della collina, nel territorio di Erbusco, una vera e propria discarica abusiva utilizzata da molti anni. Sul Montorfano c’è anche l’amianto. Il Comune intenzionato ad ascoltare il parere di Legambiente: chiudere le strade

Stefania Vezzoli

ERBUSCO

Nei cumuli ammassati a poca distanza l’uno dall’altro c’è un po’ di tutto: gomme, tubi, materie plastiche, laterizi in genere e perfino una copertura in eternit frantumata e parzialmente coperta da un cellophane. Solo che non siamo in una discarica, bensì proprio a piedi del monte Orfano, in territorio comunale di Erbusco. I rifiuti, residui d’amianto inclusi, sono ammucchiati tra sassi e fogliame ai margini di uno dei principali sentieri che si addentrano nel monte, lungo un percorso assai frequentato per passeggiate e giri in bicicletta. A lanciare l’allarme è stato il circolo Legambiente «Ilaria Alpi» di Erbusco che, munito di una relazione dettagliata sul degrado della zona pedemontana elaborata dopo il campo estivo internazionale di volontariato in Franciacorta, ha segnalato all’Amministrazione comunale erbuschese la massiccia presenza di rifiuti abbandonati. «Chiediamo l’immediata chiusura degli accessi al monte per i veicoli a motore - ha dichiarato il presidente Mario Corioni -. Gli scarichi vanno avanti ormai da anni, tanto che si sono formati vari strati di rifiuti più o meno pericolosi. Una situazione del genere rende vana ogni nostra iniziativa di pulizia e salvaguardia». La soluzione prospettata da Legambiente appare in linea con i propositi dell’Amministrazione comunale, che proprio in questi giorni sta valutando la possibilità di limitare il transito dei veicoli sottomonte. «Trattandosi di strade vicinali, stiamo verificando la disponibilità dei proprietari dei terreni interessati a posizionare delle sbarre in corrispondenza dei principali accessi al monte, impedendo così il passaggio non autorizzato di automobili e furgoncini - ha spiegato l’assessore all’Ambiente Vittorino Turra -. Resta comunque il fatto che l’abbandono di rifiuti, oltre ad essere un indice di sottocultura, è un reato perseguibile penalmente. Tanto più che quasi tutti i rifiuti abbandonati potevano essere portati gratuitamente all’isola ecologica, aperta tutti i giorni eccetto il giovedì e la domenica». Se la chiusura delle vie d’accesso al monte dovrebbe avvenire già entro la fine di settembre, sono in corso anche i necessari procedimenti per lo smaltimento dei rifiuti ivi abbandonati. «I proprietari dell’area in oggetto hanno sporto denuncia contro ignoti -, ha precisato l’assessore Turra - ma toccherà a loro sostenere gli oneri di smaltimento dell’amianto». La chiusura degli accessi al monte, quindi, andrebbe a tutelare, insieme all’ambiente, anche i legittimi proprietari dei terreni ai piedi del monte Orfano.

24.05.2008 | Società civile   

Brescia 28 maggio 1974  

La prima domanda

E’ il 28 maggio e il tordo risveglio della natura offre alla città cielo coperto, privo di sole.

Alberto e Clem, due giovani sposi vanno volentieri alla manifestazione di chi, come loro, vuole portare la sua testimonianza di rifiuto nei confronti di una democrazia che stenta a confermarsi in scelte di libertà.

Sono, come quasi tutti quelli che gremiscono la piazza, degli insegnanti di scuola e avvertono l’importanza del loro ruolo nel formare le coscienze dei giovani.

Tra poco i relatori saliranno sul palco per esporre il loro pensiero sull’andamento del paese, tormentato da eventi inspiegabili, quasi tutti rimasti impuniti e avvolti nel mistero complicità troppo illustri perché siano svelate.

Clem tiene il figlio di pochi mesi tra le braccia e gli racconta per gioco, sussurrandogli all’orecchio, il senso del suo essere lì, insieme ad Alberto, il suo giovane sposo, per quella che lei chiama, “la festa del coraggio”. Poi Clem alza lo sguardo e nota che le nubi si stanno ammassando sulla piazza.

Allora si avvicina ad Alberto, gli affida il piccolo. “Tra poco pioverà, porta a casa il bambino”.

Alberto guarda a sua volta il cielo.

Non ci sono dubbi, si avvia verso casa.

Non abita lontano dalla piazza e quindi pensa che la sua assenza sarà breve. Con passo spedito forse riuscirà ad arrivare in tempo per l’inizio della manifestazione. Affidato il bambino alla nonna, Alberto torna correndo verso la grande piazza. Si fa largo a fatica tra la folla che ormai ha riempito le vie circostanti.

Riesce a intravedere la moglie, Clem che, per via di una pioggia leggera si è riparata sotto l’arcata di un porticato.

Sta per raggiungerla.

E’ arrivato a meno di due passi da lei, tende la mano e un terribile boato lo proietta nell’aria e il suo corpo ricade quasi frantumato al suolo.

Sono morti tutti e due i miei cari Alberto e Clem. Il bambino si è salvato.

Oggi ha 32 anni, la stessa età della gigantesca, irrisolta menzogna che avvolge la morte dei suoi genitori a Brescia in quel 28 maggio del 1974.

Me lo sono fatto indicare, il figlio.

E’ lì, seduto da solo al bar che dà sulla piazza dove è avvenuta la strage che ha ucciso, nell’omertà ad alto livello istituzionale, non soltanto suo padre e sua madre, ma anche quel po’ di nascente democrazia.

Pensavo di intervistarlo, di parlare con lui, ma non riesco a convincermi che sia giusto distoglierlo dalla sua solitudine e da quel suo profondo silenzio.

Quale potrebbe essere la prima domanda?

Nessuna.

Mi allontano, pensando che Alberto e Clem siano d’accordo con la mia scelta.

www.silvanoagosti.com

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Occuparsi di storia è un’attività affascinante, un’esplorazione avventurosa tra passato e presente alla scoperta di nuove fonti da riordinare e interpretare; l’esito delle ricerche si sedimenta in testi che, dopo aver smosso l’intimo del loro autore, raggiungono l’obiettivo se riescono a trasmettere qualcosa di significativo al lettore. Hermann Hesse ha sintetizzato il senso della storiografia in un passo del romanzo Il gioco delle perle di vetro: «Studiare la storia, mio caro, non è uno scherzo, non è un gioco irresponsabile. Lo studio della storia presuppone che si sappia che esso mira a qualcosa d’impossibile, eppur necessario e importante. Studiare la storia significa abbandonarsi al caos, ma al contempo mantener fede nell’ordine e nella ragione. È un compito molto serio, e forse tragico».

Un buon testo di storia non può lasciare indifferenti. Condivido la considerazione del filosofo secondo cui un libro dovrebbe frugare nelle ferite e procurarne di nuove; in una parola, essere pericoloso; per chi lo legge, così come lo è stato per il suo autore. Vorrei scrivere libri che si interrogano e che ti interrogano, per guardare con lenti nuove al nostro passato.

Mimmo Franzinelli


Admin | 22.05.2008

martedì 27 maggio Brescia presentazione de La sottile linea nera di Mimmo Franzinelli con Piero Craveri, Giorgio Galli, Manlio Milani. Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia, ore 18. Organizzazione: Casa della Memoria
Admin | 22.05.2008

Rinvio a giudizio per tutti: questo l’esito dell’udienza preliminare per la strage di piazza della Loggia a Brescia, dove il 28 maggio 1974 una bomba esplodendo uccise otto persone e ne ferì oltre cento. Il Gup, Lorenzo Benini, ha disposto il rinvio a giudizio per concorso in strage per Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino e Giovanni Maifredi. Il processo che si svolgerà davanti alla Corte d’Assise presieduta da Enrico Fischietti, partirà il 25 novembre.

ilsole24.com


Admin | 17.05.2008


 

 

1.05.2008 | Società civile   

IL nuovo che avanza  

Secondo noi si può fare, anche bene, politica ambientale rimanendo fuori dalle istituzioni, secondo altri è fondamentale stare ben attaccati alla poltrona, qualsiasi essa sia.

Chi ha più di quarant’anni e buona memoria non può non conoscere Lamberti e Quarantini, attori della politica erbuschese degli ultimi quindici- vent’anni. Continua e continuerà fino alla prossima campagna elettorale la loro performance. Non ci meravigliamo più di nulla, né di quanto si riconoscano l’uno nell’altro, né dell’ossessione che li accomuna. Abbiamo però il fondato sospetto che i loro elettori ignorino le ultime elaborazioni del duo, tracciamo pertanto ALCUNI punti, (non tutti) della loro vita politica:

1997 Raineri gli prepara la volata... e una volta sindaco, Lamberti approva le Porte franche, rendendo subito sostenibile il traffico di Villa Pedergnano.

2001 E’ amico di cavatori e imprenditori e avvia una bella richiesta di discarica di rifiuti speciali nella cava Noce. Naturalmente in campagna elettorale aveva recitato un repertorio ricco di balle “ Farò chiudere la cava, dovranno passare sul mio corpo" e cosi via....

2000 E’ un comunicatore e fa sfoggio di richieste, fra le tante quella di limitare la zona di tutela del pozzo del Burneck, cosi da fare spazio al Centro Recuperi lombarda. Con quali benefici per la popolazione? Ci vorrebbe un faccia a faccia fra l’ ex sindaco e Plebani (proprietario della ditta) per avere risposta

2003 In consiglio comunale mette a bilancio quattro miliardi di vecchie lire per i guadagni di una discarica che tanto vuole. A bilancio pure gli stipendi di due segretari comunali due.

2003-2004 Un puzzle non ancora concluso è la spartizione delle case in cooperativa e dell’edilizia privata. All’insegna del “volemose ben”. Fette di torta per grandi e piccini per far contenti tutti i bambini.

1994- 2004 Nessun abuso edilizio è stato denunciato durante il suo mandato, tanto da sentirsi libero di praticarlo (via v. Emanuele 12), progettista Lamberti, committente Corioni, lo stesso che sbanca,cava, sposta e deposita terra, quando e dove gli pare, rigorosamente senza autorizzazione.

2003 Il sodalizio ha prodotto un’overdose di fabbricati, il più bizzarro è in via costa sotto; la Pmc: non ci sono parcheggi, ritenuti un optional, non per chi ci lavora che si vede costretto a lasciare la macchina sul ciglio di fronte alla strada.

2002- 2004 Rispettoso del suo incarico, quand’era sindaco ha negato spazi pubblici a chiunque osasse contraddirlo, specie quando i numeri non combaciavano con quelli in suo possesso.

Falardi se ne guardò bene dal dichiarare ai giornali la mancanza di democrazia!

Quarantini è un riciclato quasi storico.

Con l’amministrazione Raineri approva la cava.E’ consigliere di minoranza con l’amm. Lamberti.

A Giugno del 2004 è ass. al bilancio con l’amm. Nodari, il ruolo gli va stretto, prende contatti con i Criscuolo e qualche mese dopo ecco spuntare la lottizzazione Vitalzoo.

Lamberti che è uomo di esperienza urla allo scandalo e dice: “E’ un voto di scambio”.

Quarantini assicura che la lottizzazione Vitalzoo porterà al Comune gratuitamente il pozzo di cui Villa Pedergnano necessita.

Una sparata , i Criscuolo cacciano 50.000 euro, peccato che il pozzo sia costato ai cittadini 300.000 euro.

Per mantenere vivo l’interesse economico- politico, Quarantini si prende anche l’assessorato all’Urbanistica e con esso il programma dei suoi GRANDI ELETTORI:

Piano di recupero Cavalleri (vedi alla voce progettista); ampliamento cantina Bellavista con annesso abuso edilizio (vedi alla voce progettista), le quattro Torri (vedi alla voce progettista).

Agosto 2006: il blitz.

Per snellire le procedure e migliorare l’organizzazione, l’ass.Quarantini, approfitta dell’assenza del Sindaco (è in vacanza), per portare a compimento il grande progetto, per la verità in gestazione già da qualche annetto, 50.000 mila metri quadri di area vergine, si rivolge a un urbanista dando il via ai piani di inquadramento; tradotto Porte Franche 2,3,4......

Beccato in flagrante, si vede costretto a rimettere la delega.

A settembre 2007, con giustificazioni fuori da ogni logica amministrativa, si attiva da assessore per far uscire il bilancio dai patti di stabilità.

Gli è revocata la delega ad ass. al bilancio ed esce dall’amm. Nodari. (va considerata la scarsa partecipazione di Quarantini al voto di giunta, quasi astensionista, sarebbe interessante sapere quali erano gli argomenti in questione le 150 volte nelle quali non ha partecipato).

Quarantini è l’amico del cemento ritrovato, era assessore all’urbanistica quando scrisse un fondamentale articolo dal titolo che non lasciava dubbi: “I cinque pilastri”, in cui esprimeva tutta la sua diffidenza nei confronti dell’attuale consigliere di minoranza Lamberti, non prevedendo certo di vedere accumunato il suo destino a quell’uomo di Zocco. Ne è passato di tempo da allora, i due sono diventati inseparabili, come Ulisse e l’ombra......

Infatti, uno ha aperto una cava, l’altro ha richiesto una discarica, ora chiedono l’acquisto dell’area. Va bene, ma non va dimenticato che c’è e rimane una vicenda giudiziaria in corso, dentro alla quale Lamberti ha sicuramente delle responsabilità, in primis quella sociale.

Proprio adesso che la Zocco srl. con Tomasini e la New Beton di Gafforini fanno pressioni in Regione chiedendo una discarica di inerti e la ristrettezza del vincolo paesistico.

Tutto questo potrebbe essere catalogato sotto la voce miserie della politica, se in gioco non ci fosse il futuro prossimo del nostro paese. Che si merita un’amministrazione moderna, trasparente, onesta, rispettata e rispettosa degli avversari. Poco a che vedere con la pantomima messa in scena dai due impresari insultanti a cui ci tocca assistere.

red.

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21 maggio 2008, in Marco Travaglio Il punto su Castelli 46 commenti

di Peter Gomez e Marco Travaglio

Siccome, oltre all’interessato, molti lettori e amici del blog ci chiedono notizie più precise sul “caso Castelli”, cerchiamo di spiegare in breve e una volta per tutte i termini della questione relativa a una delle varie consulenze “facili” di cui è stato accusato l’ex ministro della Giustizia. Come ciascuno può leggere nel nostro Se li conosci li eviti, Castelli non è stato processato per il reato di abuso d’ufficio a fini patrimoniali perché il Senato ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti, avanzata dal Tribunale dei ministri. Dunque, sotto il profilo penale, Castelli non subirà alcuna conseguenza per aver concesso la consulenza incriminata al suo compaesano Giuseppe Magni, già sindaco di Calco (Lecco), già operaio metalmeccanico, già grossista di pesce surgelato. Nel nostro libro e poi in un successivo articolo di Marco Travaglio sull’Unità, si legge che l’ex Guardasigilli è stato “condannato dalla magistratura contabile”. Si tratta di un’espressione giornalistica che come tale dev’essere valutata. Si riferisce a un procedimento amministrativo, che si svolge con regole del tutto diverse da quelle del processo penale e che inizia con una sorta di intimazione all’interessato a pagare il danno erariale ipotizzato dal procuratore generale della Corte dei conti. “Condannato” è, dunque, un termine non tecnico, che non sottintende una sentenza, ma una censura severa per l’uso del denaro pubblico.

Si tratta della stessa espressione, giornalistica e non tecnica, che anche Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo nei loro libri “Tribù” e “La Casta”, come altri colleghi, hanno usato per sintetizzare quanto è accaduto: Castelli ha ricevuto dal viceprocuratore generale della Corte dei Conti, Guido Patti, una contestazione per aver nominato Magni a superconsulente ministeriale per l’edilizia carceraria, con un “comportamento di eclatante illegittimità e illiceità”. Ragion per cui - secondo l’alto magistrato - l’ex Guardasigilli dovrà restituire allo Stato 98.876,96 euro, la metà di quanto generosamente versato dagli ignari contribuenti italiani dal 2001 al 2004 all’autorevole “consulente” lumbard. Il quale - sempre secondo il procuratore Patti - dovrà sborsare il resto, in solido con chi, al ministero, non ha vigilato sui suoi contratti. Nessuno ha mai affermato che si tratti di un verdetto definitivo, perchè non lo è, trattandosi allo stato di un’accusa dalla quale l’interessato è chiamato a difendersi.

Ad Annozero, tra un insulto e l’altro di Castelli, Travaglio gli ha dato appunto atto che il procedimento è in corso e gli ha augurato le migliori fortune nelle successive fasi del giudizio. Resta però il fatto, incontestabile, già accertato dalle indagini della Guardia di Finanza e ripreso dal dottor Patti: e cioè che il consulente, oltre a intascare lauti stipendi a spese dei contribuenti, fece poco o nulla. E tanto basta a spiegare perché, in compagnia di Rizzo, Stella e altri colleghi, abbiamo ricordato la vicenda nel nostro libro. Per amore di precisione, chiariremo ancora meglio. Questi dettagli della procedura contabile, vista l’importanza che ha assunto la questione, li inseriremo diffusamente nella prossima edizione di “Se li conosci li eviti”.

www.voglioscendere.it


Admin | 22.05.2008

Ce l’avete sempre con lui,non è giusto,e poi queste sono strategie per avere posto nelle nuove elezioni,non potete capire sono cose troppo politiche. Sono d’accordo sulle cooperative,sono molti anni che dico che sarebbe meglio andare a fondo e vedere se ci sono state irregolarità.Magari coi nomi e cognomi si potrebbe fare una lista di candidati per..........
Admin | 18.05.2008

Nel consiglio comunale del 2 maggio, il consigliere di minoranza Quarantini non ha votato il piano di recupero di via campanili, né contro, né a favore, né astenuto; si è alzato ed è uscito. Ennesimo esempio di sobrietà, coerenza e responsabilità, finalizzata unicamente a salvarsi il c...o , che di questo passo forse gli conviene dimenticare a casa. Il geometra invece era tra i cactus, con tutto il corollario: l’abusivista e la segretaria della cooperativa ; a proposito si potrebbe chiedere ai nostri amministratori di fare un pò di luce sulla cosidetta edilizia popolare ma anche e sopratutto su quella residenziale ?
Admin | 17.05.2008

Risiediti Italia!!!

S. Lecchi


Admin | 15.04.2008

"non cambierà nulla nel mondo fino a quando le vittime non si prenderanno cura dei loro carnefici"(teologo russo)
Admin | 17.03.2008

Io vedo interessanti i volantini a firma di F.Italia e Lega che sono circolati ieri in una parte del paese e quello riguardante la cava Noce distribuito oggi in una parte di Zocco.E giusto che si parli,ma visto che questi scritti vengono sicuramente fatti in buonafede sarebbe meglio che li facesse qualcuno che sa dei fatti. Io,che non sono ignorante della cosa,so benissimo che se l’amministrazione comunale dovesse spendere una sola lira per spostare l’antenna non sua,sicuramente la corte dei conti interverrebbe facendo pagare i danni agli amministratori. Per la cava Noce,mi dispiace,ma l’idea dell’aquisto è stata detta e ridetta da tutti quindi niente di nuovo.Certo,se l’amministrazione comunale spendesse dei soldi per aquistare un pezzo di cava dove lei stessa vanta delle pendenze con i cavatori sull’eccesso di scavato(euro)e sui rifiuti trovati(bonifica o comunque qualcosa diverso da terra terra terra)non so se la cosa sia fattibile ma penso proprio di no. Ora verrà anche l’interesse per Villa Pedergnano,magari anche per il P.L. di via Trieste(quello approvato da tante persone 3 giorni prima delle ultime elezioni)dimenticando che chi chiede rispetto è forse causa o o partecipe del troppo costruito. Mi piacerebbe un volantino che spiegasse cosa vogliono fare gli stessi di quel pezzo di terra di fianco alle Porte Franche.Di loro non si è mai espresso nessuno.Io non so se questo è un buono o cattivo segno.Beota
Admin | 17.03.2008

sarebbe bella cosa invece sapere chi ha permesso questo polo tecnologico in Via Mazzini dove già esisteva una urbanizzazione e chi non molti anni fa ha inserito le aree vicine come di completamento.Molto probabilmente saranno le persone che oggi tramite i coordinatori si lamentano dimostrando ancora una volta di avere la memoria corta.Giro e rigiro è semper chei.L.A.
Admin | 16.03.2008

Il fango che seminano gli si rivolterà contro.La credibilità non ha prezzo.PF.C
Admin | 15.03.2008

Noto che dal vostro elenco manca "affaire" dell’antenna Telecom di Via Mazzini.Premesso che anche gli ex che fanno finta di non avere mai saputo nulla e invece sapevano benissimo,quello che da veramente fastidio e che il problema venga utilizzato per solo fini politici destabilizzanti,dimenticando che anche per esempio che le porte Franche sono piene di antennine Telecom e anche li di gente c’è ne va tanta. Chi conosce anche sommariamente,il problema sa benissimo,e non puo fingere,che le antenne di medio elevata potenza(GSM) in Via Mazzini ci sono sempre state,erano montate sul tetto dello stabile.Ora,con l’avvento dell’UMTS è nata l’esigenza di fissare antenne molto meno potenti ad un’altezza maggiore per raggiungere meglio le utenze.Penso che chi ha partecipato alla trattativa con Telecom (una delle poche finita con successo in provincia di Brescia) che peraltro ha tutti i diritti di proprietà e dalla sua una legge sulle Telecomunicazioni molto permissiva,avrà sottoscritto un accordo dove sicuramente si saranno stabiliti tempi e metodi obblghi e diritti degli enti.Ora pensando a chi abita nella zona, e alle sue giuste preoccupazioni ,sarei contento che fra qualche mese mi spostino un’antenna "che ho avuto in bocca per decenni". L’importante, delle cose,e dire la verità e non fare demagogia anche perchè chi cavalca il fatto è stato in qualche modo la causa del problema. Carta canta.
Admin | 15.03.2008

Dove c’è barilla c’è casa, dove c’è il geometra c’è cassa.
Admin | 14.03.2008

I "BRAVI RAGAZZI" HANNO GIA’ IDEALMENTE SCONFITTO I POLITICANTI SEMIPROFESSIONISTI.LAVORARE CON TRASPARENZA,LEGALITA’E FACENDO RISPETTARE LE REGOLE VALE PIU’ DELL’""ESPERIENZA"".
Admin | 13.03.2008

3.02.2008 | Società civile   

«Franciacorta sostenibile»  

Domenica 3 Febbraio 2008 bresciaoggi

IL SEMINARIO. A Iseo riuniti sindaci, tecnici e assessori provinciali «Così salveremo la Franciacorta»

L’auspicio: «Un patto sovracomunale per conciliare sviluppo e tutela ambientale»

In un triennio ben 60 abusi edilizi in un solo paese. Anche così avanza il degrado

Giancarlo Chiari

«Franciacorta sostenibile», il convegno dell’Iseo lago organizzato da Cogeme ha concluso il progetto di «sostenibilità per il futuro del territorio» la cui necessità è stata testimoniata da tutti i relatori e dai sindaci in sala. La relazione di Isabella Nodari, sindaco di Erbusco, una sessantina di abusi edilizi documentati in tre anni, dal 2004 a fine 2007, nonostante le 21 varianti all’unico Prg redatto nel 1991, ha fotografato una situazione esemplare.

All’incontro, aperto dai Marco Ghitti, sindaco di Iseo e Giovanni Frassi, presidente della Fondazione Cogeme onlus che ha finanziato il progetto pilota «Franciacorta sostenibile», c’erano oltre 150 tecnici, amministratori locali e due assessori provinciali.

Redatta da Maurizio Tira, ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica dell’Università di Brescia, la relazione finale ha presentato genesi e fasi del progetto, con sei incontri, due pubblici e tre riservati agli amministratori, che hanno permesso di elaborare obiettivi in collaborazione con i comuni vicini per programmare la gestione del territorio, in un’ottica sovracomunale.

Tra i dati più rilevanti forniti da Tira l’aumento rilevante del rapporto tra abitanti e territorio utilizzato, l’importanza della mobilità e la necessità di coordinare gli sforzi.

LA RELAZIONE ha fatto da riferimento a tutti gli interventi: Gianluca Delbarba, Presidente Cogeme, ha avanzato la proposta di una Autorità del territorio; Adriano Baffelli, Consorzio del Franciacorta, ha ricordato l’importanza di proteggere produzione vitivinicola e turistica, Luca Rinaldi, Sovrintendente Beni architettonici e paesaggio, ha evidenziato invece i rischi di uno sviluppo portati dalla maggiore autonomia delle amministrazioni.

I SINDACI hanno fatto riferimento a fatti concreti. L’erbuschese Nodari, ricordando la cementificazione che ha cancellato i confini tra frazioni e centro, ha raccontato che il vincolo posto dalla Regione fino al confine di Adro, ha provocato critiche degli abitanti che hanno indotto la sua amministrazione, dopo incontri ed assemblee, a proporre una diversa impostazione inserendo nel vincolo la cava Zocco.

«Occorre una strategia comune - ha invece affermato Angelo Bozza, sindaco di Monticelli Brusati - con regole certe pur nelle autonomie. A Monticelli la popolazione è aumentata, ma la vita economica non dipende da vino e vite: viviamo di altro, e bisogna pensare ad uno sviluppo che dia spazio anche alla produzione per garantire un posto di lavoro ai nostri figli».

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Secondo il Direttore del Consorzio tutela del Franciacorta Adriano Baffelli “... si può anche partire da quello che non vorremmo. Così dicendo credo di riuscire a rappresentare il pensiero di molti cittadini che non vogliono un territorio colmo di case a schiera, con i paesi congiunti tra di loro, le strade piene di traffico e di cartelloni che rubano spazio al paesaggio”.
Admin | 4.02.2008

Articolo del Giornale di Brescia del 3 febbraio 2008 sul progetto “Franciacorta sostenibile”.

Una sfida per unificare sotto la bandiera della sostenibilità ambientale i Comuni franciacortini e introdurre, nello stesso tempo, una serie di principi condivisi che portino in futuro questo territorio a svilupparsi conciliando finalmente le attività dell’uomo con il rispetto della natura.

Questo il progetto “Franciacorta sostenibile” finanziato dalla Fondazione Cogeme che ha chiamato all’Iseolago Hotel gli “stati generali” della rinomata area bresciana. Presenti i sindaci tutti i paesi del comprensorio, i rappresentanti delle realtà produttive, della Provincia di Brescia e della Regione Lombardia.

Moderati dal giornalista Lucio Daal’Angelo, al tavolo degli interventi si sono avvicendati politici ed operatori economici.

Il primo ad intervenire è stato il Sindaco di Iseo, Marco Ghitti: “Credo che tutti dovremmo porci una domanda: come vogliamo che sia il luogo dove dobbiamo vivere? Probabilmente realizzato su una perfetta e rispettosa interazione tra le attività dell’uomo e le esigenze della natura. Facile giungere alla conclusione che una progressione edificatoria come quella degli ultimi anni non sarà più possibile perché porterebbe alla definitiva distruzione del nostro territorio”.

I motivi tecnici che hanno portato a questo progetto? “Siamo in un periodo in cui tutti i nostri Comuni sono alle prese con i Piani di Governo del Territorio (PGT) - ha spiegato il presidente della Fondazione Cogeme, Giovanni Frassi - e ci è sembrato opportuno realizzare qualcosa che fungesse da progetto pilota e tracciasse le coordinate culturali e morali per la pianificazione dell’utilizzo del territorio”.

Secondo il Direttore del Consorzio tutela del Franciacorta Adriano Baffelli “... si può anche partire da quello che non vorremmo. Così dicendo credo di riuscire a rappresentare il pensiero di molti cittadini che non vogliono un territorio colmo di case a schiera, con i paesi congiunti tra di loro, le strade piene di traffico e di cartelloni che rubano spazio al paesaggio”.

Molto applaudito l’intervento del Sovrintendente ai Beni architettonici e al Paesaggio arch. Luca Rinaldi. “Gli attuali PGT sono uno strumento concepito ancora per la crescita edilizia. Credo che invece si sia giunti ad un’inversione di rotta, che deve frenare drasticamente l’avanzata del cemento”.

Per l’Assessore provinciale al Territorio, Francesco Mazzoli “... l’Ente Provincia di Brescia è a disposizione per costituire un tavolo delle regole. Nei prossimi mesi sono programmati incontri per metterne a punto la definizione”.

Per la sostenibilità nei trasporti l’Assessore provinciale Valerio Prignachi ha annunciato “... la realizzazione di una corsa in treno molto efficiente che coprirà presto la tratta Iseo-Brescia in 24 minuti”.


Admin | 4.02.2008

Prima del 2004 tutto apposto?Probabilmente era fatto uso regolare tutto a parte,con fatture progetti consulenze e balle varie.Come cambiano i tempi.Ma forse è proprio per questo che ex amministratori e ex assesori sono così inviperiti.E’ proprio vero che a qualcuno la legalità va un po stretta.L.A.
Admin | 3.02.2008

13.01.2008 | Società civile   

Franciacorta, «boschéte» addio   

Lettera al Giornale di Brescia del 4 gennaio 2008

Franciacorta, «boschéte» addio

Da bambino frequentavo le campagne della Franciacorta, perché originario di quella zona, e mi ricordo che i campi erano circondati da siepi e alberi ed intervallati da piccoli boschi (le cosiddette "boschéte"); tutti i fossi, ed erano parecchi, erano ricoperti sulle sponde da alberi ed arbusti di molte essenze. - Ora, girando per le stesse zone, ho notato con quale meticolosità queste siepi e questi alberi sono stati eliminati e quanti fossi e canali siano stati prosciugati o interrati. Se non si è potuto interrare i fossi, sulle loro rive non trovate più alberi ed arbusti, ma solo erba, quando non viene tolta con diserbo o bruciata. - Noi protestiamo giustamente per la riduzione delle foreste tropicali, ma, in casa nostra, cosa facciamo? - Facciamo dei bei vigneti; ricordiamoci che il vigneto è un deserto biologico perché alla base viene diserbato e sulle foglie, quando ci sono, viene irrorato tre o quattro volte l’anno dell’insetticida che distrugge la vita animale. Da ricordare la morìa di api di qualche anno fa. - La differenza fra bosco e vigneto è abissale. - Pensate che, in un Comune della Franciacorta, in due mesi un magnifico bosco con zona umida è stato eliminato, le acque incanalate e coperte e sostituito con un «bel» vigneto; le proteste di alcuni cittadini nulla hanno potuto fare per evitarlo. - Non sono contrario ai vigneti che producono del buon vino, ma perché, per non perdere qualche litro, abbiamo eliminato quasi tutto il verde che rallegrava il paesaggio e che avrebbe dato gioia al turista, potenziale acquirente del vino? - Possibile che sia solo l’interesse personale e di parte a vincere sempre? - I nostri figli cammineranno fra vigneti diserbati e fossi vuoti, però i loro papà berranno un buon vino, non pensando al prezzo pagato dalla natura e quindi da tutti noi.

-  LETTERA FIRMATA -

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A proposito di contributi, davvero esplicito è stato il programma in onda qualche sera fa su La7, si è partiti dall’omicidio della famiglia di Urago Mella fino ad arrivare alle sovvenzioni regionali delle cantine. Robe da matti, competenze di pochi, intermediari politici, la mafia padrona . Ci stiamo abituando a tutto, di questo passo non ci indigneremo più di nulla, neanche se scoprissimo, putacaso, che il presidente regionale dell’agricoltura fosse socio d’affari di una nota cantina toscana, la stessa di un altrettanto noto viticoltore lombardo!! S.L.
Admin | 12.01.2008

L’autore di questa lettera si è dimenticato un particolare davvero non trascurabile: i contributi comunatari e statali che i vari "imprenditori" locali ricevono per impiantare questi vigneti e costruirsi le loro cattedrali/"cantine"/industrie vinicole. Insomma il meccanismo è il seguente: 1. un imprenditore si costruisce la sua cantina con i soldi delle nostre tasse; 2. Si piantano nuovi vigneti con i soldi delle nostre tasse; 3.il consumatore medio si compra una bottiglia di "bollicine" che ha finanziato lui stesso;

In altre parole: come fottere, e rifottere il lavoratore onesto. E poi fargli passare il messaggio che il "Franciacorta" è così buono e genuino.. C’è un modo semplice per contrastare tutto ciò: boicottare le bottiglie del "Franciacorta"; ci risparmieremmo in salute e si interromperebbe il circolo vizioso del fottimento..

S.A.


Admin | 6.01.2008

13.12.2007 | Società civile   

Nuove cave all’orizzonte.I Comuni alzano la voce  

di Pietro Gorlani

I quattro Comuni ribelli che due anni fa hanno fatto ricorso al Tar contro il piano cave (Montirone, Cazzago San Martino, Rovato e Rezzato) sembrano vicini ad una cocente sconfitta, ma non rinunciano alla lotta. Nella provincia gruviera, tra le più scavate d’Italia, il business della sabbia e della ghiaia non conosce confini e la Regione di certo non aiuta quegli enti locali disposti anche a rinunciare ai ricchi contributi di escavazione pur di salvaguardare il proprio territorio. Ad inizio novembre la Provincia ha approvato la convenzione d’ufficio che dà il via libera all’escavazione di 1,6 milioni di metri cubi nella cava Bonfadina tra Rovato e Cazzago (decisione contro la quale i 2 comuni chiederanno la sospensiva al Tar); a Montirone la ditta che scaverà nell’Ate 35 (i 400 piò della cascina Betulla) ha depositato la dichiarazione di inizio attività per recintare la futura cava; a Rezzato non arriva nessuna buona notizia riguardo l’ate 25: il Comune chiedeva, inutilmente, che la cava da 4,1 milioni di metri cubi non arrivasse a toccare la falda. Ma l’apertura di queste 3 cave non sarebbe nulla rispetto ai quantitativi di sabbia e ghiaia che serviranno in aggiunta per la realizzazione di Tav e in parte BreBeMi. IL RICORSO DEI COMUNI. Nel marzo 2005 i quattro comuni sopraccitati erano ricorsi congiuntamente al Tar (avvocato Mauro Ballerini) contro un piano cave «reo» di mettere in pericolo l’approvvigionamento idrico, di aumentare il traffico di camion con relativi problemi alla viabilità, e di non aver coinvolto gli enti locali nella programmazione. Il Tar dopo due anni e mezzo non ha ancora dato una risposta. Ha risposto invece la Commissione europea alla quale i Comuni si erano rivolti (Cazzago e Rovato in primis) in merito alla mancata Valutazione di impatto ambientale su quelle cave con una superficie di Ate superiore ai 20 ettari. La Ue ha avviato la procedura di infrazione per l’Italia, alla quale la Regione ha risposto rimediando una delibera che restringe il perimetro effettivo della cava lasciando però gli Ate (ambito territoriale estrattivo) con estensioni inalterate. NESSUNA BUONA NOTIZIA da Montirone, dove il cavatore Faustini tre anni fa ha acquistato 400 piò di fertili terreni agricoli annessi alla cascina Betulla che dopo pochi mesi il Pirellone ha inserito nel piano cave (prevista l’escavazione di 1,5 milioni mc per il decennio, ma una riserva di sabbia e ghiaia di 9,5 milioni di mc). «Nei giorni scorsi la ditta escavatrice ha presentato una dichiarazione inizio attività per iniziare a recintare il perimetro della cava - spiega il sindaco Serafina Bandera - questo vuol dire che si preparano a scavare». A Cazzago non va certo meglio. La cava Bonfadina (Ate 9) condivisa con il Comune di Rovato ha visto ad ottobre «la convenzione d’ufficio firmata dalla Provincia - lamenta il sindaco Giuseppe Foresti - un atto unilaterale che in assenza di convenzione con il Comune indica le regole che i cavatori dovranno adottare durante il decennio di escavazione. Noi chiederemo la sospensiva al Tar entro Natale». Anche a Rezzato il Comune lamenta la totale mancanza di collaborazione della Regione: l’amministrazione chiedeva che nella cava dell’Ate 25 l’escavazione non scendesse sotto i 16 metri (contro i -30 voluti dalla Regione) per non pregiudicare qualità della falda e approvvigionamento idrico. Nessuna mediazione da parte del Pirellone, conferma l’assessore all’Ambiente Marco Apostoli «mentre l’accordo lo hanno trovato le tre società di escavazione interessate all’area».

«Paura per le quantità di Tav e Brebemi»

L’inizio imminente dell’escavazione nelle tre cave contestate pare poca cosa se così come sostengono i comitati anticava dovessero aprire le cave di prestito collegate ai cantieri per la Tav e BreBeMi. «I quantitativi sarebbero grossomodo simili ad un altro piano cave, 70milioni di metri cubi - sostiene Angelo Bergomi del comitato anticava di Rovato e consigliere comunale con delega alle materie estrattive - poiché il materiale che verrà scavato con BreBeMi, autostrada che scorrerà per gran parte sottoterra, verrà venduto anziché essere riutilizzato lì vicino per costruire la mega barriera di 9 metri dove passerà la Tav». UN PUNTO molto controverso quello delle cave di prestito, la cui approvazione per il momento non parrebbe rientrare nei programmi delle istituzioni, che infatti smentiscono la loro futura apertura (lo ha fatto in primis l’assessore provinciale ai Trasporti Valerio Prignachi). Ma i comitati invitano semplicemente a confrontare il piano cave licenziato nel 2004 con il materiale che servirà per le nuove infrastrutture: e ci si rende subito conto che le cifre non combaciano. Per difetto. Per ora la lotta del Comitato anticava di Rovato è contro la cava Bonfadina (Ate 9) ma anche contro l’estensione dell’Ate 14 (tra Cazzago e Travagliato) contro la quale sta lottando anche il comitato Salute e ambiente di Cazzago San Martino, che sabato scorso si è riunito nella frazione di Pedrocca per dire no alla programmata devastazione del territorio». Battaglia aperta anche sulla cava Bonfadina (un estensione pari a 106 campi da calcio): «La partita è ancora tutta aperta: la Ue deve esprimersi sulla Via e sulla modifica della normativa adottata dalla Regione Lombardia». Sul piatto ci cono poi altri problemi rilevanti, a partire dalla gestione della viabilità. La strada che dovrebbe accogliere i camion in entrata ed in uscita dalla cava (trecento al giorno) è stretta e insicura per carichi così pesanti. Inoltre la rotonda che la ditta dovrebbe realizzare sulla statale 11 attualmente vede la contrarietà all’esproprio di un proprietario di un terreno agricolo. Problemi non irrilevanti, destinati - forse - a far slittare ulteriormente l’entrata in funzione delle ruspe.

Ma l’Europa contesta le norme regionali

L’ottobre scorso la Commissione europea ha bocciato la normativa regionale in materia di piano cave, giudicandola non conforme alla direttiva Cee sulla valutazione d’impatto ambientale. Per il Pirellone la Via andava applicata solo al perimetro reale delle aree scavate con dimensione superiore ai 20 ettari o ai 500mila metri cubi. Per diversi sindaci della provincia e per l’europarlamentare Verde Monica Frassoni la Via andava applicata a tutta l’area di un ambito estrattivo, calcolando anche le aree già scavate in passato, e i già vissuti stress ecologici. Classico esempio della diatriba, l’Ate 9 (cava Bonfadina di Rovato): la Regione dopo le bacchettate dalla Ue ha ribadito che il reale perimetro di escavazione non è quello dei 40 ettari dell’Ate bensì quello dei 14 ettari che coprono la reale bocca della cava. E così per il Pirellone non c’è bisogno di nessun Via (provvedimento invece, che anche la Regione prevede per otto Ate, a partire dal 14 di Cazzago-Travagliato). Sul problema interviene anche l’assessore provinciale all’Ambiente ed Attività estrattive Enrico Mattinzoli, che confessa di sentirsi tra due fuochi: «Le legittime richieste di tutela del territorio da parte dei Comuni, una legge regionale alla quale noi dobbiamo pur rispondere, così come dobbiamo rispondere alle esigenze lavorative dei cavatori, che si sono visti approvare i loro progetti. Per questo volenti o nolenti dobbiamo rilasciare le autorizzazioni e provvedere anche al via libera d’ufficio come per l’Ate 9. Il rischio è che - in mancanza di approvazione - gli stessi cavatori ci possano chiedere i danni. È già successo a Montichiari, zona interessata al piano d’area: in virtù di questo abbiamo bloccato una cava e i proprietari ci hanno chiesto danni per 22 milioni di euro». Mattinzoli però, si dichiara solidale con i sindaci che proseguono la loro battaglia legale al Tar: «Se ci sono delle normative europee è giusto che vengano rispettate». Va ricordato che il territorio bresciano è il più scavato della Lombardia, tra i più scavati d’Italia (oltre ai 70milioni di mc di sabbia e ghiaia ce ne sono altrettanti per argilla e pietre ornamentali). «Il problema è che la legge 14 del 1998 non pone un limite all’escavazione selvaggia del territorio - spiega il sindaco di Montirone Serafina Bandera .- così nel mio Comune con le nuove cave ben il 25% del territorio sarà occupato da escavazioni». I Comuni bresciani con capofila l’associazione che li rappresenta (l’Acb) nel 2004 avevano già raccolto le firme (presidente dell’Acb era Guido Bussi, ex sindaco di Montirone) per chiedere al Pirellone la modifica della legge n. 14/1998, sollecitando più collegialità e partecipazione degli enti locali».

17.10.2007 | Società civile   

Puliamo il mondo 2007  

Ringraziamenti:

Alle insegnanti delle scuole Elementari e Medie di Zocco, Erbusco e Villa per aver aderito alla campagna nazionale "Puliamo il mondo" di Legambiente.

Al dott.Alessandro Longhi per averci concesso l’uso della bellissima cascina posta sopra la collina.

Al gruppo Alpini per aver dissetato i 150 alunni.

Alla Croce Rossa di Erbusco per la disponibiltà di mezzi e persone.

All’associazione pensionati di Erbusco per il passaggio offerto agli alunni di Zocco.

Al sindaco Isabella Nodari, al vice sindaco Moretti, all’ass. Turra,all’ass. Rosa Milini, all’ass. Castellini ed al messo comunale Spina per aver accolto e ascoltato le richieste dei ragazzi(alcune delle quali davvero bizzarr)

 

23.11.2007 | Comunicazioni   

Movimenti per l’acqua   

Il 22 novembre alle ore 20,30 presso il salone Buozzi della Camera del Lavoro di Brescia Via Folonari 20 si terrà un’assemblea pubblica organizzata dal Comitatio Bresciano Acqua Pubblica con la partecipazione di Marco Bersani di Attac Italia e il Sindaco di Malegno Alessandro Domeneghini.

Il forum Italiano dei Movimenti per l’acqua invita tutti a partecipare per preparare la Manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 1° dicembre alle ore 14,30.

Attac Brescia sta organizzando un pullman per raggiungere Roma e manifestare, chi non potesse partecipare all’assemblea del 22 novembre può chiedere infomazioni a : brescia@attac.org

Chiediamo

una moratoria contro tutte le privatizzazioni l’immediata approvazione della legge d’iniziativa popolare una grande opera pubblica: ristrutturare le reti idriche la gestione pubblica e partecipata dai lavoratori e dalle comunità locali

1.06.2007 | Comunicazioni   

 
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Bresciaoggi, domenica 9 Dicembre 2007

SERVIZI PUBBLICI. I consigli comunali aderiscono alla richiesta di un referendum contro la legge regionale L’adesione all’Ato? Ghedi e Leno contrari Milena Moneta

Leno e Ghedi nei rispettivi consigli comunali che si sono appena riuniti hanno richiesto un referendum generale per l’abrogazione parziale della legge n. 26 del 2003, in pratica quella che obbliga i Comuni ad aderire agli Ato provinciali privatizzando i servizi idrici attraverso la messa a gara obbligata del servizio di erogazione.

Tutto è partito dal Comune di Leno che contrario all’adesione aveva approvato all’unanimità il rifiuto di sottostare alla legge. In particolare, è stato rilevato che la legge è incostituzionale, in contrasto con la legge Galli, e con le modifiche introdotte con le finanziarie al testo unico sui servizi locali e con tutta la legislazione nazionale ed europea esistente, dal momento che non vi è alcuna norma che obbliga ad andare a gara per privatizzare.

LA SECONDA FASE è stata l’adesione alla proposta del referendum abrogativo alla quale finora avevano aderito per lo più soltanto i Comuni del Milanese. Leno è stato uno dei primi a sollevare il problema e a chiedere l’estensione delle delibere consiliari per abrogare le norme della legge regionale.

Esse consentono la partecipazione di privati al capitale di società proprietarie delle reti, degli impianti e dei patrimoni destinati all’esercizio di servizi che per definizione sono d’interesse pubblico. Obbligano a separare la gestione delle reti e degli impianti dall’erogazione del servizio idrico prevedendo d’obbligo che l’erogazione venga affidata tramite gara ad evidenza pubblica. PRECLUDONO agli enti locali anche in forma associata la forma dell’affidamento dell’erogazione dell’acqua, mentre la normativa regionale consente di scegliere fra tre opzioni: gestione interamente pubblica, gestione interamente privata, gestione pubblica-privata.

«La delibera di adesione al referendum abrogativo è stata approvata all’unanimità. - spiega Pietro Bisinella, sindaco di Leno -. L’acqua è e sarà sempre più un bene prezioso, dalla sua gestione dipenderà il futuro delle nostre comunità. Non possiamo permettere a nessuno di pensare che il lavoro e l’intelligenza che i nostri avi hanno investito sull’organizzazione dei canali e in generale su un bene tanto importante come l’acqua non arrivino con una gestione pubblica alle future generazioni». Un tema, quello della «privatizzazione» dell’acqua di cui si sta parlando in questi giorni alla Camera impegnata a introdurre nella finanziaria la riforma dei servizi pubblici locali.


Admin | 9.12.2007

Bresciaoggi, martedì 4 Dicembre 2007

BOVEGNO. Si è allargato il fronte dei comuni ribelli che vogliono il referendum abrogativo Il consiglio comunale ha detto «no» all’Aato

Con la delibera approvata all’unanimità nell’ultimo consiglio comunale, Bovegno è diventato il 92mo comune lombardo (l’ha annunciato l’assessore Claudio Maggioni) ad aderire all’iniziativa partita da Cologno Monzese per chiedere un referendum abrogativo della legge regionale 18 del 2006: quella che ha introdotto L’«Autorità d’ambito territoriale ottimale» (Aato).

Nel frattempo è stata ampiamente superata (con l’adesione trasversale di giunte di sinistra e di destra) la soglia dei 50 comuni fissata dallo Statuto della Lombardia, e che obbliga la giunta regionale a indire la consultazione.

È questa una «risposta» che Bovegno dà proprio alla Regione, che nel mese scorso aveva inviato un sollecito a «rientrare nei ranghi» aderendo al consorzio dei comuni dell’Ato che dovrà gestire il ciclo integrato delle acque (dalla captazione alla depurazione), annunciando l’invio di un commissario «ad acta» se l’adesione non fosse avvenuta.

Nel frattempo, la legge Finanziaria ha rinviato di un altro anno l’operazione Ato, e ciò ha dato ulteriore carica a una battaglia che Bovegno combatte da solo in alta Valtrompia.

Lo stesso consiglio non ha invece votato una mozione presentata dalla minoranza «Civica per Bovegno», che chiedeva la «cointestazione della domanda di grande derivazione acquedottistica e idroelettrica reiterata il 29 dicembre 2005 da parte della Comunità montana». Il capogruppo Tullio Aramini, presentandola, aveva spiegato che l’obiettivo è quello di controllare, partecipando direttamente, l’intera operazione che prevede la captazione delle acque sul territorio di Bovegno in funzione (ricordiamo) anche del progettato acquedotto di valle. Una operazione vista come il fumo negli occhi in paese, e che in un consiglio comunale aperto era stata definita «un atto di pirateria che ridurrà il Mella a una fogna», e che come risposta aveva provocato la proposta di uscire dalla Comunità montana. Pier Giuseppe Valentini (Forza Italia) ha osservato che parlare di «cointestazione» rappresenta già un cedimento verso il via libera alla concessione. Insomma: se ne riparlerà in sede di commissione competente e nell’assemblea dei capigruppo, riportando la questione al prossimo consiglio comunale. B.BERT.


Admin | 4.12.2007

Ci sono ancora dei posti

affrettatevi a prenotare!

RIPUBBLICIZZARE L’ACQUA

DIFENDERE I BENI COMUNI!

MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 1° DICEMBRE ORE 14.30 DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA, ROMA

per chiedere

MORATORIA SUBITO CONTRO TUTTE LE PRIVATIZZAZIONI!

IMMEDIATA APPROVAZIONE DELLA LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE!

UNA GRANDE OPERA PUBBLICA : RISTRUTTURARE LE RETI IDRICHE!

GESTIONE PUBBLICA E PARTECIPATA DAI LAVORATORI E DALLE COMUNITÀ LOCALI!

PARTECIPA ANCHE TU!

PER PRENOTARE SUL PULLMAN CHE PARTE DA BRESCIA

030 3729329 FP CGIL Brescia oppure brescia@attac.org

partenza ore 05.00 del 1° dicembre dal parcheggio del casello autostradale Brescia Est


Admin | 29.11.2007

lo saprete già ma stasera bersani sarà a rovato al foro boario... x info rovato.org o 28maggio.org
Admin | 23.11.2007

Come sapete si sta organizzando un pullman per la manifestazione di Roma il 1° dicembre su acqua e beni comuni. Per fare il pullman è necessario raggiungere almeno un numero congruo di partecipanti. Chi fosse interessato a partecipare o avesse persone interessate sarebbe bene che inizi a prenotare in modo che a fine della settimana si possa avere un idea di massima dei partecipanti e si possa capire se ci sono i numeri per fare il pullman. Questi i recapiti per le prenotazioni

030 3729329 FP CGIL Brescia oppure brescia@attac.org


Admin | 21.11.2007

Da: Bresciaoggi:

domenica 4 Novembre 2007

IL CASO. Referendum contro la legge regionale «Riforma» idrica Cazzago si ribella

Anche Cazzago entra nel sempre più ampio gruppo di Comuni che si oppone alla riforma della gestione delle risorse idriche imposta dalla Regione. Una deregulation che rischia di estromettere gli enti pubblici dal controllo di un servizio fondamentale e di avere pesanti ripercussioni sulle bollette dei cittadini. Con 15 voti a favore e un’astensione, il Consiglio comunale ha avviato l’iter per la richiesta di referendum abrogativo della legge regionale 12 dicembre 2003. In sostanza, Cazzago vuole cancellare le disposizioni che, da un lato, consentono la partecipazione privata nelle società patrimoniali proprietarie di reti idriche, impianti e infrastrutture destinate al servizio idrico e, dall’altro, non consentono la gestione interamente pubblica del servizio idrico integrato. «Il referendum - si legge nella delibera - punta ad abrogare un’altra anomalia della legge regionale sui servizi pubblici locali, che separa, la gestione dall’erogazione del servizio impedendo di fatto ai Comuni di prendersi cura direttamente o tramite enti o società strumentali, del servizio idrico integrato».A.SCO.

Mercoledì 7 Novembre 2007 IL CASO. Gli amministratori contrari all’Ato temono un eccessivo rincaro delle tariffe e confermano di preferire la gestione autonoma

La guerra dell’acqua alla battaglia finale Una ventina di Comuni non hanno aderito L’assessore provinciale ammonisce: «Il servizio potrebbe finire in gara europea»

Pietro Gorlani La guerra dell’acqua è più accesa che mai in provincia. Circa il 10 per cento dei 206 Comuni bresciani non ha ancora aderito al Consorzio dell’Aato. E non intende farlo. Gli amministratori lamentano infatti rincari eccessivi delle tariffe e si dicono «affezionati» alla gestione in economia dei propri acquedotti.

La Regione sta inviando i «commissari ad acta» per piegare la volontà delle singole amministrazioni, le quali a loro volta sperano che nella Finanziaria 2007 passi l’emendamento che cancella gli Ato (considerati enti da sopprimere alla stregua delle comunità montane) passando le competenze in materia di acquedotti e fognature nelle mani delle Province.

NEL FRATTEMPO l’assessore provinciale all’Ecologia Enrico Mattinzoli (presidente del comitato ristretto dell’Aato) ricorda che il tempo massimo per aderire al consorzio è fissato al 31 dicembre 2007 (ma i Comuni scommettono sull’ennesima proroga governativa del decreto Galli, l’ennesima dopo 13 anni).

Se non verrà rispettato? «La Regione ha già fatto troppe proroghe - taglia corto Mattinzoli - quindi non è da escludere che per tutti quei Comuni il cui sistema idrico integrato non è gestito da una società pubblico-privata venga indetto un bando di gara europeo».

Insomma, non è fantascienza immaginare che tra un anno o due a gestire le fogne della Valcamonica o gli acquedotti di qualche paese della Bassa arrivi la società francese Suez Lyonnaise des Eaux o la multinazionale italiana Acea, specializzata in gestione di Ato.

Il perché lo spiega lo stesso Mattinzoli: «L’Ato è stato pensato per migliorare il ciclo delle acque nei comuni italiani; la proprietà delle infrastrutture, pozzi, depuratori, sarà sempre pubblica: si privatizza solo parte della gestione del sistema idrico, per l’esattezza il 60% deve assolutamente restare in mano pubblica, il 40% in mano ad una società privata che deve garantire affidabili standard di gestione».

ALL’ENTE hanno aderito senza difficoltà tutti i Comuni del Garda (gestiti da Garda1) e nell’area centrale della provincia (Brescia, hinterland, Valsabbia, parte di Valtrompia e Bassa), quelle amministrazioni già gestite da Asm. Hanno abbracciato la lotta ad oltranza una dozzina di comuni dell’area camuno-sebina e una ventina di comuni bassaioli, tutti abituati a gestire i propri acquedotti in economia: hanno rinunciato all’Aato denunciando forti rincari delle tariffe. «Faccio fatica a comprendere questo dissenso, che è innanzi tutto ideologico - spiega Mattinzoli -.

L’Aato funziona un po’ come il mutuo soccorso: si spalmano le tariffe sui 206 comuni (la media sarà di 1 euro a metro cubo d’acqua utilizzata, ndr) per raccogliere risorse da ridistribuire sul territorio. Abbiamo calcolato che nei prossimi 20 anni verranno investiti centinaia di milioni di euro nella nostra provincia.

«I Comuni non hanno alternativa - ammonisce Mattinzoli - ricordiamo il caso di Adro: è ricorso al Tar contro l’ingiunzione di aderire all’Aato ma il tribunale in sostanza ha dato ragione alla Provincia».


Admin | 18.11.2007


A.N.P.I.   

 
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Voi che vivete sicuri/

Nelle vostre tiepide case

Voi che trovate tornando a sera/

Il cibo caldo e visi amici

Considerate SE QUESTO E’UN UOMO

Che lavora nel fango/

Che non conosce pace

Che lotta per un pezzo di pane/

Che muore per un si’o per un no.

Considerate se questa è una donna

Senza capelli e senza nome/

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo/

Come una rana d’inverno

Meditate che questo è stato:/Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore /

Stando in casa andando per via, Coricandosi,alzandovi;

/Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,/

la malattia vi impedisca

I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi


Admin | 5.06.2006 

 

4.08.2007 | Società civile   

"In treno a Pechino?Roba da matti"  

DIARIO DI VIAGGIO di Martino Iannone

8 AGO - Quel treno speciale per Pechino e’ partito. Il treno dei matti, lo hanno soprannominato. E ai matti, ai protagonisti di questo viaggio, questo appellativo non dispiace. Anzi. Sono stati proprio loro a sottotitolare questa avventura scrivendo nello slogan e sulle t-shirt che indossano “In treno a Pechino? Roba da matti”. Saranno anche matti, certo, ma tutti insieme adesso sono in viaggio, lungo un itinerario che tanti sognano di compiere e che in pochi hanno fatto: tutto in treno dalla Russia siberiana e mongolica, al deserto del Gobi, la muraglia cinese e infine Pechino, dalla citta’ proibita fino alla cittadella per le Olimpiadi del 2008, un salto di oltre tremila anni. Dalla stazione di Mestre, dove era stato fissato il ‘campo base’ per la partenza e’ andato in scena, pero’, un prologo insolito perche’ la storia da raccontare per il primo appuntamento del nostro Diario non e’ quella di una classica partenza fatta di fiocchi, nastrini, foulard e il ritardo della troupe Rai che doveva riprendere l’evento, No. La storia da raccontare e’ quella che solo qualche ora dopo la partenza ha gelato il gruppo, ha imbiancato i volti dei protagonisti. Dopo solo due ore di viaggio il treno si ferma in piena campagna. Fuori e’ buio. Si intravede qualche luce solo a distanza. A bordo c’e’ ancora chi sistema i bagagli. Corre voce che qualcuno ha notato il corpo di un uomo morto lungo i binari. Io non faccio a tempo a capire che ho gia’ la macchina fotografica al collo e di corsa, schivando valigie e compagni di viaggio, volo verso la carrozza da dove e’ partito l’allarme. Il morto c’e’ davvero. Il corpo e’ quello di un giovane, poi sapremo di un nordafricano immigrato. E’ a pancia in su proprio al limite della strada ferrata. Il viso non si vede. Ha il torace nudo. Indossa pantaloni bianchi di cotone. Si notano pero’ delle ferite. Siamo tutti affacciati ai finestrini del treno e con le torce illuminiamo la scena. Qualcuno scatta qualche fotografia. Il personale di bordo si incazza. C’e’ anche chi crede che il giovane sia ancora vivo: “Guardate, respira, la pancia si muove”. Scatto anche io qualche foto. Chiamo la redazione dell’ANSA di Roma e chiedo cosa fare. Segnalo che il treno e’ bloccato a tempo indeterminato. Mi dicono di ‘dettare’ una notizia. Lo faccio. Intanto alcuni medici che accompagnano i nostri simpatici matti scendono dal treno e accertano la morte del giovane. Si parla di un tragico incidente. Forse un treno precedente al nostro lo ha preso di striscio scaraventandolo a terra. Il giovane dovrebbe essere morto dopo aver battuto violentemente la testa sui sassi che delimitano le rotaie. Un lenzuolo bianco ora copre il corpo. Sul posto sono giunti gli uomini della polizia ferroviaria e il personale medico del 118. Dai finestrini le nostre facce sono incredule. Tutti mi chiedono se la storia finira’ sul telegiornale. Faccio il vago. Il treno resta fermo quasi un’ora e mezza. Quando si riparte ci si guarda diritto negli occhi. Si cerca di dare una spiegazione logica a quanto e’ accaduto. Ma e’ inutile. Rientriamo ognuno nel proprio scompartimento, ognuno nella propria cuccetta. La notte e’ ormai arrivata. Si fa fatica a dormire. C’e’ chi parla, altri cercano un posto dove fumare. Alle quattro, quando il sonno ormai e’ padrone, comincia il tormentone passaporti. Si fa l’alba mostrando il documento prima ai doganieri italiani, poi a quelli sloveni, poi ai croati, infine agli ungheresi. Il nuovo giorno ci coglie tutti assonnati. Ma c’e’ qualcosa di nuovo e di strano. Poche ore fa non ci conoscevamo, non sapevamo molto gli uni degli altri. Ma adesso abbiamo qualcosa da raccontare, un’esperienza forte vissuta insieme. Pechino, stiamo arrivando.

9 AGO - Quell’albero ribattezzato ’della speranza’ nessuno, proprio nessuno ha saputo tradurmi dall’ungherese di che specie e’. ’’Credo che in italiano si chiami platano’’ mi dice un interprete, ma non sembra cosi’ sicuro. L’albero e’ stato piantato giovedi’ 9 agosto in piazza Kalvaria, a Pest, in ricordo della tappa ungherese del ’treno speciale per Pechino’ partito dall’Italia l’otto agosto. Alla cerimonia era presente anche l’ambasciatore d’Italia in Ungheria Paolo Guido Spinelli. Su quell’albero ora pendono quasi 200 nastrini colorati, tutti con una scritta, una frase, un pensiero. Le mani dei matti piu’ simpatici d’Italia, ormai d’Europa, si intrecciano e si scontrano accarezzandosi a vicenda, una sulle altre per legare quei nastrini ai rami. Quei fiocchi sono rossi, bianchi, fuxia, azzurri. C’e’ chi invoca la liberta’, chi l’amicizia, pochi l’amore, c’e’ chi ha scritto in inglese, uno anche in latino citando i classici: ’’Albero! Cerca le tue radici e parla al mondo di noi"; "Diamo radici all’immaginazione"; "Siamo uniti e importanti gli uni per altri"; "Un treno speciale per un gruppo speciale"; "Il viaggio della speranza"; "Sii prima di tutto libero per chi vuole la liberta’ e non ce l’ha"; Insieme si fa di piu’ e si sta meglio". L’albero della speranza piantato a Pest ora lega l’Italia all’Ungheria, ma soprattutto unisce la psichiatria d’avanguardia italiana alla nuova scuola che sulle rive del Danubio vuole a sua volta abbandonare il passato e guardare avanti. Chiudere i manicomi forse e’ ancora presto in Ungheria come in tutti i Paesi dell’ex blocco sovietico ma il percorso e’ segnato. ’’Facciamo passi avanti ogni giorno - dice Attila Nemeth, presidente dell’Associazione nazionale psichiatria -. Lavoriamo ad na riforma di livello comunitario. Da voi italiani abbiamo tanto da imparare’’.

10 AGO - Il treno per la Russia e’ partito puntuale alle 15:05 del 10 agosto dalla stazione di Budapest Ovest. La comitiva italiana ha occupato tre interi vagoni quasi in testa al convoglio. Il treno ci portera’ fino a Chop alla frontiera tra Ucraina e Ungheria. Da li’ un altro treno ci condurra’ nella capitale russa. Per arrivare a Mosca impiegheremo almeno 33 ore durante le quali sara’ impossibile farsi una doccia, alla lunga si teme che i servizi igienici a bordo del treno saranno inutilizzabili. Ognuno si e’ attrezzato come poteva. A ruba le bottiglie d’acqua minerale nei dintorni della stazione di Budapest, mega scorta di salviettine umidificate, praticamente saccheggiato il banco di panini e sandwich situato all’interno di un supermercato aperto sopra l’ala sinistra della stazione. Il treno per Chop e’ abbastanza confortevole. Tutti mi chiedono cosa dicono dall’Italia del nostro viaggio, come i giornali hanno ripreso la nostra avventura.

“Siamo andati sul Tg1?” e’ il tormentone che mi perseguita. Le persone con disagi mentali si comportano allo stesso modo degli altri. Sono solo io che ogni tanto penso che sono diverse da me, da noi. Mi sbaglio. Osservo i loro occhi e cerco di capire di piu’. Sbaglio ancora. Cercano di inviare sms, scattano foto con le macchinette digitali, qualcuno ha la telecamera, altri scrivono e segnano ogni particolare. Il gruppo degli emiliani e dei romagnoli, intanto, scalda l’atmosfera nel vagone C. Discutono di politica, di nuovo Partito democratico, di nuova legge sulla psichiatria. Qualcuno accenna al sistema comunista. Un boato di disapprovazione lo sommerge. La discussione e’ animata. Egidio invoca un moderatore. Tutti mi guardano. “Mi spiace - devo scrivere il pezzo per l’ANSA, e poi vedo che siete capaci di autogestirvi”. La maggior parte cerca di schiacciare un pisolino. Fa molto caldo all’esterno ma in treno c’e’ aria condizionata che concilia il sonno. Anche stamane la sveglia e’ suonata di buon ora. Erano le sette. Gli autobus per un giro turistico per Budapest ci attendevano per le 8:30. A pranzo un tranquillo ristorante ungherese che ci ha proposto una precisa soup alla maniera contadina con le patate da accompagnare con una pils di produzione locale. Di Budapest ci restera’ anche la gentilezza e la premura dell’ambasciatore d’Italia, Guido Paolo Spinelli che si e’ fatto trovare alla stazione di partenza per Chop per salutarci. Un giovane paziente umbro in cura gli si e’ avvicinato e gli ha chiesto di imbucargli le cartoline che aveva scritto per gli amici. L’ambasciatore ha accettato di buon grado.

 

15.07.2007 | Società civile   

Vicini ai dipendenti GE e Pagani di Rovato   

Nei giorni scorsi, due delle principali aziende produttive del comune di Rovato, la GE Power Controls di via San Donato e la Pastificio Pagani di via XXV Aprile, hanno comunicato pesanti tagli in termini di posti di lavoro.

La GE Power Controls, impianto metalmeccanico con 50 anni di storia sul territorio, una fabbrica storica dove sono passati qualche migliaia di lavoratori di tutta la Franciacorta, ha annunciato la CHIUSURA TOTALE dello stabilimento e il trasferimento in Polonia.

74 lavoratori e lavoratrici perderanno il posto di lavoro entro la fine del 2007.

Il Pastificio Pagani, aperto dal 1969 a Rovato, intende invece ridurre di un quarto la propria forza lavoro, mandando in esubero ben 25 dipendenti su 100.

Le motivazioni che spingono le aziende a chiudere o ridurre non riguardano motivazioni produttive, ma sono semplici “riorganizzazioni aziendali” che riducono il costo del lavoro mettendo a rischio il futuro di centinaia di lavoratori, delle loro famiglie e di tutti coloro che fanno parte dell’indotto.

Chiudere la GE e ridimensionare il Pastificio Pagani non è un problema che riguarda solo chi ci lavora: è una questione che riguarda tutta la comunità di Rovato e dell’intera Franciacorta, dato che nelle due fabbriche operano infatti cittadini provenienti da molti comuni limitrofi.

Chiediamo che tutti i soggetti in causa - aziende, istituzioni, lavoratori e società civile - facciano il possibile per garantire sia la salvaguardia di quei 99 posti di lavoro sia il mantenimento di una storia fatta di sacrifici, impegno e professionalità che non devono essere disperse.

Qui di seguito l’indirizzo mail per chi volesse firmare la petizione. http://www.PetitionOnline.com/rovatopg/

11.01.2007 | Società civile   

Fossati per fermare l’invasione dei nomadi   

Giovedì 4 Gennaio 2007

Bresciaooggi

Scavare fossati attorno alle aree a rischio di accampamenti abusivi per tenere lontani dal paese i nomadi. Una proposta che farà da discutere. Tanto più che a lanciarla è il sindaco di Adro Oscar Lancini finito al centro di una rovente polemica per aver offerto alla Polizia locale un bonus di 500 euro per ogni clandestino scoperto. Ma stavolta dietro la «provocazione» del primo cittadino si nasconde un «fantasma» che serpeggia silenziosamente in molti Comuni del Nord est, ovvero la presunta ondata di nomadi alimentata dall’ingresso della Romania e della Bulgaria in Europa.

«L’apertura ad Est delle frontiere - afferma Lancini in un’intervista concessa al quotidiano La Padania -, ha messo i sindaci con le spalle al muro e l’unica arma che abbiamo sono i cittadini». Anche se fino ad oggi ad Adro non si è registrata nessuna emergenza sul fronte nomadi, secondo il sindaco la politica delle porte aperte attuata dall’esecutivo di Romano Prodi non garantisce un futuro tranquillo.

«Il Governo ha fatto lo scaricabile, girando il problema sugli enti locali - afferma Lancini approfondendo l’allarme lanciato dalle colonne dell’organo di stampa del Carroccio -. Noto la mancanza di senso di responsabilità da parte di chi ci governa. A pagare saranno i sindaci che devono rispondere direttamente ai cittadini. Le forze di polizia, già sovraccaricate di lavoro e malpagate, difficilmente riusciranno ad affrontare la situazione». Dietro l’ampliamento dell’Unione europea ci sarebbe insomma per il sindaco di Adro un problema di ordine pubblica e sicurezza. «Roma ci ha scaricato il problema - sottolinea ancora Lancini - senza metterci nelle condizioni di avere strumenti adeguati per risolverlo».

Il primo cittadino di Adro medita già qualche rimedio. «In verita i sindaci possono fare ben poco - ammette Lancini - ci dobbiamo appellare alla collaborazione dei cittadini che ci avvisino immediatamente alla prima apparizione di nomadi sul nostro territorio. E’ paradossale parlare così nel 2007, quando imperversa la tecnologia, ma non possiamo far altro che chiedere l’aiuto di tutti, a cominciare dai contadini che vigilino sui loro campi. Come sindaci possiamo solo delimitare eventuali zone che potrebbero divenire oggetto dell’attenzione dei nuovi arrivati. Come ha fatto in Veneto il sindaco di Piovene Rocchette: circondare le aree con dei fossati, per evitare spiacevoli incursioni».

r.pr

17.12.2006 | Società civile   

Il progetto del sindaco di Adro  

Questo parcheggio non s’ha da fare

Il 22 maggio 2006 il Consiglio Comunale di Adro, con i voti della maggioranza leghista, ha approvato definitivamente la variante al Piano Regolatore Vigente che individua in via Castello un area SP da destinare alla realizzazione di un parcheggio.

Questa decisione, divenuta esecutiva con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia del 2 novembre 2006 suscita molte perplessità che qui di seguito elenchiamo:

-   il sito individuato, come si vede chiaramente dalla foto allegata, è, a detta della stragrande maggioranza degli abitanti, uno degli angoli più belli del Paese, situato esattamente a metà tra la torre ghibellina medievale e la chiesa di S. Maria Assunta in Castello, già dichiarata monumento nazionale e di fronte alla via Crucis recentemente realizzata da Padre Costantino; perché prima della sua approvazione, il Comune non ha chiesto il parere delle Sovrintendenza ai Beni Culturali? Come pensano il sindaco e la giunta di attenuare o ridurre l’impatto ambientale e la devastazione che una tale costruzione apporterebbe in questa zona? Si sentono di garantire per iscritto che il verde e le piante distrutte da tale intervento saranno integralmente rimpiazzate? Ed a spese di chi? Perché scegliere proprio un’area già classificata dal vigente Piano Regolatore di Rispetto Ecologico, e quindi dove già non poteva essere edificato niente ma solo mantenuta a giardino e parco come effettivamente, e con risultati sotto gli occhi di tutti è?
-   l’area IDEALE individuata, secondo il parere dell’ufficio tecnico del comune, non è pianeggiante ma a gradoni, fino a raggiungere, nel punto più alto, un dislivello dalla strada di oltre 10 - 12 metri; l’intervento non si prospetta quindi di facile attuazione tecnica. Chi pagherà questi costi? Perché è stata scartata l’ipotesi alternativa per la realizzazione di un parcheggio di un’area vicina completamente pianeggiante?
-   nell’indagine geologica richiesta all’ARPA (ma che stranamente non era allegata agli atti della seduta in cui veniva approvata questa variante) si precisa che lo sbancamento comporterà un impatto acustico notevole con possibilità di crepe nell’edificio di abitazione limitrofo e degli altri vicini (torre ghibellina, casa delle suore e immobili attualmente di proprietà della parrocchia, dell’Istituto Diocesano di Sostentamento del clero). Il sindaco e gli amministratori comunali si sentono di assumersi la responsabilità politica, penale, civile ed amministrativa di eventuali danni causati da quest’opera eventuale? E se la torre e gli altri edifici circostanti crollassero o fossero danneggiati, con conseguenze per persone e cose, chi rifonderà eventuali danni? Il comune e quindi i cittadini? Il sindaco? Gli amministratori? I tecnici che hanno autorizzato l’opera? L’impresa (in questo caso il comune controllerà che abbia una copertura assicurativa adeguata o che adoperi tutti le misure idonee ad evitare danni? Si correrà ancora il rischio che il sindaco si costituisca parte civile contro se stesso?
-   La costruzione, sempre a detta di ARPA e ASL, comporterà una notevole quantità di polvere sollevata con possibili problemi di salute sia per gli addetti ai lavori che per gli abitanti della zona, fra cui i bambini e gli insegnanti che frequentano l’asilo contiguo: come pensano sindaco e amministratori di affrontare questo problema? Vigileranno, come prevede la recente normativa, sulla corretta applicazione dell’impresa costruttrice delle procedure previste dalla legge 626 e da tutta le altre disposizioni in merito alla sicurezza nei posti di lavoro, ben sapendo che qualsiasi intervento, anche su segnalazioni di privati, delle autorità preposte in merito (Asl, Ispettorato del Lavoro, polizia giudiziaria, ecc.) comporterà ritardi e complicazioni che possono arrivare fino al blocco del cantiere, con notevoli disagi alla circolazione nella via per lungo tempo e per chi ci abita? Chi pagherà eventuali danni e chi se ne assumerà l’eventuale responsabilità?
-   Il parcheggio, effettivamente, serve? Il cimitero e l’oratorio sono già serviti da parcheggi, per la maggior parte del giorno vuoti; ne serve un altro solo per l’asilo, solo per gli alunni che non usufruiscono del trasporto pubblico e solo per i cinque minuti di sosta necessari per portarli ed i cinque per venirli a prendere? Basta questo a giustificare un tale scempio ambientale? L’amministrazione leghista, che si vanta di curare tanto l’ambiente, riconosce, tra i diritti sacri ed inviolabili della persona umana, anche quello di arrivare sempre ed ovunque in automobile? Non è che la creazione del parcheggio, con relativo aumento di gas di scarico provochi, a lungo andare, danni anche all’altra parte di verde non toccata dall’intervento?

Attendiamo risposte.

22.11.2006 | Società civile   

 
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I Consiglio comunali ad Adro ? Sempre surreali,ma il segretario - registra-autore dei testi,chi frequenta ? Oltre al sindaco Lancini s’intende..
Admin | 30.12.2006

La manifestazione di Adro  

ADRO Durante il corteo organizzato dalle comunità migranti della Franciacorta feriti un fotografo e un funzionario della Digos Scontri e tensione nel centro di Adro Degenerata in rissa l’iniziativa contro i «bonus» per i vigili voluto dal sindaco

Daniele Piacentini

ADRO

Momenti di grande tensione ieri pomeriggio a Adro durante il corteo indetto dalle Comunità migranti della Franciacorta. Nel corso di alcuni scontri sono rimasti feriti un fotografo e un funzionario della Digos. Organizzato per ribadire un fermo «No al Far West, al razzismo e a tutte le mafie» e al bonus da 500 voluto dal sindaco Oscar Danilo Lancini per «incentivare» le attività anti-clandestini della Polizia locale, il corteo, appoggiato da realtà sociali e politiche della zona come Cgil, federazione provinciale di Prc, comitato antimafia «Peppino Impastato» di Brescia e centro sociale «28 maggio» di Rovato, ha portato scompiglio nel centro franciacortino. A farne principalmente le spese un fotografo e un funzionario di polizia. Il primo, F.V., fotografo dell’agenzia «Ansa», prima della manifestazione è stato colpito da un pugno nei pressi della sede locale della Lega Nord. Secondo la testimonianza dello stesso fotografo, che sta valutando la possibilità di denunciare l’accaduto alla magistratura, l’aggressione sarebbe stata compiuta da militanti leghisti, infastiditi dai flash del fotoreporter. Circostanza esclusa dal sindaco di Adro Oscar Lancini che, nel rammaricarsi per l’accaduto, sottolinea come «non c’erano militanti del nostro partito in strada ma semplici cittadini di Adro che, spaventati dal corteo, possono anche aver reagito in modo eccessivo». Subito dopo l’aggressione al fotografo è giunto sul posto anche un funzionario della Digos: anche lui ha ricevuto lo stesso trattamento, subendo a sua volta alcune percosse da parte degli stessi facinorosi. Durante la marcia di protesta contro quelle che i manifestanti hanno definito «le politiche razziste e discriminatorie dell’Amministrazione Lancini» ci sono poi stati altri momenti di tensione, ma il cordone di sicurezza interno al corteo da un lato e la presenza delle forze dell’ordine dall’altro hanno limitato il confronto fra le due parti alle minacce verbali, seppur lanciate da pochissimi metri di distanza. La mezz’ora più accesa del movimentato pomeriggio è stata quella fra le 16 e le 16.30, quando nella zona compresa fra Vicolo Chiuso e via Umberto I la distanza fra parte dei manifestanti e alcuni esponenti della Lega Nord si è pericolosamente assottigliata. Fra cori da stadio, insulti e inviti a chiarire la questione in maniera poco ortodossa, la situazione nel centro storico adrense ha rischiato più volte di degenerare. A separare i due gruppi ci hanno pensato Polizia e Carabinieri che si sono frapposti fra i due schieramenti, senza tralasciare l’intervento degli organizzatori del corteo che hanno invitato più volte i manifestanti a «non accettare provocazioni». Attorno alle 17.30 il ritorno della marcia nella zona del Municipio, con la consegna simbolica a Lancini del primo «Oscar padano per le politiche razziste» - premio che ha visto il sindaco di Adro «battere» il primo cittadino di Chiari, Sandro Mazzatorta - e la distribuzione di rose a cittadini e passanti da parte dei rappresentanti della Comunità migrante di Adro. Un gesto distensivo apprezzato da tutti, ma che difficilmente riuscirà a mettere il freno alle polemiche che il pomeriggio di ieri sicuramente scatenerà fra le diverse forze politiche del territorio franciacortino.

ADRO - Al di là dei momenti di tensione, il corteo di ieri pomeriggio ad Adro ha visto comunque la partecipazione di quasi mille manifestanti. Soddisfatto dell’esito del corteo Ibrahima Nihane, portavoce dei migranti franciacortini: «Noi chiediamo sicurezza, proprio come i cittadini italiani. Con il nostro lavoro vogliamo integrarci nel tessuto sociale di cui anche noi ora facciamo parte. Rifiutiamo perciò posizioni discriminatorie come quelle di Lancini». Presente ieri ad Adro anche il segretario provinciale del Prc Osvaldo Squassina, che chiede una «riflessione comune sul perché proprio in Franciacorta si concentrino ultimamente provvedimenti amministrativi così pesantemente razzisti. Soffiare sul fuoco della diversità in maniera così evidente serve solo a coprire l’illegalità diffusa in certi settori trainanti dell’economia locale, come ad esempio l’edilizia, che si basano in buona parte proprio sullo sfruttamento dei lavoratori extracomunitari». Ad Adro c’era anche il consigliere regionale Ds Arturo Squassina. Presente a titolo personale, Squassina si è detto «sconcertato dalla taglia anticlandestini approvata a Adro: nel momento in cui il Consiglio dei ministri approva norme severissime per caporalato e sfruttamento dei lavoratori, Lancini va esattamente nella direzione opposta». Di tutt’altro avviso, ovviamente, il primo cittadino di Adro. «Questo - dice Lancini - è un paese tranquillo di 6.900 abitanti, gran parte dei quali oggi si sono sentiti impauriti di fronte a una manifestazione di questo genere. Parecchi di loro si sono ritrovati con me oggi nella zona della Chiesa per esprimermi solidarietà, oltre che paura e rabbia. Grazie alle forze dell’ordine e alla nostra responsabilità, possiamo comunque dire che è andato tutto abbastanza bene. Dico però alle minoranze locali oggi in corteo che in democrazia le battaglie si fanno in Consiglio comunale e non chiamando claques urlanti e insultanti da fuori paese».

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Fronte del video

Il Nobel del cretino

Finalmente si riparla di cambiare la Bossi-Fini, una legge ingiusta e una vera fabbrica di clandestini, come spiegava l’altra sera a "Porta a porta" il ministro Ferrero, citando dati inconfutabili. Ma in studio c’era Gasparri, che replicava a tutte le dichiarazioni di Ferrero, facendone la parodia, cioè riducendole al suo livello di comprendonio. Però, siccome noi non siamo razzisti come i fascisti e i leghisti, pensiamo che Gasparri non si nasce; Gasparri si diventa con molti anni di sforzi e di cattive frequentazioni, attraverso le quali si può perfino diventare ministri nella Casa di Sua proprietà. Poi si scende da cavallo e si rientra nel mondo reale. Gasparri invece si è talmente montato la testa, da credersi superiore, per diritti politici, alla senatrice a vita Rita Levi Montalcini. Mentre, se fosse un po’ più furbo, Gasparri capirebbe che non gli conviene contestare i premi Nobel, visto che, se finora questo riconoscimento è stato assegnato per meriti scientifici o artistici, appena sarà istituito il Nobel per la cretineria, sarà suo di diritto.

M.Novella Oppo


Admin | 8.12.2006

Da "Italia-uno" ad Adro,avvistate le Iene. Grazie Sergio.
Admin | 21.11.2006

ADRO Botte ai poliziotti, scarcerati i fratelli Corteo «anti taglia»: tornano in libertà dopo l’aggressione

ADRO

Tornano in libertà. Con l’obbligo di firma, tutti i giorni. In attesa del processo vero e proprio, nel quale sono imputati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate, Roberto e Marco Loda, i due fratelli di Adro di 23 e 37 anni accusati dell’aggressione a due agenti della Digos e ad un fotografo qualche attimo prima del corteo organizzato dalla Comunità migranti per protestare contro la «taglia leghista sugli extracomunitari illegali», escono dalla camera di sicurezza della Questura e tornano a casa. Lo ha deciso, accogliendo solo in parte le richieste del pm, il giudice Luciano Gorra nel corso dell’udienza per la convalida del loro arresto. Per il giudice sussistono i gravi indizi di colpevolezza, così come il pericolo che reiterino il reato. Per questi motivi, oltre a convalidare l’arresto, l’arbitro della contesa che in due giorni si è trasferita dalla piazza all’aula del Tribunale, ha deciso di adottare una misura cautelare, anche se la meno afflittiva. Quanto al processo vero e proprio occorrerà attendere il 19 dicembre prossimo. Gli avvocati di Roberto e Marco Loda, Michele Zerbio e Luca Broli, hanno chiesto e ottenuto termini a difesa per meglio valutare i fatti addebitati ai loro assistiti. Il quadro ricostruito dall’accussa è piuttosto chiaro. Siamo a sabato, mancano pochi minuti al corteo organizzato per protestare contro l’iniziativa del sindaco leghista di Adro, Oscar Lancini, che ha istituito una ricompensa di 500 euro per incentivare la Polizia locale nell’attività anti clandestini. Da una Citroën C3 che sfila vicino alla sede della Lega Nord partono degli insulti. Epiteti non graditi che scatenano il putiferio. Dal capannello di persone davanti alla sede del Carroccio si stacca un giovane. Ben presto è attaccato alla portiera dell’utilitaria e al suo conducente. Volano delle botte all’uomo e alla macchina: interviene la Digos. Da una vettura di servizio scende una poliziotta in borghese, con la telecamera. L’agente cerca di sedare la rissa che nel frattempo ha richiamato anche l’attenzione del fotografo dell’Ansa, ad Adro per seguire il corteo. Sulla scena intervengono poi anche l’ispettore capo della Digos, Nicolò Cunsolo, e il fratello del giovane scattato come un razzo alla provocazione. La colluttazione è violenta. L’ispettrice viene «colpita ripetutamente», recitano i verbali della polizia. Il referto medico parla di lesioni cervicali e alla mano guaribili in sei giorni. Peggio, invece, va al collega: per lui c’è una prognosi di 25 giorni. Grazie all’intervento di carabinieri e poliziotti, nei pressi per il servizio d’ordine alla manifestazione, comunque la rissa è sedata e i due fratelli sono ammanettati, portati in Questura e tenuti in cella per 48 ore. Un week end in gabbia in attesa di un processo accolto da Roberto Loda mani al volto: tra il sollievo per la scarcerazione e la preoccupazione per le conseguenze. pi. pra.


Admin | 21.11.2006

3.11.2006 | Società civile   

Adro, le porcherie del sindaco sceriffo  

Adro, le porcherie del sindaco sceriffo

Il perfetto padano

Da sindaco leghista ha messo la taglia sui clandestini. Da imprenditore è sotto processo per smaltimento abusivo di rifiuti. Un ego diviso: imputato e parte civile per il Comune. Un conflitto d’interessi da far invidia a Silvio

Manuela Cartosio "Il Manifesto" 2/11/06

Brescia Il sindaco di Adro, il leghista Oscar Lancini, ha conquistato il suo quarto d’ora di notorietà grazie alla taglia sull’immigrato clandestino: 500 euro di premio per i vigili che ne acciuffano uno e lo consegnano alla Questura. La fama ha i suoi prezzi, stimola curiosità: oltre alla trovata della taglia, il bel tomo che dal 2004 «governa» il piccolo centro della Franciacorta ha combinato altro di notevole nella vita? La domanda è un invito a nozze per Paolo Barzani, sindaco di Adro fino al 2003, mandato a casa da un ribaltone orchestrato da Lancini, allora capogruppo della Lega. Barzani parte in quarta e racconta una lunga storia d’inquinamento ambientale, insaporita dal corollario del conflitto d’interesse. Dente avvelenato di un ex, beghe di paese? Carte e documenti dicono il contrario.

Dal sito dei Comuni d’Italia si ricava che Oscar Lancini ha 40 anni, ha la licenza di scuola media e fa l’imprenditore. L’impresa è quella di famiglia, la Elg (Eredi Lancini Giancarlo), dal 1993 autorizzata dalla Regione Lombardia a smaltire rifiuti liquidi speciali. Sulla Elg, bloccata da un anno, pendono due processi e un’inchiesta per smaltimento illegale di rifiuti. Il processo più antico - l’ultima udienza è in calendario domani al tribunale di Brescia - vede alla sbarra il sindaco Lancini, in veste di «responsabile tecnico» della Elg, e la madre, in qualità di titolare dell’azienda. Nel secondo processo e nell’inchiesta in corso sono coinvolti il fratello e la sorella del sindaco. Nei due processi il Comune di Adro si è costituito parte civile. Dunque, il sindaco chiede i danni a se stesso. In più, la giunta monocolore leghista ha nominato i periti e gli avvocati che dovrebbero difendere gli interessi dei 6.900 abitanti di Adro contro il primo cittadino, i suoi parenti e la loro azienda. Una perfetta berlusconata! La cosa non sembra inquietare gli elettori di Adro. Nel 2004, quando con il 47% dei voti hanno plebiscitato Lancini sindaco, la prima denuncia contro la Elg aveva già fatto la muffa. La taglia anticlandestini ha irrobustito il gradimento verso il sindaco. «Tra poco gli daranno una medaglia», commenta sarcastico Barzani, raro esemplare dei «Repubblicani europei».

Parte dal depuratore consortile Tas (Tutela basso Sebino) la prima denuncia contro la Elg. I tecnici si accorgono che arrivano al depuratore reflui fognari con «carichi» inquinanti troppo alti, «fuori tabella». Risalgono la corrente delle schifezze e arrivano alla Elg. E’ lei a buttare di tutto un po’ nella rete fognaria. Quando la portata delle fogne supera la capacità d’assorbimento del depuratore, quel che «sfiora» finisce direttamente nell’Oglio. Un duplice danno, quindi, al depuratore e al fiume. «Tutta roba già finita nell’Adriatico, mettiamoci una pietra sopra», alzano le spalle molti, troppi, concittadini del signor Barzani. Lui, assediato da «menefreghismo, omertà, muri di gomma», non si dà per vinto. Scrive al Quirinale, bussa a tutte le porte, per far sapere che nell’Oglio ci sono «7 mila tonnellate di fanghi altamente inquinati, cianuro, metalli pesanti e roba del genere».

A settembre è sceso in pista anche il figlio Michele. Ha costruito una zattera, ci ha issato sopra il tricolore, si è piazzato in mezzo all’Oglio e lì è rimasto per 8 giorni e 8 notti. Finché i prefetti di Brescia e Bergamo hanno mandato i tecnici dell’Arpa a fare i prelievi. Finora il signor Barzani ha rimediato una mezza dozzina di denunce dal sindaco Lancini che, ora, ne minaccia una anche contro la Cgil. Rea, a suo dire, d’aver raccontato falsità sul bonus anticlandestini. «Prego, si accomodi», reagisce Dino Greco, segretario della Camera del lavoro di Brescia, «così la tempra morale, politica e civile di questo sindaco potrà rifulgere in un altro processo». La Cgil Funzione pubblica ribadisce la sua versione dei fatti: il sindacato ha firmato con il Comune di Adro un accordo quadro sui premi di produzione. Gli obiettivi e i criteri di erogazione erano stati fissati in precedenza da Lancini che li aveva fatti firmare dai singoli lavoratori, all’insaputa del sindacato. E’ un tipico esempio di comportamente antisindacale, ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. «Non so cosa sia questo articolo 28», si è vantato il sindaco da premio Oscar. Oscar «dell’ipocrisia e del fariseismo», commenta Dino Greco, «paladino della legalità, se c’è da perseguitare gli immigrati; processato come grande inquinatore, se c’è da perseguire il proprio interesse».

Ci resta un dubbio. Il monte premi per la cattura dei clandestini è di miseri 2000 euro l’anno. Bastano appena per quattro taglie. Cosa regalerà il sindaco Lancini al vigile che catturerà il quinto clandestino

2.11.2006 | Società civile   

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ADRO/1. Il riconoscimento di Legambiente sulla base delle iniziative ecocompatibili messe in atto a livello locale nel 2005 Rifiuti, un Comune da record Ottiene un ottimo 69,99 e si colloca al 56° posto nel Nord tra i piccoli enti locali

di Paolo Tedeschi

In pochi mesi l’Amministrazione comunale di Adro ha costruito dal nulla un sistema innovativo di raccolta «porta a porta» che ha permesso di raddoppiare la raccolta differenziata dal 32,99 % (dato 2004) al 67,42% (2005) e, soprattutto, di ridurre da 2.167 a 593 tonnellate la quantità di rifiuti da conferire in discarica o al termodistruttore. Riuscendo nel contempo a non far lievitare il costo del servizio-rifiuti e andando a premiare nella bolletta chi dà il suo contributo alla raccolta differenziata, penalizzando invece chi non collabora. Ora è il momento dei riconoscimenti nazionali per la coraggiosa esperienza avviata sperimentalmente a fine 2004 dalla Giunta Lancini. Adro infatti è stato ora riconosciuto da Legambiente come «Comune riciclone», sulla base dei risultati e delle iniziative ecocompatibili messe in atto nel 2005 sul fronte della gestione dei rifiuti. Oltre ad essere il Comune con la percentuale più elevata di raccolta differenziata in provincia di Brescia - come hanno rivelato il sindaco Oscar Lancini e l’assessore all’Ecologia Silvano Uberti sulla base di una conferma ufficiosa della Provincia - secondo le graduatorie di Legambiente Adro è anche il migliore per qualità complessiva del sistema di gestione dei rifiuti. Nell’indice di buona gestione dei rifiuti di Legambiente, infatti, Adro ha ottenuto un ottimo 69,99. Il risultato, che tiene conto con precisi coefficienti della quantità e qualità del servizio di raccolta differenziata (suddivisa tra organico, carta, vetro, plastica, ferrosi, alluminio, verde, accumulatori al piombo, rifiuti pericolosi e altri materiali), del compostaggio domestico, della piattaforma ecologica e dall’utilizzo di materiale riciclato da parte del Comune, non è lontano dall’indice-record di Maserada, Comune trevigiano all’ 80,69% e una percentuale di raccolta differenziata del 77%, al primo posto assoluto nazionale (indipendentemente dal nr. di abitanti) nel severo ranking di Legambiente. I dati del sodalizio ambientalista evidenziano che Adro si è piazzato al 56° posto (su 588 partecipanti) nella sezione di concorso dedicata ai Comuni del Nord Italia sotto i 10mila abitanti. In questa sezione, in assoluto la più dura e competitiva del concorso - proprio dai Comuni sotto i 10mila abitanti del Nord arrivano infatti ben 7 dei primi 10 Comuni piazzati nella classifica nazionale assoluta (indipendentemente dal nr. abitanti) -. Adro è anche l’unico Comune bresciano presente, accanto a decine di Comuni bergamaschi, milanesi lecchesi e trevigiani. Per trovare altri Comuni bresciani ci si deve spostare sulla classifica dei Comuni sopra i 10mila abitanti del Nord, a cui quest’anno hanno partecipato 185 Comuni: ma si deve scendere fino al 166° posto per trovare Concesio (indice di buona gestione dei rifiuti di 41,04, percentuale di raccolta differenziata 40,63%), al 172° posto c’è Rezzato (indice 39,01 e RD al 36,63%), al 175° Desenzano del Garda (indice 37,84 e RD 39,60%), al 180° Carpenedolo (indice 36,63 e RD al 40,80%) e al 185° posto Gussago (indice 31,21 e RD 36,24%). Questa classifica è guidata dal Comune trevigiano di Preganziol (indice 80,20, RD 80,94%). Nelle graduatoria (all’11° posto nella classifica tra i Comuni capoluogo di provincia del Nord Italia) Brescia ha un indice di buona gestione dei rifiuti che non supera il 33,51 (la percentuale di raccolta differenziata è del 40,36%). Questa sezione del concorso è guidata da Lecco (indice 47,40, percentuale di RD 54,23%). Oggi, insomma, Adro è la «punta di diamante» dei Comuni ricicloni bresciani. Ma a Adro non vogliono affatto fermarsi. «Vogliamo, possiamo e dobbiamo fare ancora meglio» dichiarano il sindaco Oscar Lancini e l’assessore all’Ecologia Silvano Uberti. «L’obiettivo è diventare il Comune più riciclone d’Italia. Già entro la fine dell’anno allargheremo la raccolta porta a porta anche al tetrapack, un materiale utilizzatissimo dalle famiglie ma che oggi purtroppo finisce ancora nell’indifferenziato e da lì in discarica o all’inceneritore. Recuperandolo potremo alleggerire ancora il volume e il peso dei rifiuti da conferire in discarica e anche la «bolletta dei rifiuti» agli utenti virtuosi. A giorni infine partirà anche un’importante campagna nelle scuole, dove, d’intesa con gli insegnanti, gli studenti realizzeranno ricerche sugli aspetti tecnici della raccolta differenziata e indagheranno sul coinvolgimento delle famiglie adrensi».

Pace fatta, poco importa se il sindaco strumentalizza,dopo il rimbrotto di Giambattista il giornale pubblicizza. Per il circolo Ilaria Alpi,nessun diritto di replica naturalmente.

Alè!!


Admin | 14.11.2006

Sabato 11 Novembre 2006 bresciaoggi

Emigrazione

Le vere cifre? Sono aride ma interessanti

Caro direttore,

le vere cifre dell’emigrazione (aride, ma molto interessanti), legale o clandestina che sia, sono queste: 850 milioni di persone sottonutrite, secondo i recenti dati della Fao, di cui 820 milioni nei Paesi sottosviluppati, 25 milioni nei Paesi in transizione, 9 milioni nei Paesi industrializzati.

Queste cifre corrispondono al 39% della popolazione dell’Africa orientale e australe, al 56% della popolazione dell’Africa centrale, al 15% di quella dell’Africa occidentale, al 32% dell’Africa subsahariana, al 4% di quella dell’Africa del nord, al 10% di quella dell’America latina, al 16% di quella dell’Asia e Pacifico, al 12% della popolazione del Medioriente. Un’altra piccola cifra: 2500 sono le calorie giornaliere necessarie al nostro organismo, al di sotto delle quali il corpo si indebolisce e diviene facilmente attaccabile dalla varie malattie.

In Eritrea si raggiungono le 1520 calorie giornaliere, mentre in Italia si arriva a 3675 calorie. Passiamo ora ad altre cifre, quelle dell’economia. I Paesi del Nord del mondo sovvenzionano le proprie produzioni agricole con un miliardo di dollari al giorno; ciò limita drasticamente le possibilità concorrenziali delle produzioni del Sud.

Contemporaneamente, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale impongono al Paese in via di sviluppo obblighi di risanamento dei bilanci pubblici: ciò spinge quei Paesi ad incrementare al massimo l’esportazione dei propri prodotti di base (come cotone, cacao, caffè), accentuando la pericolosa tendenza alla monocoltura ed accelerando l’automazione di quelle produzioni. Ne deriva un’abbondanza di prodotti sul mercato che, unita al fatto che il mercato è controllato da società del Nord, provoca come conseguenza un costante calo dei prezzi.

Risultato finale: un numero sempre minore di lavoratori produce una quantità sempre maggiore di prodotti che all’esportazione spuntano prezzi sempre più bassi. Inoltre, la modernizzazione dell’industria attuata secondi i canoni delle nazioni sviluppate del Nord, senza tener conto delle situazioni socioeconomiche locali, ha creato, sì, nuovi posti di lavoro meglio retribuiti, ma ha al contempo destrutturato le economie locali che davano lavoro ad un maggior numero di persone, anche se meno retribuite.

A tutto ciò si aggiunga il peso del debito estero, contratto con i Paesi del Nord: negli anni ’90, gli interessi pagati ai Paesi prestatori del Nord ha assorbito il 36% del bilancio statale del Camerun, il 40% di quello del Kenya, il 46% di quello della Tanzania, e via elencando. Ciò significa che quei Paesi non hanno i soldi né per costruire una struttura industriale locale, né, e soprattutto, da investire in servizi sociali, primi fra tutti un sistema scolastico e sanitario appena appena decenti. Cosa ci dicono queste aride cifre?

Ci dicono che, anche se i governi locali, corrotti e dittatoriali, hanno le loro non trascurabili colpe, i flussi migratori, di cui tanto ci lamentiamo, li abbiamo fabbricati, e continuiamo a fabbricarli noi, i benestanti del Nord. È così strano, allora, che milioni di persone emigrino verso i Paesi più ricchi? Cosa farebbe ciascuno di noi se non avesse nulla da mangiare e vedesse i propri figli denutriti rischiare ogni giorno la morte? Emigreremmo tutti e con ogni mezzo. Legalmente o illegalmente, che differenza fa?

Enrico Gandolfini


Admin | 11.11.2006

Venerdì 10 Novembre 2006

Lettere al Direttore

Repliche I titoli su Adro e gli «scandali» che fanno notizia

Egregio direttore, sulla novella di Adro due paroline se permette le vorrei dire anche io, magari in un italiano non perfettamente corretto (sa noi leghisti di Adro siamo un po’ ignoranti.) ma ci provo. Parto con questo mio racconto da quasi 3 anni fa, momento in cui decisi di togliere la maschera del cittadino normale, che preferisce criticare stando però sempre a guardare, per mettermi in gioco in prima persona e fare emergere le mie idee. Fu cosi che accolsi molto volentieri l’invito di Oscar (attuale sindaco di Adro) ad accompagnarlo nell’avventura di convincere da prima i cittadini di Adro ad avere fiducia in noi e poi ad amministrare il comune stesso. Da buon leghista convinto ero consapevole che schierarmi sotto la bandiera del sole delle alpi era sicuramente gravoso, ma come disse un giorno Ezra Pound «Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui» (vedi caro concittadino Silvio Ferretti che la mucca non si è mangiata tutti i nostri libri e ne ha lasciato alcuno interessante da leggere). Da subito avvertii un disegno, ai miei occhi abbastanza chiaro, che voleva eliminare politicamente il nostro candidato sindaco attraverso lo screditamento della sua figura come imprenditore; mi dissi che in campagna elettorale ci poteva anche stare ma una volta vinte le elezioni comunali pensavo che il tutto fosse ricondotto all’interno della contrapposizione politica. Invece, dopo due anni e mezzo siamo ancora fermi al punto iniziale e qui arrivo al motivo per cui ho deciso di scriverle. Vede caro direttore per come la vedo io, il suo giornale in questi due anni e mezzo non ha fatto altro che essere lo strumento di questo disegno con continui titoloni a nn colonne che buttavano «fango» soprattutto sulla figura di Oscar. Copie di giornale che poi abilmente vengono messe in mostra in Adro sulla bacheca pubblica dell’Ulivo celebrando di fatto un processo in piazza. Personalmente sono stanco di stare a guardare in silenzio, sono stanco di stare a leggere lettere di concittadini (sempre gli stessi o lo stesso) che a seconda della convenienza diventano prima ecologisti, difensori strenui dell’ambiente poi catechisti che ci vogliono indottrinare ed insegnare ad essere buoni cristiani. Non siamo e forse non saremo mai dei buoni cristiani, ma non mi sento, non ci sentiamo dei razzisti. Personalmente ritengo un comportamento ben più razzista quello di persone che lasciano entrare indistintamente altre persone nel nostro paese senza poi preoccuparsi di sapere dove vivono e cosa fanno per vivere queste persone, motivando il loro pensiero con la solita frase gravemente razzista quella si «gli extracomunitari ci servono per fare il lavoro che noi non vogliamo più fare». Questa frase tipica della sinistra colta e cattolica italiana penso sia di una gravità mostruosa perché classifica gli extracomunitari lavoratori di classe B. Arrendersi a questa frase significa arrendersi a risolvere il problema non dell’immigrazione in Italia ma al problema di una parte del mondo (la maggiore) che non vede davanti a sé un futuro. Non è mettendo toppe che si può risolvere il problema ma è affrontando il problema alla radice che lo si risolve e allora iniziamo a fare una politica seria di aiuto a casa loro senza pretendere di estirparli dalle loro case dalla loro cultura, come? Faccio una proposta seguendo l’esempio dell’adozione a distanza; se ogni comune si impegnasse ad adottare un comune, paesello, villaggio in una parte in difficoltà di questa benedetta terra e se lo stesso lo facesse ogni provincia, ogni regione e lo stato stesso stato forse chissà si potrà iniziare veramente a risolvere questo problema. Per quanto mi riguarda mi impegno a portare avanti questa proposta nel mio comune. Lei provi, se lo ritiene giusto, a dare lo stesso spazio a nn colonne a queste idee, provi ad avere coraggio un po’ anche lei e a pensare che forse si possono vendere copie in più anche senza scandali inventati...

Gian Battista Turra Adro

Risponde Aldo Sorlini, caporedattore centrale

Gentile signor Turra, non riesco a capire quali sono gli «scandali inventati» a cui si riferisce. La colpa di Bresciaoggi è forse quella di aver riferito di iniziative della magistratura che sono sfociate in un processo tuttora in corso? Oppure quella di aver dato conto per primo della protesta sindacale sul «bonus» ai vigili (sentendo contemporaneamente anche il parere del sindaco) che ha poi fatto discutere del caso mezza Italia? La strumentalizzazione dei nostri articoli che può fare l’opposizione in paese sinceramente non ci riguarda: il nostro compito è solo quello di raccontare, non certo di alimentare polemiche politiche. Un diritto-dovere di cronaca senza paraocchi che ci porta spesso a fare titoli a nn colonne su Adro, come quelli che negli ultimi mesi hanno raccontato i passi avanti sulla viabilità o l’iniziativa sulle «eco-case». Ma che forse le saranno sfuggiti in quanto non credo siano stati esposti nelle bacheche dell’opposizione.

"Povero Oscar ,maltrattato dal giornale e dalle bacheche,meno male che il leghista Giambattista sa avanzare altre proposte. Dalla taglia, all’adozione a distanza degli immigrati"


Admin | 10.11.2006

Giovedì 9 Novembre 2006

Lavoro nero in Franciacorta La Cgil plaude al giro di vite

Il giro di vite contro la manodopera in «nero» trova ampio consenso fra i sindacati. Domenico Ghirardi, segretario generale della Cgil di Brescia, esprime «soddisfazione per l’impegno delle forze impegnate nel controllo del rispetto della legalità sul lavoro.

Si tratta di uno dei risultati positivi dei provvedimenti che si stanno concertando al tavolo istituito per iniziativa del prefetto di Brescia Francesco Paolo Tronca».

L’organismo riunisce con cadenza settimanale gli organi preposti alla vigilanza e al controllo con forze sociali, organizzazioni sindacali e imprenditoriali.

«Lo scopo - spiega Ghirardi -, è di dare applicazione alle recenti norme introdotte dal decreto legge 223 del luglio scorso mirano a combattere il lavoro nero, il lavoro irregolare, e la conseguente evasione contributiva e fiscale.

Finalmente si comincia a colpire chi fa concorrenza sleale, chi sfrutta le persone in nome del bisogno del lavoro, chi specula sulla triste e drammatica condizione degli immigrati clandestini. Si tratta di continuare con determinazione, mettendo a frutto quanto in buona parte è stato definito per la task force che si costituirà a fine anno su iniziativa della prefettura».

g.c.c.

bresciaoggi


Admin | 9.11.2006

Mercoledì 08 Novembre 2006 Lettere al direttore Bresciaoggi

Il cattolico praticante

Caso Adro Clandestini, vigili e sindacati

Egregio direttore, segnalo alcune mie considerazioni che ritengo possano essere utili per riflettere, in un Paese democratico come il nostro, sulla situazione degli extracomunitari nella provincia di Brescia. Ricordo gli episodi di violenza di fine estate, il convegno organizzato da Cgil-Cisl-Uil con la presenza dei segretari nazionali subito dopo gli eventi. Il prossimo tavolo di lavoro coinvolgerà il sindaco di Brescia, la Provincia e le istituzioni. Ciò che ha attratto la mia attenzione sono stati degli articoli apparsi sui giornali locali e nazionali riguardanti il «bonus o taglia sui clandestini» che hanno scatenato una polemica tra Cgil-Cisl e sindaco di Adro. Alla base dello scontro, un accordo integrativo firmato da Cgil-Cisl-Uil nel mese di agosto che prevede un bonus a favore degli agenti di polizia locale per ogni cittadino extracomunitario irregolare accompagnato in questura, ma anche incentivi per ogni blitz contro case sovraffollate da extracomunitari e per l’arresto di ogni spacciatore. Tale accordo nei giorni scorsi è stato sconfessato da Cgil e Cisl, non da Uil, con affermazioni della Cgil tipo «sistema da Far West di spiccata connotazione xenofoba», «attacco alla professionalità e all’integrità del corpo di polizia locale» e dalla Cisl che sottolinea che l’agente di polizia locale è stato trasformato in una specie di sceriffo del territorio. Quanto sostenuto da Cgil e Cisl è una posizione politica, non posso credere che i vigili urbani non siano contenti di ottenere gratificazioni economiche; gratificazioni che oggi vengono messe in discussione da coloro che dovrebbero curare i loro interessi. Frasi come «attacco alla professionalità, all’integrità del corpo» non fanno che delegittimare e demotivare i lavoratori: professionalità e integrità si misurano in base alla capacità dei lavoratori e non in base al fatto che svolgono attività atte a prevenire la delinquenza sul territorio. Sono un cattolico praticante, rispetto le persone di qualunque razza e religione, a patto che rispettino le leggi, i costumi e gli usi che vigono nel luogo in cui vivono. Cgil e Cisl dovrebbero smettere di fare politica e occuparsi dei lavoratori. O forse pensano alla loro sopravvivenza in quanto gli extracomunitari iscritti sono in continuo aumento, mentre gli italiani sono in calo? Suggerisco loro di concentrarsi sulle finalità dei loro compiti, di prestare più attenzione prima di firmare documenti perchè rischiano di perdere credibilità. Sarebbe buona cosa se il sindaco di Brescia stanziasse incentivi economici come quelli del Comune di Adro ai propri agenti, forse riusciremmo a risolvere il problema dell’illegalità extracomunitaria e a riconquistare vivibilità in città e nel centro storico.

Tiziana Renzi


Admin | 8.11.2006


Come adrense, mi dissocio  

Egr. direttore,

ho appreso dai giornali l’ultima trovata del sindaco del mio comune, Adro, ossia l’istituzione di un taglia di € 500,00, (lui la chiama indennizzo), per ogni extra-comunitario clandestino che gli agenti di polizia municipale segnaleranno e consegneranno alle autorità preposte all’espulsione.

Così formulata, mi sembra una disposizione che, mascherata da “indennità contrattuale”, nasconda un’esplicita connotazione razzistica degli indirizzi amministrativi dell’attuale giunta di Adro; d’altronde, ogni albero da i frutti che può dare e quando un sindaco, allora semplice candidato, durante un pubblico confronto tenutosi durante l’ultima campagna elettorale, definì gli immigrati “feccia dell’umanità”, non c’è da stupirsi degli sviluppi ulteriori.

Nessuno qui vuole disconoscere il duro lavoro dei vigili ma, a parte il fatto che denunciare e perseguire autori di illeciti dovrebbe rientrare tra i loro compiti istituzionali, se gli stessi, per ragioni d’ufficio, devono fare ore straordinarie, queste gli devono essere riconosciute a livello di salario: non si faccia passare per atto di generosità del sindaco ciò che è semplicemente dovuto a termini di giustizia. Non ci sono soldi? Può darsi, ma allora perché il comune ha assunto diverse persone come staff personale del sindaco senza che sia ancora chiaro quale sia la loro funzione: dare una mano agli altri dipendenti? Sorvegliarli? Portare il caffè in orario prestabiliti al sindaco? Correggergli le bozze e la grammatica italiana? Boh............

Che tale taglia o incentivo non sia del tutto chiara, lo dimostra anche, a mio avviso, il fatto che almeno uno dei vigili si sia rifiutato di aderire a tale accordo. Particolarmente significativo, se le informazioni che ho in possesso sono esatte, il fatto che sia una donna: ancora una volta l’altra metà del cielo dimostra più coraggio degli uomini dando l’esempio, forse perché, appartenendo ad un sesso più volte ingiustamente discriminato, hanno acquisito maggiore sensibilità nel cogliere anche le discriminazioni subite da altri.

Già, perché di vera e propria discriminazione a sfondo razziale si tratta: per quale motivo un premio per trovare immigrati irregolari, e niente per individuare chi li ospita in edifici fatiscenti, con affitti (in nero) da capogiro? O per chi li fa lavorare, non assicurati e senza le minime misure di sicurezza sul posto di lavoro?

Forse perché la maggior parte di questi sono Italiani, magari qualcuno anche “padano” ed elettore leghista? La legalità si persegue a 360°; i provvedimenti demagogici aumentano, forse, il consenso, ma non è detto che servano la causa della giustizia.

E poi, stiamo attenti ai boomerang: dal momento che diversi leghisti si considerano cittadini della fantomatica “Padania” e non dell’Italia, (definita, durante un dibattito sul referendum costituzionale svoltosi nel giugno scorso dal consigliere comunale leghista di Brescia, avv. Galli, una semplice “penisola”) mi sento in dovere di avvisarli che, non essendo la “Padania” uno stato membro dell’Unione Europea, sono da considerarsi, a tutti gli effetti, cittadini extra-comunitari e quindi consiglio loro di dotarsi il prima possibile di un regolare permesso di soggiorno; non vorrei che i vigili di Adro intascassero il bonus a spese degli elettori del proprio sindaco..............

Forse quello che affermo in questa lettera non sarà popolare nel mio paese ma è ciò che ritengo giusto; non sempre popolarità e giustizia coincidono: citando, indegnamente, J. Kennedy: “Un uomo fa quello che è suo dovere, qualsiasi siano le conseguenze di questo suo agire”.

Come cittadino, e come cristiano, ritengo di non poter in nessun modo avallare e condividere iniziative o comportamenti che, sotto la coperta del perseguimento della giustizia, nascondano fini discriminatori o razzisti. Garantisco, quindi, da parte mia, pieno appoggio a coloro, tanti o pochi, che, in maniera civile e democratica, conforme ai valori che si vogliono difendere, si opporranno a questa iniziativa dell’amministrazione comunale di Adro.

Per i leghisti amanti poi delle loro (?) radici cristiane, mi permetto di citare un passaggio del messaggio di Papa Giovanni Paolo II per la giornata della Pace 2001: “da ricordare il principio secondo cui gli immigrati vanno sempre trattati con il rispetto dovuto alla dignità di ciascuna persona umana. A questo principio deve piegarsi la pur doverosa valutazione del bene comune, quando si tratta di disciplinare i flussi immigratori. Si tratterà allora di coniugare l’accoglienza che si deve a tutti gli esseri umani, specie se indigenti, con la valutazione delle condizioni indispensabili per una vita dignitosa e pacifica per gli abitanti originari e per quelli sopraggiunti.”

Sperando di aver portato il mio, piccolo, contributo, porgo cordiali saluti.

Silvio Ferretti Cittadino di Adro (Bs)

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Offese razziste in corsia ad un medico nigeriano (red.)

Il razzismo strisciante non è solo quello più conosciuto, che si rivolge agli anelli deboli della società come i venditori ambulanti o i ragazzini che chiedono l’elemosina ai semafori. A volte si manifesta anche in luoghi dove le differenze del colore della pelle non hanno senso nemmeno di essere notate, come la corsia di un ospedale. E proprio nel corridoio del Pronto soccorso della clinica Poliambulanza, si è verificato un odioso episodio di questo tipo. A denunciarlo è stato il dottor Godswill James Ekpo, medico del reparto. "Non accetto lezioni di chi viene dall’Africa nera", e ancora "Quando noi bresciani costruivamo questo ospèedale, tu eri ancora in mezzo alla foresta a mangiare manioca: non puoi adesso venire qui a darci lezioni su come deve essere organizzato il pronto soccorso", si è sentito ha apostrofare da un utente che accompagnava una donna bisognosa di cure. Detto, solo per inciso, che il dottor Ekpo vive in Italia dal 1978, dove si è laureato all’Università di Bologna, ed ha lavorato per un certo periodo anche negli Stati Uniti, cerchiamo di spiegare la situazione. Il medico era di turno al Pronto soccorso, in una giornata come tante altre, con una discreta coda di persone ad aspettare una visita. "In reparto non funziona come dal macellaio, che si prende il biglietto e si aspetta il proprio turno. Le priorità sono scelte dal medico in base alla gravità della patologia, è logico - ha spiegato il medico insultato -. Ma quel signore non ha capito la situazione, o meglio, l’ha capita solo quando gli è stata spiegata da un mio collega, bianco". La direzione sanitaria della clinica, dove lavorano altri due medici di colore, ha espresso "solidarietà nei confronti del dottor Ekpo, ed ha fermamente condannato l’episodio di razzismo".


Admin | 8.12.2006

ADRO. Continua a far discutere il provvedimento del sindaco contro gli immigrati clandestini La «taglia» arriva in Parlamento Il verde Poletti chiederà al ministro la rimozione del sindaco

«La taglia che il sindaco di Adro ha legalizzato nel suo paese, definendo pruriginosamente il provvedimento quale premio di produttività per i vigili che arresteranno immigrati clandestini, è uno scandalo inaccettabile. Piuttosto, bisognerebbe inventarsi una taglia per la rimozione coatta dei sindaci razzisti». Lo dice il capogruppo dei Verdi in commissione Cultura alla Camera Roberto Poletti, commentando l’iniziativa del sindaco leghista del Comune franciacortino Oscar Lancini, protagonista nei giorni scorsi di un braccio di ferro con la Cgil che aveva contestato il passaggio del contratto integrativo dei vigili in cui si introduceva un compenso per gli agenti che avessero condotto in Questura immigrati irregolari. Passaggio che il sindaco ha invece giustificato come copertura degli straordinari per i suoi uomini. «Siamo al razzismo legalizzato - insiste invece Poletti - inventarsi un premio economico per incentivare la caccia all’immigrato è un’iniziativa che fomenta l’odio e legalizza la differenza di razza, in palese contrasto con i più elementari principi costituzionali». Poletti anticipa che sul caso presenterà un’interrogazione «urgente» al ministro dell’Interno Giuliano Amato «affinchè intervenga per annullare il provvedimento comunale e per rimuovere dalla carica il sindaco». Secondo il deputato verde, infatti, «così come vengono sciolte le amministrazioni locali a causa delle comprovate infiltrazioni criminali, così occorre prevedere anche lo scioglimento per chi fa del razzismo una bandiera di governo e non una piaga da combattere con l’integrazione e il dialogo».

Bresciaoggi 3 novembre


Admin | 3.11.2006


-  Adro Bonus ai vigili? Così si nascondono i problemi veri

Caro direttore, nell’articolo pubblicato il 26 ottobre, è stato trascurato un dato fondamentale per capire e chiarire i fatti che vedono protagonista il sindaco di Adro, perchè i «bonus» come li chiama il sindaco, ovvero «le taglie» come li definiscono i sindacati, hanno origine in un confronto elettorale dell’aprile 2004, nel corso del quale il candidato sindaco Lancini affermò che gli extracomunitari erano «la feccia dell’umanità» e che dovevano essere cacciati via a calci nel sedere... Il messaggio leghista di allora, tanto rozzo quanto violento, diventò lo slogan elettorale che gli consentì di essere eletto sindaco con il 43% dei consensi. Da allora, per quanto contrastati dalle minoranze consiliari, sono stati assunti atti e comportamenti che confermavano coerentemente quel concetto palesemente razzista. Quindi non mi sorprende la scelta di premiare gli agenti di polizia locale con un bonus di 500 euro per ogni clandestino «catturato». Del resto se il sindaco identifica un clandestino con il termine «delinquente», la scelta ha una sua perversa ma logica coerenza. Ciò che invece è necessario evidenziare è che con la solita spregiudicatezza il sindaco trova il modo per deviare il discorso da come a Adro si affronta il problema della sicurezza, dell’immigrazione, dell’integrazione, dei clandestini (ma non del lavoro nero, degli affitti in nero, della piccola criminalità anche italiana, di auto moto e motorini che scorrazzano impunemente la sera, di notte, nei fine settimana), insomma del controllo del territorio, e spudoratamente mostra il contratto integrativo con i famosi «progetti speciali» affidati ai vigili, scaricando la responsabilità sugli ingenui o sprovveduti sindacalisti che hanno ratificato gli accordi approvati all’unanimità dai dipendenti, un lauto contratto visto che eroga a circa 25 persone, che l’aspettavano da quasi due anni, una somma superiore ai 210.000 euro. Io verificherò con diligenza se effettivamente gli allegati contenenti i progetti con i «bonus» per i vigili erano o no allegati alla contrattazione sottoscritta il 4 agosto 2006 dai rappresentanti sindacali provinciali della funzione pubblica. Non so più giudicare se Adro è un paese razzista o no. Mi rendo conto però che questa amministrazione alimenta continuamente la paura della diversità, il timore dello straniero, la sua ghettizzazione, piuttosto di favorire e sostenere i faticosi e delicati processi di inserimento e di integrazione nella nostra comunità delle molte persone venute in Italia per trovare migliori condizioni di vita e che qui onestamente vivono e lavorano. Vinicio Italo Gandossi consigliere comunale di Adro


Admin | 1.11.2006

Per quanto riguarda gli affittacamere in "nero",dove povera gente,non di spirito,è obbligata a vivere in malo modo,c’è ne sono anche ad Erbusco.Visto il il nostro corpo di polizia municipale è ben fornito forse ci vorrebbe poco a scoprire chi li affitta.nik
Admin | 28.10.2006

ATENE 461a.C

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi:e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo cosi’.

Le leggi qui assicurano una giustizia uguale per tutti nelle loro dispute private,ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue,allora esso sarà,a preferenza di altri,chiamato a servire lo Stato,ma non come atto di privilegio,come una ricompensa al merito,e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo cosi’.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi,liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private,ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo cosi’.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati,e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo cosi’.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,ma inutile;e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica,beh tutti ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà,ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma,io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sè una felice versalità,la fiducia in se stesso,la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo cosi’.

PERICLE- Discorso agli Ateniesi,461 a.C.


Admin | 28.10.2006

16.06.2006 | Società civile   

Allarme speculazioni edilizie in Franciacorta  

E’ un messaggio di allarme quello levatosi l’altra sera dalla festa di solidarietà promossa a Adro dalla condotta Oglio-Franciacorta di Slow Food. A lanciarlo è il presidente nazionale e fondatore di Slow Food Carlo Petrini, che non esita a definire «barbara» la speculazione edilizia che sta mettendo a serio rischio anche lo sviluppo della Franciacorta e delle colture elettive rimaste nella nostra provincia. E’ accaduto in occasione della cena-convegno promossa dalla condotta locale, alla cantina Villa Crespia di Adro, con la doppia finalità di raccogliere fondi per i terremotati del Pakistan («Sembra che non se li ricordi più nessuno», ammonisce Angelo Mozzon, vice presidente di condotta) e per sostenere il progetto nazionale di Slow Food «Terra Madre», che a ottobre porterà al Salone del Gusto di Torino qualcosa come cinquemila contadini (per altrettanti presidi Slow Food) provenienti da tutto il mondo, che si confronteranno con un migliaio di cuochi. Una grande festa dalla quale si è tuttavia levato l’allarmante ammonimento di Petrini:«Anche nelle mie Langhe la zona pedemontana è stravolta dalla speculazione edilizia. Credo che siamo di fronte a uno dei fenomeni più barbari e vergognosi che abbiano mai colpito una terra d’arte e di cultura come l’Italia. La vostra provincia non è certamente messa bene e deve stare attenta a non cedere ulteriormente. La terra ha un valore molto superiore di quanto vogliono farci credere i catasti ed è ora che sia valutata in modo adeguato. I Comuni stanno invece cedendo sempre più alla concessione di continue espansioni edilizie, per far quadrare i propri bilanci con la riscossione degli oneri di urbanizzazione. La soluzione a questo male parte anzitutto dalle nostre coscienze: non penso proprio che il popolo dei bresciani ami farsi deturpare in continuazione il territorio». Durante il convegno non sono mancati riferimenti alle contraddizioni produttive dell’Unione europea, ancora troppo lontana, secondo Petrini, da una logica di vera qualità e tipicità. «Il risultato - ha detto - è che mi sono trovato a mangiare, in un ristorante di Asti, peperoni che non sapevano di niente: perfetti sì ma senza gusto. Arrivavano dall’Olanda, mi fu detto, e il costo di produzione era talmente basso da soppiantare una specialità come il locale peperone quadrato. In compenso ad Asti gli stessi produttori avevano dismesso il peperone, per coltivare bulbi di tulipano da inviare in Olanda!». Riuscitissima la festa, che ha visto la partecipazione di circa 380 persone, che con la loro quota (25 euro) hanno contribuito a sostenere il progetto della Condotta: alla fine sono stati raccolti 9400 euro. Di questi, 6000, tramite il Cesvi di Bergamo, andranno a sostegno delle popolazioni terremotate, mentre gli altri 3400 saranno a favore del progetto Terra Madre in programma per il prossimo ottobre. Per la condotta Oglio-Franciacorta si sono attivati il presidente Maurizio Rossi, il vice Angelo Mozzon e Milena Goffi.

Massimiliano Magli

 
 
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Sempre gli stessi nomi, sempre le stesse cose ,brutture su brutture ,impossibile che altra gente non sia in grado di fare niente.
Admin | 26.06.2006

ieri,l’eurodeputato Monica Frassoni è intervenuta riguardo alle speculazioni edilizie effettuate nell’ultimo decennio sulla sponda bresciana del lago di garda ed ha accusato le amministrazioni comunali compiacenti che spesso e volentieri hanno chiuso un ochhio,ed a volte tutti e due,quando dovevano rilasciare i permessi a costruire. Ha infine ribadito che il controllo del teritorio è a carico dei comuni che hanno tutti gli strumenti per la tutela. ....

L’impegno e lo scopo finale di molte amministrazioni una volta era quello di poter giungere alla scadenza del mandato con una variante al piano regolatore,oggi invece con uno o più piani di intervento integrato. SE qualcuno ha argomenti per farmi cambiare idea.......avanti.M.G.


Admin | 7.06.2006

Leonardo scriveva: "Molti fanno mercato delle illusioni e dei falsi miracoli, così ingannando le stupide moltitudini" Possibile che più di 500 anni sono passati e quella frase sia sempre attuale?
Admin | 6.06.2006

Repetita Iuvant

Sarò ripetitivo e lo farò fin che serve:

LA BASSA BRESCIANA sta soffrendo molto di più della FRANCIACORTA.

Provate a percorrere la Quinzanese da Brescia a Quinzano d’Oglio; provate a percorrere l’ex Lenese, da Orzinuovi a Montichiari; soffermatevi sulle speculazioni in territorio di San Paolo, località Scarpizzolo e chiedete al Signor Sindaco Fausto Gardoni, ex presidente Bmw Italia, che ci fa alle manifestazioni contro le centrali con tanto di fascia tricolore e ruolo di portavoce dei comuni quando il TAR gli ha bocciato una variante al piano regolatore che cercava di far passare in modo che definirlo allucinante è poco. Chiedete al Sindaco di Verolanuova che succede all’ex crocevia della CABRE (Casearia Bresciana) dove è stato sputtanata ( e passatemela via! ) tanta di quella terra per quella costruzione “galattica” di fronte ad un Poker Baby in disuso da anni! E poi, guardate cosa è successo prima di Pontegatello ( a destra in direzione Brescia ) dove in territorio del comune di Azzano Mella l’edilizia rsidenziale ha sputtanato tanta di quella splendida terra da portarsi addirittura sino al confine con la Quinzanese, per poter conglobare ed assicurarsi tutta quella vastissima area retrostante per le prossime speculazioni.

E dopo chiederanno una tangenziale per far passare il traffico lontano dai centri urbani??

E’ troppo facile, cittadini bresciani, far sempre finta di nulla!!

Fausto Soregaroli


Admin | 6.06.2006


-  Ma in futuro la discussione è destinata inevitabilmente a spostarsi sui “retail park”, dicitura anglofona per classificare quei nuovi parchi commerciali che sommano più esercizi autonomi, che non figurano sotto lo stesso tetto (Campo Grande a Brescia ma anche le Vele di Desenzano): si sommano diversi moduli commerciali nella stessa piazza, facendoli figurare come indipendenti. E così non occorre autorizzazione regionale, basta il sì del Comune (da Bresciaoggi del 16 Aprile 2006)

Insomma, se non è zuppa, sarà pan bagnato? Finiscono i centri e arrivano i parchi commerciali? Maria Bersi


Admin | 1.06.2006

Gianni Bonfadini

BRESCIA

Arriva «l’impatto zero» anche nel commercio, perlomeno nel commercio con grandi superfici. Vedremo nei mesi prossimi se il timore di un intervento arrivi a «buoi ormai scappati» oppure se un qualcosa di buono - dopo decenni di sostanziale assenza programmatoria nella dislocazione di centri commerciali - possa dare una qualche speranza a quelli che adesso si chiamano «negozi di vicinato», ormai considerati una sorta di "panda" da preservare e/o magari farne una bandiera. L’impatto zero nel commercio è una sorta di nuova filosofia d’intervento che la Regione, e in particolare l’assessore alla partita, Franco Nicoli Cristiani, hanno adottato e quindi presentato ieri alle organizzazioni di categoria, a Provincia e Comune di Brescia e alla Camera di commercio presente la struttura dirigente dell’assessorato. Impatto-zero sta a significare una valutazione dal punto di vista del commercio, e quindi non più solo urbanistica, nel caso di rilascio di nuove concessioni per grandi superfici commerciali. Non è il "congelamento", ma certo mette (o dovbrebbe mettere) una serie di paletti e di criteri nuovi prima che arrivi il possibile via definitivo. Nel concreto come ci si muoverà. Nicoli Cristiani ha indicato alcuni limiti che verranno considerati nel caso di nuove licenze: si privilegiaranno insediamenti in aree non verdi (e quindi, non a cantieri che tolgono terreno agricolo, sì a insediamenti in ex aree industriali ad esempio); privilegio per quelle iniziative che si impegneranno a valorizzare le tipicità lombarde e che garantiscano in qualche caso la consegna gratuita della spesa a domicilio ad anziani e disabili; impegno dei proponenti la nuova iniziativa a creare un fondo di sostegno nel caso l’avvio del centro rechi danno a negozi di vicinato. Come detto: una serie di paletti che da un lato scoraggino nuove iniziative visto che - ed è la sostanza vera del problema - la Lombardia ha un livello di grande distribuzione a livelli europei con Brescia, in particolare, che ha ormai toccato una sorta di primato a livello continentale. L’idea è piaciuta, anche alle organizzazioni di categoria. Anche se una valutazione più approfondita potrebbe per l’appunto far dire che si interviene quando la frittata è ormai fatta.


Admin | 1.06.2006


24.05.2006 | Società civile

Corte Franca, è polemica sulla ricognizione dei corsi d’acqua   

Giornale di Brescia 28 aprile 2006

Il Comune di Corte Franca vanta un patrimonio idrico non indifferente: torrenti, fossi, pozze, zone umide e risorgive, che costituiscono il reticolo idrico minore, e tre bacini maggiori, che includono le valli che scendono dal Monte Alto e una rete di fossi che raccoglie le acque della fascia pedemontana. Le acque di prima falda si sono sempre mantenute in costante equilibrio grazie all’agricoltura tradizionale, un’eredità lasciata dal lavoro dei Cluniacensi. Negli ultimi decenni però, sia per pratiche agricole improprie sia per interventi poco rispettosi, la situazione del reticolo idrico è andata peggiorando. Alcuni alvei sono stati in parte cementificati, come quello del Fosso Longarone, diminuendone la capacità drenante, altri sono stati manomessi. Il Comune ha commissionato uno «Studio sulla definizione del reticolo idrico» (Sdri), proprio con l’intento di rimediare a questo stato di fatto. In risposta alla delibera consiliare con cui lo studio è stato commissionato, l’associazione «Monte Alto» ha presentato alcune osservazioni, che rilevano molte mancanze. Prima di tutto lo studio non individuerebbe molti corsi d’acqua presenti sul territorio e quindi si chiede che l’indagine venga rivista, costituendo un’apposita commissione consiliare che verifichi anche l’osservanza della normativa sui corsi d’acqua. Nello studio si parla inoltre di «reticoli idrici derubricati» come di «vasi di proprietà demaniale che hanno perso le loro funzioni o di vasi irrigui di proprietà privata». Sul punto viene obiettato che «nel Comune di Corte Franca non risultano vasi demaniali che hanno perso le loro funzioni, ma solamente alcuni che sono stati illegalmente chiusi o manomessi. Inoltre i corsi d’acqua non possono essere di proprietà privata; nel rilievo manca più di un chilometro di fossi». Venti schede descrittive sono allegate alle osservazioni: vi sono riportate situazioni che richiedono, secondo l’associazione, immediata attenzione. «Negli ultimi cinque anni a Corte Franca sono state distrutte la zona umida dei "Carretti" e delle "Fornaci", la "Fontana" di Timoline, "Le Paiole", il fontanile di "Pianesse" e tanti altri fossi con risorgive - affermano i volontari dell’associazione - importanti per la flora, la fauna e l’attività venatoria e non da ultimo per l’equilibrio dell’habitat naturale e del territorio stesso». La corretta ricognizione di tutti i corsi d’acqua si inserisce a pieno titolo nella salvaguardia del patrimonio ambientale. (v. m.)


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Lettera aperta dell’ A.M.A.

... riguardante la speculazione politica sulla Protezione Civile.

Era tempo di guerra fredda. Reagan presidente degli Stati Uniti, Andropov in URSS, la Tatcher primo ministro in Inghilterra, Craxi per la prima volta Presidente del Consiglio in Italia. La strada "dei cimiteri" tra Timoline, Colombaro e Nigoline era bianca e piena di buche, "le case a striscie" erano, forse, solo nella testa di qualche amministratore. La fornace dove ora sorge il centro "Le Torbiere" era "in produzione", il campo da golf, forse, nella matita degli architetti americani, la Franciacorta solo un poco conosciuto concetto geografico.

Era il 1983 quando, a Adro, sulla spinta di una serie di incontri pubblici per discutere del monte, alcune persone hanno fondato l’Associazione Monte Alto.

Benche’, a volte, lentamente. le buone idee camminano.

Cadde il Muro di Berlino, cambiarono i Presidenti, andarono in pensione i gettoni telefonici, vennero asfaltate strade, costruite case, tagliati alberi, piantate vigne, recintate aree, chiusi sentieri . e venne la fine del 1989.

A Nigoline, allora, c’era un gruppo di ragazzi che frequentava l’oratorio. Si ritrovavano frequentemente, avevano anche formato una sorta di "comitato di redazione" di un periodico. "El Busili’" il nome con cui affettuosamente si indicava l’oratorio ed anche il nome del periodico di informazione, distribuito, porta a porta, dai ragazzi stessi.

C’era una magia misteriosa e inebriante nelle serate "di paese", quando si rimaneva fino a tardi a chiacchierare e discutere "in strada", senza bisogno d’altro se non della reciproca compagnia.

Poteva essere una di quelle la sera in cui, verso la fine di febbraio, scoppio’ un incendio sulle pendici del Monte Alto, appena sotto la "Scala Santa" (la cresta del versante nigolinese). Dal paese si osservava la cortina di fiamme espandersi sempre piu’ e guadagnare decine e decine di metri in pochi minuti. Possibile che stesse accadendo veramente? Possibile che le mete di tante gite e scampagnate in compagnia venissero distrutte senza che nessuno facesse nulla? Possibile che accadesse proprio dove, a pasquetta, a ferragosto, in occasione di tante domeniche andavamo a correre, divertirci, suonare e cantare? Dove sbocciavano i nostri amori, dove ci confidavamo le nostre preoccupazioni, dove, con le nostre moto/motorini/vespe, amavamo scorrazzare e "misurarci", dove provavamo un vero senso di liberta’? Qualcuno dei ragazzi non ce la fece ad assistere impotente. armato solo di badile, pantaloni, giacchetta della "cassa edile" e buona volonta’ si diresse sul monte ed inizio’ a combattere le fiamme.

"El Busili’", qualche settimana dopo, pubblico’ un appello: "Salviamo il Monte", chi vuole impedire che in futuro si ripetano incendi devastanti, si faccia vivo!

Era nata l’Associazione Monte Alto di Corte Franca.

Da allora e’ passata molta acqua sotto i ponti. però, i "ragazzi" del "Busili’" e gli amici che, fortunatamente, nel frattempo, si sono uniti a loro, hanno cercato di non cambiare la natura del proprio impegno.

Un impegno fatto di concretezza, di badile, rastrello, podet, sudore, semplicita’, compagnia. Un impegno mirato ad evitare l’abuso e la distruzione del territorio che, a volte anche correndo rischi personali, continuano a difendere, prima di tutto, "a colpi di badile". Un impegno che non ha bisogno di appagarsi con i gagliardetti, i lampeggianti blu, i furistrada mastodontici, le organizzazioni militaresche.

Un impegno fatto di altruismo, spirito di servizio, sudore e sacrificio. Vuoi quando devi mollare una cenetta con la fidanzata o balzare dal letto nel cuore di una gelida notte di febbraio, vuoi quando perdi, dopo il lavoro, serate, nottate, sabati e domeniche per "stendere" un documento, scrivere "osservazioni" ad un piano urbanistico, "segnalare" soprusi e irregolarita’.

I "ragazzi" sono fatti cosi’. Amano il territorio in cui sono nati, se ne sentono parte integrante, soffrono quando viene ferito e combattono per difenderlo armati di badile, buona volonta’ e della propria testa.

Fa sorridere che qualcuno si ricordi di loro solo in occasione della campagna elettorale. Che li voglia lusingare scrivendo "Volontariato" (con la maiuscola).

Che voglia loro ritagliare un "ruolo di coordinamento" di un "Centro Operativo Comunale che provvederà al monitoraggio del territorio". Che li voglia stupire inventandosi una "grande strategia di attenzione e tutela del territorio e della sua popolazione", un "intento di promuovere uno studio più approfondito della fisionomia geologica del Comune", di "innescare una azione di monitoraggio ambientale ai fini di una puntuale e precisa opera di prevenzione e d’intervento immediato rispetto ad eventuali fenomeni calamitosi".

I "ragazzi", come dovrebbe essere in ogni comunita’ vera, al momento del bisogno, si sono sempre presentati, senza bisogno di etichette, investiture, cerimonie o fasce tricolori.

Fa sorridere che qualcuno cerchi di etichettarli. Chi, in maniera riduttiva (e un po’ ignorante) come "ambientalisti", "verdi" oppure "ecologisti". Chi, in maniera millantatoria, come gruppo di "protezione civile".

Forse e’ scomodo. forse non ci si vuole accorgere che cio’ che i "ragazzi" per quasi vent’anni hanno fatto, detto e scritto l’hanno fatto, detto e scritto per amore e per amore continueranno.

L’amore non ha bisogno di corrispettivi, oboli, doni o favori. Soprattutto, l’amore non e’ in vendita, mai!

Direttivo dell’Associazione Monte Alto, Corte Franca, maggio 2006.

www.terredifranciacorta.it


Admin | 6.06.2006

Mercoledì 31 Maggio 2006

Corte Franca Rovinosa caduta del centrodestra Fogazzi spodesta la Cdl: «Merito dei programmi»

Corte Franca si è risvegliata con un nuovo sindaco: si tratta di Giuseppe Fogazzi capolista di una civica multicolore «Per Corte Franca» che sorprendendo tutti, compreso se stesso, ha dato uno scarto di ben 569 voti al suo avversario Luigino Danesi, leader della Casa delle Libertà, che impersonava, seppur con molti candidati nuovi, la continuità con l’amministrazione uscente. La scelta dell’elettorato è stata chiarissima, ha optato per la novità, ribaltando il voto delle politiche laddove la Casa delle Libertà aveva fatto man bassa portandosi a casa circa i due terzi dei voti. Stavolta le cose sono andate in maniera ben diversa. La Cdl, che si presentava con tutti i simboli ufficiali all’interno del proprio schieramento sulla carta partiva favorita dai pronostici. Tuttavia nella lista Per Corte Franca non erano pochi i candidati che sul territorio in tanti riconoscono come esponenti anche di partiti di centro destra. Un rimescolamento dunque che ha probabilmente generato un meccanismo tale da far saltare le certezze partitiche. E così la gente ha optato di riversare la propria preferenza sulle persone piuttosto che sugli schieramenti. Analisi condivisa dal neo sindaco Giuseppe Fogazzi. «Non vi è dubbio - dice - che la vittoria ampia, enequivocabile e un po’ sorprendente, è stata ottenuta da una squadra che vuole fare il bene del paese a prescindere dall’estrazione politica. E al di là di questo, il programma è il vero collante del gruppo. I cittadini hanno capito questa novità, hanno condiviso la voglia di cambiamento e di collegialità. Siamo persone che vogliono dare una svolta al paese, gente fra la gente. Questa forse è stata la qualità che ci ha consentito di vincere». Da parte sua Luigino Danesi appare ancora sorpreso dall’esito elettorale che ha ampiamente penalizzato la lista di cui era il leader. La sua è un’analisi amara, il colpo è stato duro da assorbire. «Gli elettori - commenta Danesi - han fatto una scelta che va senza dubbio rispettata. Siamo in minoranza, e da quella posizione opereremo per lavorare con durezza ma nel contempo con spirito costruttivo per determinare scelte che facciano il bene del paese. Detto questo non posso dimenticare le asprezze della campagna elettorale. A Corte Franca non era mai successo che venissero attaccati in maniera infamante gli avversari politici. Purtroppo è accaduto anche questo. Un volantino anonimo quanto velenoso contro di noi è stato distribuito in paese un giorno prima del voto. Una cosa inqualificabile, che seppur penso non abbia pesato più di tanto sulla nostra sconfitta, rimane una macchia incancellabile. A Corte Franca si sono avvelenati gli animi della gente e questo non è stato bello». Poi l’analisi politica. «Più dei programmi - dice Danesi - c’è stato un balletto di polemiche sulle persone e sull’amministrazione uscente, di cui noi eravamo la continuità, anche se nelle nostre fila molti erano i volti nuovi. Ritengo che i cittadini abbiano voluto penalizzare la maggioranza uscente più che dire un no ai nostri candidati. Purtroppo c’è stata troppa confusione anche di ruoli. L’elettorato di centro destra è stato disorientata da persone presenti nell’altra lista e così abbiamo perso. Ora, dall’opposizione, ricominceremo a lavorare per riconquistare la fiducia della gente». Fausto Scolari


Admin | 31.05.2006

il solito studio commissionato dal Comune ai soliti “esperti” esterni e ben pagatoooo!!! Carente? e chi se ne importa! l’importante è “la bella copertina”...
Admin | 3.05.2006


15.05.2006 | Società civile   

Il Sindaco di Adro   

Indignazione ad Adro

Siamo un gruppo di cittadini di Adro indignati per il discorso pronunciato dal sindaco durante la celebrazione del 61° anniversario della Resistenza. Ci ha indignato il fatto che in presenza anche dei ragazzi della scuola media, abbia definito la Resistenza una «guerra fratricida» mettendo sullo stesso piano i partigiani che diedero la vita per liberarci dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista e i giovani che aderirono alla Repubblica di Salò e che morirono in sostegno di quei regimi sotto i quali non esisteva più alcun diritto, ma solo violenza, terrore e morte. Il fatto che tutte le madri abbiano sofferto lo stesso dolore rende questi morti tutti meritevoli di pietà; ma gli ideali per cui diedero la vita furono ben diversi: le madri dei partigiani ebbero la consolazione di sapere che i loro figli erano morti per la libertà. Soffrirono anche le madri dei soldati morti durante i cinque anni di una guerra di aggressione scatenata dai regimi dai quali la Resistenza ci liberò. Gli studenti ai quali il sindaco ha voluto propinare la sua visione della storia, avevano fortunatamente condotto con i loro insegnanti e con la collaborazione del prof. Romano Colombiní, presidente della commissione scuola dell’Anpi, staffetta con le Fiamme Verdi, una seria ricerca sulla Costituzione nata dalla guerra di liberazione. Per questo hanno espresso la loro analisi storica ben diversa dal disinvolto e spregiudicato revisionismo di un sindaco leghista che da quando è al potere con il 45% dei voti, esprime e pratica l’idea di maggioranza "onnipotente" con atti discutibili o inaccettabili. Esige 1.000 euro per ogni assemblea o riunione pubblica nella sala civica del palazzo comunale. Non concede la piccola sala civica della frazione (20 posti) ad un costituendo gruppo di cittadini che intendono occuparsi dello sviluppo urbanistico e dell’inquinamento nel paese, pretendendo che le riunioni siano aperte al pubblico e cioè al suo controllo. Ha abolito discrezionalmente le commissioni urbanistica e edilizia, interpretando surrettiziamente una circolare della prefettura per agire senza alcun controllo istituzionale. Da oltre un anno rifiuta di incontrare il Sindacato Pensionati Cgil e gli altri sindacati che sono solidali con lo Spi-Cgil accusandolo di essere comunista. Ha addotto argomentazioni pretestuose allo scopo di non rispondere alle interpellanze scritte oltre due mesi prima dalle minoranze consiliari, calpestando spregiudicatamente regolamenti e norme. Pubblica il "Notiziario comunale di informazione" che fa solo propaganda a sé e al suo partito e non concede una riga alle ragioni delle minoranze che hanno più del 50% dell’elettorato. Forse è questo modo di pensare e gestire il suo mandato che non lo rende capace neanche di distinguere fra i partigiani e i fascisti! Certamente non siamo nel Ventennio fascista, ma sappiamo che il fascismo, da cui ci siamo liberati grazie alla Resistenza, cominciò proprio col vietare le assemblee, chiudendo la bocca agli oppositori anche con la violenza e limitando o negando loro i diritti politici. Perciò, egregio direttore, Le chiediamo di pubblicare questa lettera di protesta affinché le libertà democratiche e i diritti civili per i quali morirono tanti giovani della Resistenza siano davvero rispettati, praticati e garantiti soprattutto da un sindaco liberamente e democraticamente eletto.

VITTORIA ROMANA GANDOSSI seguono 33 firme

Giornale di Brescia 5/5/06

 
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Il referente amico ex sottosegretario Molgora è andato a casa. Con le premesse riportate dai cittadini adrensi,non escluderei per l’ Oscar lo stesso identico destino. Avrà tutto il tempo per riflettere ,per leggersi le "sue" carte processuali, la Storia ( a partire dal 1945 almeno) ma, ancor meglio la Costituzione,ogni articolo,sopratutto il 21.
Admin | 5.05.2006

14.05.2006 | Società civile   

Amianto e tumori   

Domenica 21 Maggio 2006

ISEO. Convegno promosso dalla Asl Amianto e tumori Esperti a confronto

I mesoteliomi maligni sono tumori molto aggressivi provocati dall’esposizione all’amianto, sostanza estremamente pericolosa il cui utilizzo è vietato in Italia dal 1992.

Nel basso lago di Iseo, tra le province di Bergamo e Brescia, a partire dagli anni ’30 e fino alla fine degli anni ’80 era attivo il più importante polo produttivo di tessile amianto per corde e guarnizioni, costituito da una decina di imprese industriali e artigiane.

L’attività produttiva ha avuto importanti e impreviste conseguenze: dalla fine degli anni ’70, infatti, si sono verificati casi di mesotelioma tra i lavoratori di queste imprese.

Da questo momento si è intensificata la sorveglianza epidemiologica attivata sinergicamente dal Servizio di medicina del lavoro dell’Asl di Brescia, dai Servizi di medicina del lavoro degli Ospedali riuniti e dell’Asl di Bergamo.

Il convegno nazionale «Mesoteliomi maligni nel basso Sebino. Un’epidemia da esposizione ad amianto nel settore tessile: prevenzione, sorveglianza epidemiologica, indennizzo, responsabilità» organizzato dall’Asl di Brescia col patrocinio della Regione e dell’Università di Brescia, è il risultato di questo lungo e complesso lavoro di studio e analisi.

Il convegno si svolge domani a Iseo, all’auditorium dell’Istituto superiore «Antonietti» in via Paolo VI. I lavori si aprono alle 9. L’incontro, aperto da Carmelo Scarcella, direttore generale dell’Asl di Brescia, vedrà la partecipazione di numerosi esperti e mira, tra l’altro, ad inserire questa piccola realtà nel più ampio contesto regionale e nazionale in cui si collocano i mesoteliomi insorti tra i lavoratori del settore tessile non amianto.

L’iniziativa vuole, infine, rappresentare un’occasione per stimolare il dibattito su alcuni temi specifici.

10.05.2006 | Società civile   

LA MALEDUCAZIONE NEMICA DELL’AMBIENTE   

Giornale di Brescia, 4 maggio 2006-05-04 lettera al direttore

Ormai non c’è più limite all’inciviltà! - Il giorno di Pasquetta ho avuto la malaugurata idea di portare degli amici milanesi nelle Torbiere, un gioiello naturalistico di cui da iseana vado molto orgogliosa. Prevedevo che ci sarebbe stata gente, ma ciò che ho visto va al di là dell’immaginabile. - All’ingresso abbiamo letto i cartelli coi divieti, nessuna stramba pretesa, solo accorgimenti ovvi per chiunque voglia visitare una riserva.

Poi abbiamo pagato il biglietto. I miei amici hanno sorriso dell’esiguità del pedaggio, solo un euro, il costo di un quotidiano, si paga di più per entrare in un bagno pubblico. Eppure nessun altro davanti e dietro di noi si è avvicinato alla macchinetta, anzi ci guardavano con una certa compassione. E sa perché? Perché tanto se le guardie ti beccano senza biglietto nessuno ha mai preso una multa, forse non è prevista alcuna sanzione. Le sembra normale? Possibile che nessuno ci abbia pensato? È un peccato perché con questo insignificante obolo si potrebbero garantire migliori servizi. Ma fino a qui il problema è del Consorzio.

Il peggio viene una volta entrati. - Bisogna tener presente che la torbiera è una riserva, con lo scopo di salvaguardare un bene ambientale, un’oasi tra asfalto e cemento, che costituisce un rifugio per pesci e uccelli, un raro biotipo, non è uno spazio funzionale ad attività ludiche umane. Non è stata concepita per svagare le domeniche dei bresciani, per aiutarli nella digestione dell’uovo di Pasqua, o come surrogato gratuito di Sassabanek. In teoria, uno dovrebbe entrare per godersi, in silenzio, questo spettacolo naturale. Invece è come trovarsi sul lungolago a Ferragosto o al mercato! Una massa umana che urla, ben attenta a scansarsi per far passare scooter e biciclette (i primi non possono proprio entrare, per le seconde sono previste apposite piste ciclabili che nessuno osserva), con relativi cani al seguito che si rincorrono abbaiando. Solo che il rumore spaventa gli uccelli, li disorienta, li fa scappare. È come andare in visita ad un amico ma buttar fuori il padrone di casa. - E poi lungo il sentiero... cartacce, fazzoletti sporchi, bottiglie di plastica. Si sa che i cestini servono per abbellimento e costa troppa fatica utilizzarli, meglio lasciare tutto dove capita, qualcuno poi verrà a pulire.

Qualcosa ovviamente finisce pure nelle vasche, dove in teoria nuotano pesci in fase riproduttiva e specie protette. In teoria, perché in realtà ai bordi ci sono signori ben equipaggiati che fingono di non sapere dove si può pescare e dove no (nonostante sia espressamente scritto sulle mappe), oppure simpatiche famigliole che sguazzano felici. Posto che non vi interessa nulla dell’habitat dei pesci, non ce l’avete un vago senso dell’igiene? A chi mai può venire in mente di fare il bagno lì dentro?
-  Il meglio poi sono i gruppi che si accampano nel primo spazio libero, proprio sotto il cartello «vietato fare pic nic», e loro lì che stendono coperte e tirano fuori patatine, panini, casse di birra... attrezzati anche con chitarra e radio. E magari un bel falò per creare l’atmosfera? - Allora mi sorge il dubbio.

È vero che il cartello è scritto in italiano e in inglese, ma magari questi baldi giovani bresciani non sanno leggere! - Poi, quando finalmente se ne vanno, sembra sia passato uno stormo di cavallette. Che scempio! Ha quasi dell’incredibile! Non esiste la minima forma di rispetto. Non capisco se prevale l’ignoranza o il menefreghismo. Ogni cosa ormai deve essere assoggettata ai desideri dell’uomo/consumatore, senza tenere conto delle conseguenze. «Oggi ho voglia di usare le torbiere per il mio divertimento personale, se domani sarà completamente distrutta per causa mia, non è un mio problema, tanto io per ora sono appagato». Sono questi lungimiranti e altruisti pensieri che mi fanno domandare: saremmo noi la specie animale più evoluta? - Chi deve controllare e far rispettare le regole? Possibile che sia tutto affidato ad un gruppo di volontari, con «poteri» e tempo limitati, che devono anche sorbirsi l’arroganza e la strafottenza di chi è colto in flagrante? Già lo scorso luglio in una intervista ai giornali il presidente aveva parlato di interventi della polizia provinciale, ma lunedì non sembrano aver sortito grossi effetti, proprio non si è visto il tanto auspicato «giro di vite». - Povere torbiere, pressate in una stretta mortale. Da una parte faraonici progetti di edilizia o parcheggi, mancava solo la discoteca all’aperto a cento metri di distanza, con le luci stroboscopiche direttamente puntate contro. Dall’altra l’inosservanza delle più semplici regole dell’educazione di chi vi entra a visitarle. - E il consorzio in tutto questo sembra assistere impotente. - Forse è il caso che qualcuno cominci a muoversi, ad agitare le acque e le coscienze, non più solo gli «scocciatori» della Schiribilla, ed altre associazioni ambientaliste, ma anche chi come me assiste a questo deplorevole spettacolo.

-  È ora che la comunità se ne faccia carico. Le torbiere sono un patrimonio di tutti, per cui è inaccettabile rimanere a guardare. - Il messaggio deve arrivare forte a tutti: non ci interessa come vi comportiate a casa vostra, ma qui si rispettano queste regole. Nessuno è obbligato a entrare in torbiera, per cui se queste norme da persone civili vi sembrano esagerate, siete gentilmente invitati a devastare qualche altro posto. Come extrema ratio, la si consideri come provocazione, potremmo chiudere la riserva al pubblico, con possibilità di visita solo se guidati dalle guardie ecologiche.

-  SARA PALMIERI - Brescia -

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TORBIERE DEL SEBINO

Giornale di Brescia 13 maggio 2006-05-13 lettera al direttore

La disponibilità non accolta e confermata

La misura è colma, e quindi è tempo che la popolazione, gli organi competenti regionali, statali ed europei, sappiano cosa realmente sta succedendo. - In riferimento alla lettera da Lei pubblicata giovedì 4 maggio 2006 a firma Sig.ra Sara Palmieri, dal titolo: «Turisti alle Torbiere, uno sciame di cavallette», noi sottoscritti Guardie ecologiche volontarie in servizio presso la Provincia di Brescia, possiamo solo confermare quanto dalla Signora dichiarato e facciamo presente che nonostante manchi una reale vigilanza nella Riserva Naturale Torbiere del Sebino, la Provincia di Brescia e il Consorzio di Gestione della Riserva Naturale Torbiere del Sebino, hanno deciso di non avvalersi del contributo delle Guardie ecologiche volontarie facenti capo alla Provincia di Brescia, per servizio di vigilanza nella Riserva Naturale Torbiere del Sebino, con lettera P.G. 0010825/04 del 26 gennaio 2004 a firma del Responsabile del Servizio di vigilanza ecologica della Provincia di Brescia. - Pertanto, i controlli espletati solamente dai nostri colleghi della Comunità Montana del Sebino e dalla Polizia Provinciale, sono sicuramente esigui rispetto al problema esposto e, visto quanto dichiarato dalla succitata Signora, sorge un dubbio: ci sarà forse una volontà politica che vuole evitare di tutelare la Riserva Naturale per poi destinarla e/o utilizzarla per altri scopi? La lettera della Signora Palmieri, dovrebbe essere meditata attentamente da chi, nelle istituzioni, è delegato a proteggere un bene comune. - Cogliamo l’occasione per rinnovare la nostra disponibilità, confermata più volte agli Enti competenti, a garantire la nostra presenza per la vigilanza nel territorio della Riserva in difesa dei principi di tutela stabiliti dalla Regione Lombardia e dalla Convenzione Internazionale di Ramsar. -

AMIGHETTI E., AIANI A., BAREZZANI R., BELLAVITI F., BRAGHINI E., BUFFOLI G., CARINI F., FASOLO R., MASNERI P., MASSINI T., MAZZONI F., PINTO E., QUAINI F., QUAINI G.L., QUAINI L., SERAMONDI G., TOSONI M. - Guardie ecologiche - Volontarie in servizio - presso la Provincia - di Brescia -


Admin | 13.05.2006

Purtroppo la MALEDUCAZIONE e LA CAFONERIA ed ARROGANZA in genere sono denominatori comuni tipici dell’italiano... dell’Italia. Sulle strade, nei ristoranti, al cinema, per le città e via via più su, sino alle stanze del Potere. Bisogna prenderne atto: altrimenti non si risolveranno mai determinati problemi. Non si spiegherebbe, quindi, il perchè verso Malcesine, sulla sponda orientale del Lago di Garda, ci si ferma tutti per far passare le persone che sostano davanti alle strisce pedonali, si aspetta che la vettura che deve parcheggiare od uscire dal parcheggio lo faccia con calma, perché si rispettano i limiti di velocità e le distanze di sicurezza... Semplicemente perché si va verso il Trentino (ogni parola è superflua) e perché la presenza di tedeschi, belgi, austriaci, olandesi e via dicendo è sempre più elevata. Come si ridiscende verso Torri del Benaco ecco che il cafone e il vigliacco italiano si ripresenta in tutta la sua sostanza: L’INCIVILTA’. Non è un caso che la situazione politica nazionale sia quella che tutti anìbbiamo sotto gli occhi: ogni popolo si merita il governo che ha!

E mi spiace doverlo scrivere, oramai convinto che non si può lasciare al buonsenso ed al buongusto opere d’arte e meraviglie della natura a chi buonsenso e buongusto non l’ha. Forse non per altro Niccolò Machiavelli (1469-1527) scrisse “Il Principe”: perché era italiano e conosceva l’Italia: una nazione il cui popolo non è in grado di usare la Democrazia.

Ritornando, dunque, al problema delle Torbiere che ho visitato per la prima volta il mese scorso, ritornerei a rilanciare “l’oasi naturale” o “isola ecologica” come unico sistema per avere rispetto di un ambiente che va rispettato, oltre che ammirato. Nell’estate del duemila, se non ricordo male, visitai quella che considero un CAPOLAVORO di Oasi Ecologica: quella di Sant’Alessio, in provincia di Pavia.

10,00 euro di ingresso agli adulti con tessera associativa annuale in omaggio e 8,00 euro ai bambini con altrettanto di tessera.

Non c’è altro sistema.

Fausto Soregaroli


Admin | 8.05.2006

La Schiribilla organizza un doppio appuntamento

SCOPRIAMO LA FLORA DELLA NOSTRA TORBIERA

1° Appuntamento: Una serata per conoscere alcune semplici nozioni di botanica, che consentiranno di conoscere la bellezza di piante e fiori che la popolano. Serata completata da proiezione di fotografie di flora che si incontra nel corso delle stagioni visitando la riserva.

L’incontro si terrà presso il centro visite della Riserva a Iseo ( parcheggiare vicino al campo sportivo) GIOVEDI 18 MAGGIO 06 ORE 20,45

********************************

2° Appuntamento: passeggiata lungo i percorsi della Riserva accompagnati da guide alla scoperta della Flora (chi può con macchina fotografica)

RITROVO DOMENICA 21 MAGGIO 06 ORE 8 Presso l’entrata Funtanì a Provaglio

La partecipazione ai due appuntamenti è gratuita. Per partecipare all’uscita in riserva bisogna prenotarsi entro il 19-5-06 telefonando a Carlo 030736000- o inviare una mail a: info@laschiribilla.it -munirsi di scarpe adatte ad un terreno fangoso

Col patrocinio del Consorzio di gestione della RN Torbiere

Associazione “La Schiribilla” - C.F. 98098380177 Indirizzo internet: http://www.laschiribilla.it e-mail: info@laschiribilla.it


Admin | 7.05.2006

Dice Sara: “Come extrema ratio, la si consideri come provocazione, potremmo chiudere la riserva al pubblico, con possibilità di visita solo se guidati dalle guardie ecologiche”

Penso non sia per niente una provocazione, anzi credo che ormai sia l’unica soluzione : tutto ciò che nella lettera è stato rilevato a danno della riserva naturale (ricordo che è un Sito di Importanza Comunitaria) si perpetra da anni. Sono andata a ripescare articoli/lettere/documenti di 3/4/5 anni fa e oltre:in essi si denunciano gli stessi atti di maleducazione e volgarità, l’assenza di controllo,abusi e manomissioni accaduti sotto gli occhi di tutti e rimasti impuniti,l’inerzia degli enti preposti alla salvaguardia; i Comuni deliberano sulle zone delle Torbiere, non tenendo conto che si tratta di un’area protetta, e continuano a reputarle terra di conquista, tipo far-west.

Controllo sovracomunale del Consorzio? Solo un’ utopia È in fase di revisione da molto (troppo) tempo il Piano della riserva: tutto top secret

Maria


1.04.2007 | Comunicazioni   

A qualcosa è servito  

Il giorno sabato 3 marzo 2007, in occasione del secondo evento in area bresciana del Tour "RESET" di Beppe Grillo, tenutosi presso il PalaGeorge di Montichiari, il novero degli ospiti invitati ad intervenire nel corso dello spettacolo includeva il Gruppo MeetUp "Amici di Beppe Grillo di Brescia", presente in veste di nuova realtà locale sensibile alle più svariate tematiche d’attualità, ed il Dr. Danilo Oscar Lancini, sindaco di Adro (BS), esponente di un Comune fautore di interessanti politiche ambientali.

La presenza del massimo rappresentante del suddetto Comune, in particolare, era finalizzata esclusivamente a dimostrare la possibilità di trasporre sul territorio cittadino bresciano il notevole incremento di raccolta differenziata porta a porta (dal 35% al 67% tra il 2005 ed il 2006) sviluppato nell’ambito locale di Adro, servizio che ha consentito alla comunità di cittadini adrensi di aggiudicarsi, nel 2006, il Premio Comuni Ricicloni di Legambiente.

Tuttavia, le importanti informazioni inerenti alle pendenze giudiziarie del Dr. Lancini, pervenuteci, purtroppo, soltanto al termine dello spettacolo, ci impongono ora la necessaria diffusione delle stesse e la conferma del nostro impegno nel mantenere costante l’aggiornamento al riguardo, in attesa della definizione del processo, quantomeno nel primo grado di giudizio.

Inoltriamo, pertanto, le nostre più sincere scuse a tutti coloro che si sono sentiti urtati dalla sua presenza nell’ambito dello spettacolo. Invitiamo caldamente chiunque volesse fornirci delucidazioni in merito, indipendentemente dall’orientamento di pensiero che le muove, a presentarsi ed a prendere parte alla serata informativa sul Gruppo MeetUp "Amici di Beppe Grillo di Brescia", che si terrà giovedì 8 marzo, presso la Casa delle Associazioni in via Cimabue, n.16, alle ore 21.00.

Gruppo MeetUp "Amici di Beppe Grillo di Brescia"

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lunedì 02 aprile 2007 lettere pag. 20
-  Replica Legambiente e la differenziata ad Adro

Caro direttore,

nell’articolo del 14 marzo relativo all’inquinamento dell’Oglio, si riferisce che il signor Michele Parzani di Adro ha rivolto critiche a Legambiente che ha conferito il titolo di "riciclone" al Comune di Adro. Il signor Parzani compie confusioni plateali per l’ambientalista che è, visto che mi sembra gli stia a cuore solo un caso e non la salvezza dell’ambiente più in generale. È chiaro che il riconoscimento di Legambiente al Comune di Adro come Comune riciclone, si basa su dati oggettivi relativi alla quantità di raccolta differenziata svolta, per cui il metro per stabilire se un Comune è encomiabile da tale punto di vista sono solo quei dati che ci sembra che il signor Parzani non contesti.

Quando anche un Comune disastrato e in odore di gravi irregolarità come quello di Taranto facesse risultare buoni traguardi in maniera di raccolta differenziata, Legambiente gli darebbe il riconoscimento, perchè ciò prescinde sia dalla figura del sindaco che dalle tendenze politiche dell’amministrazione o da altri elementi. La raccolta differenziata è un riconoscimento ai cittadini di quel Comune che, con estremo senso civico e coscienza ambientale, hanno aderito ad un invito che potrà anche essere stato dettato da qualche secondo fine, ma che certamente nella sua letteralità è inequivoco sotto il profilo del raggiungimento di un obiettivo che è ambientalmente apprezzabile.

Se poi la raccolta differenziata di Adro ha creato problemi ad altri Comuni, questo lo approfondiremo. Ma ad Adro sotto questo profilo sono stati raggiunti risultati importanti e altre iniziative in materia di edilizia si stanno realizzando.

Ci stupisce che a Montichiari, durante il recente spettacolo di Beppe Grillo, il sindaco di Adro sia stato chiamato sul palco: evidentemente l’associazione che sostiene l’attività del comico non è bene informata riguardo alle problematiche del nostro territorio. Il fatto è grave perchè in quel caso il signor Lancini è stato oggetto di giudizi positivi, quando invece Legambiente tutto ha fatto meno che tributare omaggio a singole persone.

Il signor Parzani si deve mettere bene in testa che Legambiente è una associazione che agisce sulla base di proprie valutazioni, che non si fa coinvolgere da diatribe politiche locali e personali, che - salvo spiacevoli e incolpevoli episodi - si è sempre comportata con estrema correttezza e imparzialità, con chiarezza di finalità e obiettivi.

Pietro Garbarino

per il coordinamento provinciale di Legambiente di Brescia


Admin | 3.04.2007

Mercoledì 14 Marzo 2007

ADRO. Dopo l’interpellanza parlamentare dell’onorevole Tolotti, acquisiti i documenti sugli scarichi industriali Oglio inquinato, il caso a Roma L’ufficio legale del ministero dell’Ambiente ha aperto un fascicolo

di Giancarlo Chiari

Inquinamento dell’Oglio: il caso finisce in parlamento. All’interpellanza presentata dall’onorevole Franco Tolotti, si aggiunge ora l’iniziativa del ministero dell’Ambiente che ha chiesto l’acquisizione dei fascicoli su tutti i procedimenti penali aperti contro la Elg di Adro. L’azienda di smaltimento di rifiuti è accusata di avere sversato scorie industriali nelle fognature. A fare il punto della situazione è Michele Parzani, l’agricoltore-ambientalista di Adro che attuando lo sciopero della fame su una zattera ancorata sul fiume ha spinto le autorità sanitarie ad effettuare le analisi sull’Oglio. Analisi che nel tratto compreso fra Capriolo e Palazzolo hanno evidenziato percentuali di metalli pesanti oltre il limite di guardia. «Nei giorni scorsi - racconta Parzani -, al protocollo del Comune di Adro è giunta la richiesta dell’ufficio legale del ministero dell’Ambiente, che chiedeva tutta la documentazione sulla ditta Elg coinvolta nei processi per scarichi anomali». E a proposito di lotte per la tutela dell’ambiente a Michele Parzani non è piaciuto che la Lega Nord «si sia rogata la paternità dell’affossamento del progetto di discarica allo Zocco di Erbusco. Mi risulta che nè il sindaco di Adro Oscar Lancini nè tantomeno il consigliere Roberto Bertelli abbiano fatto molto per tutelare l’ambiente. Anzi, Lancini definì la mia protesta una pagliacciata. Non li ho visti mai neppure difendere l’acqua dell’Oglio». Michele Parzani, contesta anche Legambiente per avere conferito il titolo di Comune riciclone a Adro. «È perlomeno imbarazzante - osserva l’ambientalista -, che un riconoscimento simile sia stato assegnato a un sindaco coinvolto in episodi di inquinamento. Senza contare che l’introduzione della raccolta dei rifiuti porta a porta ha avuto effetti collaterali indesiderati su tutti i paesi confinanti: molti cittadini di Adro per alleggerire la tariffa gettano la spazzatura nei cassonetti di altri Comuni». Tornando alla questione dell’Oglio inquinato, Michele Parzani si augura che l’interpellanza di Tolotti e l’iniziativa del ministero dell’Ambiente portino a significativi risultati. «Mi auguro che il presidente del Parco dell’Oglio Nord - conclude Parzani - organizzi al più presto un forum sullo stato della valle dell’Oglio e sulla condizione delle sue acque anche alla luce della richiesta arrivata dal ministero dell’ambiente a comune di Adro, prefetti e presidenti della provincia di Brescia e Bergamo».

MA COME FINIRA’?????????????? COME SEMPRE’ ??????????????????? Asiacondolo


Admin | 14.03.2007

E propri l’ora di fare la superdifferenziata superspinta.Non ci sarnno piu pquesti problemi,saremo tutti ricicloni e forse serviranno meno termoutilizzatori e pochissime discariche.biz
Admin | 8.03.2007

SPAZZATURA SELVAGGIA IN FRANCIACORTA

Giovedì 8 Marzo 2007

CORTE FRANCA. I costi di smaltimento aumentano per colpa dei «furbi». Scattano controlli rigorosi e multe Scoppia la guerra dei rifiuti «La spazzatura di Adro e Provaglio finisce nei nostri cassonetti»

di Fausto Scolari

Rifiuti domestici prodotti in un paese e buttati abusivamente nei cassonetti di un altro. Un escamotage per alleggerire indebitamente la tariffa di smaltimento che sta prendendo piede in Franciacorta dove è esplosa «pattumiera selvaggia». Il primo a sollevare il caso è stato il Comune di Erbusco impegnato nella lotta al degrado della frazione Villa diventata suo malgrado deposito di rifiuti provenienti da paesi limitrofi. Ora anche Corte Franca deve fare i conti con il fenomeno: l’Amministrazione comunale ha infatti dichiarato guerra agli utenti di Provaglio e Adro che smaltiscono impropriamente l’immondizia nella rete dei cassonetti municipali. L’ufficio tecnico del paese alle pendici del Monte Alto ha registrato un aggravio dei costi di smaltimento dei rifiuti, dovuto proprio ad un abnorme conferimento da parte di cittadini non residenti. La Giunta ha dunque annunciato la nuova linea di condotta: tolleranza zero contro i pirati della spazzatura. Si partirà con un’intensa campagna di vigilanza sui cassonetti delle frazioni più esposte ai flussi di immondizia clandestina ma se la misura non darà risultati, il Comune potrebbe anche decidere di installare un sistema di videosorveglianza. «Da qualche mese i comuni di Adro e Provaglio - l’assessore al Bilancio Gianni Gei - hanno avviato la raccolta dei rifiuti con il sistema porta a porta. Da quel momento, essendoci ancora a Corte Franca i cassonetti, molti cittadini dei paesi confinanti si sbarazzano dell’immondizia domestica nei nostri contenitori, in particolare in quelli delle frazioni di Nigoline e di Borgonato. Il risultato è che i box di conferimento dei rifiuti sono sempre pieni e che il costo di smaltimento per il nostro Comune è decisamente aumentato. L’ovvia conseguenza sarà quella che nel prossimo futuro i cittadini di Corte Franca dovranno pagare di più per colpa dei rifiuti smaltiti abusivamente da cittadini di altri paesi». Per eliminare o quantomeno arginare questo l’effetto collaterale della raccolta porta a porta promossa negli altri paesi, l’Amministrazione comunale di Corte Franca ha organizzato una campagna di prevenzione e repressione. Sui cassonetti sono stati affissi avvisi che ribadiscono che il conferimento dei rifiuti è riservato ai residenti e che in caso di trasgressione è prevista una sanzione amministrativa di 50 euro. Nel frattempo i vigili urbani hanno già elevato le prime contravvenzioni: i trasgressori abitano ad Adro e Provaglio. Una circostanza che conferma come spazzatura selvaggia stia prendendo piede in Franciacorta.

ADRO COMUNE RICICLONE?? CHIEDIAMOLO A ERBUSCO E CORTEFRANCA!!!!


Admin | 8.03.2007

Seduta n. 106 dell’8/2/2007

CAMERA DEI DEPUTATI

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta scritta:

TOLOTTI. - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che: dal 1987 è in funzione a Paratico (BS) un depuratore consortile che raccoglie gli scarichi civili di 36 comuni della provincia di Brescia e di Bergamo; l’impianto non ha mai evidenziato problemi fino al 1997, quando nel collettore di Capriolo ed Adro cominciano a riscontrarsi scarichi anomali, prevalentemente industriali, come denota la presenza di metalli pesanti;

proprio nel 1997 ha inizio l’attività dell’impianto di smaltimento di rifiuti liquidi speciali, pericolosi e non, di proprietà della ditta Elg, con sede ad Adro;

il Consorzio per la tutela ambientale del Sebino (COTAS) decide di concentrare la propria attenzione sull’inquinamento rilevato nel sistema fognario di Capriolo e Adro, attivandosi anche in ambito interprovinciale per risalire alle cause dell’inquinamento stesso;

dai controlli e dalle osservazioni effettuate si riscontra che il collettore di Adro e Capriolo durante i periodi più piovosi dell’anno raccoglie un surplus di acque che scarica a sua volta nel fiume Oglio; questa sovrabbondanza di scarico non è problematica se si tratta di scarichi civili, per di più diluiti dalle piogge, mentre può risultare dannosa per l’ambiente se nelle acque sono presenti rifiuti liquidi pericolosi; proprio per tenere sotto controllo la situazione il Comune di Adro impone alla ditta Elg di installare un controllore automatico degli scarichi, monitorato periodicamente dall’ARPA; il 12 gennaio del 2002 il COTAS sporge denuncia nei confronti di ignoti per l’inquinamento del sistema fognario di Adro e Capriolo;

a seguito della denuncia la magistratura di Brescia avvia una indagine penale che porta all’apertura di un fascicolo, n.1032, e in data 16 ottobre 2003 al rinvio a giudizio per sette capi di imputazione tra cui lo «scarico di sostanze inquinanti in fognatura», della signora Brescianini Maria, amministratrice unica di Elg e del figlio, signor Lancini Danilo Oscar, amministratore di fatto e responsabile tecnico dell’impianto di smaltimento e nel frattempo, dal 2004, divenuto sindaco del Comune di Adro. Il procedimento è tuttora in corso, una udienza era fissata per il 16 gennaio 2007, ma ha tuttavia portato al temporaneo sequestro dell’impianto, poi dissequestrato con prescrizioni, e ha determinato l’avvicendamento dell’amministratore unico della ditta Elg, che attualmente risulta essere la signora Lancini Lionella, sorella di Danilo Oscar;

proprio la signora Lancini Lionella è stata rinviata a giudizio nel marzo 2006, sulla base di tre capi di imputazione, tra cui lo «scarico di sostanze inquinanti in fognatura», per il periodo che va dal 10 aprile 2003 all’8 agosto 2004; la prima udienza di questo secondo procedimento si è svolta il 2 dicembre 2006;

va infine rilevato che, sempre sulla stessa materia, dalla primavera del 2005 è in corso una terza indagine, procedimento penale n. 20833, che non ha ancora portato alla formalizzazione di alcun rinvio a giudizio, ma ha determinato il 2 luglio 2005 un nuovo sequestro dell’impianto, in seguito dissequestrato ma mai più rimesso in funzione -:

se il Ministro sia a conoscenza della situazione, che è stata oggetto di approfondita attenzione della stampa locale e segnatamente, con numerosi articoli, del quotidiano «Il Brescia»; quali provvedimenti intenda assumere, fatti salvi gli esiti cui porteranno in tema di accertamento delle responsabilità i procedimenti penali in corso, per assicurarsi che gli scarichi anomali più volte riscontrati nel collettore di Adro e Capriolo non abbiano compromesso, in misura anche grave, l’ecosistema del bacino del fiume Oglio che, in uscita dal Lago di Iseo e prima di gettarsi nel Po attraversa un territorio densamente popolato che interessa le province di Bergamo, Brescia e Cremona. (4-02530)

e intanto beppe grillo premia oscar perchè un sindaco sensibile all’ambiente!!! ma ...........


Admin | 7.03.2007

27.04.2006 | Società civile   

IL PAESE SBAGLIATO  

A corredo dell’articolo sul movimentato Consiglio Comunale di Adro, pubblicato il 2 c.m. sul Bresciaoggi e il 03 c.m. sul Giornale di Brescia, desidero far sapere che in questo comune non si possono più fare assemblee nella sala civica del capoluogo se non pagando 1000 euro; che è preclusa alle riunioni politiche anche la palestra abitualmente usata per spettacoli e tombolate;che in ottobre un incontro con Legambiente sul tema dell’ inquinamento locale del quale è accusata la ditta appartenente alla famiglia del Sindaco in un processo continuamente rinviato, potè svolgersi solo in un prato perché il Sindaco chiamò vigili, carabinieri, polizia e persino i NOCS a scacciare la gente dal cortile della palestra, già concessa con permesso scritto dal responsabile costretto poi a dimettersi; che in dicembre si potè finalmente tenere un’assemblea nella sala civica della frazione: fredda, venti posti a sedere, la gente stipata in piedi. C’è da aggiungere che si abbatteranno tre edifici scolastici per farne uno nuovo e che si teme venga riempito questo spazio, ora dotato di cortili e prato, con una fitta edilizia privata, come area di completamento; che si minaccia di espropriare un bel giardino in declivio in zona di rispetto antistante il castello, appartenente ad un consigliere di minoranza, per farne un parcheggio a due piani; che si attacca il capogruppo di minoranza con manifesti comunali tacciandolo di dubbia moralità perché era contemporaneamente dirigente scolastico e consigliere; che si disprezza la comunità della frazione di Torbiato che ha strenuamente difeso la sua scuola ormai venduta definendola plagiata, sempre su manifesti comunali pagati da tutti; che si attua una pesante politica di emarginazione degli stranieri, degli omosessuali e delle coppie di fatto, come prova anche la mozione presentata dalla maggioranza, in discussione al momento in cui nove giovani hanno composto con le lettere stampate ognuna su una delle loro magliette la parola " dimettiti". Il sindaco si è infuriato, ha interrotto il consiglio, ha ordinato ai nove giovani di uscire e, inascoltato, ha chiamato tutti i carabinieri in servizio nei dintorni, benché in sala non volasse una mosca. In più riprese sono arrivati i carabinieri, alcuni addirittura imbracciando il mitra e hanno ordinato a tutti i presenti di esibire i documenti che sono stati registrati. Grazie all’arrivo e al buonsenso del Maresciallo di Adro la situazione si è risolta pacificamente e dopo un’ora e mezza circa il consiglio è ripreso senza che nessuno fosse scacciato dalla sala. A me questo clima di dispotismo fa paura. In altri provoca indignazione e collera. Come finirà?

Vittoria Romana Gandossi

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mi sa tanto che ad Adro siete tornati ai tempi del Duce...
Admin | 17.01.2006

L’affronto sta nel fatto che, un uomo che fino a ieri non ha rispettato le leggi dello stato sullo smaltimento dei rifiuti, oggi si avvale degli organi dello stato per far rispettare le leggi. Fare il sindaco ti...fà migliorare. Bravo Lancini!
Admin | 16.01.2006

 

7.04.2006 | Società civile   

Parlò come il premier Ex sindaco a giudizio   

Bresciaoggi 7 aprile 2006

Lui con quell’epiteto, «coglione», diventato il ritornello più famoso degli ultimi giorni di campagna elettorale, ha precorso i tempi e si è pure beccato un rinvio a giudizio. L’ex sindaco di Adro, Paolino Parzani, rinviato a giudizio il 26 agosto 2005 per avere attribuito lo stesso «titolo» a cinque ex consiglieri di Forza Italia che, in lista con lui, ne provocarono la fine anticipata del mandato dando le dimissioni, è deciso a sporgere querela nei confronti del Presidente del consiglio. Parzani, denunciato da Eleonora Bertazzoni, responsabile di Forza Italia - uno dei cinque consiglieri che si è ritenuta offesa dal termine -, ritiene che Silvio Berlusconi sia colpevole dello stesso reato dal momento che lui avendo sottoscritto la lista dei Repubblicani per l’Europa, lista di centrosinistra, ora fa parte dei cittadini che negheranno il voto al premier: «Poichè ho sottoscritto la lista della Sbarbati per i Repubblicani Europei non voterò il centrodestra, voglio vedere se la legge è uguale per tutti. La responsabile di Cortefranca di Forza Italia, uno dei cinque consiglieri di Forza Italia eletti nella mia lista che si sono dimessi per far finire in anticipo il mio mandato, mi ha denunciato nell’agosto 2005 perché in un volantino avevo scritto che i cinque consiglieri di Fi erano coglioni, perché si erano fatti abbindolare da un abile politico già rinviato a giudizio. Il 2 settembre i carabinieri mi hanno consegnato l’avviso di garanzia dove stava scritto che ero indagato per il reato previsto dall’articolo 595 del codice penale, per avere distribuito un volantino nel quale venivano chiamati coglioni cinque consiglieri del Comune di Adro». «Considerando che il presidente del consiglio mi ha dato del coglione e non in un volantino circolato in un piccolo paese ma in televisione, se la giustizia è uguale per tutti anche lui deve andare in tribunale per difendersi. Se la querela della responsabile di Forza Italia si è tradotta in un rinvio a giudizio con indagini durate pochissimo, dovrebbero durare di meno quelle nei suoi confronti: se vale per lui che coglioni significa sprovveduti o masochisti, senza alcun significato offensivo, dovrebbe valere anche per me che non ho consulenti e ho fatto solo la quinta elementare, tanto più che nel mio volantino il termine era usato per rispondere ad un volantino della Lega che aveva definito traditori i cinque di Forza Italia». Eleonora Bertazzoni, responsabile di Forza Italia di Corte Franca al telefono replica: «Sono esasperata: Berlusconi si prenderà la responsabilità di quello che dice in televisione. Ritengo che al di là di ogni considerazione, chi offende debba inevitabilmente affrontare le conseguenze di ciò che dice. Ho denunciato Parzani perché mi ha offeso, se lui vuole denunciare il presidente del consiglio può farlo a buon diritto: personalmente ritengo che Berlusconi avrebbe dovuto evitare di pronunciare quel termine».

Giancarlo Chiari

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Con il termine coglione si può intendere:

L’accezione popolare di un termine anatomico: vedi testicolo Un insulto entrato da tempo nel linguaggio corrente, anche se mantiene caratteristiche di volgarità, o semplicemente un modo per prendere in giro qualcuno facendo riferimento a un attributo sessuale per evidenziare la sua sprovvedutezza, dabbenaggine o stupidità: vedi anche minchione (ad esempio, ne "I Malavoglia" di Giovanni Verga, padron ’Ntoni viene giudicato "minchione" dalla comunità perché incapace di fare i suoi affari) Al plurale, sempre con tinte di volgarità ma questa volta in senso tutt’altro che dispregiativo, viene usato in varie espressioni colorite, quali "avere i coglioni" (o anche "averci le palle" o gli "attributi") per indicare una persona particolarmente capace e degna di ammirazione (uomo o anche donna, per un’impropria ma suggestiva forma di estensione) Ricavato da "http://it.wikipedia.org/wiki/Coglione" Io penso che Paolino abbia pienamente ragione(la legge è uguale per tutti)

Gianni C.


Admin | 8.04.2006

Ma pensa ,Eleonora è esasperata e i cittadini adrensi no ?
Admin | 7.04.2006

2.04.2006 | Società civile   

Un circolo virtuoso o vizioso?  

BRESCIAOGGI

Domenica 02 Aprile 2006 provincia Pagina 23

ADRO. Il sistema porta a porta taglia le tariffe e proietta il paese ai vertici della classifica dei comuni «ricicloni»

Rifiuti, un circolo virtuoso

In dodici mesi la raccolta differenziata (67 %) è raddoppiata

Non siamo in Baviera ma in Franciacorta. Ad Adro, precisamente. Ma anche qui, per scelta della Giunta guidata dal sindaco Oscar Lancini, da circa diciotto mesi si è imboccata con decisione la strada della raccolta differenziata porta a porta con un duplice obbiettivo. Tutelare l’ambiente e ridurre le tariffe del servizio di igiene urbana per gli utenti «virtuosi», ovvero per le famiglie che selezionando gli scarti domestici danno un contributo fattivo e concreto alla riduzione della massa di rifiuti indifferenziati che diversament e finirebbero in discarica o dovrebbero essere bruciati dall’inceneritore di Brescia. I risultati danno ragione alla scelta della Giunta: nel 2004, ultimo anno di raccolta dei rifiuti con i cassonetti, la percentuale di raccolta differenziata era appena discreta attestandosi al 32,99%. Nel 2005, con l’entrata a pieno regime della raccolta porta a porta (i primi mesi sono stati sperimentali), la percentuale è balzata addirittura al 67,52%. Tanto che che i rifiuti solidi urbani da avviare in discarica sono scesi dalle 2.167 tonnellate del 2004 alle 593 tonnellate del 2005. Su 2.732 tonnellate di rifiuti complessivamente prodotte ad Adro nel corso 2005, ben 1.845 sono state raccolte in modo differenziato. Va rilevato che nelle 2.732 tonnellate, oltre agli rsu e alla differenziata, sono incluse 178 tonnellate di rifiuti rsi ingombranti (207 nel 2004) e 116 tonnellate di residui prodotte dallo spazzamento (82 nel 2004). «Si tratta di una delle migliori performance a livello provinciale, senza dimenticare che ci sono ancora margini di miglioramento - osserva il sindaco Oscar Lancini -: puntiamo a migliorare il servizio di raccolta, recupero e smaltimento fino ad ottenere da Legambiente il riconoscimento regionale di Comune riciclone». Il sistema introdotto ad Adro è molto avanzato e sfrutta a piene mani le possibilità offerte dall’ informatica, dai codici a barre e dalle tessere magnetiche. All’inizio dell’anno, infatti, ad ogni utenza sono stati dati in dotazione due bidoncini e un uno specifico codice a sbarre identificativo. Il primo bidoncino serve per esporre i sacchetti azzurri per la raccolta della frazione umida (gli scarti e avanzi di cucina), il secondo per esporre i sacchetti grigi della frazione «resto» ; dove vengono raccolti gli scarti non riciclabili: accendini, collant, tetrapak, carta plastificata, spazzoli e rasoi usa e getta, tubetti di dentifricio, nastri adesivi e lettiere per gli animali. «Ogni anno ogni utenza ha a disposizione 104 sacchetti azzurri e 104 sacchetti grigi - spiega il responsabile dell’Ufficio ecologia Sergio Colleoni - che vengono ritirati porta a porta dagli operatori della Cooperativa solidarietà Provagliese due volte la settimana. Secondo i nostri calcoli 208 sacchetti all’anno sono più che sufficienti se l’utente pratica la raccolta differenziata dei materiali riciclabili». Se qualcuno ne vuole una quantità aggiuntiva oltre lo stock annuo deve pagare a parte 0,019 euro (circa 38 lire) per ogni sacco azzurro e 0,035 euro (circa 70 lire) per ogni sacco grigio. Il costo di ogni sacco aggiuntivo con il codice personalizzato, include naturalmente il servizio di raccolta e smaltimento. Sconti sulla tariffa dei rifiuti («fino ad un massimo di 20-25 euro» rimarca il sindaco) saranno praticati nella prossima bolletta a coloro che nel 2005 hanno conferito i materiali riciclabili direttamente all’isola ecologica comunale anzichè dinanzi a casa dove ogni lunedì, vengono ritirati dagli operatori. In questo caso per registrare la virtuosità dell’utente e identificarlo univocamente tramite il suo codice fiscale viene utilizzata la tessera sanitaria regionale. Sono allo studio anche agevolazioni per coloro che praticano il compostaggio domestico.

Per contro chi ha conferito all’isola ecologica materiali difficilmente recuperabili (elettrodomestici, rifiuti ingombranti e mobili) pagherà proporzionalmente di più.

La raccolta porta a porta include persino i pannolini (i sacchetti di raccolta non vengono pesati e pertanto non danno luogo a addebiti), mentre per gli indumenti, le pile e batterie e i farmaci sul territorio sono presenti appositi contenitori.

Tra i materiali più riciclati dalle circa 3mila utenze, spiccano la carta (538 tonnellate), il vegetale (347), il ferro (127), il legno (113) e le bottiglie di plastica (110).

Paolo Tedeschi

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Anomalie per anomalie

In merito all’articolo comparso Domenica 2 aprile 2006 sul giornale Bresciaoggi, che titolava " Rifiuti un circolo virtuoso" dove il sindaco leghista di Adro illustrava l’attività e i risultati ottenuti dalla sua amministrazione nel settore della raccolta differenziata.Non posso che esserne contento, perchè in linea con l’operato dell’amministrazione precedente, la quale si era adoperata nell’acquisire l’area e l’attrezzatura al fine di realizzare l’isola ecologica; sostanziale base logistica a tutta questa operazione. Diverso invece è il mio giudizio sul riconoscimento regionale da parte di Legambiente che il sindaco lancini oscar intende perseguire. Come tesserato di Legambiente faccio presente al signor sindaco lancini che mi adopererò perchè questo riconoscimento venga assegnato a tutti i cittadini di Adro, con riserva ben marcata nei confronti del primo cittadino. Può sembrare una proposta anomala, ma molto spesso le anomalie sono figlie di altre anomalie. E l’esempio è nella delibera di giunta n.11 del 22 luglio 2004 del comune di Adro dove il sindaco era presidente,si deliberò un incarico allo studio legale Curci e associati nella causa ELG/comune di Adro. La ditta ELG di cui il sindaco era comproprietario e dove l’oggetto della causa era "opposizione a ingiunzioni relative a gravi problemi di inquinamento". Poi seguirono altre vicende fino ai sequestri della ditta di famiglia del sindaco lancini oscar. Un’altra anomalia da segnalare fù in occasione di un’assemblea pubblica indetta da Legambiente nel comune di Adro.Il sindaco tentò tutte le strade burocratiche per impedirla. Risultato: l’assemblea si svolse sul prato, assediato da forze dell’ordine dove esponenti di spicco di Legambiente, consiglieri regionali e amministratori locali fecero i loro interventi su di un carro agricolo. Per queste ed altre ragioni, ritengo opportuno che legambiente sospenda il riconoscimento nei confronti di questo sindaco, e non ai cittadini di Adro, fino a che tutti i processi riguardanti la ditta ELG non saranno conclusi e sentenziati.

Un cittadino che ha a cuore il patrimonio ambientale della terra dove vive.Michele Parzani.


Admin | 16.05.2006

pero ad Adro hanno fatto almeno qualcosa,da noi tutto è impossibile,non sono cose che interessano!
Admin | 6.04.2006

Codice a sbarre ?
Admin | 6.04.2006

Reporter: giornalista che persegue la verità e la disperse con una tempesta di parole, i politicanti ,gente che tace.

Ambrose Bierce


Admin | 6.04.2006


9.03.2006 | Società civile   

Adro : scarichi inquinanti alla sbarra  

ADRO. Troppi testi: il processo aggiornato al mese di maggio

Scarichi inquinanti alla sbarra Un’infinita lista di testimonianze

Si allungano i tempi del processo contro la Elg, azienda di Adro specializzata nello smaltimento di rifiuti pericolosi, accusata di reati ambientali e posta sotto sequestro per mesi dalla magistratura. Nel procedimento giudiziario sono coinvolte come parti lese il Comune di Adro e altri enti pubblici, tra cui Provincia e Consorzio tutela basso sebino. Nell’ultima udienza sono sfilati gli ultimi testi dell’accusa: l’agente della Polizia locale di Adro Nadia Rodenghi, l’allora tecnico del comune di Capriolo Franco Claretti e il responsabile dell’Arpa che ha eseguito i prelievi e le analisi. Il pm Simone Marcon ha ricostruito i passaggi di una vicenda emersa in modo drammatico nel 2004 con l’intossicazione degli operai addetti al depuratore del Cotas di Paratico. Gli operatori avevano respirato le esalazioni dello scarico di fogna proveniente da via Lucerna, dove secondo l’accusa avrebbe smaltito la Elg. Le deposizioni, ricche di particolari tecnici non sempre di agevole comprensione, si sono susseguite per alcune ore fino a quando, rendendosi conto dell’impossibilità di esaurire la fase di ascolto dei testi, il giudice ha aggiornato il dibattimento all’8 maggio. Esaurite le deposizioni delle persone citate dall’accusa, l’8 maggio il giudice ascolterà i testi delle difesa. Nel frattempo ad Adro la vicenda continua a far discutere e sul sito della sezione Ilaria Alpi di Legambiente sono comparse nuove accuse nei confronti delle ditta e del sindaco di Adro. g.c.c.

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Ieri,15 marzo, la scuola di Torbiato è stata abbattuta.
Admin | 16.03.2006

Nella zona centrale della Franciacorta, al confine tra i Comuni di Corte Franca (frazione Nigoline) e di Adro (frazione Torbiato), esiste (esisteva) una zona umida denominata Paiole, molto importante per la flora e la fauna, nonché per le risorgive ed i fontanili che alimentano il Fosso Longherone (antico scaricatore del Lago di Iseo).

Per leggere il resto clicca: www.terredifranciacorta.it


Admin | 7.03.2006

18.02.2007 | Comunicazioni   

Edilizia spregiudicata e viticolture doc clonate   

Giovedì 25 Gennaio 2007

Bresciaoggi

ISEO. Il periodico affronta temi roventi

Edilizia spregiudicata e viticolture doc clonate «Il Postale» all’attacco

Il rilancio della ferrovia Brescia-Iseo-Edolo, il futuro urbanistico di lago e Franciacorta affidato ai Piani di governo del territorio, la Doc e i prodotti tipici, le analogie che intercorrono fra i roghi delle streghe in Valcamonica e l’intolleranza verso gli immigrati. Sono questi gli argomenti di maggior spessore affrontati nell’ottavo numero del trimestrale «Il Postale», notiziario di politica e cultura in uscita in questi giorni.

La pubblicazione viene distribuita in un bacino che comprende lago d’Iseo, Franciacorta e Valcamonica.

Si tratta di un numero particolarmente ricco di stimoli e proposte operative che chiude idealmente il primo ciclo di esistenza del periodico, due anni vissuti intensamente. «Ci si augura che, magari in altra veste e con altre energie, la rivista non interrompa il suo cammino» si legge nell’editoriale del direttore Tino Bino.

«La ferrovia sebino-camuna è a un passo dalla svolta» annuncia l’assessore ai Trasporti della Provincia di Brescia, Valerio Prignachi in un articolo che alimenta grandi speranze negli tenti di un’area particolarmente svantaggiata sul piano dei trasporti.

Il progetto di lungo respiro da lui studiato prevede centri di interscambio ferro-gomma di primaria e di secondaria importanza, l’acquito di 12 convogli per 24-30 milioni di euro, un nuovo programma di esercizio e un nuovo sistema tariffario.

In tema di urbanistica, invece, Giovanni Battista Sarnico caldeggia, contro il rischio di una frenetica trasformazione del territorio, la redazione di un progetto globale d’ambiente che oltrepassi i confini dei Pgt comunali. E cita, come esempio concreto, il progetto a firma dell’architetto Aurelio Pezzola di creare un nuovo parco lineare della Franciacorta, lungo oltre venti chilometri tra il fiume Mella e il fiume Oglio.

Annotazioni critiche sugli iter sin qui seguiti nella stesura dei Pgt di Iseo e Palazzolo le propongono Ezio Pedrocchi e Selina Grasso. Riccardo Lagorio, inventore di «Franciacorta in bianco», segnala una preoccupante omogenizzazione che tocca anche il mondo della viticoltura.

«Certi professoroni- scrive Lagorio - hanno lavorato per aggiornare e sostituire cloni e varietà dei vitigni, privilegiando quelli più produttivi, come si trattasse di mele o carote, e sacrificando quelli autoctoni».

Lagorio se la prende inoltre con i prodotti tipici fasulli, che di tradizionale hanno solo il nome, e conclude: «Mi auguro che possano rappresentare una speranza le Denominazioni d’origine comunale, ma anche in questo campo c’è molto dar fae. Partendo dal rigore e dalla serietà dei disciplinari di produzione». Ed eccoci all’inquisizione in Valcamonica e alla persecuzione della diversità. Alla domanda: «Oggi esistono ancora le streghe?», Giancarlo Maculotti risponde: «Come no. Il mondo è pieno di streghe. Sono le streghe che non danno sepoltura religiosa a Welby, sono le streghe che bruciano il campo nomadi di Milano...».

Carla Bino, invece, sostiene che «il punto nodale non è tollerarsi, ma saper stare insieme. Non essere solidali, ma essere misericordiosi.La misericordia è quella scelta libera e gratuita che elimina per definizione streghe, stregoni e discriminazioni, ma non elimina la diversità, perchè guarda alla persona».

Giuseppe Zani

 
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LEGGE DI COHEN

Ciò che davvero conta e’ il nome che si riesce a dare ai fatti; non i fatti in sé.


Admin | 9.02.2007

" E cita, come esempio concreto, il progetto a firma dell’architetto Aurelio Pezzola di creare un nuovo parco lineare della Franciacorta, lungo oltre venti chilometri tra il fiume Mella e il fiume Oglio".
Admin | 26.01.2007

Ci stiamo rovinando con le nostre mani.
Admin | 25.01.2007

17.02.2006 | Comunicazioni   

Cava Bonfadina : esito conferenza dei servizi del 14/2/06  

Come promesso ecco come sono andate le cose alla conferenza dei servizi in provincia del 14-02-2006.

Alle ore 9, 12 persone (11 del comitato anticava di Rovato + il presidente del circolo Legambiente Franciacorta) accompagnate da un giornalista del Bresciaoggi si sono presentate in via Milano 13 alla sede del Settore Ambiente ed Ecologia provinciale.

La conferenza era convocata dal responsabile del settore suddetto (che ci sta anche leggendo e che salutiamo). Per correttezza si ricorda come codesto responsabile fosse il medesimo che solo il 3 febbraio scorso, a fronte di una domanda di ingresso alla conferenza ai sensi dell’articolo 9 della legge sulla trasparenza degli atti amministrativi, negava l’ingresso al comitato anticava e a Legambiente accampando motivazioni legate a una personalistica interpretazione della legge. Si ricordano anche i svariati tentativi di iniziare la seduta della conferenza senza ammettere le associazioni, dietro anche tentativi minacciati (e poi anche eseguiti) di chiamare la polizia provinciale non si capisce per quale motivo.

Martedì 14 invece, dopo una richiesta ulteriore di partecipazione alla nuova conferenza dei servizi accompagnata da un elenco di circa una 50ina di iniziative realizzate dal comitato negli ultimi 24 mesi a dimostrazione dell’interesse diffuso di cui è portatore, lettera fatte redigere dall’avv.to di Legambiente e protocollata dal presidente del Circolo franciacortino, il responsabile del settore Ambiente ed Ecologia concedeva l’ingresso alla seduta solo a partire dal secondo punto all’ordine del giorno. Il comitato anticava faceva le proprie rimostranze in merito dichiarandosi scandalizzato dal fatto che a proprio piacimento ci fossero responsabili provinciali che decidessero a quali fasi del procedimento amministrativo i cittadini potessero essere ammessi e a quali fasi no. Il responsabile, pienamente consapevole dell’atto che stava compiendo e che sarà ovviamente oggetto di valutazione in sede legale da parte delle associazioni, iniziava la seduta lasciando fuori i cittadini intervenuti dicendo che sarebbe stato approvato il verbale della seduta precedente, "il tutto in 3 minuti...". Dopo più di mezz’ora iniziava la discussione in merito alla situazione viabilistica e al progetto di gestione produttiva dell’ambito estrattivo. Oltre alle associazioni di cittadini e al dott. Davini, responsabile del settore Ambiente ed Ecologia della provincia erano presenti: 1) Dott. Colombi del U.O.S. Autorizzazioni cave della provincia 2) Dott. Massimo Bettoni, titolare della Bettoni spa, accompagnato da dott. Filippini e da dott. Cadeo e da dott. Rossi (questi ultimi sono i due tecnici che seguono le pratiche in merito a questo bacino estrattivo per conto della ditta) 3) Eligio Costanzi (assessore di Rovato) 4) Gatta (vicesindaco di Cazzago) + Nadia Bombardieri (arch. uff. Tecnico), comune di Cazzago S.M. 5) Geometra Ghidinelli del settore strade della provincia

Il responsabile del settore Ambiente ed Ecologia ha esordito ammettendo alla seduta le associazioni in nome della trasparenza che dovrebbe contraddistinguere il modo di amministrare. Evidentemente aveva maturato convinzioni diverse dalla settimana precedente, magari aiutato in questo anche dallla lettera sopraggiunta in settimana da parte delle associazioni. Il cavatore e i suoi tecnici hanno espresso nuove modalità di gestione dell’ambito estrattivo rispetto al passato, dicendo di garantire il massimo rispetto delle normative in tema di polveri e rumori. Il titolare e i suoi tecnici non hanno saputo spiegare come mai il mega polo florovivaistico ipotizzato sul terreno di Cazzago come recupero finale fosse scomparso dal progetto se non trincerandosi dietro rispetto di normative non meglio precisate (forse che, capita l’antifona dell’opposizione categorica dei comuni, hanno preferito ritirare costose proposte messe sul tavolo nella fase di tentativo di convenzionamento con i due comuni?) L’assessore COSTANZI ha letto un documento chiarissimo di richiesta di VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE visto che la normativa è chiara (oltre i 20 ettari è obbligatoria e la cava Bonfadina è di 43 ettari), invitando il responsabile provinciale a cautelarsi anche lui, richiedendo la V.I.A. in Regione. Cazzago si è mantenuto sulla falsa riga delle tesi di Rovato.

Le associazioni hanno chiesto le stesse cose. Inoltre, il comitato anticava di Rovato ha chiesto chiarimenti del perchè il settore strade della provincia elargisse un parere favorevole alla realizzazione di una rotatoria a solo uso e consumo dei 300 mezzi pesanti della ditta, avvallando ESPROPRI DI TERZI (per un totale di quasi 1000 metri quadri) e di come fosse possibile approvare il transito dei mezzi pesanti stessi su via Rimembranze, strada di pochi metri di carreggiata che ha pure un divieto di transito più che decennale per tali mezzi. La provincia se n’è letteralmente lavata le mani, ricordando che via Rimembranze e gli espropri sono in capo al comune (che però è contrario), facendo finta di nulla sul fatto che un parere favorevole seppur preventivo fosse un vincolo esageratamente pesante all’approvazione della rotatoria.

Ricordando pure come l’approvazione regionale riguardi solo l’attività estrattiva e non la lavorazione degli inerti estratti come invece la ditta ha inserito nel suo progetto, la seduta si chiudeva con la richiesta del titolare della ditta che, di fronte a 13 testimoni esterni, chiedeva se fosse possibile modificare il verbale della seduta relativamente ai tempi entro cui la ditta fosse costretta a realizzare le opere di mitigazione di impatto ambientale. Il titolare chiedeva infatti che non venissero fissati tali limiti temporali. Fattogli notare che la sua era una richiesta ridicola in quanto sostanzialmente richiedeva la possibilità di non realizzarle mai, il titolare si giustificava dicendo, di fronte ai 13 testimoni delle associazioni e agli amministratori intervenuti che lo richiedeva in quanto l’iter poteva prolungarsi "... e poi le amministrazioni possono anche cambiare....". Questo per onore di cronaca senza voler assolutamente insinuare nulla: ognuno dei lettori tragga le proprie conclusioni dopo aver letto questo resoconto.

Ovviamente tutti i presenti sarebbero pronti a confermare quanto sentito.

Il responsabile dott. Davini chiudeva poi la seduta non inserendo nel verbale questa richiesta del cavatore e lo faceva firmare agli intervenuti, compreso i presidenti del Comitato Anticava di Rovato e Circolo Legambiente Franciacorta.

Ora si attende la decisione della provincia che si dovrà esprimere sulle richieste fatte in questa seduta.

All’uscita il cavatore ha fatto le proprie rimostranze sul fatto che non si è trovato d’accordo con certe scelte effettuate nella conduzione della seduta nè tantomeno sulla presenza dei cittadini, tanto è vero che chiedeva se essi avessero le carte in regola per presenziare. Dopo la replica del comitato anticava di Rovato che citava la legge sulla trasparenza degli atti amministrativi il cavatore ritirava le sue rimostranze.

Scusandoci per il resoconto chilometrico di una seduta di circa 2 ore, confermiamo che i 12 cittadini intervenuti e il giornalista del Bresciaoggi, oltre agli amministratori, potrebbero confermare in quanto testimoni tutto quanto riportato in questo resoconto. A richiesta dei lettori potremmo postare pure il verbale della seduta e il documento di opposizione letto dall’assessore rovatese COSTANZI.

Comitato Anticava di Rovato

comitatcazzagorovato@bresciaonline.it

1.01.2006 | Comunicazioni   

Il Vangelo secondo la Lega (di Erbusco)  

I 10+1 di.....Nora Orlandi.

Vademecum leghista pre-natalizio

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Far west diventa legge

Alla fine la Lega l’ha spuntata. I parlamentari dalla camicia verde l’avevano promesso fin dall’inizio della legislatura e, alla fine, in “zona Cesarini”, hanno strappato l’ok alla nuova legge sulla “legittima difesa” che modifica l’articolo 52 del codice penale. Da oggi qualsiasi cittadino del Belpaese ha licenza d’uccidere sia nella propria casa che in «tutti i luoghi ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale».

La legge della Lega rende infatti legittima (e quindi non perseguibile) sia la difesa dell’incolumità fisica delle persone sia l’incolumità dei beni. La differenza fra le due pur sempre legittime difese è che nel caso venga minacciata la vita di una persona si può reagire direttamente mentre nel caso la minaccia sia a beni economici o commerciali è meglio avvisare prima.

Il provvedimento infatti rende non perseguibile l’utilizzo di «un’arma legittimamente detenuta» per difendere «la propria o altrui incolumità o i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione». In parole più semplici: se entra in casa (o nel negozio) un rapinatore o un ladro, al padrone è permesso di farlo fuori senza nessun pericolo.

Nell’aula di Montecitorio tutta l’Unione compatta ha votato contro quella che è stata ripetutamente definita una “legge da far west”. «L’approvazione della nuova norma sulla legittima difesa introduce nel nostro ordinamento un vero e proprio principio da far west che delega l’uso della forza ai cittadini - ha commentato il verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia - con l’unico risultato certo di aumentare i rischi per l’incolumità delle persone a cominciare dalle stesse vittime dei reati».

Dalla file della maggioranza invece nemmeno una voce di dissenso. Anche perché, sul finire della legislatura (mentre è ancora in ballo l’ipotesi del premier di rimandare di 15 giorni lo scioglimento delle Camere) di leggi da approvare, nelle file della Casa delle Libertà, ce ne sono tante. E se la Lega ha ottenuto la legittima difesa, An si prepara ad incassare le nuove norme sulla droga.

Bocciate di nuovo le quote rosa, una scusa in meno per Berlusconi


Admin | 24.01.2006

Alla faccia delle norme restrittive,perchè non inserirci l’obbligo di un asilo-nido,nei dodici metri a disposizione? Paghiamo un viaggio a Mazzatorta, in Africa o in Marocco,Albania ,Romania,senza dargli nè la paghetta e ancor meno il cellularino.S.Lecchi
Admin | 17.01.2006

Da Chiari:

IL CASO. L’amministrazione comunale adotta un provvedimento drastico contro i posti telefonici usati dagli immigrati Phone center, ultima chiamata Chiari, decisa la chiusura di sei locali. Il Comune: «Non rispettano le norme»

di Massimiliano Magli Doveva essere una campagna per la regolarizzazione, invece si è rivelata una bomba ad orologeria cancellando in pochi mesi un servizio pubblico per gli immigrati. A Chiari, dopo l’ultimatum dell’Amministrazione leghista di Sandro Mazzatorta, chiuderanno tutti e sei i phone center finora attivi. La decisione, comunicata dallo stesso sindaco, è il risultato delle misure restrittive annunciate a metà dello scorso anno per questo genere di locali che la Giunta non ha mai visto di buon occhio. «Anche se formalizzeremo il provvedimento fra alcune settimane - spiega - già oggi sappiamo che tutti e sei i call center saranno costretti a chiudere. Dei sei presenti, soltanto due hanno infatti presentato un progetto di adeguamento al nuovo regolamento che avevamo emanato alla metà dello scorso anno, ma nessuno di questi due progetti ha le carte in regola per proseguire l’attività». Operanti con orario piuttosto flessibile, i phone center di Chiari rappresentano, come a Brescia, un punto di riferimento per gli immigrati nei rapporti con le famiglie in patria, oltre che un luogo di aggregazione per diverse etnie. Prima di Mazzatorta, già il sindaco Mino Facchetti aveva espresso forti perplessità rispetto alle modalità di funzionamento e di attivazione di tali servizi, che possono essere avviati con una semplice dichiarazione di inizio attività (Dia). A questo proposito, a scopo deterrente, erano state disposti una serie di pattugliamenti della Polizia locale. Operazioni che con il nuovo sindaco si erano concretizzate in diversi fermi e segnalazioni. «L’apertura di queste superfici - spiega Mazzatorta - non ci ha mai trovati contrari, a patto che fossero rispettate le regole. Mi pare evidente, del resto, che tali realtà hanno dato finora non poche preoccupazioni sia ai cittadini che al Comune, anche perché era praticamente impossibile effettuare controlli adeguati dell’attività mediante lo strumento normativo. Le nuove disposizioni dell’Asl, invece, ci hanno consentito di poter finalmente vincolare a precisi standard il funzionamento di questi servizi». I call center clarensi sono in viale Marconi, via Isidoro Clario, via Carmagnola, viale Battisti, via Villatico e viale Mellini. Sono piuttosto differenti per organizzazione dello spazio e servizi offerti. In ogni caso, nessuno è autorizzato a commercializzare prodotti alimentari freschi, dopo che un’ordinanza del sindaco Facchetti impedì a un operatore di gestire congiuntamente il servizio di telefonia a quello di macelleria. Furioso il centro-sinistra che si è detto allibito di un simile provvedimento: «Dopo le persecuzioni al campo nomadi - commenta Fabio Goffi della Margherita - ora si annulla quello che è a tutti gli effetti un servizio pubblico. Spero che la giustizia non rimanga indifferente ad azioni di questo genere. La Lega Nord sta tradendo Chiari e i suoi cittadini, extracomunitari e non, con campagne che fanno soltanto salire la tensione e l’intolleranza, peggiorando anche la vita dei residenti italiani. La Giunta - ha aggiunto - inventa e impugna regole a scopo persecutorio. In Italia è difficile sfrattare un inquilino moroso, mentre invece questi hanno il diritto di fare il bello e cattivo tempo, facendo scomparire una casa (al campo nomadi) per il mancato rispetto di un cavillo o interrompendo un servizio pubblico come quello telefonico». Le nuove disposizioni prevedevano norme restrittive per l’abbattimento della barriere architettoniche (prevista almeno una postazione utilizzabile da disabile), due servizi igienici, di cui uno per i disabili, il rispetto della regolamentazione su antincendio, aero-illuminazione, sugli allacciamenti idrico e fognario, la conformità impiantistica, la «messa a terra» elettrica in caso di personale dipendente, un metro quadro di spazio minimo per ogni postazione, un percorso libero da ostacoli con larghezza di 1,20 metri, uno spazio di attesa di 12 metri quadrati.

Bresciaoggi 17 gennaio 06


Admin | 17.01.2006

"Bisogna parlare,saper ascoltare farsi mangiare dagli altri"(Don Luigi Ciotti.Buon anno a tutti.
Admin | 31.12.2005

SPORCHI NEGRI

«Non e’ tollerabile che, soprattutto durante il periodo delle festivita’ natalizie, si permetta a centinaia di immigrati di occupare il sagrato del nostro Duomo. Se nessuno interverra’ per sgomberare immediatamente la piazza, i Volontari Verdi si sentono in dovere di intervenire con una manifestazione per il ripristino della legalita’ e dell’ordine pubblico. Tutti i Volontari Verdi, a partire dal loro presidente l’On. Mario Borghezio, sono mobilitati e se entro questa sera piazza Duomo non sara’ sgomberata, ci recheremo anche noi sul luogo».

Sua Squisitezza Massimiliano Bastoni responsabile e coordinatore delle camice verdi padane AGI, 29 dicembre ’05


Admin | 30.12.2005

"invito chi ha firmato per il dibattito sull’amnistia e oggi non si è presentatao in aula a vergognarsi profondamente.Non si gioca cosi sulla pelle e con le speranze dei detenuti che non hanno bisogno di politici cinici e demagoghi,pifferai magici e falsi profeti.Meglio una parola certa anche se negativa,che false speranze suscitate dalla propaganda"

Roberto Castelli.ministro della Giustizia,assente ieri al dibattito alla Camera sull’amnistia. Ansa 27 dicembre

L’unica amnistia è per Berlusconi. L’indifferenza tra gli eletti dal popolo.Pochi deputati in aula per l’amnistia,in genere sono più interessati alla prescrizione. E’ solo il capo del Governo che ogni giorno si fa una norma su misura,si autoassolve per legge da quattro falsi in bilancio,possiede tv ,assicurazioni, banche e un patrimonio di 20 miliardi di euro. Difficile ,in queste ristrettezze,resistere a poteri forti come la lobby degli extracomunitari e dei tossici(ieri presenti in gran forze alla Camera per l’amnistia).Sarà durissima


Admin | 29.12.2005

Umberto Bossi (eurodeputato e segretario Lega Nord):

8 mesi definitivi per tangente Enimont.


Admin | 28.12.2005

Quando non ci sono idee per campare, o si raccontano balle e capita molto spesso,oppure si fanno le cose che gli altri non possono fare(vedi crediteuronord-Fiorani-riciclaggio)oppure vista l’incapacità si usano i famosi copia-incolla che si trovano in rete o nelle segreterie dei pseudo-partiti.Questo è l’esempio degli auguri che poteva fare un segretario comunale di sezione.Viva la Lucania.Abramo
Admin | 27.12.2005

ELENCO PARLAMENTARI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA.

Massimo Maria Berruti (deputato FI):

8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza.

Alfredo Biondi (deputato FI):

2 mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova.

Vito Bonsignore (eurodeputato Udc):

2 anni definitivi per tentata corruzione appalto ospedale Asti.

Umberto Bossi (eurodeputato e segretario Lega Nord):

8 mesi definitivi per tangente Enimont.

Giampiero Cantoni (senatore FI):

Come ex presidente della Bnl in quota Psi, inquisito e arrestato per corruzione, bancarotta

fraudolenta e altri reati, ha patteggiato pene per circa 2 anni e risarcito 800 milioni.

Enzo Carra (deputato Margherita):

1 anno e 4 mesi definitivi per false dichiarazioni al pm su tangente Enimont.

Paolo Cirino Pomicino (eurodeputato Udeur):

1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per

corruzione per fondi neri Eni.

Marcello Dell’Utri (senatore FI e membro del Consiglio d’Europa):

condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino (false fatture

Publitalia); ha patteggiato 6 mesi a Milano per altre vicende di false fatture Publitalia.

Antonio Del Pennino (senatore FI):

2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni

patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese.

Gianni De Michelis (eurodeputato Socialisti Uniti per l’Europa):

1 anno e 6 mesi patteggiati a Milano per corruzione per le tangenti autostradali del Veneto; 6

mesi patteggiati per finanziamento illecito Enimont.

Walter De Rigo (senatore FI):

1 anno e 4 mesi patteggiati per truffa ai danni del ministero del Lavoro e della Cee per 474

milioni di lire in cambio di falsi corsi di qualificazione professionale per la sua azienda.

Gianstefano Frigerio (deputato FI):

condannato a Milano a oltre 6 anni di reclusione definitivi per le tangenti delle discariche (3

anni e 9 mesi, corruzione) e per altri due scandali di Tangentopoli (2 anni e 11 mesi per

concussione, corruzione, ricettazione e finanziamento illecito).

Giorgio Galvagno (deputato FI):

ex sindaco socialista di Asti, nel ’96 ha patteggiato 6 mesi e 26 giorni di carcere per

inquinamento delle falde acquifere, abuso e omissione di atti ufficio, falso ideologico, delitti

colposi contro la salute pubblica (per l’inquinamento delle falde acquifere) e omessa denuncia

dei responsabili della Tangentopoli astigiana nello scandalo della discarica di Vallemanina e

Valleandona (smaltimento fuorilegge di rifiuti tossici e nocivi in cambio di tangenti).

Lino Jannuzzi (senatore FI):

condannato definitivamente a 2 anni e 4 mesi per diffamazioni varie, è stato graziato dal capo

dello Stato proprio mentre stava per finire in carcere.

Giorgio La Malfa (deputato Pri, ministro Politiche comunitarie):

condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito Enimont.

Roberto Maroni (deputato Lega Nord e ministro Lavoro):

condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la

perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano.

Augusto Rollandin (senatore Union Valdôtaine-Ds):

ex presidente della giunta regionale Valle d’Aosta è stato condannato in via definitiva dalla

Cassazione nel ’94 a 16 mesi di reclusione, 2 milioni di multa e risarcimento dei danni alla

Regione per abuso d’ufficio: favorí una ditta “amica” nell’appalto per la costruzione del

compattatore di rifiuti di Brissogne. Dichiarato decaduto dalla Corte d’appello di Torino, in

quanto “ineleggibile”, nel 2001 si candida al senato con l’Union Valdotaine, i Ds e i

Democratici.

Vittorio Sgarbi (deputato FI):

6 mesi definitivi per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, cioè del ministero dei

Beni culturali.

Calogero Sodano (senatore Udc):

già sindaco di Agrigento, condannato definitivamente a 1 anno e 6 mesi per abuso d’ufficio

finalizzato a favorire i costruttori abusivi in cambio di favori elettorali.

Egidio Sterpa (deputato FI):

condannato a 6 mesi definitivi per tangente Enimont.

Antonio Tomassini (senatore FI):

Medico chirurgo, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni per falso: durante un

parto, una bambina sua paziente nacque cerebrolesa. Forza Italia l’ha subito nominato

responsabile per la Sanità del partito e presidente commissione Sanità del Senato.

Vincenzo Visco (deputato Ds):

Condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni

ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda.

Piú l’“ordine di riduzione in pristino dei luoghi”. Cioè la demolizione delle opere abusive.

Alfredo Vito (deputato FI):

2 anni patteggiati e 5 miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.

14.02.2006 | Società civile   

A tutti i cittadini di Adro  

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ADRO E’ COME BENGODI, VA TUTTO BENE...MA SI CHE COSA VUOI CHE SIA..(I DANDOLO SI STANNO RIVOLTANDO NELLA TOMBA)
Admin | 17.02.2006

è troppo forte,interpreta la voglia di libertà e di autonomia che tutti vorremmo avere, ed è imitato da tanti cittadini. Basta recarsi fuori dalle scuole all’ora dell’uscita per trovarsi di fronte ai suoi elettori: addirittura una signora con auto di lusso full optional ferma con motore acceso in strada davanti all’uscita arrivata nell’istante giusto dell’uscita di suo figlio, ha risposto al vigile,"un minuto! esce mio figlio lo prendo e vado!" non ho capito bene cosa ha risposto il vigile, ma se trecento bambini escono allo stesso orario e tutti i genitori pretendono di comportarsi come questa persone è chiaro il risultato . 300 auto accese parcheggiate in strada 300 minuti di attesa(5 ore) PS: questa signora insieme ad altre persone che più o meno si comportano così abita a meno di 400 metri dalla scuola ADRO CAPUT MUNDI(del buon esempio)speriamo diminuiscano
Admin | 17.02.2006

vai sindaco ti daremo l’"oscar" della civiltà...sei sempre il migliore!!!
Admin | 15.02.2006

mi sembra di sapere di chi è la Bmw X5...talmente tracotante il suo potere che i vigili nn riescono neppure più a parcheggiare come si deve..che schifo
Admin | 13.02.2006

6.02.2006 | Società civile   

ADRO. Prima udienza del processo  

BRESCIAOGGI

Domenica 22 Gennaio 2006

«Così la ditta Elg smaltiva in fogna gli inquinanti»

Si è aperto nei giorni scorsi il processo contro l’azienda «Elg» di Adro. Si tratta di uno dei procedimenti giudiziari per reati ambientali più atteso da cittadini e amministratori e società di depurazione della Franciacorta che per motivi diversi si presentano come vittime del presunto inquinamento provocato dallo stabilimento. La prima udienza davanti al giudice Pagliuca è stata dedicata, come spesso accade allo sfoltimento della lista di testimoni. Il processo è stato poi aggiornato al 21 febbraio. In aula, in veste di spettatore c’era l’ex sindaco di Adro, Paolino Parzani che otto anni fa apri il caso accusando la «Elg», di cui era socio insieme alla fami glia dell’attuale sindaco Oscar Lancini, di sversare nella fognatura di via Lucerna sostanze che l’azienda, che si occupa di trattamento di rifiuti, avrebbe dovuto inertizzare. Il processo dovrà accertare se l’azienda abbia effettivamente scaricato nel collettore reflui non trattati provocando danni ai Comuni di Adro e Capriolo e al Consorzio che gestisce il depuratore consortile del basso Sebino. All’udienza era presente lo staff dell’Arpa di Brescia ma sul banco dei testimoni è salito soltanto Roberto Micheletti. Il tecnico ha spiegato come funziona il sistema di controllo che governa il rilascio dei liquidi dall’azienda alla fognatura e gli interventi eseguiti dall’Arpa a seguito delle segnalazioni del Consorzio che avevano portato al primo sequestro della «Elg». Il geometra Fabrizio Bolis del Consorzio ha raccontato invece degli effetti degli scarichi di via Lucerna nel depuratore, che fra l’altro lo scorso anno provocarono l’intossicazione i due dipendenti addetti all’impianto. Sempre secondo l’accusa il mancato trattamento dei reflui avrebbe causato dal 1998 in poi decine e decine di migliaia di euro di danni, sia per il ripristino della fauna batterica che per lo smaltimento dei fanghi che, prima dell’inquinamento provocato dagli scarichi di via Lucerna, venivano affidati senza costi ad aziende agricole, dopo si sono dovuti smaltire in discariche controllate con ulteriori costi per gli oltre trenta comuni soci. Ultimo a deporre Luca Ferrari, agente della Polizia locale di Capriolo che ha partecipato all’ultimo sequestro dell’azienda che la scorsa estate ha bloccato le lavorazioni e alle precedenti operazioni e a precedenti operazioni disposte dal pubblico ministero. La deposizione del geometra Fabrizio Bolis del tecnico del Consorzio, che ha sede ad Iseo ed ha soci bresciani e bergamaschi, ha chiarito la consistenza dei danni al consorzio. Il tecnico rispondendo alle domande delle parti civili ha esposto le fatture dell’impianto da cui risultava un consistente calo di spesa durante il periodo del sequestro che aveva bloccato le attività della «Elg». La prossima udienza vedrà in primo piano le deposizioni degli altri tecnici dell’Arpa.

Giancarlo Chiari

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GLI OPERAI DELLA EREDI LANCINI SI RIBELLANO. Mancati pagamenti degli stipendi e licenziamento a mezzo telegramma, così la Eredi Lancini di Adro ha trattato il mandato di fine rapporto con due sue dipendenti poco più che ventenni. Aperta logicamente, la vertenza sindacale a Brescia. Se lo stile di governo del paese è simile al trattamento riservato ai dipendenti......auguri ai cittadini di Adro.
Admin | 10.02.2006

il 21 febbraio a bs ci sarà il processo, invito tutti i cittadini di adro ad andare sentire le schifezze che ha combinato il ns. sindaco..
Admin | 7.02.2006

Colgo l’invito fatto da Ernesto, apro una discussione o meglio esprimo un opinione riguardo al poligono di tiro nel comune di Adro, iniziativa fortemente sostenuta dall’amministrazione leghista facente capo al sindaco Oscar Danilo Lancini. Ho avuto notizia attraverso il giornale di Brescia che titolava “Un poligono nel cuore di Adro”. Non mi è sembrata la forma più elegante per informare di quanto il sindaco avesse deciso di fare nel “cuore del paese”, ma in questo lungo e tormentato anno si è potuto constatare come eleganza e chiarezza non si addicano ad Oscar Danilo. Porterò qualche esempio: infelice e impopolare la scelta di svendere l’esistente polo scolastico per costruirne uno nuovo in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, proposta appresa ed illustrata in un assemblea il cui ordine del giorno era: “Adeguamento edifici scolastici” ... adeguamento? Per quanto concerne il poligono di tiro sul Monte Alto, alzerò appunto “il tiro” e molti sono gli aspetti che non convincono. Il primo: l’aspetto politico. Il sindaco rappresenta la Lega Nord, partito che, da quando Bossi è diventato il cameriere di Arcore deve soccombere ai capricci del Silvio nazionale, presidente del Consiglio e leader di una maggioranza di governo che poco ha fatto per l’ambiente, molto per gli immobiliaristi. Uno per tutti il condono edilizio applicato laddove esistevano vincoli paesaggistici e ambientali. Per contro la Regione Lombardia nell’ottobre del 2004 ha varato una legge che disciplinava aspetti riguardanti zone boschive, montane, ecc..., volte ad indirizzare la popolazione verso una migliore tutela del territorio. Gli enti locali avrebbero dovuto adeguarsi a questa nuova legge regionale entro sei mesi dal varo della stessa. Analizzando oggi, i comuni governati principalmente dal centrodestra si può solo desolatamente constatare come quanto nessuno di questi si sia adoperato per essere in linea con le direttive regionali. Dettaglio di non poco conto: la legge era stata approvata sia dai rappresentanti della destra che della sinistra. La mia contrarietà ha anche un aspetto puramente tecnico; l’area in questione è situata in zona boschiva e di rispetto ecologico, ricade in un regime di tutela ambientale. Non era abbandonata come invece scritto dall’articolo del Giornale di Brescia ma amministrata da un privato con contratto in essere, chiaramente, in un’area di questa tipologia non si possono trovare parcheggi, strade asfaltate, piscine e campi da tennis, ma solo bosco, nient’altro che bosco. Ai nostri amministratori, è evidente, i boschi non piacciono, in un’ ipotesi di destinazione a poligono il bosco sarebbe compromesso. Si ipotizzano addirittura linee di tiro fino a 500 m dimenticando che si sta parlando del Monte Alto e non del Gran Canyon, e che a 500 m a nord-est è situata una cascinetta con terreni tutt’intorno, a 500 m nord-ovest un rinomato agriturismo con vigneti (Cornaleto), 500 m ad ovest la zona residenziale di Colzano, 500 m a est la chiesetta del disperso, 500 m a sud il Palazzo Comunale con la biblioteca, i campi da calcio e parte di una zona residenziale, detto questo mi voglio permettere di suggerire al sindaco e all’On. Molgora della Lega Nord (che si è molto prodigato sulla questione al Ministero della Difesa) che forse questo poligono da fare in collaborazione con i privati (che mi piacerebbe molto conoscere) sarebbe meglio collocarlo nell’area della polveriera di Ome che sarà dimessa a breve e che conta ben 260 ettari di area già strutturata e recintata, sicuramente più adatta ad un’attività di poligono di tiro. Che dire? Se questo progetto andrà in porto (d’armi), ci toccherà seguire l’esempio del sindaco Lancini Oscar che abbiamo visto in passato recarsi in consiglio comunale indossando un giubbotto antiproiettile.

Michele Parzani


Admin | 4.02.2006

Penso che sia giunta l’ora di una mobilitazione cittadina seria. Questo singnor Lancini non paga da Lugio i suoi operai della SUA ditta sequestrata, inoltre il 1 dicembre ha ottenuto il dissequestro degli uffici e degli impianti. Appena otterrà il dissequestro dei piazzali, venderà tutto, incasserà i soldi e farà il Sindaco a tempo pieno. Un disastro per il futuro.
Admin | 30.01.2006

ma perchè nn aprite una discussione anche sul poligono di tiro che il sindaco vorrebbe fare disboscando e cintando mezzo monte?
Admin | 25.01.2006

ma che cosa sta succedendo ad adrowald baden..
Admin | 24.01.2006

BRESCIAOGGI

Lunedì 23 Gennaio 2006 cronaca Pagina 13

ADRO. Clima politico sempre più caldo

Svastiche e minacce al militante di Prc

Clima incandescente a Adro: le prossime elezioni rischiano di alzare i toni già pesanti dello scontro politico. Dopo il movimentato consiglio comunale del 30 dicembre, con il sindaco Oscar Lancini che ha chiamato i Carabinieri per alcuni cittadini vestiti con maglietta che componevano la scritta «Dimettiti», il clima si è ulteriormente riscaldato con una serie di manifesti dell’amministrazione comunale contro alcuni consiglieri di minoranza e le relative repliche. In questi giorni è l’ultimo colpo di scena: è arrivata a un militante di Rifondazione comunista una lettera anonima accompagnata da una svastica con affermazioni pesantissime nei confronti degli immigrati e di quanti difendono i lor o diritti. Attilio Zinelli, responsabile del coordinamento di Prc in Franciacorta, e Beppe Corioni, segretario del centro sociale 28 maggio, dopo questa lettera hanno dichiarato: «Abbiamo depositato copia della lettera volantino messa nella casella postale del nostro iscritto alla stazione dei Carabinieri di Adro. Lunedì perfezioneremo la pratica con una denuncia contro ignoti. Sulla lettera c- 46;era solo la sigla M.n.i. di cui non conosciamo il significato. Riteniamo insopportabile questo episodio di intimidazione che collega espressioni gravissime sul piano politico con il richiamo al nazismo, le minacce ai singoli e i collegamenti ad episodi locali come la contestazione della chiusura della scuola elementare di Torbiato. Fermiamo la situazione finche siamo in tempo» g.c.c.


Admin | 24.01.2006


2.02.2006 | Società civile   

Torbiere: le Associazioni ricorrono al Tar  

Corte Franca, le Torbiere finiscono al Tar

di Veronica Massussi

CORTE FRANCA

Emergono novità in merito alla vicenda della variante parziale al Prg di Corte Franca, approvata il 13 ottobre dello scorso anno ed avversata da un comitato di cittadini che ne rileva la pericolosità per il delicato equilibrio ambientale delle Torbiere. Due le notizie: la Provincia ha risposto all’esposto del comitato, dandogli sostanzialmente ragione, ed il comitato, affiancato dall’associazione «La Schiribilla», Legambiente e Wwf, ha messo in campo una nuova iniziativa, ricorrendo al Tar. Per comprendere la portata di questi ultimi sviluppi, occorre tornare all’ottobre scorso, quando il Consiglio comunale del centro franciacortino, nonostante le mille firme raccolte contro il provvedimento dal Comitato per la tutela del territorio, approvò una variante parziale al Prg, prevedendo la trasformazione di un’area di 28.500 mq da zona E1 (agricola di salvaguardia) a zona F6 (adibita ad attività ricettive al servizio delle Torbiere), con le relative indicazioni imposte dalla Provincia. Il Comitato di tutela del territorio di Corte Franca reagì alla delibera del Consiglio promuovendo un esposto alla Provincia, datato 4 novembre, nel quale si sosteneva l’incongruenza tra i contenuti della variante al Prg e le prescrizioni della Provincia. Qualche giorno fa è pervenuta la risposta dell’Amministrazione provinciale: «Esiste un contrasto tra la prescrizione della Provincia e la previsione degli atti di pianificazione comunale: la variante da E1 a F6 deve essere limitata alla sola area destinata all’edificazione per un limite massimo di 400 mq, mentre dalle tavole comunali l’area risulterebbe ampia 24.000 mq». La dottoressa Elena Tironi, referente del Servizio di assetto territoriale, spiega come le cartografie non coincidano e quindi invita il Comune a correggere le tavole, perché non sorgano equivoci futuri. Per contrastare un provvedimento ritenuto foriero di trasformazioni dannose per il paesaggio, per la riserva naturale e conseguentemente per gli abitanti, il Comitato insieme ad altre associazioni quali «La Schiribilla», Legambiente e Wwf, ha deciso di ricorrere al Tar, rilevando profili di illegittimità nella delibera consiliare del 13 ottobre 2005. Il Comitato di Corte Franca pone in rilievo l’aumento degli aspetti di criticità già presenti nella zona: il traffico già caotico in un’area dove si stanno concentrando attività commerciali, l’inquinamento atmosferico, il consumo di suolo a vantaggio di pochi e non della collettività, la ripetizione di attività produttive e turistico-ricettive già esistenti nel paese. Inoltre - segnalano ancora dal Comitato - una parte dell’area adiacente alla riserva delle Torbiere, interessata dalle varianti, continuerebbe ad essere occupata abusivamente da moltissime autovetture, nonostante la valutazione di incidenza della Provincia abbia del tutto bocciato la possibilità di un’area per parcheggio.

22.01.2006 | Società civile   

RISERVA NATURALE O RISERVA DI CACCIA?  

Si legge sulla stampa: “Escursioni a rischio nelle Torbiere gelate... troppi visitatori si avventurano sulla lastra di ghiaccio ...In questi giorni la torbiera di Provaglio vive una stagione da sogno: lo specchio d’acqua e l’ambiente circostante brilla di riflessi e colori accattivanti...”

E’ vero, spettacolo magnifico...stagione da sogno...MA NON PER L’AVIFAUNA!

Che differenza c’è tra cacciare all’interno della Riserva delle Torbiere e cacciare nella striscia d’acqua prospiciente la Lametta dai capanni (5-7) schierati appena al di fuori del confine del sito? E’ l’unica zona del basso lago dove si può esercitare la caccia, dove solo pochissimi, titolari di concessione per l’appostamento fisso, possono sparare agli uccelli acquatici. Questa lingua d’acqua è anche un luogo di bassi fondali, adatto alla pastura per la maggior parte degli anatidi e dei rallidi “delle Torbiere”. Se poi qualche stormo di uccelli non si lascia attirare dai richiami e continua a sostare nel canneto, non avvicinandosi a sufficienza agli appostamenti per finire in padella, basta un veloce giro in barca a motore dentro la Riserva per spaventarli e spingerli a tiro .

In pratica il prelievo venatorio sull’avifauna che sosta in Torbiera è estremamente rilevante e ciò non per il “passatempo” di un gran numero di cacciatori, ma a favore ( e guadagno!) solo dei pochissimi privilegiati che tutti gli anni vengono premiati da abbondanti carnieri. Quando poi capita che gli specchi d’acqua delle Torbiere vengano totalmente ricoperti di ghiaccio, come questo inverno, allora a tutti gli uccelli non resta che uscire dal territorio “protetto” per volare sul basso lago, cadendo praticamente tutti sotto il tiro dei pochi “privilegiati” che possono incrementare il proprio bottino, con buona pace dell’area Ramsar, del SIC, della ZPS, della zona IBA, insom ma in barba allo scopo della Riserva di salvaguardare le zone adatte alla sosta e alla nidificazione dell’avifauna acquatica.

Non poniamo il problema della caccia in generale, ma di questo tipo di caccia, in questo luogo e del conseguente enorme danno al patrimonio delle Torbiere.

Chiediamo perciò al Presidente del Consorzio ed al comitato tecnico-scientifico cosa intendono fare.

-  Avevamo sollevato questo problema anche nel marzo 2002, sul nostro notiziario, dopo un inverno di tanto ghiaccio e conseguenti ricchi carnieri a bordo riserva...senza ottenere nessuna risposta o commento. Il Consorzio preferisce ancora non vedere, non sentire, non commentare, non intervenire?-

ASSOCIAZIONE LA SCHIRIBILLA

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Bresciaoggi lunedì 30 gennaio 2006 cronaca pag. 15 La nuova denuncia della Lac su bracconaggio e gestione venatoria

«Illegalità e norme permissive Sulla caccia si cambi registro»

Ci sono un richiamo ai più clamorosi episodi di bracconaggio registrati negli ultimi mesi, e nello stesso tempo un invito a invertire decisamente la rotta in campo legislativo nell’ultimo intervento della Lega abolizione caccia di Brescia.

Partendo dal primo problema, l’associazione di vicolo Fenarolo ricorda innanzitutto il proprio impegno diretto contro la pratica della caccia di frodo, opposto a uno stillicidio di episodi illegali che possono essere ben rappresentati da casi limite di cui si è occupata recentemente anche la stampa: il ritrovamento di tre aquile reali morte (e di molto altro ancora) nell’abitazione di un cacciatore di Sabbio Chiese, e il sequestro di un carico di 4000 allodole abbattute in Albania da altri bresciani in trasferta.

A fronte di una simile realtà, la Lega abolizione caccia «chiede alle forze dell’ordine un maggiore controllo dell’attività venatoria, ma soprattutto l’approvazione di normative più restrittive per la regolamentazione della caccia, in accordo con quanto già previsto dalle normative europee». In realtà, su questo fronte le cose stanno andando diversamente, e l’associazione denuncia per esempio «la grave modifica della legge sull’agricoltura approvata dal consiglio regionale della Lombardia solo poci giorni fa: una innovazione che ora consentirà a tutti i cacciatori di praticare la loro attività nelle aree contigue ai parchi naturali. Una norma che contrasta con quanto previsto dalla legge quadro nazionale 394 del ’91, che nelle stesse aree riserva la possibilità di cacciare ai soli residenti».

La scelta fatta dalla Regione avrà per esempio un effetto diretto sul Parco dell’Adamello, «permettendo a chiunque l’attività venatoria nei territori contigui all’area protetta, con i prevedibili gravi danni che saranno subiti dalla fauna selvatica in sconfinamento, la quale sarà sottoposta al tiro di fucili provenienti da ogni dove».


Admin | 30.01.2006

AMBIENTE/2. Appello e incontro «Franciacorta, tutelate l’area incontaminata delle valli Longarone» Legambiente propone di vincolare la zona

Grido D’allarme in Franciacorta da parte di Legambiente per le valli del «Longarone». Zona "vergine" dal punto di vista ambientale, ricca di essenze naturali, boschi, prati, dove il cemento ancora non ha fatto capolino. Secondo Silvio Parzanini, presidente di Legambiente della Franciacorta, saremmo di fronte alla possibilità che questo habitat, uno dei pochi, ancora scevro da interventi umani, fatti salvi quelli relativi alla coltivazione dei poderi, presto non sia più tale. «Nei giorni scorsi - spiega Parzanini - siamo venuti a conoscenza che sarebbero in corso di autorizzazione interventi edificatori nella valle tra Calino, Bornato e Passirano meglio conosciuta come il "Longarone". Il nostro circolo come sempre attento alla tutela del territorio, ribadisce che la Franciacorta per mantenere forte la propria immagine ha bisogno di preservare il proprio territorio soprattutto laddove esso è ancora intatto. Ebbene la valle del Longherone è a tutt’oggi un gioiello prezioso inserito in un territorio ancora preservato e senza alcuna costruzione. Buona cosa sarebbe tutelarla magari costituendo un parco o comunque un’insieme di norme di tutela condivise dai Comuni interessati». Il presidente di Legambiente chiama a simposio, su questa proposta tutti gli enti e i sodalizi della zona. Al proposito, nei giorni scorsi ha inviato una lettera ai Sindaci dei comuni di Cazzago, Passirano e Corte Franca, all’Assessore Provinciale al Territorio, al Consorzio Tutela del Franciacorta, ai capigruppo in Provincia,alle associazioni ambientaliste e per conoscenza alla Soprintendenza per i beni e le Attività Culturali. Legambiente propone , per verificare le disponibilità ad avviare un percorso che porti a tutelare questa parte ancora intatta del territorio un primo incontro che si svolgerà sabato 28 Gennaio alle 10,30 al municipio di Cazzago San Martino. Ma che intervento bolle in pentola in questo lembo ancora «puro» della Franciacorta? Pare che nel territorio di Passirano, frazione di Monterotondo, ma comunque nel cuore della Valle del Longherone sia prevista la realizzazione di alcuni fabbricati rurali a servizio di un’azienda agricola: vale a dire una stalla per l’allevamento dei bovini, una sala mungitura, un deposito macchine agricole e di vasche di stoccaggio liquami. All’incirca 1600 metri quadri che dovrebbero nascere in zona E agricola, in conformità, dunque con le norme vigenti. Per cui, seppur in una zona di particolare pregio paesistico, l’intervento pare avere tutti i crismi della legalità, tant’è che lo stesso Comune di Passirano avrebbe già concesso il permesso di costruire. Tuttavia, Legambiente fors’anche per evitare in futuro altri interventi simili o anche per trovare una via alternativa anche all’attuale, propone l’appuntamento di sabato prossimo. Fausto Scolari


Admin | 23.01.2006

Uccelli: a rischio una specie su otto Pericolo piu’ grave e’ distruzione delle praterie e foreste (ANSA) - ROMA, 21 GEN - Una specie su otto e’ a rischio, 1.213 specie sul totale delle 9.917 esistenti: questi i numeri dell’allarme per il pianeta uccelli. Il pericolo piu’ grave e’ la distruzione e il degrado dell’habitat, soprattutto zone umide, praterie e foreste, che minaccia l’87% di questi animali; subito dopo la caccia e il prelievo diretto, responsabile dell’estinzione di 50 delle 150 varieta’ di uccelli estinte dal 1500 ad oggi.
Admin | 21.01.2006

Vedi Maria..., El Gringo, Il Texano e Lo chiamavano Trinità ci hanno dimostrato che i codardi non si fanno vedere, si nascondono dietro ai capanni, un metro in là al limite prescritto.Non verranno mai a scrivere in questo forum. I veri pistoleri come Gringo, Texano e Trinità sparano ai prepotenti: a quelli che se la prendono con i deboli, con i disarmati, con le donne, con i bambini, con gli anziani, con gli spendidi animali acquatici del basso Lago d’Iseo...

Sono loro i veri deboli..., i vigliacchi.

non aspettarti una risposta, perchè loro sono solo capaci a sparare e, per giunta, nascosti.

Un’anatra selvatica


Admin | 19.01.2006

Quello non è un problema: alla fine sono sempre conigli e spacciarli per Conigli veri non credo sia difficile...

(ci perdonino i veri Conigli)

Il Texano


Admin | 19.01.2006

Si, scusate, ma poi chi se li mangia?

Lo chiamavano "Trinità"


Admin | 19.01.2006

Sono d’accordo con te, Gringo. Aggiungerei poi una ricetta a base di fagioli... Dopo averli portati fuori dai capanni si lasciano a frollare a 6/7 gradi di temperatura per una decina di giorni. Poi, si mettano in padella con cipolle salvia e rosmarino; un tocco di pepe e sale ed una scaglietta di porro. Si lascino a rosolare per circa venti minuti e poi si mettano tutti sullo spiedo. Li si riempia con ripieno e pinoli e poi si servano con fagioli borlotti alla capuccina... Un buon Barolo può essere consigliato oppure un Nebbiolo, vista la stagione.

Il Texano

P.S. La stessa ricetta può essere utilizzata con i politici conniventi... Ma questi non debbono essere frollati... Puzzano già così!


Admin | 19.01.2006

Un modo per risolvere il problema ci sarebbe... Allestire una palafitta con vista a 360 gradi. Munirsi di doppiette a pallettoni e puntare in direzione delle barche a motore e dei capanni. In questo modo si otterrebbe, da pochi privilegiati, un abbondante carniere.

Con simpatia,

El Gringo


Admin | 19.01.2006

mi piacerebbe leggere il commento di qualche cacciatore.Ciao Maria
Admin | 19.01.2006

10.01.2006 | Società civile   

FRANCIACORTA,COSA NOSTRA  

Dal sito www.terredifranciacorta.it

La manipolazione piu’ grande dei terreni vincolati [..] avviene nel luglio del ’63. Il personaggio [...] che continuera’ ad apparire dietro ad ogni contratto ambiguo, dietro ogni progetto, ogni lottizzazione e’ [..] un certo ingegner [...]. Un protagonista oscuro, minaccioso, tenace, che riesce, con le buone e con le cattive, a costringere tutti al suo volere. Ha qualcosa del demone, ma di un demone “meschino” [...].

Vengono interrogati i consiglieri comunali, i sindaci, ma nessuno sa niente, ne’ ricorda niente. Altri si rifiutano persino di andare a rispondere. Si barricano in casa, si danno malati o sono “partiti”. Uno dei segretari del Comune dichiara candidamente “di non ricordare di avere mai partecipato ad una riunione della Giunta nel corso della quale si sarebbe discusso [...] sull’ampliamento della zona da edificare al di la’ del limite segnato dal piano di fabbricazione. E soggiunge che probabilmente di questi argomenti si parlava dopo che gli argomenti regolarmente iscritti all’ordine del giorno erano stati esauriti ed egli di conseguenza si allontanava”. Ma dove andava? Nel corridoio “a fumare una sigaretta”? o si chiudeva nel cesso aspettando che finissero di manomettere il piano approvato dai consiglieri, oppure se ne andava a casa? [...] Il sindaco, a sua volta interrogato, dice di non saperne niente. Tutti cascano dalle nuvole quasi che la Giunta fosse fatta di soli corpi vuoti, i cui cervelli e le cui memorie rimanevano fuori della porta. Ci sono dei fatti [...] che sfiorano il grottesco e farebbero ridere se non ci fosse da piangere per i risultati che ne sono seguiti, di impoverimento ai danni dei cittadini [...], di rovina delle bellezze e quindi delle ricchezze del paese, di distruzioni architettoniche e ambientali.

Il Comune, tanto per dirne una, concede a un dato momento il permesso di costruire [...], in piena zona vincolata, a una certa ditta [...]. La ditta comincia a buttare giu’ alberi antichi. Scava e butta cemento. Dopo qualche mese il Comune “si accorge” che i lavori non possono piu’ andare avanti perche’ la zona e’ vincolata e per legge non vi si possono costruire edifici ne’ pubblici ne’ privati. Qualche intimidazione, qualche erogazione di denaro nero e i lavori ricominciano ben presto. In piena zona vincolata, senza il permesso della Soprintendenza vengono piantate le fondamenta di mostruose costruzioni a dieci piani. E i progetti sono regolarmente approvati da Assessori, Commissioni edili, Uffici Tecnici del Comune. In ognuno di questi progetti si trova pero’ lo zampino dell’ingegner [...].

La Commissione scopre che spesso i permessi dell’Ufficio Tecnico [...] vengono scritti di pugno dall’ingegner [...]. Inoltre “tutte le pratiche risultano incomplete: il rilascio delle licenze e’ irregolare, mancano i visti della Soprintendenza [...] mancano tracce delle riunioni regolari della Commissione Edilizia [...]. Tutti i contratti con privati risultano essere stati scritti alla presenza del notaio [...] “assistito dall’ingegner [...] che e’ indicato dagli stessi come consulente tecnico”. Quindi un controllo totale della situazione speculativa delle aree vincolate.

La Soprintendenza [...] dichiara che non dara’ mai il permesso di costruire nelle zone vincolate. Ma nessuno evidentemente tiene conto delle dichiarazioni della Soprintendenza, poiche’ le Amministrazioni comunali, proprio in quel periodo autorizzavano la nuova lottizzazione sulla strada Seconda e lasciavano che si costruissero nuovi palazzi in zona verde. Insomma le relazioni della commissione come le parole della Soprintendenza sono rimaste lettera morta. I lavori hanno continuato a imperversare e i due polmoni verdi [...] sono stati “mangiati in due bocconi”. Al loro posto abbiamo [...] un mare di case nuove, affastellate in dispregio di ogni regola architettonica e urbanistica.

“ Finche’ un magistrato non si decidera’ a studiare a fondo gli atti dell’Amministrazione Comunale [...] e finche’ tutto rimane affidato alla buona volonta’ dei pochi cittadini che si prendono questa briga, non ci sono molte possibilita’ di cambiamento”.

Tratto da “Bagheria”, Dacia Maraini, RCS Rizzoli libri, 1993

La pratica dello sfruttamento di aree verdi vincolate per scopi di speculazione edilizia non e’ nuova. Tristemente famoso “il sacco edilizio” di Palermo, anni settanta, sindaco Vito Ciancimino. Tra l’altro, centinaia di migliaia di metri cubi “autorizzati” nel breve volgere di una notte, nel corso di una “seduta fiume” della giunta. Quello narrato sopra (anni sessanta) e’ un altro esempio, reso tristemente celebre dalla penna della Maraini. Sorprendenti le analogie con recenti fatti di casa nostra.

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News TRUFFA. Brescia, Fiamma Gialle scoprono fatture false per 56 Mln di euro in 4 anni 17/01/2006 - 16:46

Fatture false per 56 milioni di euro in 4 anni a Brescia. Ad emetterle 30 societa’ operanti nel settore edile. A scoprire la truffa la Guardia di Finanza di Brescia che ha arrestato 13 persone tra imprenditori e professionisti per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Il danno per lo Stato ammonta a 12 milioni di euro derivanti dal mancato pagamento dell’iva. Gli uomini delle Fiamme Gialle nel corso dell’operazione hanno sequestrato conti correnti bancari ed accertato reati di riciclaggio ed estorsione.


Admin | 17.01.2006

Terre di franciacorta .... in collaborazione con www.franciacortaonline.it

Storia della ragazza che si lasciava “palpare”

C’ era una volta, in un paese della nostra zona, una ragazza particolarmente bella: aveva molte doti e caratteristiche che attiravano la viva attenzione dei pochi ragazzotti del paesello. Aveva gli occhi chiari, che cambiavano colore rispetto al tempo, non si truccava, vestiva semplicemente ma si distingueva sempre per le sue curve sinuose, il seno prosperoso ed il fondoschiena scultoreo. Particolare era il suo profumo naturale, tanto che era un piacere solo starle vicino; aveva sempre i capelli corti, come non volesse ostentare troppo la sua particolare bellezza. La ragazza aveva un carattere spensierato e sincero, la sua compagnia rendeva felice chi le stava intorno. Era soprattutto una passione dei giovani del paese. Durante le sere passate all’aperto era sempre di buon umore, sapeva stare allo scherzo; nei giorni giusti amava essere coccolata e i ragazzotti potevano godere di qualche gustosa palpatina; si lasciava “ palpare”, naturalmente, senza pretese e non andava mai oltre. Era davvero una bella soddisfazione per quei giovanotti stare con lei! Un brutto giorno passò dal paese un ganzo tutto lustro e arrogante. Fermatosi davanti al gruppo di giovani notò la bella ragazza. Con la scusa di chiedere qualche informazione, addolcì i giovanotti offrendo loro un bicchiere di rinomato bollicine, e convinse la ragazza a fare un giro sulla sua auto di lusso. La portò prima in una boutique, poi in un locale che faceva tendenza; gli fece annusare qualcosa di strano e lusingandola con suadenti promesse e belle parole approfittò di lei. Si videro altre volte; lui continuava a dirle che per la sua “promozione” doveva essere truccata, rivalutata, che non valeva la pena restare nascosta la in paese con quei quattro zappaterra dalle mani rozze. La mostrò ai suoi amici del giro, ed ognuno la usò a modo suo: chi su un pezzo di antiquariato, chi in esclusivi alberghi e club, altri in locali sporchi e assordanti, altri ancora mettendola in vetrina gli dicevano: diventerai famosa e verranno da tutto il mondo per ammirarti. Passarono pochi anni e la ragazza, a forza di essere sfruttata andò presto in decadenza... Qualcuno giura di averla vista confusa in un locale gestito da mafiosetti; qualcun’altro dice che sia ormai ammalata in modo incurabile. Una cosa comunque è certa: i ragazzotti, quando si ritrovano rimpiangendo la ragazza che non è più tra di loro, cominciano a dubitare che quel bicchiere di bollicine sia costato loro molto caro, e con nostalgia cercano di ricordare il sapore dei momenti passati con la ragazza che si lasciava palpare! Sembra che la ragazza avesse un soprannome per i suoi capelli corti: ”Franza-curta”.


Admin | 4.01.2006

18.12.2005 | Società civile   

ENERGIA DAL SOLE: SI PUO’  

La scuola Materna “G e G TACCONI” di Villa Pedergnano si è dotata di un generatore di energia elettrica a pannelli fotovoltaici. Il sistema è entrato in funzione il 31/08/05 e dovrebbe soddisfare il fabbisogno energetico dell’Istituto. Tale impianto é’ costituito da circa 80 mq. di pannelli fotovoltaici montati sul tetto della scuola e dai dispositivi (inverter) che convertono la tensione continua, prodotta dalle celle, in tensione alternata utilizzabile dall’impianto elettrico dell’edificio. Il raggiungimento di questo importante obiettivo dimostra la lungimiranza e la sensibilita’ ambientale del Consiglio di Amministrazione dell’Asilo Tacconi , che ha beneficiato di un finanziamento Regionale del 70% sul costo finale di 55.000,00 €. Fondamentale, in tal senso, l’impegno del Consigliere Gianluigi Cavalleri nel seguire l’iter burocratico stabilito dal Bando Regionale n. 7/14086 dell’08/08/2003. Questo bando prevedeva un finanziamento sul costo di realizzazione del generatore (70%) ed un conguaglio annuale sulla bolletta ENEL tra l’energia prelevata dalla rete pubblica e quella immessa, fino ad arrivare all’azzeramento del costo energia, quindi senza rimborso in caso di sbilancio favorevole al produttore privato. Dal 19/09/2005 è possibile, peraltro, presentare domanda per l’ammissione al CONTO ENERGIA: in pratica grazie al nuovo D.L. n. 281 del 5/08/2005 il finanziamento non riguarda più il costo dell’impianto ma viene applicata una tariffa di rimborso per ogni kW prodotto (ad es: per impianti da 1 a 20 kW vengono rimborsati 0,445 € per ogni kW prodotto per 20 anni). Il costo del sistema fotovoltaico verrebbe così ammortizzato nel tempo ( circa 8/9 anni calcolando un generatore da 3 kW e il consumo di una famiglia media). Grazie al Conto Energia l’installazione di pannelli fotovoltaici diventa una forma di investimento sia in termini finanziari che in termini ecologici in quanto vengono ridotte le immissioni di gas dannosi nell’atmosfera (Vedi protocollo di Kyoto). Torniamo alla nostra scuola per fornire alcuni dati: il fabbisogno energetico dell’Istituto nel 2004 è stato di 10.900 kW. Il generatore è stato progettato per una produzione di 9400 Kw annui e nel solo mese di settembre ha prodotto circa 900 kW. I calcolini progetto tengono conto della variazione, lungo l’arco dell’anno, dei tempi di irraggiamento solare, della latitudine, delle condizioni atmosferiche, dell’inclinazione e dell’orientamento dei pannelli e di altri variabili. La realizzazione di questo progetto sul territorio comunale dimostra come sia possibile una alternativa alle forme di produzione di energia tradizionali ad alto tasso di inquinamento, che rappresentano un grave pericolo in termini ecologici e generano dipendenza da materie prime quali petrolio, gas e carbone con le conseguenze politiche sociali ed economiche che ne derivano a livello internazionale. Il sole fortunatamente è di tutti e l’energia che riversa sul nostro pianeta può essere trasformata ed utilizzata. Altri paesi geograficamente più svantaggiati rispetto a noi (ad es. la Germania) lo stanno facendo meglio di noi. Si sa inoltre che le tecnologie se vengono sviluppate e diffuse su grande scala diventano anche meno costose: forse è il caso di crederci di più. Soprattutto sarebbe utile che a dare il buon esempio fossero le istituzioni pubbliche, visto anche che un istituto scolastico privato , la scuola materna Tacconi di Villa, ha dimostrato che non si tratta di utopia, ma di una strategia alternativa davvero praticabile.

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Grande sorpasso dell’eolico sul nucleare. I mulini a vento vincono 2 a 1

L’eolico batte due a uno il nucleare. Nel 2005 la potenza eolica installata a livello mondiale è risultata doppia rispetto a quella nucleare e, secondo le stime per il periodo 2005-2010 gli aerogeneratori stracceranno le centrali nucleari, con un rapporto 5:1 o addirittura 7:1. Sono questi i numeri emersi in occasione del convegno romano "Dopo il petrolio l’era delle nuove tecnologie", promosso dalla Regione Lazio, nell’ambito di Energetica. L’Erec (European renewable energy council) arriva addirittura a ipotizzare che, in un prossimo futuro, si potrebbe produrre energia pulita per l’80% mentre, secondo i dati più realistici dell’Ewea (European wind energy association), nel 2005 la potenza installata del solo eolico è stata il doppio del nucleare e, entro il 2010, sarà addirittura di 5-7 volte superiore."I numeri - ha detto Gianni Silvestrini direttore del Kyoto Club intervenendo al convegno - sono la dimostrazione che sul nucleare nessuno vuole più investire perché anti-economico. Inoltre, anche dal punto di vista dell’occupazione, le fonti rinnovabili offrono grosse opportunità". Basti pensare che in Germania gli occupati sono già 55.000 mentre in Spagna arrivano a 30.000. In termini di numeri, al 31 dicembre 2005 in Europa risultano installati 40.904 MW eolici, obiettivo che era stato fissato dall’Ue per il 2010, mentre in Usa si è arrivati a 9.149MW, in Asia 7.135MW, in Australia 708MW, in Canada 683MW, in Africa 349MW, in Sudamerica 213MW e in Nuova Zelanda 169MW. In Italia a dicembre 2005 i MW istallati erano oltre 1.700. Secondo gli esperti, presenti al convegno, le fonti rinnovabili rappresentano il prossimo futuro e il petrolio, entro un massimo 30-40 anni, andrà ad esaurirsi. "Il Protocollo di Kyoto ha introdotto oneri e obblighi di riduzione delle emissioni di CO2 per i Paesi ratificatori - ha sottolineato quindi Paolo Tabarelli de Fatis, vice-presidente dell’Anev - e l’energia eolica già oggi fornisce un’alternativa concreta al crescente fabbisogno energetico. Il primo obiettivo per l’Italia è quello di raggiungere entro il 2010 una produzione da fonti rinnovabili pari al 25% e del 33% entro il 2020". "Premesso che il maggior consumo di petrolio deriva dai trasporti - ha detto Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente - oltre a intervenire sul miglioramento delle tecnologie nel settore automobilistico mondiale, l’Unione europea indica che l’Italia dovrà ridurre del 13% le emissioni atmosferiche, pari a 37 milioni di tonnellate di CO2, entro il 2007. L’unica via possibile è quella di ricorrere alle fonti rinnovabili e di premiare le imprese con le migliori performance energetiche e di punire le peggiori". Senza poi contare che "dal mondo scientifico internazionale ci arrivano dei segnali molto allarmanti per quanto riguarda le emissioni di CO2 - ha detto il direttore del Kyoto Club Gianni Silvestrini - se non interveniamo al più presto i cambiamenti climatici ci sovrasteranno e saranno terribili. L’unico modo per contrastarli è quello di ridurre i consumi e produrre più energia possibile da fonti rinnovabili". Un esempio, in questo senso arriva da alcuni stati degli Stati Uniti che, nonostante non abbiamo ratificato il protocollo di Kyoto, hanno deciso di intervenire sui consumi. "In California, per esempio - ha ricordato Silvestrini - i consumi si sono ridotti del 50% rispetto al resto del Paese e nel 2005 il business delle fonti rinnovabili ha raggiunto i 40 miliardi di dollari con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente. Lo stesso è successo in Brasile dove l’esportazione di etanolo ha fruttato l’anno scorso ben 400 milioni di dollari".


Admin | 28.06.2006

PANNELLI SOLARI: IL CONTO ENERGIA PASSA A 300 MW

Il Ministro delle Attività Produttive, Claudio Scajola, ha firmato il nuovo Decreto sugli incentivi per l’istallazione degli impianti fotovoltaici. Il conto energia passa da 100 MW a 300 MW e privilegerà con ben 220 MW le richieste dei piccoli impianti fotovoltaici provenienti da condomini, famiglie e piccole imprese.

Il "conto energia" fotovoltaico è stato introdotto nel settembre scorso dopo un’attesa di quasi due anni. Il nuovo sistema ha sostituito il precedente meccanismo del contributo all’acquisto con quello del contributo sull’energia prodotta dai pannelli solari e venduta dai proprietari dei pannelli alla rete elettrica nazionale. Inizialmente il decreto del conto energia prevedeva un fondo per soli 100 MW. Il grande interesse ha subito fatto prevedere che tale quota sarebbe stata abbondantemente superata in breve tempo. E così è avvenuto. Dopo 60 giorni il fondo di 100 MW del conto energia era già esaurito.

Il nuovo decreto firmato oggi dal ministro estende a 300 MW il fondo per i piccoli impianti e permette di soddisfare le richieste finora pervenute al soggetto attuatore (GRTN). Di questi, 100 MW andranno a coprire le richieste per piccoli impianti (tra 1 e 50 KW) provenienti da utenti, condomini e piccole imprese e 60 MW quelle delle grandi imprese per gli impianti fotovoltaica di potenza superiore (tra 50 e 1000 kW). I restanti 140 MW sono allocati con tranche annuali per un Max di 60 MW ogni anno. Il nuovo decreto modifica anche l’obiettivo finale incrementando la potenza fotovoltaica installata in Italia da 300 MW entro il 2015 a 500 MW.


Admin | 13.12.2005

Vendesi luce fatta in casa

Produrre elettricità e rivendere il surplus ai gestori. Lo stanno per fare già 3500 italiani con i pannelli solari. Per merito di un decreto che premia fai-da-te.

Quanto conviene il fai-da-te?

Conviene produrre energia elettrica? Sembra proprio di si. Uno studio di Legambiente ha preso in esame due impianti solari fotovoltaici:uno da 5 kilowatt di un agriturismo in provincia di Grosseto e uno da 3 kilowatt-la potenza media di un abitazione privata-in una casa adiacente. In base allo studio di Legambiente,l’impianto da 5 kilowatt ha una capacità produttiva annua di oltre 6.000 kilowattora e costa circa 39mila euro iva compresa. Considerato che chi installa i pannelli può rivendere l’energia in surplus a un gestore (Enel o chi per lui) a prezzo triplicato. I conti sono presto fatti. Se si considera una rata annuale di 3.810 euro per ripagare il mutuo decennale,si comincia a guadagnare già al primo anno. Secondo la simulazione tecnica,al termine dei 25 anni di vita garantiti dal produttore dei pannelli fotovoltaici il guadagno per chi produce elettricità sarà di 58.260,11 euro,tolte le spese del mutuo. L’impianto solare da 3 kilowatt,invece ,ha una capacità produttiva annua di 3.800 kilowattora e costa circa 22mila euro iva inclusa. Al netto della rata annuale(2.514,59 euro) del mutuo decennale per coprire l’intera spesa,i primi soldi si vedono a partire dal quinto anno. Al termine dei 25 anni il piccolo produttore si sarà messo in tasca 36.993,08 euro. Va sottolineato che i ricavi degli impianti di potenza inferiore a 20 kilowatt non sono tassati e il fornitore sarà obbligato ad acquistare energia allo stesso prezzo per 20 anni. Per incentivare il solare Legambiente promuove insieme alle Banche di credito cooperativo della provincia di Grosseto un prestito fino a 150.mila euro con un tasso del 2%. E nel resto d’Italia diversi istituti di credito.come la Banca Etica e la Banca verde del gruppo Monte dei Paschi di Siena,propongono finanziamenti per le imprese del settore delle fonti rinnovabili.


Admin | 26.11.2005


Sergio Gabossi


DARFO BOARIO TERME


Il Parco di Luine, splendida oasi rupestre di Darfo, d’ora in poi vivrà di luce propria. Anzi, di luce solare. In questi giorni, infatti, si stanno ultimando i lavori di installazione dell’impianto fotovoltaico che consentirà di produrre circa 3 chilowatt di energia, ovvero quanto basta per far fronte alle esigenze di illuminazione del parco e fornire energia al piccolo Museo. Una scelta curiosa e intelligente, quella fatta dall’Amministrazione comunale. «Avremmo potuto collocare l’impianto in qualche ufficio comunale, ma ciò avrebbe richiesto un impianto più grande e costoso -, spiega Aldo Abondio, vicesindaco e assessore all’Ambiente -. Un impianto fotovoltaico collocato nel Parco di Luine ha anche un grande significato ambientale. Ogni anno, il Parco è frequentato da centinaia di ragazzi delle scolaresche. Questo vuol essere un modo intelligente per far capire loro che l’energia solare è pulita e rinnovabile ed è in grado di garantire il funzionamento di servizi essenziali. L’energia alternativa è destinata ad occupare una fetta di mercato importante per il futuro...». Qui, lungo questo costone di montagna non troppo ospitale dove la storia camuna ha voluto gettare le proprie basi, il sole non ha certo vergogna a mostrarsi. Strategica anche la scelta di collocare i pannelli sul tetto del museo sul versante Sud ovest, la guancia del giardino maggiormente irradiata durante il giorno. Questo brandello di terra, che per il suo valore storico intrinseco sembra lontano anni luce dal mondo moderno, succhierà proprio dal sole l’energia necessaria per continuare a pulsare. Tocca proprio ad Abondio spiegare nel dettaglio i passi che hanno portato alla realizzazione di tutto questo. «Il Decreto ministeriale Matteoli ha stanziato alle Regioni circa 10 milioni di euro da elargire attraverso appositi bandi a cui potevano partecipare privati e Enti Pubblici che presentavano un progetto valido per installazione di tetti fotovoltaici. A Brescia, l’importo complessivo dei finanziamenti ha toccato quota 846mila euro». Quarantacinque i privati e undici i Comuni che hanno ricevuto contributi a fondo perduto per la realizzazione di questi impianti. Tra i Comuni bresciani, Darfo Boario Terme, è l’unico della Valcamonica. Dodicimila euro la somma erogata dalla Provincia, altri tredicimila sono stati stanziati dall’Amministrazione comunale per il completamento dei lavori. Ora i pannelli color argento sono lì, sopra il Museo, ricavato da un vecchio fienile che è anche punto informazioni e locale ad uso di Mariagrazia la custode. Per posare i pannelli si è dovuto scoperchiare parte del tetto. Tanto per avere qualche indicazione tecnica, il generatore fotovoltaico è costituito dal parallelo di due stringhe di moduli realizzate collegando in serie dieci moduli di una potenza di 150 Watt ciascuno. Lo studio e la progettazione esecutiva è stato affidato all’ingegner Michela Pedrocchi. Non rimane che farli entrare in funzione. Sole permettendo.


Admin | 25.11.2005

L’assessorato provinciale all’Energia ha deliberato finanziamenti per una produzione di 260 Kw Fotovoltaico, incentivi per 846mila euro Sono destinati a 45 privati e ad 11 enti pubblici. I vantaggi del «conto energia»

Impianti fotovoltaici sui tetti di abitazioni del quartiere di S. Polo

dal giornale di Brescia 15/10/05

BRESCIA

Produrre energia elettrica con i raggi solari. È una opportunità che viene sempre più incentivata perché la corrente ottenuta con gli impianti fotovoltaici ha il pregio di essere pulita e rinnovabile. L’assessorato provinciale all’Ambiente, ecologia ed energia ha assegnato 846mila euro a fondo perduto, destinati a cittadini ed enti pubblici che hanno presentato progetti validi. La decisione è scaturita a conclusione dell’istruttoria per la seconda tornata di finanziamenti. I fondi stanziati coprono il 70% dei costi degli investimenti nella nostra provincia: 45 sono stati assegnati a privati e 13 a enti pubblici, di cui 11 assegnatari, come si evidenzia nella tabella. Alcune installazioni di pannelli solari sono già pronte, altre sono in attesa di collaudo per l’erogazione del contributo. I lavori, avviati prima della fine di settembre, dovranno concludersi entro la fine dell’anno. Dice l’assessore provinciale Enrico Mattinzoli: «Gli impianti fotovoltaici utilizzati per generare energia elettrica favoriscono la riduzione delle emissioni dei gas serra e la promozione delle fonti rinnovabili. Come dire che si è sulla strada giusta, visto che il protocollo di Kyoto impone di ridurre del 6,5% entro il 2010 gli scarichi pericolosi per il riscaldamento del pianeta. Con le opere finanziate la potenza derivante dal fotovoltaico sarà pari a 260 Kilowatt, che si aggiungono ai 60 kw finanziati con il primo bando». Il totale, poco meno di un terzo di Megawatt, non è moltissimo rispetto alla potenza complessiva installata nella nostra provincia che è di 2730 Mw, ma è un segnale - aggiunge l’assessore - che si procede nella giusta direzione. Dalle fonti rinnovabili proviene il 90% della produzione bresciana di energia elettrica. Una quota rilevantissima è dovuta all’idroelettrico, pari a 2419 Mw; il resto è suddiviso tra biomasse (a Sellero un impianto è già in produzione, a Collio lo sarà presto), biogas e appunto la luce del sole. Osserva Mattinzoli che l’obiettivo fissato dal libro bianco della Comunità europea di arrivare al 22% di energia elettrica «verde» in ambito nazionale è alla portata, per quanto riguarda il ruolo che può svolgere la nostra provincia, considerato che negli ultimi due anni sono aumentati fino a 71 Mw gli impianti di energia rinnovabile. Quanto al fotovoltaico, l’istituzione del «conto energia» decisa da un decreto legislativo del 5 agosto scorso, costituisce un ulteriore incentivo. I finanziamenti saranno erogati in cambio dell’energia prodotta e ceduta alla rete. La validità è di vent’anni e ne avrà diritto chi ha cominciato a produrre dopo il 30 settembre, secondo modalità diverse in funzione della potenza di «picco». Il decreto prevede incentivi per l’installazione complessiva di 100 Mw, con l’obiettivo di raggiungere una potenza di 300 Mw entro il 2015.


Admin | 15.10.2005

 


 

8.12.2005 | Società civile   

Adro e l’architettura di Dio  

Ci siamo anche noi,dentro fino al collo,ma non si vede. INSISTIMOS

EREDI LANCINI GIANCARLO Srl

DELIBERA REGIONALE N. VII 12767 DEL 16,04,2003

CER DESCRIZIONE

01 04 07* rifiuti contenenti sostanze pericolose, prodotti da trattamenti chimici e fisici di minerali non metalliferi

01 04 12 sterili ed altri residui del lavaggio e della pulitura di minerali, diversi da quelli di cui alle voci 01 04 07 e 01 04 11

01 04 13 rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07

01 04 99 rifiuti non specificati altrimenti(limitatamente ai fanghi da taglio e levigatura molatura pietre, acque di lavaggio mulini discontinui, acque di colatura, acque di flottazione dei metalli non metalliferi)

02 01 01 fanghi da operazione di lavaggio e pulizia

02 01 06 feci animali, urina e letame ( comprese le lettiere usate), effluenti, raccolti separatamente e trattati fuori sito

02 01 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente ad acque di lavaggio prodotti ortofrutticoli, residui pompabili di prodotti avariati)

02 02 01 fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia

02 02 04 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 02 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio impianti di trattamento carne e pesce

02 03 01 fanghi prodotti da operazioni di lavaggio,pulizia,sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti

02 03 05 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 03 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a percolati di stoccaggio, pro- dotti ortofrutticoli, brodi di cottura vegetale, polpe esauste di estrazione principi attivi e relativi solventi, acque di lavaggio di impianti di trattamento frutta, vegetali e conserve alimentari)

02 04 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 04 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a melme di decantazione da defecazione, fanghi da solfitazione e altri processi da decolorazione, scoli di affinaggio, borlande di zucchero)

02 05 02 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 05 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a acque di lavaggio di degassa- zione, latticello fuori specifica da processi di angolatura, campioni di latte re- sidui da analisi, acque di lavaggio impianti dell’industria casearia)

02 06 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 06 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a residui lieviti avariati, acque di lavaggio delle cariossidi, residui di brillatura riso, oli di estrazio- ne da test di laboratorio, acque di lavaggio impianti dell’industria della pasta e della panificazione)

02 07 01 rifiuti prodotti dalle operazioni di lavaggio, pulizia e macinazione della materia prima

02 07 02 rifiuti prodotti dalla distillazione di bevande alcoliche

02 07 03 rifiuti prodotti dai trattamenti chimici

02 07 04 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione

02 07 05 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

03 03 11 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 03 03 10 04 01 05 liquido di concia non contenente cromo

04 01 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei reparti produttivi)

04 02 19* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

04 02 20 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 04 02 19 06 01 01* acido solforico ed acido solforoso

06 01 02* acido cloridrico

06 01 04* acido fosforico e fosforoso

06 01 05* acido nitrico ed acido nitroso

06 02 99 rifiuti non specificati altrimenti( limitatamente alle soluzioni alcaline di lavag- gio dei reparti produttivi)

06 03 13* sali e loro soluzioni, contenenti metalli pesanti

06 03 14 Sali e loro soluzioni, diversi da quelli di cui alla voce 06 03 11 e 06 03 13

06 05 02* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effuenti, contenenti sostanze pericolose

06 05 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 06 05 02

06 06 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei repar- ti produttivi)

06 10 02* rifiuti contenenti sostanze pericolose

06 10 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio degli impianti)

07 01 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07,01,04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 01 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 01 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 01 11

07 02 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 02 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 02 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 02 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti didiversi da quelli di cui alla voce 07 02 11

07 03 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 03 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 03 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 03 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di reazione dopo estrazione dei pigmenti)

07 05 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 05 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 05 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti,contenenti sostanze pericolose

07 05 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 05 11

07 06 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 06 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 06 08* altri fondi e residui di reazione

07 06 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 06 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 06 11

07 07 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 07 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 07 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 07 11 08 01 15* fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 01 16 fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 08 01 15 08 01 17* fanghi prodotti dalla rimozione di pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 01 18 fanghi prodotti dalla rimozione di pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 08 01 17

08 01 19* sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 01 20 sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 19

08 03 07 fanghi acquosi contenenti inchiostro

08 03 12* scarti di inchiostro, contenenti sostanze pericolose

08 03 13 scarti di inchiostro, diversi da quelli di cui alla voce 08 03 12

08 03 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei reparti produttivi)

08 04 15* rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 04 16 rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, diversi da quelli di cui alla voce 08 04 15

09 01 01* soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa

09 01 02* soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa

09 01 04* soluzioni fissative

09 01 05* soluzioni di lavaggio e soluzioni di arresto-fissaggio

09 01 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei repar- ti produttivi dell’industria fotografica)

10 01 20* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

10 01 21 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 10 01 20

10 01 22* fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaie, contenenti sostanze pericolose 10 01 23 fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaie, diversi da quelli di cui alla voce 10 01 22

11 01 05* acidi di decappaggio

11 01 06* acidi non specificati altrimenti

11 01 07* basi di decappaggio

11 01 08* fanghi di fosfatazione

11 01 09* fanghi e residui di filtrazione, contenenti sostanze pericolose

11 01 10 fanghi e residui di filtrazione, diversi da quelli di cui alla voce 11 01 09

11 01 11* soluzioni acquose di lavaggio, contenenti sostanze pericolose

11 01 12 soluzioni acquose di lavaggio, diverse da quelle di cui alla voce 11 01 11

11 01 13* rifiuti di sgrassaggio contenenti sostanze pericolose

11 01 14 rifiuti di sgrassaggio diversi da quelli di cui alla voce 11 01 13

11 01 15* eluati e fanghi di sistemi a membrana e sistemi a scambio ionico, contenenti sostanze pericolose

11 02 02* rifiuti della lavorazione idrometallurgica dello zinco (compresi jarosite, goethite)

11 02 03 rifiuto della produzione di anodi per processi elettrolitici acquosi

11 02 05* rifiuti della lavorazione idrometallurgica del rame, contenenti sostanze pericolose

11 02 06 rifiuti della lavorazione idrometallurgica del rame, diversi da quelli della voce 11 02 05

11 02 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque decadenti dai processi di galvanizzazione)

12 01 08* emulsioni e soluzioni per macchinari, contenenti alogeni

12 01 09* emulsioni e soluzioni per macchinari, non contenenti alogeni

12 01 10* oli sintetici per macchinari

12 01 19* oli per macchinari, facilmente biodegradabili

12 03 01* soluzioni acquose di lavaggio

12 03 02* rifiuti prodotti da processi di sgrassatura a vapore

13 01 05* emulsioni non clorurate

13 03 07* oli minerali isolanti e termoconduttori non clorurati

13 03 08* oli sintetici isolanti e termoconduttori

13 03 09* oli isolanti e termoconduttori, facilmente biodegradabili

13 03 10* altri oli isolanti e termoconduttori

13 04 03* altri oli di sentina della navigazione

13 05 02* fanghi di prodotti di separazione olio/acqua

13 05 06* oli prodotti dalla separazione olio/acqua

13 05 07* acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua

13 07 01* olio combustibile e carburante diesel

13 07 02* petrolio

13 07 03* altri carburanti (comprese le miscele)

13 08 01* fanghi ed emulsioni prodotti dai processi di dissalazione

13 08 02* altre emulsioni

14 06 03* altri solventi e miscele di solventi

14 06 05* fanghi o rifiuti solidi, contenenti altri solventi

16 03 05* rifiuti organici, contenenti sostanze pericolose

16 03 06 rifiuti organici, diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05

16 07 08* rifiuti contenenti olio

16 07 09* rifiuti contenenti altre sostanze pericolose

16 07 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio fusti, cassonetti, automezzi, acque di prima pioggia da piazzali con serbatoi di stoccaggio, spurghi di biologiche di insediamenti civili e industriali, spurghi di pozzetti di autolavaggio)

16 10 01* soluzioni acquose di scarto, contenenti sostanze pericolose

16 10 02 soluzioni acquose di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 16 10 01

16 10 03* concentrati acquosi, contenenti sostanze pericolose

16 10 04 concentrati acquosi, diversi da quelli di cui alla voce 16 10 03

19 01 06* rifiuti liquidi acquosi prodotti dal trattamento dei fumi e di altri rifiuti liquidi acquosi

19 07 02* percolato di discarica, contenente sostanze pericolose

19 07 03 percolato di discarica diverso da quello di cui alla voce 19 07 02

19 08 05 fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane

19 08 07* soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio ionico

19 08 11* fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose

19 08 12 fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 11

19 08 13* fanghi contenenti sostanze pericolose prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali

19 08 14 fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 13

19 08 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a acque di lavaggio e rigenera- zione membrane filtranti)

19 09 02 fanghi prodotti dai processi di chiarificazione dell’acqua

19 09 06 soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio ionico

19 09 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a salamoie da processi di congelamento potabile e/o elettrodialisi, spurghi di serbatoi da deferrizza- zione)

19 11 05* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

19 11 06 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 19 11 05

20 03 03 residui della pulizia stradale

20 03 04 fanghi delle fosse settiche

20 03 06 rifiuti della pulizia delle fognature

 
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Ho partecipato all’assemblea pubblica di venerdi 2 dicembre presso la sala civica di Torbiato, concessa e opportunamente riscaldata, dalla generosa amministrazione in carica. L’incontro indetto dalle minoranze ha visto una forte componente partecipativa.Il sindaco leghista Lancini non è mancato all’appuntamento.Considerato che la popolazione di Adro sta vivendo un tempo di democrazia vicino allo zero,gli animi erano ragionevolmente animati. Tralascio l’intervento di don Oscar Danilo Lancini, per soffermarmi invece sulle poche ma inequivocabili parole del consigliere o assessore di maggioranza di cui,mi scuso ,non conosco il nome . Il signore in questione, presente, suppongo, in qualità di accompagnatore del primo cittadino , fra ironia e spavalderia ha detto: “ Scusate ,noi non sappiamo parlare come voi”.,che, a giudicare dai fatti,( per ultimo, lo sputtanamento del consigliere di minoranza Vinicio Gandossi, attraverso l’affissione di manifesti comunali, a spese dei cittadini )tradotto potrebbe essere : “Non è una colpa nostra se siamo ignoranti”. E’ una colpa ,secondo me ,ignorare è sempre una colpa.La democrazia prevede che ,su alcune questioni che appaiono gravi,i cittadini si organizzino ,si agitano e chiedano di essere ascoltati,non puoi rimandarli a casa ,negargli gli spazi per incontrarsi,accampare scuse ridicole ,o peggio intimidire.Le scelte del sindaco sono infelici, e dovrebbe sapere il Lancini che la paura non è parte della vita democratica. Sempre secondo me, questa amministrazione ha già perso ,la vittoria consiste nel sapere che è necessario,indispensabile,inevitabile ascoltare chi si oppone,specialmente quando a farlo è un intera cittadinanza.

S. Lecchi


Admin | 8.12.2005

Ho letto con disappunto, intriso di rabbia e di altri indicibili sentimenti il manifesto azzurro con il simbolo del comune che il sindaco di Adro ha partorito dopo "lunga riflessione".Mi ricorda molto, sia per l’approccio iniziale che per il contenuto, la propaganda che in periodi sicuramente più bui qualcun’altro, sotto certi aspetti non molto diverso, iniziava con "italiani, di cielo, di terra e di mare......". Quale cittadino adrense mi chiedo se è lecito che un sindaco utilizzi il simbolo comunale, gli spazi e probabilmente i soldi della comunità per sproloquiare su fatti che lo riguardano in veste privata, o per rispondere alle osservazioni politiche che un consigliere di minoranza ha sollevato. Inoltre, sono meravigliato che il sindaco si preoccopi di non compiere "carognate nei confronti del consigliere Gandossi " a pochi mesi dalla pensione.....". Perchè la stessa premura non l’ha avuta allora per i dipendenti dell’azienda di famiglia (ELG), che in vista della pensione si sono trovati senza gli ultimi mesi di versamenti INPS, senza stipendio,ecc.ecc..? Daniele
Admin | 5.12.2005

Che strano: alla fine in tutta questa sporca faccenda a rimetterci (oltre alla faccia del sindaco... ma a quella ormai nessuno fa più caso: fa quasi tenerezza) è stato il presidente della Polisportiva di Adro. Diciamolo: abbandonato sia dai consiglieri doppioscarpisti (che scondinzolano e agitano la coda al padrone) ma anche da chi è stata la controparte in questa vicenda. Ora dove siete tutti? L’ex presidente ha creato una squadra di atletica che quest’anno è giunta in Serie B praticamente a costo zero. Sapete quel’è stata l’ultima determinazione del Neo Consiglio della Polisportiva? L’esautorazione della squadra di atletica, perchè tutto ciò che ha riguardato l’ex presidente deve essere cancellato (brutti parallelismi vengono alla mente...). Così anche l’avvenimento sportivo più prestigioso di tutta la storia sportiva della franciacorta (la Serie B) viene negato per ripicca e in spregio al vecchio presidente. Ma che persone spregevoli sono mai queste??? E gli altri? Quelli che si sono fatti molta pubblicità, perchè non intervengono e condannano questi metodi draconiani (usando un termine moderato)! E’ proprio vero, Adro è marcito sia culturalmente che moralmente. E forse quel sindaco è proprio ciò si merita per molto tempo...
Admin | 28.11.2005

DOMANI MATTINA 29 NOVEMBRE TUTTI A BS PER IL PROCESSO CONTRO L’ARCHITETTO DI DIO E I SUOI ANGELI...FORZA VENITE GENTE
Admin | 28.11.2005

Venerdì 2 dicembre, alle ore 20:30, presso la sala civica di Torbiato, si svolgerà un’assemblea pubblica organizzata dalla lista di centro-sinistra che alle ultime elezioni amministrative ha appoggiato Gandossi. Sarà un’occasione per fare il punto sull’amministrazione leghista ascoltando anche l’opinione delle minoranze, in modo particolare sulle nuove scuole, la politica urbanistica, il deficit di democrazia che sta manifestandosi in paese, il problema dell’inquinamento ambientale nel nostro comune e la partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa comunale. Se l’argomento vi interessa, e come adrensi dovrebbe interessarvi, ritenetevi liberissimi di partecipare portando un vostro contributo e tutti gli amici o conoscenti che lo desiderino.

Un caldo saluto.

p.s per chi fosse interessato, martedì 29 novembre 2005 si tiene il consiglio comunale; anche li assistere no n è male per chi può.


Admin | 24.11.2005

ADRO. Venerdì mattina un doppio intervento dell’Arma. Nei plichi c’erano messaggi pesanti e niente più

Allarmi bomba, nel mirino sindaco e Lega

Due buste sospette allertano i carabinieri: contenevano solamente uova marce

«Lui è marcio»: questa frase è stata scritta sulle uova piazzate in due buste che, nelle ultime ore, hanno provocato l’ennesimo falso allarme bomba in Franciacorta, obbligando i carabinieri di Adro a intervenire per rimuovere due plichi sospetti piazzati davanti all’ingresso del Municipio di Adro e della sede della Lega nord. Venerdì mattina attorno alle 9, una busta gonfiata dall’uovo contenuto all’interno ha provocato il primo falso allarme. Vedendo la busta indirizzata al sindaco a terra, davanti alla porta di accesso al palazzo comunale (che da alcuni giorni serve per accedere a una mostra) qualcuno ha ritenuto opportuno chiamare i carabinieri della stazione. I militari sono intervenuti in pochi minuti, e con professionalità sono riusciti a ridurre al minimo il disagio, evitando che un episodio indirizzato a sbeffeggiare il primo cittadino creasse un allarme inutile. L’acces so agli uffici è stato bloccato per pochi minuti, e gli addetti alla mostra collocata al piano superiore sono stati invitati a trattenere gli studenti in visita mentre gli agenti provvedevano a rimuovere la busta. All’interno, si diceva, solo un uovo andato a male con la scritta «lui è marcio», che alludeva al processo in corso a Brescia contro l’azienda «Elg» della quale all’epoca dei fatti contestati il sindaco Oscar Lancini era responsabile tecnico, oltre che proprietario con la sorella e la madre. I carabinieri sono poi intervenuti nella piazza di Adro, davanti alla chiesa parrocchiale, per rimuovere una busta simile alla prima, sempre contenente un uovo da buttare e la medesima scritta. Stavolta il bersaglio era la sede della Lega nord. Il duplice episodio, che in altri momenti avrebbe suscitato solo ilarità, nella attuale situazione politica del paese, segnata dalle contestazioni rivolte al sindaco da parte dei g enitori contrari alla chiusura (già avvenuta) della scuola della frazione di Torbiato; dalle associazioni ambientaliste cui è stata vietata un’assemblea in locali di proprietà comunale e delle opposizioni che criticano il sindaco per la vicenda Elg, è indicativo di un clima decisamente poco disteso. A farne indirettamente le spese sono i carabinieri, chiamati a interventi inuti li che appesantiscono inutilmente il loro impegno sul territorio. Giancarlo Chiari

Da Bresciaoggi di lunedi’21 novembre


Admin | 24.11.2005

Scusate, per i censori: Dire che il 25 ottobre c’è il processo a Brescia è antidemocratico? E’ cospirazione? E’ attaccare qualcuno? E’ insultare qualcuno? Non mi pare proprio, è solo un’informazione affinchè tutti gli adrensi interessati possano parteciparvi: così non si limitano a leggere le cose qui scritte, che potrebbero sembrare faziose, ostili e prevenute... Partecipando al processo, che è aperto a tutti e forse questo non lo sanno, potrebbero vedere e sentire di proprio conto anzichè leggere cose d’altri. Mario
Admin | 24.10.2005

Carissimi, il 30 settembre, presso la Palestra di Adro, abbiamo dato una lezione a chi ci ostacolava. Una lezione di STATO di DIRITTO! Ora, capisco tutto, la rabbia, il volersi vendicare, la ricerca smisurata della verità e la voglia di Giustizia. Però, molte volte, anche a mezzo "libere dichiarazioni" attraverso questo sito, inconsciamente si possono recare danni e/o far pervenire denunce contro chi ospita solamente i commenti. Quindi ritengo, visto che il processo alla Eredi Lancini inizia domani, ritengo che non bisogna prestare il fianco al nemico! Anche lui è ferito e potrebbe approfittare delle dichiarazioni scritte, per dichiararsi "vittima di una cospirazione politico/affaristica contro la mia famiglia oggetto di invidia altrui". Meditate e meditiamo. Maurizio Trupiano info@legambientefalcone.it
Admin | 24.10.2005

Non innervositevi.Piuttosto imparate a rispettare le regole del sito, senza approfittare dello spazio "democratico". La garanzia dell’anonimato non è il solo modo per comunicare. La censura non ci appartiene, chiedo un po’ di coraggio. Mario Corioni
Admin | 24.10.2005

evidentemente questo forum è censurato...non ci voglio credere

Lancini è lento...Legambiente è Rock

TUTTI A BRESCIA DOMANI A TESTIMONIARE CHE NON ABBIAMO PAURA. ADRO AVANTI


Admin | 24.10.2005

lasciamo in pace Dio...ma una cosa è certa...L’IPOCRISIA DI oscar danilo, berluskaiser di Adro, fa vergognare perfino Previti e dell’Utri. Domani, ricordo a tutti, d’andare a bs in Via Vittorio Emanuele II, tribunale Penale, ore 8:30, per il processo al buon Lancini...Assicuro, non si sarà ipocrisia...
Admin | 24.10.2005


4.12.2005 | Società civile   

Il rilancio delle Torbiere  

“I CONTROLLI E IL RILANCIO” DELLE TORBIERE SEBINE

Bresciaoggi13 nov. ‘05, ”Nell’oasi delle Torbiere aumentano i controlli”: si parla delle misure prese dal Presidente del Consorzio, Carlo Maffeis, per proteggere “ un importante biotipo unico nel suo genere” dai danni ambientali apportati da visitatori poco rispettosi delle regole.

Commento: sull’argomento simili considerazioni erano già state espresse qualche mese fa nell’articolo “Il Consorzio vara la tolleranza zero”. Insomma, ma i reati ambientali che preoccupano principalmente sono quelli dovuti al cattivo comportamento di gitanti che scambiano le Torbiere per una piscina, per una riserva di pesca o per il luogo più idoneo a portare a spasso il cagnetto?

Senz’altro sono condotte vergognose che vanno impedite, ma su questo sito vulnerabile e già vulnerato gravano altri e ben più allarmanti fattori di degrado e abusi, sui quali invece... Silenzio e Inerzia.

Bresciaoggi 27 nov. ’05, “Torbiere del Sebino : rilancio in quattro fasi”:

conferenza-stampa del neopresidente Maffeis: sono in arrivo un “ marchio per le Torbiere da vendere ad aziende che sfornino prodotti di qualità nel rispetto dell’ambiente”,cartoline che “immortalano” il sito, percorso vita, sentieri per i disabili, commissione didattica e nuovo Piano di Gestione.

Commento: benissimo la commissione didattica, i tracciati per i disabili, il Piano “che non sarà calato dall’alto ma condiviso”, coinvolgendo anche le associazioni ambientaliste.

Percorso-vita?Sì, ma FUORI dalla Riserva Naturale Orientata,nella quale è consentito l’accesso al pubblico unicamente per fini culturali!

Marchio?Lodevole l’iniziativa di far scaturire il logo dalla fantasia degli studenti locali, l’importante è che dietro il MARCHIO non ci sia il MARC(H)IO e cioè:

coperture e deviazioni improprie di fossi e invasi che causano frequenti allagamenti; precarie condizioni igieniche delle acque, per letali scarichi di reti fognarie e di attività industriali; coperture in eternit , da anni in attesa di bonifica in prossimità degli specchi d’acqua;colmate, recinzioni di vasche, modificazioni di sponde, introduzione di manufatti, costruzione di un campetto da golf con piantumazioni e riempimento di vasca d’acqua..., il tutto senza osservare le prescrizioni del Piano di Gestione.

E sono incombenti altri interventi di antropizzazione in zone territoriali delle Torbiere.

Ci sarà pur qualche valida motivazione se, nel maggio scorso, più di 4500 cittadini hanno sottoscritto l’Appello per la tutela delle Torbiere Sebine, lanciato da varie associazioni e gruppi, e più di 1000 abitanti di Corte Franca in ottobre hanno chiesto la revoca della Variante al PRG che prevede in zona di protezione (sic!) comunale delle Torbiere la realizzazione di un altro centro di accoglienza, a 100 m. dal SIC!

E siamo sicuri che la delibera definitiva dell’Amministrazione comunale di Corte Franca abbia rispettato la Valutazione d’Incidenza espressa dalla Provincia di Brescia e prescritta da normativa sovraordinata?

Cartoline? Ce ne sono alcune già in circolazione che mi piacciono molto.Ne allego una

Maria Bersi

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Bresciaoggi 5/12/2005

TORBIERE DEL SEBINO

5/12/2005 Torbiere, un invito a vigilare - Sotto accusa una delibera urbanistica di Corte Franca

Sono in particolare le mosse dell’aministrazione di Corte Franca a preoccupare le associazioni interessate alla tutela delle Torbiere del Sebino. E ora Comitato per la tutela del territorio, La Schiribilla, associazione Monte Alto, circolo di Franciacorta e coordinamento provinciale di Legambiente e Wwf hanno scritto alla Provincia, alla Regione, al ministero dell’Ambiente a al Consorzio di gestione della riserva sollevando un nuovo problema. Il tema sono le presunte incongruenze tra la delibera del consiglio comunale di Corte Franca del 13 ottobre e il parere espresso il 3 agosto dalla Provincia. Sullo sfondo la variante che interessa un’area contigua al Sito di interesse comunitario rappresentato dalle Torbiere, e che prevede la trasformazione da zona agricola di salvaguardia a zona F6: un viatico ad «attività ricettive al servizio delle Torbiere». Secondo le associazioni, il parere della Provincia poneva «paletti» precisi, stabilendo che l’area soggetta a variante doveva essere limitata alla superficie strettamente necessaria a permettere una edificazione pari al massimo a 400 metri quadri. E che il piano d’opera doveva interessare la porzione di territorio immediatamente a Est del centro commerciale «Le Torbiere», per mantenere la massima distanza possibile dal limite del «Sic». «Al contrario - scrivono gli ambientalisti -, nella deliberazione comunale sono presenti sia disposizioni incongruenti in riferimento a quanto espresso nella delibera stessa, sia disposizioni non conformi al parere della Provincia, in quanto l’area trasformata da E1 a F6 è di ben 28.5000 metri quadri. Chiediamo che, nel caso sia accertato che la delibera comunale non ha ottemperato alle prescrizioni, si intervenga tempestivamente per riportarla al rispetto delle prescrizioni impartite». Fausto Scolari


Admin | 8.12.2005

Concorso nelle scuole di Iseo, Provaglio e Corte Franca: se ne ricaverà un marchio per le aziende locali Torbiere, gli studenti disegnano il logo Per promuovere la conoscenza dell’area protetta in arrivo una nuova cartellonistica

Una barca solca le placide acque delle Torbiere


Veronica Massussi


ISEO


«Abbiamo iniziato da piccole cose, che però noi riteniamo importanti, per raggiungere lo scopo del Consorzio di gestione delle Torbiere, ovvero che le Torbiere siano fruibili, vengano rispettate e ci sia una maggior comunicazione tra chi le frequenta e chi è preposto alla tutela». Esordisce così Carlo Maffeis, presidente dell’ente gestore della riserva naturale, a pochi mesi dal suo insediamento. Proprio per facilitare la conoscenza delle Torbiere è in fase di preparazione una nuova cartellonistica di avvicinamento, che sarà posizionata sulle strade statali ma anche in autostrada, e una interna, più esplicativa di quella attuale: in tutto ci saranno 280 cartelli perimetrali e stradali di diverse dimensioni. Per quanto riguarda la didattica ambientale e la conoscenza del territorio, il Consorzio ha stilato un accordo con i circoli didattici dei tre comuni (Iseo, Provaglio d’Iseo e Corte Franca) per la realizzazione di un logo proprio delle Torbiere. Il concorso è già stato bandito nelle scuole elementari e medie e la selezione si terrà verso la metà di dicembre. Una volta riconosciuto il logo, la volontà dell’ente è quella di poter creare un vero marchio da proporre alle aziende del territorio. L’utilizzo di questo richiederà dei requisiti particolari, quali per esempio una produzione biologica e rispettosa dell’ambiente. Di riflesso all’ente verrà riconosciuta una percentuale sulla vendita dei prodotti recanti il marchio. Intanto, i vincitori del concorso riceveranno come premio una visita al Parco dell’Alto Garda. È stata inoltre da poco istituita una commissione didattica con la funzione di coordinamento in materia di educazione ambientale e di comunicazione; ne fanno parte tre professori di Chiari, Bagnolo e Capriolo, un rappresentante del Consorzio, uno delle associazioni ambientaliste del territorio ed una guida delle Torbiere. Le guide delle Torbiere sono attualmente una ventina, ma per incrementarne il numero, abbastanza esiguo, partirà nei prossimi mesi un nuovo corso di aggiornamento, aperto anche a nuovi iscritti (per informazioni è possibile contattare il Consorzio al numero 030-9823141). Sempre nell’ottica di far conoscere il patrimonio ambientale locale, è stato deciso di effettuare un gemellaggio con Hyerès, in Francia, dove si trova un’analoga «zona umida» creatasi con lo scavo ed il successivo abbandono delle saline. Per quanto riguarda la tutela dell’area protetta, invece continua la collaborazione con le guardie ecologiche volontarie e la Polizia provinciale, che eseguono un servizio di vigilanza. Le gettoniere collocate ai tre ingressi della riserva, dove viene rilasciato il biglietto (del costo di 1 euro) per chi non è residente nei comuni di Iseo, Corte Franca e Provaglio d’Iseo, da marzo ad agosto hanno reso al Consorzio 12.000 euro. Si calcola che in un anno il gettito dei biglietti possa aggirarsi intorno ai 15.000 euro


Admin | 27.11.2005

ISEO. Audizione in Provincia Torbiere, parola al presidente

Domani pomeriggio alle ore 15, nella sala consiliare del Broletto, le commissioni congiunte provinciali Ambiente/Territorio sentiranno, in audizione aperta al pubblico, il presidente del Consorzio Torbiere Sebine Carlo Maffeis. L’appuntamento fa seguito alla petizione sottoscritta da più di 4.500 cittadini a sostegno dell’ «Appello alla tutela delle Torbiere Sebine». Le commissioni congiunte sentirono sul problema Torbiere, in audizione il 13 luglio, i sindaci di Corte Franca, Provaglio d’Iseo e Iseo (sul cui territorio sono ubicate le torbiere) e il 15 luglio i Comitati e le Associazioni promotrici della raccolta firme. Un modo per farsi un’idea approfondita di quello che bolle in pentola in riva alle «lame». «Le commissioni provinciali congiunte - avevano spiegato a loro tempo i rappresentanti delle Acli di Iseo, Associazione Monte Alto (Corte Franca), Cisl Iseo, Comitato Tutela Territorio Corte Franca, La Schiribilla, Legambiente Franciacorta, Verdi per la pace di Brescia e Wwf Brescia -, che ci avevano convocato in audizione, hanno potuto appurare le varie problematiche generali inerenti la tutela della Riserva Naturale. In quella sede abbiamo espresso la nostra posizione in merito agli specifici interventi programmati dalle tre amministrazioni comunali, ritenuti in contrasto con le finalità della Riserva (istituita, secondo la legge Regionale n.86, «allo scopo di sorvegliare e orientare specificatamente l’evoluzione della natura» e dove «sono consentite solo le attività antropiche tradizionali compatibili con l’ambiente naturale...l’ accesso del pubblico è consentito unicamente per fini culturali...»). In sintesi abbiamo ribadito che solo una riserva adeguatamente tutelata e correttamente fruita può rappresentare una risorsa per il territorio bresciano». Questi comitati, sicuramente sperano che lo stesso possa scaturire dall’audizione del presidente del Consorzio. Fausto Scolari


Admin | 27.11.2005

2.12.2005 | Società civile   

C’ERA UNA VOLTA LA DEMOCRAZIA........  

C’ERA UNA VOLTA LA DEMOCRAZIA........ ADESSO C’E’ LA PADANIA

Adesso basta! L’ultima performance della giunta leghista di Adro ha rivelato, per i pochi che potessero avere ancora dubbi, il vero volto dittatoriale e totalitario che caratterizza gli apostoli del verbo padano che si proclama difensore dei valori della civiltà occidentale e cristiana ma che, in realtà, si avvicina molto di più al neo-paganesimo di stampo nazista con i discorsi sulla superiorità della razza e dello scontro di civiltà. Che cosa ti ha escogitato la giunta leghista? Visto che nell’ultima assemblea pubblica svoltasi nella sala consiliare lo scorso mese di luglio il pubblico non si era mostrato molto favorevole alle tesi dell’amministrazione leghista sulla ubicazione del nuovo polo scolastico e sulla vendita delle scuole elementari di Torbiato, gli amministratori, sindaco Lancini in testa, hanno pensato che chi vuole la democrazia se la deve pagare. E che diamine! Mica siamo qui a lavorare per la “cesa de Ader”! E così, d’ora in poi, chi vuole organizzare un’assemblea nella sala consiliare per dibattere democraticamente argomenti vitali ed importanti per il paese, partiti politici ma anche associazioni senza fine di lucro e con scopi di solidarietà, caccino 1.000 euro. A gratis, naturalmente, si potranno ascoltare i comizi del sindaco, profeta infallibile del verbo bossiano nell’interpretazione borgheziana con influssi calderoliani. D’altronde, si sa, chi si oppone alla politica leghista non sono persone con un legittimo parere diverso ma pericolosi comunisti collusi con integralisti islamici e terroristi senza-dio a cui non bisogna dare la parola ma al limite una condanna al rogo, commutabile nel carcere a vita per chi si converte. Gli spazi aperti e gratuiti per la discussione di temi che riguardano la collettività sono pericolose invenzioni della corrotta civiltà mediterranea che fa capo ad Atene e Roma, dove nell’ agorà e nel foro tutti potevano liberamente dibattere i temi riguardanti la collettività; ma chi si considera erede dei vari Attila, Alboino, Alarico, Genserico e compagnia varia che tali spazi distruggevano non può certo tollerare che la gente si raduni pacificamente per dire al sindaco “guarda che forse stai sbagliando”. Con una contraddizione però, nell’atteggiamento leghista: i comuni medievali, a cui i leghisti vorrebbero ispirarsi, (la prima, unica ed autentica “Lega Lombarda”), per difendere questo spazio di libertà, che chiamavano “arengo” si sollevarono contro il “Barbarossa”, che era il portacolori della tradizione germanica, di cui la lega bossiana si proclama erede, e questi comuni combatterono anche in nome della “romanità”, intesa come diritto e leggi che mitigavano le faide e le vendette del sangue tipiche dell’ordinamento barbarico (e longobardo in particolare, popolo tanto caro ai nostri padani.....) Domenica 18 settembre ero a Venezia e mi è pianto il cuore vedere in città la manifestazione razzista, islamofoba, volgare e totalitaria in quella città che, e qui l’ignoranza leghista è inescusabile, è stata, nel Medioevo e anche nel periodo successivo, ponte tra oriente e occidente, pur tra le molte guerre che hanno caratterizzato quel periodo, faro di cultura e di tolleranza (forse non tutti sanno che la Repubblica Veneta, insieme all’Inghilterra, fu l’unico stato europeo a non consentire l’insediamento nel suo territorio del tribunale dell’Inquisizione): nel territorio che ha visto le glorie di Tiziano e del Veronese sono risuonati gli slogan incitanti all’odio etnico, allo scontro di civiltà, alla chiusura di frontiere, il tutto in nome di una mitica razza padana che esiste solo nelle menti e nei sogni dei leader leghisti e dei loro seguaci. Sogni che ben presto si rivelano incubi per chi prova sulla sua pelle che cosa sia il verbo padano tradotto in atti amministrativi: lo sconvolgimento urbanistico di un paese, il più vivo disprezzo per la natura (e si che è verde come il colore della Lega), la cancellazione di ogni confronto democratico con la popolazione, convinti che il sistema maggioritario costituisca una cambiale in bianco firmata dai cittadini in favore del sindaco e dei suoi compagni di cordata e che le garanzie e le procedure democratiche altro non siano che insopportabili lacci alla fervida fantasia dell’amministrazione. Questa fantasia che si inventa nemici e pericoli negli extra-comunitari presenti nel territorio comunale (fra loro ci sono delinquenti come ci sono fra gli italiani) ma che tace vergognosamente sul ben più grave problema dell’inquinamento delle falde che interessa il nostro territorio, con potenziale pericolo per la salute di tutta la popolazione e dei bambini in particolare. Delle eventuali responsabilità dirette del primo cittadino in questo fatto se ne occuperà la magistratura, ma delle responsabilità politiche dell’amministrazione è giusto che sia la gente ad interessarsene. Perché questa amministrazione leghista di Adro, che sembra tanto premurosa nei confronti dei bambini al punto che, per offrir loro una scuola “a prova di sisma”, non esita a chiudere la struttura scolastica della frazione di Torbiato, incurante delle proteste della popolazione locale, che vedeva in essa un segno forte d’identità, per edificare un nuovo polo scolastico, ponendo le basi per una colossale speculazione edilizia, perché, dicevo, non dice chiaramente che cosa c’è di inquinato, quali sono le sostanze nocive immesse nelle falde e in che quantità, se ci sono dei pericoli effettivi e, in tal caso, che cosa fare per difenderci? C’è forse qualcosa da nascondere? Non è che ci vengano a dire, fra un po’, che gli inquinatori sono Osama Bin Laden ed il suo braccio destro Al-Zarqawi ma che la Lega, novelli crociati, salveranno la cristianità adrense da questi terroristi? E se invece la causa fosse più vicina e più italiana di quanto si creda? Certo, a fare queste domande, di questi tempi, si viene presi immancabilmente per comunisti ma, come diceva mons. H. Camara, arcivescovo di Recife in Brasile, “quando aiuto i poveri, tutti dicono che sono un santo, quando mi chiedo perché sono poveri, allora divento un pericoloso comunista”. Ringrazio Lega Ambiente per l’attenzione che la vigilanza che effettua costantemente sul nostro territorio ed auspico che siano sempre di più gli Adrensi che aprano gli occhi e difendano, in modo civile e nonviolento, le loro radici ed il loro paese.

Silvio Ferretti - Adro

 
:: ultimi commenti

Si informa il popolo ambientalista che a chi fosse possibile, martedì 25 ottobre presso il tribunale di Brescia, si terrà l’udienza processuale che vede impotato anche il SIG. DANILO OSCAR LANCINI, attuale Sindaco di Adro.
Admin | 21.10.2005

Rifiuti non specificati altrimenti

EREDI LANCINI GIANCARLO Srl

DELIBERA REGIONALE N. VII 12767 DEL 16,04,2003

CER DESCRIZIONE

01 04 07* rifiuti contenenti sostanze pericolose, prodotti da trattamenti chimici e fisici di minerali non metalliferi

01 04 12 sterili ed altri residui del lavaggio e della pulitura di minerali, diversi da quelli di cui alle voci 01 04 07 e 01 04 11

01 04 13 rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07

01 04 99 rifiuti non specificati altrimenti(limitatamente ai fanghi da taglio e levigatura molatura pietre, acque di lavaggio mulini discontinui, acque di colatura, acque di flottazione dei metalli non metalliferi)

02 01 01 fanghi da operazione di lavaggio e pulizia

02 01 06 feci animali, urina e letame ( comprese le lettiere usate), effluenti, raccolti separatamente e trattati fuori sito

02 01 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente ad acque di lavaggio prodotti ortofrutticoli, residui pompabili di prodotti avariati)

02 02 01 fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia

02 02 04 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 02 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio impianti di trattamento carne e pesce

02 03 01 fanghi prodotti da operazioni di lavaggio,pulizia,sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti

02 03 05 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 03 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a percolati di stoccaggio, pro- dotti ortofrutticoli, brodi di cottura vegetale, polpe esauste di estrazione principi attivi e relativi solventi, acque di lavaggio di impianti di trattamento frutta, vegetali e conserve alimentari)

02 04 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 04 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a melme di decantazione da defecazione, fanghi da solfitazione e altri processi da decolorazione, scoli di affinaggio, borlande di zucchero)

02 05 02 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 05 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a acque di lavaggio di degassa- zione, latticello fuori specifica da processi di angolatura, campioni di latte re- sidui da analisi, acque di lavaggio impianti dell’industria casearia)

02 06 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 06 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a residui lieviti avariati, acque di lavaggio delle cariossidi, residui di brillatura riso, oli di estrazio- ne da test di laboratorio, acque di lavaggio impianti dell’industria della pasta e della panificazione)

02 07 01 rifiuti prodotti dalle operazioni di lavaggio, pulizia e macinazione della materia prima

02 07 02 rifiuti prodotti dalla distillazione di bevande alcoliche

02 07 03 rifiuti prodotti dai trattamenti chimici

02 07 04 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione

02 07 05 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

03 03 11 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 03 03 10 04 01 05 liquido di concia non contenente cromo

04 01 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei reparti produttivi)

04 02 19* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

04 02 20 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 04 02 19 06 01 01* acido solforico ed acido solforoso

06 01 02* acido cloridrico

06 01 04* acido fosforico e fosforoso

06 01 05* acido nitrico ed acido nitroso

06 02 99 rifiuti non specificati altrimenti( limitatamente alle soluzioni alcaline di lavag- gio dei reparti produttivi)

06 03 13* sali e loro soluzioni, contenenti metalli pesanti

06 03 14 Sali e loro soluzioni, diversi da quelli di cui alla voce 06 03 11 e 06 03 13

06 05 02* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effuenti, contenenti sostanze pericolose

06 05 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 06 05 02

06 06 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei repar- ti produttivi)

06 10 02* rifiuti contenenti sostanze pericolose

06 10 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio degli impianti)

07 01 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07,01,04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 01 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 01 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 01 11

07 02 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 02 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 02 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 02 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti didiversi da quelli di cui alla voce 07 02 11

07 03 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 03 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 03 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 03 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di reazione dopo estrazione dei pigmenti)

07 05 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 05 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 05 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti,contenenti sostanze pericolose

07 05 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 05 11

07 06 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 06 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 06 08* altri fondi e residui di reazione

07 06 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 06 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 06 11

07 07 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 07 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 07 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 07 11 08 01 15* fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 01 16 fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 08 01 15 08 01 17* fanghi prodotti dalla rimozione di pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 01 18 fanghi prodotti dalla rimozione di pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 08 01 17

08 01 19* sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 01 20 sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 19

08 03 07 fanghi acquosi contenenti inchiostro

08 03 12* scarti di inchiostro, contenenti sostanze pericolose

08 03 13 scarti di inchiostro, diversi da quelli di cui alla voce 08 03 12

08 03 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei reparti produttivi)

08 04 15* rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 04 16 rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, diversi da quelli di cui alla voce 08 04 15

09 01 01* soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa

09 01 02* soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa

09 01 04* soluzioni fissative

09 01 05* soluzioni di lavaggio e soluzioni di arresto-fissaggio

09 01 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei repar- ti produttivi dell’industria fotografica)

10 01 20* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

10 01 21 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 10 01 20

10 01 22* fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaie, contenenti sostanze pericolose 10 01 23 fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaie, diversi da quelli di cui alla voce 10 01 22

11 01 05* acidi di decappaggio

11 01 06* acidi non specificati altrimenti

11 01 07* basi di decappaggio

11 01 08* fanghi di fosfatazione

11 01 09* fanghi e residui di filtrazione, contenenti sostanze pericolose

11 01 10 fanghi e residui di filtrazione, diversi da quelli di cui alla voce 11 01 09

11 01 11* soluzioni acquose di lavaggio, contenenti sostanze pericolose

11 01 12 soluzioni acquose di lavaggio, diverse da quelle di cui alla voce 11 01 11

11 01 13* rifiuti di sgrassaggio contenenti sostanze pericolose

11 01 14 rifiuti di sgrassaggio diversi da quelli di cui alla voce 11 01 13

11 01 15* eluati e fanghi di sistemi a membrana e sistemi a scambio ionico, contenenti sostanze pericolose

11 02 02* rifiuti della lavorazione idrometallurgica dello zinco (compresi jarosite, goethite)

11 02 03 rifiuto della produzione di anodi per processi elettrolitici acquosi

11 02 05* rifiuti della lavorazione idrometallurgica del rame, contenenti sostanze pericolose

11 02 06 rifiuti della lavorazione idrometallurgica del rame, diversi da quelli della voce 11 02 05

11 02 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque decadenti dai processi di galvanizzazione)

12 01 08* emulsioni e soluzioni per macchinari, contenenti alogeni

12 01 09* emulsioni e soluzioni per macchinari, non contenenti alogeni

12 01 10* oli sintetici per macchinari

12 01 19* oli per macchinari, facilmente biodegradabili

12 03 01* soluzioni acquose di lavaggio

12 03 02* rifiuti prodotti da processi di sgrassatura a vapore

13 01 05* emulsioni non clorurate

13 03 07* oli minerali isolanti e termoconduttori non clorurati

13 03 08* oli sintetici isolanti e termoconduttori

13 03 09* oli isolanti e termoconduttori, facilmente biodegradabili

13 03 10* altri oli isolanti e termoconduttori

13 04 03* altri oli di sentina della navigazione

13 05 02* fanghi di prodotti di separazione olio/acqua

13 05 06* oli prodotti dalla separazione olio/acqua

13 05 07* acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua

13 07 01* olio combustibile e carburante diesel

13 07 02* petrolio

13 07 03* altri carburanti (comprese le miscele)

13 08 01* fanghi ed emulsioni prodotti dai processi di dissalazione

13 08 02* altre emulsioni

14 06 03* altri solventi e miscele di solventi

14 06 05* fanghi o rifiuti solidi, contenenti altri solventi

16 03 05* rifiuti organici, contenenti sostanze pericolose

16 03 06 rifiuti organici, diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05

16 07 08* rifiuti contenenti olio

16 07 09* rifiuti contenenti altre sostanze pericolose

16 07 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio fusti, cassonetti, automezzi, acque di prima pioggia da piazzali con serbatoi di stoccaggio, spurghi di biologiche di insediamenti civili e industriali, spurghi di pozzetti di autolavaggio)

16 10 01* soluzioni acquose di scarto, contenenti sostanze pericolose

16 10 02 soluzioni acquose di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 16 10 01

16 10 03* concentrati acquosi, contenenti sostanze pericolose

16 10 04 concentrati acquosi, diversi da quelli di cui alla voce 16 10 03

19 01 06* rifiuti liquidi acquosi prodotti dal trattamento dei fumi e di altri rifiuti liquidi acquosi

19 07 02* percolato di discarica, contenente sostanze pericolose

19 07 03 percolato di discarica diverso da quello di cui alla voce 19 07 02

19 08 05 fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane

19 08 07* soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio ionico

19 08 11* fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose

19 08 12 fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 11

19 08 13* fanghi contenenti sostanze pericolose prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali

19 08 14 fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 13

19 08 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a acque di lavaggio e rigenera- zione membrane filtranti)

19 09 02 fanghi prodotti dai processi di chiarificazione dell’acqua

19 09 06 soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio ionico

19 09 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a salamoie da processi di congelamento potabile e/o elettrodialisi, spurghi di serbatoi da deferrizza- zione)

19 11 05* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

19 11 06 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 19 11 05

20 03 03 residui della pulizia stradale

20 03 04 fanghi delle fosse settiche

20 03 06 rifiuti della pulizia delle fognature


Admin | 18.10.2005

Mi compiaccio con Legambiente e con il suo consigliere signor Trupiano con cui in passato ho avuto anche qualche diverso modo di interpretare i fatti per la lucidità e la fermezza nel voler perseguire l’obiettivo di realizzare l’assemblea sulle ecomafie ad Adro. Forse non tutti (compresi degli amministratori) hanno capito che in Italia si è in Democrazia. Non sta nè in cielo nè in terra impedire a un gruppo di persone di riunirsi pacificamente a parlare di soprusi FATTI DA ALTRI e non a cospirare contro nessuno. Non solo le associazioni come Legambiente dovrebbero rifiutarsi di sottostare a ricatti belli e buoni come quelli tentati venerdì 30 Settembre; ma anche i liberi cittadini.

Angelo


Admin | 6.10.2005

polemizzo con ferretti su un’imprecisione: camara diceva "quando faccio la carità ai poveri tutti mi indicano come un santo, quando attacco le ragioni della loro povertà m’accusano di essere comunista" sottigliezze...
Admin | 1.10.2005

Tutti al processo il 25 ottobre a Brescia...
Admin | 26.09.2005

2.12.2005 | Società civile   

ADRO:SI APRE IL PROCESSO  

Martedì 25 Ottobre 2005

Da Bresciaoggi

La vertenza fra ambientalisti e un’azienda di Adro specializzata in riciclo di scorie industriali speciali approda in Consiglio regionale. Marcello Saponaro e Carlo Monguzzi, rappresentanti dei «Verdi» hanno presentato un’interpellanza urgente a Roberto Formigoni e a Domenico Zambetti presidente e Assessore all’ambiente della Regione. I consiglieri di opposizione chiedono alla Giunta «di attivarsi per negare l’ampliamento dell’attività della ditta in attesa della conclusione del processo». I due rappresentanti delle opposizioni chiedono inoltre «se la Regione intenda costituirsi parte civile nel procedimento penale contro la ditta imputata di sversamenti abusivi di rifiuti speciali nelle fognature e nel Parco regionale dell’Oglio di Paratico». Il processo si apre proprio stamattina. I due esponenti dei Verdi ricordano che l’attività dell’impresa finita nel mirino della magistratura «ha dato origine a contestazioni del Consorzio tutela ambientale del Sebino e ha inoltre violato, come attestato dall’Arpa, numerose prescrizioni autorizzative». Saponaro osserva inoltre che il dibattito pubblico sull’azienda accusata dell’inquinamento è stato spesso ostacolato dall’Amministrazione locale. «Il sindaco Oscar Lancini - spiega il consigliere regionale - è stato protagonista di iniziative ostruzionistiche nei confronti di Legambiente, impedendo fra l’altro lo svolgimento di un’assemblea pubblica sul tema dell’inquinamento» I consiglieri dei Verdi spiegano di avere inserito nell’interpellanza le diverse tappe della vicenda. «La richiesta dell’azienda - si legge nell’interpellanza - riguarda l’ adeguamento dell’impianto di trattamento rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi allo stato liquido ad Adro con l’ampliamento dei serbatoi di stoccaggio di reflui liquidi con una capacità superiore a 30 mila metri cubi». g.c.c.

Martedi 25 - Adro: Processo Eredi Lancini

Purtroppo il processo è slittato al 20 Gennaio 2005. Stranamente per la prima volta, su reati ambientali, è stata disconosciuta la Costituzione a Parte Civile per Legambiente. Da profano, capisco le scelte del Giudice, ma mi permetto di non condividere, ponendomi alcune domande. Questo processo, in presenza di prove documentate schiaccianti, continua inspigabilmente ad essere rinviato, perchè? Il mancato riconoscimento per Legambiente a Parte Civile, dopo le defezioni di Provincia di Brescia, Regione Lombardia e Parco Regionale dell’Oglio, lascia il futuro dibattito processuale a sé, senza controparti forti e martellanti,perchè? A questo punto rimane l’ultima battaglia democratica possibile: raccogliere le firme per impedire alla Regione L’AUTORIZZAZIONE ALL’AMPLIAMENTO DELLA EREDI LANCINI! Perchè? Perchè se dovesse passare tra breve la ex Cirami, qualcuno si salva definitivamente. Maurizio Trupiano www.legambientefalcone.it

BRESCIAOGGI 26/10/05 ADRO. Il giudice rinvia l’udienza al 20 gennaio Processo alla Elg Comune parte civile Chiederanno anche Capriolo, la Provincia e il consorzio Tas

«Non ci sono fondi per pagare gli straordinari ai dipendenti, quindi invito i testimoni ad essere presenti il 20 gennaio 2006». Con queste parole Giovanni Pagliuca, giudice della prima udienza del processo, ha chiuso la seduta del processo contro Maria Brescianini e Oscar Danilo Lancini (sindaco di Adro), titolare e responsabile tecnico della Elg di Adro, azienda che tratta rifiuti speciali, scorie che sarebbero finite nella fognatura che attraversa Adro e Capriolo e finisce a Paratico nel depuratore consortile di Tas (Tutela del basso Sebino). Il giudice ha accettato come parti civili i Comuni di Adro e Capriolo, la Provincia di Brescia, rappresentata dall’avvocato Gisella Donati, il consorzio Tutela del basso Sebino, che gestisce il depuratore, rappresentato dall’avvocato Edoardo Luna. Solo per i Volontari di Legambiente il giudice Giovanni Pagliuca ha accolto l’opposizione dello studio Frattini, che rappresenta la Elg, motivando il diniego ad accettare gli ambientalisti come parte civile con la formula «motivazioni insufficienti». I testi dell’accusa, una decina di persone, erano tutti in aula, ma non c’è stato tempo per ascoltarli: le conclusioni del giudice hanno accontentato tuttavia alcuni cittadini venuti da Adro e i legali della parti civili, che contano di chiudere il processo entro la primavera, per evitare la prescrizione. Nel frattempo la Elg ha ottenuto il 15 ottobre il dissequestro dell’azienda, con alcune limitazioni per strumentazione di controllo: dopo una serie di ricorsi e controricorsi e un sequestro probatorio, il tribunale del riesame ha disposto il dissequestro degli uffici, poi del resto dell’azienda. Ma a carico della Elg è partita una nuova inchiesta e Luca Lancini, fratello del sindaco, ha ricevuto una comunicazione giudiziaria, che inizia un nuovo procedimento che vanificherebbe un’ eventuale prescrizione per i fatti del 2001 e del 2002. Le parti civili sono decise ad andare fino in fondo alla vicenda; e se resta problematica la posizione del legale del Comune di Adro (in quanto il sindaco Oscar Lancini, imputato come tecnico della Elg, è parte lesa come sindaco) il legale del TAS è deciso a recuperare i danni patiti dal depuratore. Giuseppe Pea, Aldo Maccarana, Roberto Micheletti, Ettore Macola, dell’Arpa di Brescia, sono arrivati con borse di documenti; il pm Paola Reggiani con un carrello di faldoni; i testimoni, convocati alle 8,30, hanno atteso con pazienza il dibattito delle 12, che limitandosi ai preliminari ha reso necessario un loro ritorno. Ma il giudice Pagliuca, costretto a sdoppiarsi per far fronte a precedenti cause, ha assicurato che le prossime udienze non subiranno altri intralci. g.c.c.

Note: " E’ poco importante se una causa è giusta o sbagliata quando ci lasci la pelle. Valeva ieri e vale anche oggi"

Dal dizionario del diavolo di Ambrose Bierce:

COLPEVOLEZZA:

E’la condizione di uno di cui si sa che ha commesso

un’azione sconsiderata

diversa

dalla condizione

di chi ha nascosto

le sue tracce.

:: ultimi commenti

Lo che probabilmente voi tutti, come me, state pensando a come passerete l’Ultimo ma il nostro caro sindaco ha pensato di convocare un Consiglio comunale molto corposo (tra l’altro c’è l’approvazione del bilancio preventivo 2006) per venerdì (quindi domani) 30 dicembre, alle ore 20:30 presso la biblioteca comunale. Se qualcuno fosse interessato a conoscere le ultime novità....

Ci vediamo, e buon 2006 (nella speranza che non sia guastato).


Admin | 29.12.2005

Simpatico Martino,un pò troppo finto-ignorante,però simpatico,secondo me anche terrone.S.Lecchi
Admin | 29.12.2005

Se non la smettete di parlare male della LEGA vi denuncio ai carabinieri! Capito! Che io sono della LEga e penso che voi siete tutti teroni o comunisti che non anno voglia di piegare giù la gobbina ha klavorare! Magari siete dei studenti che si fan mantenere fino a 30 anni dai genitori che magari lavorano nelle fabbriche e io se sarei voi avrei tanta vergogni perche dovete avere rispetto prima di parlare della LEGA perche la LEGA fa tante belle cose per l’italia e invece picchiano borghezio visto che sono noglobal e terroristi. Vergognia

W BERLUSCONI ! W LA LEGA NORD !


Admin | 29.12.2005

Auguri di Buone Feste a tutti gli abitanti di Adro che combattono quotidianamente contro quel "Furbone" del Sig. Lancini. Maurizio Trupiano Legambiente
Admin | 23.12.2005

vai lega nord...in Regione con l’assessore Boni hai fatto un altra stronzata con i sottotetti..condonato tutto...che schifo
Admin | 22.12.2005

uno ad uno...la resa dei conti, paolo berlusconi ha patteggiato con 100 miliardi, bud spencer condannato, ...oscar danilo il 20 gennaio 2006 è vicino..buon natale a tutti gli adrensi
Admin | 21.12.2005

Per l’assoluzione di Formigone si è sacrificato il cinghialone. Nicoli è infuriato,potrebbe tirare bordate a destra e a manca.

"Nessun fiocco di neve si sente mai responsabile di una valanga" Voltaire


Admin | 21.12.2005

intanto il buon nicolone si è beccato due anni di galera per reato ambientale della discarica di Cerro Maggiore...
Admin | 21.12.2005

certo che quel birichino di Oscar Danilo ne ha combinate delle belle...
Admin | 19.12.2005

Sono un cittadino di Adro, alcuni giorni orsono sono rientrato da un soggiorno all’estero per lavoro e mi sono trovato quel grande proclama su sfondo azzurro che il sindaco ha fatto affiggere (e presumibilmente anche stampare) a spese del comune, per rispondere alle provocazioni politiche di un consigliere di minortanza. E’ lecito che tutto ciò avvenga, senza che nessuno intervenga di fronte all’arroganza di chi utilizza soldi pubblici per le sue guerre personali? C’è una forte similitudine con quanto è avvenuto in un tragico passato, quando qualcuno si rivolgeva al popolo con "italiani di cielo, di terra e di mare....". Inoltre, la preoccupazione del sindaco, come si evince dal manifesto, di non costringere il consigliere Gandossi a soluzioni come l’aspettativa in cambio dell’incarico di consigliere, definendola una "carognata" a pochi mesi dalla pensione, mi inducono ad un’altra riflessione: perchè un sindaco così sensibile alle esigenze previdenziali del consigliere Gandossi, non lo è stato per un dipendente dell’azienda di famiglia (ELG), visto che alla soglia della pensione si trova senza alcuni mesi di contributi e di stipendi? Daniele.
Admin | 16.12.2005

Tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti? Rubando... Francesco De Gregori
Admin | 3.12.2005

La legge è uguale per tutti. Assolto berlusconi, assolto lancini.
Admin | 3.12.2005

Le sentenze anche se contrarie alla volontà del pensiero comune, vanno accettate, amare ma vanno accettate. Ricordo che in giurispudenza esiste per coloro che si considerano parte lesa, a prescindere dalla sentenza di primo grado, dicevo esiste il RICORSO IN APPELLO. Non è detto che i giudici della corte d’appello la pensino allo stesso modo di quelli che hanno assolto!! Meditate, se siete convinti...
Admin | 1.12.2005

Si chiude il processo con l’assoluzione. Commentate,commentate

Giovedì 1 Dicembre 2005

ADRO. Cadono le accuse per il primo cittadino e per i familiari: chiuso un capitolo della battaglia tra comuni e azienda Resistenza a pubblico ufficiale, assolto il sindaco Lancini

Il primo cittadino di Adro Oscar Danilo Lancini, insieme ai fratelli e Luca e Lorella e la madre Maria Brescianini, è stato assolto dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice dunque ha accolto le tesi della difesa che era guidata dall’avvocato Luigi Frattini. Il fatto contestato risale a qualche anno fa, quando la polizia locale arrivò alla ditta di famiglia, la Elg, per una perquisizione ordinata dalla magistratura. Dalla ricostruzione di un agente di Adro e di un collega di Capriolo, condita da molti «non ricordo», era emerso che Luca Lancini, all’arrivo dei vigili, aveva chiamato i familiari riuscendo a ritardare di oltre un’ora il prelievo dei campioni dalla vasche interne, dove l’agente di Adro ha dichiarato di avere visto defluire alcuni liquidi che non c’erano più al momento del prelievo successivo. Il racconto dei testimoni e di Luca Lancini non ha permesso di stabilire se ci sia stata qualche violenza. L’avvocato Luigi Frattini ha puntato a far escludere la violenza nei confronti dei pubblici ufficiali che erano entrati nell’azienda per eseguire il campionamento subito dopo alcuni prelievi effettuati all’esterno delle proprietà, mettendo in dubbio la ricostruzione dei testi su eventuali minacce. Le incertezze palesate dai testimoni hanno poi permesso alla difesa di sostenere che il rifiuto opposto dai Lancini non fosse mirato a ritardare l’azione degli agenti ma piuttosto ad impedire lo svolgimento di una atto illegittimo (gli agenti di polizia locale non possono operare sul territorio di un altro comune). Dunque sono cadute le accuse che gravavano su Lancini e i familiari, e si è così chiuso il primo capitolo della vicenda che ha opposto e oppone le amministrazioni di Capriolo e Adro, di cui Oscar Lancini è attuale sindaco, all’azienda che tratta rifiuti. g.c.c.


Admin | 1.12.2005

Cara Legambiente cosa pensavi? Qui aa Adro la gente parla parla ma le battaglie preferiscono farle fare a quelli che arrivano da fuori. Hanno tutti qualcosa da custodire gelosamente.
Admin | 11.11.2005

...è finito l’effetto legambiente. Tutti nella propria casina, a pensare dei propri problemi, facendo finta che a Adro non è successo nulla. Bravi "combattenti" con la pelle degli altri. Sergio De Capriolo
Admin | 10.11.2005

Volevo ricordare a tutti gli amici che difendono l’ambiente che martedì 29 novembre 2005, alle ore 8:30, si torna tutti a bs al processo contro Lancini Oscar Danilo (Sindaco di Adro), Brescianini Maria (mamma), Lancini Luca (fratello) e lancini Lionella (sorella). ((Ricordo che il processo contro gli assassini di Desiree Piovanelli (fatto del 2002) ha già percorso tutti è tre i gradi di giudizio con sentenze definitive)). Perchè non si riesce a cominciare questo?
Admin | 8.11.2005

Spesso confondiamo le persone con le loro idee politiche. Si dicono della Lega, dei DS, di Forza Italia, di PRC... e noi li giudichiamo per quello loro appartenere all’uno o all’altro partito. Il caso dell’allegro sindaco di Adro, della sua giunta taciturna e della stagista-assessore (:-), dimostrano come in realtà gli uomini (e le donne) se ne fregano delle superiori idee filosofico-politiche e pensano più ai propri (sporchi...è l’aggettivo più giusto in tutti i sensi) interessi. Mi fanno francamente tenerezza tutti i componenti della giunta comunale che sembrano tante mummie un pò decrepite che non osano alzare un dito neanche insultando la loro intelligenza... sarà per i duemilioni e quattro di mensile che percepiscono?

Il moralizzatore


Admin | 4.11.2005

Stralcio, da Bananas di Marco Travaglio.

La salvaPreviti regalerà la prescrizione automatica a Previti e agli altri incensurati,cioè al 50% degli imputati.Compresi Totò Cuffaro,i poliziotti violenti del G8.Luigi Odasso,il ras della sanità arrestato tre anni fa a Torino per le mazzette delle Molinette.Ma anche l’extracomunitario di Annone Veneto.Ecco:dev’essere per lui che fanno la legge.Ma il cosidetto ministro ha ancora tempo per provvedere con un emendamento ad hoc:sono incensurati tutti gli esemplari di pura razza padana,più i romani con casa in piazza Farnese e studio in Via Cicerone.Terroni,meticci e africani sono censurati per definizione.A prescindere.


Admin | 3.11.2005

Franciacorta???? La Franciacorta parliamoci chiaro è solo una pompata publicitaria... certo, vi sono molti belli scorci e caratteristici, ma li si possono trovare in ogni dove... Mario
Admin | 28.10.2005

Dal giornale di Brescia del giorno 27 /05 "ISEO Il «caso» Franciacorta Organizzato dal periodico «Il Postale» in occasione dell’uscita del quaderno numero 3, si terrà oggi alle 18 all’Iseolago Hotel un incontro-dibattito dal titolo «Il caso Franciacorta», ispirato da uno studio della filiale di Brescia della Banca d’Italia sull’industria vitivinicola in Franciacorta, pubblicato dall’Università degli Studi di Brescia. Interverranno Anna Maria Tarantola Ronchi, direttrice della sede di Bologna della Banca d’Italia, Adriano Baffelli, direttore del Consorzio di tutela del Franciacorta, Lucia Barzanò, presidente della Strada del Vino Franciacorta, e Tino Bino, direttore de «il postale"." Per fortuna ,questi nostri solerti pubblicitari e imprenditori, sanno "lavorare "d’immagine, vedi i Magazine,ora "Il Postale"..La Franciacorta non esiste,prima o poi se ne faranno una ragione,e chissà forse apriranno un dibattito sul"caso Lancini o Pelli o l’ex sindaco Lamberti",ispirato da uno studio della filiale di Brescia della Banca Etica. S.Lecchi
Admin | 27.10.2005

Il giudice sembra in gamba, il sostituto del PM meglio lasciare perdere... La prima cosa che ha detto è dare ragione alla difesa contro la costituzione a Parte civile di tutti gli enti presenti, giudicandoli estranei ai fatti: per fortuna il giudice non l’ha accolta e ha approfondito il discorso! Per Lega ambiente forse è vero... Un po’ più di determinazione non avrebbe guastato.
Admin | 26.10.2005

Sono un cittadino di Adro che ieri era presente a Bs in tribunale. Alcune precisazioni..la Provincia non si è defilata, si è costituita Parte civile, unitamente al Comune di Capriolo e Consorzio di Tutela Sebino. Tutte le costituzioni sono state ammesse. Regione e Parco Oglio, neanche l’ombra. Legambiente, cari miei, non è stata ammessa, perchè non RAPRESENTATIVA DI INTERESSI COLLETTIVI, NON RADICATA SUL TERRITORIO, ed altre cose simili. In pratica non si riconosce in questa vicenda un coinvolgimento della Vs. Assocciazione tale per cui sia legittimità ad essere parte civile. Se si mettevano più palle forse...? Il giudice mi sembra tranquillo, il P.M. titolare era assente e il suo sostituto non sapeva nulla. Cmq siamo alla stretta finale, non bisogna molare, tutti insieme, avanti, resistere.
Admin | 26.10.2005

Per un quadro d’insieme,dove gli attori ci sono tutti,leggete l’art.LA POLITICA DEI RIFIUTI alla rubrica DISCARICA ERBUSCO.
Admin | 25.10.2005

Purtroppo il processo è slittato al 20 Gennaio 2005. Stranamente per la prima volta, su reati ambientali, è stata disconosciuta la Costituzione a Parte Civile per Legambiente. Da profano, capisco le scelte del Giudice, ma mi permetto di non condividere, ponendomi alcune domande. Questo processo, in presenza di prove documentate schiaccianti, continua inspigabilmente ad essere rinviato, perchè? Il mancato riconoscimento per Legambiente a Parte Civile, dopo le defezioni di Provincia di Brescia, Regione Lombardia e Parco Regionale dell’Oglio, lascia il futuro dibattito processuale a sè, senza controparti forti e martellanti,perchè? A questo punto rimane l’ultima battaglia democratica possibile: raccogliere le firme per impedire alla Regione L’AUTORIZZAZIONE ALL’AMPLIAMENTO DELLA EREDI LANCINI! Perchè? Perchè se dovesse passare tra breve la ex Cirami, qualcuno si salva definitivamente. Maurizio Trupiano
Admin | 25.10.2005

22.11.2005 | Comunicazioni   

Cava Bonfadina : nulla di fatto  

Domenica 27 Novembre 2005

Nulla di fatto dalla conferenza di servizi sulla cava Bonfadina, il Broletto vuole prendere tempo Si discute lo studio sul traffico indotto chiesto dal fronte del no

Un nulla di fatto e l’apertura di un nuovo fronte polemico, per la mancata ammissione all’incontro del presidente del Comitato anti cava. Non sono stati esattamente brillanti i risultati della conferenza dei servizi sulla «Bonfadina». Il faccia a faccia organizzato dalla Provincia si è svolto venerdì, e doveva esaminare i problemi (in particolare l’incremento del traffico) che deriverebbero dall’apertura della cava sui territori di Rovato e Cazzago. Ma si è concluso con un rinvio e, dicevamo, con un incidente diplomatico: Angelo Bergomi è rimasto fuori dalla porta. Così Giuseppe Foresti, sindaco di Cazzago, nel confermare la contrarietà all’operazione della sua amministrazione e di quella rovatese, ha potuto solo agitare lo spauracchio del già minacciato ricorso al Tar. «Con Rovato abbiamo chiesto di esaminare in un contraddittorio i dati dello studio sulla viabilità di Bergomi e quelli della ditta che aprirebbe lo scavo - ha poi aggiunto -: la Provincia ha accolto la richiesta, ma non abbiamo anche invitato gli amministratori del Broletto a valutare che effetti potrà avere la nuova rotonda proposta sulla strada del Lodetto». L’incidente diplomatico? Lo stop imposto al Comitato anti cava di Rovato, che voleva partecipare alla riunione con un rappresentante (nella veste di uditore), non è piaciuto. «Non riusciamo a capire le regole di forma che sono state accampate - ha commentato Angelo Bergomi - per impedire le presenza di esterni, dato che a conferenze analoghe, come per l’inceneritore di Rovato, Legambiente aveva potuto assistere con un proprio legale». Il comitato ha comunque raggiunto un risultato importante: come spiegato ancora dal sindaco di Cazzago, Provincia e cavatore hanno dovuto prendere in considerazione lo studio redatto; «uno studio del traffico assolutamente tecnico - ha precisato Bergomi - con monitoraggi del traffico attuale e realistiche stime dei flussi futuri; il tutto basato sul monitoraggio delle attività estrattive gestite dalla medesima ditta a Castegnato». E il rinvio? «La Provincia si è riservata il tempo necessario per approfondire lo studio e per fare le necessarie valutazioni; anche se ci risulta che il cavatore abbia voluto puntualizzare il suo risentimento perchè, con questa operazione, lo stesso comitato aveva voluto mettere in dubbio la professionalità dei professionisti da lui pagati per redigere uno studio sulla viabilità della zona». Per finire, Bergomi annuncia anche eventuali iniziative legali per ottenere la valutazione di impatto ambientale: «La superficie estrattiva della Bonfadina è di 43 ettari, e siamo quindi molto al di là del limite di 20 ettari al di sopra del quale la procedura "via" diventa obbligatoria». g.c.c.

15.11.2005 | Comunicazioni   

E IL COMITATO CONTINUA...  


7.11.2005 | Comunicazioni   

Ex discarica di via Vallosa  

Riceviamo dalla lista civica "Comunità Solidale" di Passirano e pubblichiamo

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e la Provincia... sta a guardare ciao marisa

Castelmella: confermata la presenza di Pcb (red.) Le indagini approfondite dell’Asl hanno sciolto ogni dubbio: anche in una parte del territorio di Castelmella è contaminato da inquinanti come Pcb, diossine e metalli pesanti. In base a questi sconfortanti risultati l’amministrazione comunale del paese ha quindi deciso di passare alle misure cautelative. Con un’ordinanza firmata dal sindaco, infatti, il Comune vieta, nella zona interessata, il consumo di ortaggi coltivati in luogo e l’allevamento sul terreno di animali da cortile, con particolare riferimento ai polli. L’aera interessata riguarda la porzione di territorio che dalla Quinzanese (la strada Provinciale IX) arriva al fiume Mella, in poche parole la zona nord-est di Castelmella, tutto viale dei Caduti e le strade adiacenti. Il provvedimento, come specifica il sindaco nell’ordinanza, è una misura cautelativa, in attesa che i sopralluoghi sull’area da parte di Arpa e Asl non riscontrino l’abbassamento dei valori previsto dalla normativa europea.


Admin | 8.11.2005

Purtroppo il PCB della Caffaro e di altre aziende è stato spalmato in discariche e terreni di mezza provincia.Un dramma per tutti noi.
Admin | 8.11.2005

 

1.11.2005 | Società civile   

ASM : Gli insegnanti protestano  

Sabato 29 Ottobre 2005 Bresciaoggi

Elementare Manzoni-Asm, divorzio sulla plastica Maurizio Bresciani: «L’azienda non lo considera più economicamente vantaggioso»

Per cinque anni hanno insegnato ai loro alunni l’importanza della raccolta differenziata e il rispetto dell’ambiente, hanno aiutato i ragazzi a dividere i rifiuti e a comprendere la cultura ecologica necessaria perché le future generazioni possano contare su un mondo «vivibile»: ora questo impegno fruttuoso, da parte degli insegnanti della scuola elementare «Manzoni», rischia di essere vanificato, perché l’Asm non è più intenzionata a condividere lo stesso percorso. I bambini delle classi quinte - accompagnati dai maestri Maurizio Bresciani, Maria Rosaria Pisanò, Marisa Pezzola e Davide Di Natale - ieri pomeriggio hanno protestato davanti ai cassonetti di via Campo Fiera per chiedere che anche di fronte alla loro scuola sia messa una campana per la raccolta differenziata della plastica. «Per cinque anni abbiamo raccolto le bottigliette, circa 300 al giorno, prodotte dalla mensa della nostra scuola e, fino ad aprile dell’anno scorso, l’Asm passava a ritirare la plastica da noi messa via - ha spiegato Bresciani -. Poi, a causa la legge antincendio, non è stato più possibile agire in questo modo e da subito abbiamo chiesto che ci fosse data la possibilità, attraverso gli appositi contenitori, di continuare la raccolta differenziata: l’azienda che gestisce i servizi municipalizzati a Brescia ci ha abbandonati». Il maestro della «Manzoni» ha sottolineato così tutta la sua amarezza, per una scelta «che butta all’aria anni di sensibilizzazione e apre inquietanti scenari». Se, come risposto a Emanuela Bevilacqua, coordinatrice di plesso della scuola dagli addetti del settore rifiuti di Asm, l’azienda non giudica «economicamente vantaggiosa» investire nella raccolta della plastica, gli scolari si chiedono perché, all’improvviso, l’interesse economico debba contare più della tutela ambientale e tutti i rifiuti debbano finire nell’inceneritore. «Anche a nome di un’altra scuola elementare, la Calini, noi chiediamo solamente che ci venga data la possibilità di continuare a raccogliere la plastica senza obbligarci a fare più di un chilometro per raggiungere la campana più vicina», ha concluso Bresciani (responsabile, tra l’altro, di Agenda 21 all’interno della scuola) ricordando la pericolosità della plastica, ribadita anche durante un recente incontro sulla tutela dell’ambiente organizzato dal Csa di Brescia (l’ex provveditorato agli studi) presso l’istituto «Tartaglia».Diego Serino

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NON ERA DISATTIVATA? Quel fumo nero dalla centrale nord

Venerdì 18 novembre, ho assistito all’audizione di funzionari di Asm Spa che la Commissione urbanistica e Lavori pubblici del Comune di Brescia ha promosso sul tema della proposta di potenziamento della centrale di Lamarmora. Qui non voglio entrare nel merito della problematica, ma informare di un fatto. In questa occasione Asm ha riferito che la centrale Nord è disattivata (in una affermazione poi in parte corretta in quanto detta centrale verrebbe impiegata solo per eventuale riserva per coprire punte di domanda di elettricità, il che non è la stessa cosa). Lì per lì ho un po’ sorriso ricordando le numerose occasioni passate nelle quali questa affermazione era stata fatta. Poi la fresca mattina di lunedì 21 novembre andando al lavoro rigorosamente in bicicletta, vedo che dalla centrale esce fumo nero molto intenso che mi fa crescere un senso di indignazione. Mi chiedo se forse io abbia capito male quanto affermato da Asm e, se no, se possa essere accettabile che vengano fornite informazioni scorrette non solo a un qualsiasi singolo cittadino di Brescia ma addirittura anche ai Commissari e Consiglieri che devono esaminare la problematica in questione. Così mi preparo ad ascoltare il castello di affermazioni accattivanti che serviranno a far accettare ai bresciani il nuovo impianto. CELESTINO PANIZZA

Brescia


Admin | 25.11.2005

E’ il limite intrinseco all’aspetto coincidente in maniera assoluta con la filosofia dell’"Utile". Purtroppo, con tutte le qualita’ che un sistema capitalistico può avere nel suo ambito di azione che a me piace definire "morbido","elastico", "plastico"..., in poche parole funzionale alla Persona, il Sistema Capitalistico portato all’esasperazione da personaggi attenti ed intenti alla mera e ossessiva speculazione crea grossi danni. E’ un sistema che entra in un circolo vizioso, che si morde la coda e che non vuole assolutamente sentir parlare di Valore Aggiunto. Quel Valore Aggiunto reale e non quello tanto spiattellato sui giornali. Un po’ come quando si definiscono i lavoratori tutti "Risorse Umane", e invece li si considera numeri e nulla più; polli da batteria e niente altro. Se non si ritorna ad una dimensione Umana dell’Essere e dell’Esistere sia nel lavoro che nella produzione in generale, sia in tutti gli ambiti della nostra Esistenza, CAPPOTTIAMO... sempre che non ci sia già successo.

Fausto Soregaroli


Admin | 1.11.2005

Leggo che è lo stesso Presidente Capra a riconoscere i limiti del sistema del teleriscaldamento,rispetto al quale ha - spiegato Capra_" non è previsto un grande sviluppo.Ci vorrebbe un’altra città." (M. Meneghello ASM,nel 2003 Bresciaooggi dicembre ) L’utile allora era di 96 milioni, poi il Mostro, ha ricominciato ad avere fame, nonostante la pancia piena.
Admin | 30.10.2005


14.10.2005 | Società civile   

Libertà d’informazione  

PAVONE DEL MELLA E LA LIBERTA’ D’ INFORMAZIONE.

Vorremmo prendere spunto dalla lettera pubblicata il 27.09.2005 della d.ssa Bellomi di Leno, per raccontare ai lettori quanto sta succedendo alla lista d’ opposizione “Vivere Pavone”, (e alla quale apparteniamo), per aver divulgato, in un volantino, più o meno le stesse cose che la consigliera di Leno ha scritto sul Vostro giornale. La d.ssa Bellomi, parlando della sua prima esperienza amministrativa, volta a contestare il provvedimento preso per impedire nuovi insediamenti intensivi suinicoli a Leno, (che, invece, noi troviamo lodevole), inizia con un ampio cappello introduttivo a descrivere l’arroganza della maggioranza e l’aumento, (peraltro legittimo), di stipendio del sindaco e della giunta, citando cifre per le quali dice di essere stata “sgridata” dal Sindaco. Non entriamo in merito alle considerazioni espresse dalla D.ssa Bellomi, ma prendiamo spunto per informare i lettori che, per aver dato notizia ai cittadini, a mezzo di un’informativa locale, dell’ aumento di stipendio della nuova giunta di Pavone del Mella, ( tra l’altro, non abbiamo mai contestato la legittimità di questo atto), non siamo stati “tutti sgridati” dal Sindaco, ma la capogruppo della lista “Vivere Pavone” si è vista recapitare una lettera da un legale nella quale venivano chieste le scuse pubbliche e un indennizzo in denaro, (questo per evitare il procedimento penale, che, altrimenti, i rappresentanti della Giunta avrebbero intrapreso). Altro che sgridata del Sindaco................... E’ ovvio che le assurde richieste non sono state accettate; anche perché, dopotutto, abbiamo solo scritto cose vere, non citate nelle informative della maggioranza, che si è presentata agli elettori dichiarando, ma non attuando, la massima trasparenza sul suo operato, (ha, infatti, da sempre definito il municipio una “una casa di vetro”). Nel frattempo, ciò che rimane è la denuncia e sulla questione dovrà esprimersi un giudice del tribunale penale; la giustizia sicuramente saprà dare una risposta e in questo confidiamo. Noi, a differenza della d.ssa Bellomi, non siamo alla prima esperienza: ci interessiamo e ci occupiamo di questioni amministrative locali e di politica da più di 20 anni; eppure, mai ci era capitato di assistere a comportamenti tanto arroganti e a un clima intimidatorio come quello messo in atto dalla giunta di centro-destra a Pavone del Mella, nei confronti dell’opposizione alla quale apparteniamo. Avendo appena visto il film documentario, (quindi una storia vera), di Sabina Guzzanti, (e che consigliamo vivamente a tutti di vedere), abbiamo avuto la conferma di come l’operato della maggioranza di Pavone del Mella rispecchi fedelmente la metodologia del Governo Centrale in Italia riguardo la censura e la libertà di informazione. Siamo sicure che alla D.ssa Bellomi non toccherà una simile sorte per aver espresso la sua opinione, anche perché i metodi usati dalla Giunta di Pavone del Mella non sono ordinari e usati da tutti, ma solo da chi pensa di esercitare il potere con arroganza e cattiveria. Per fortuna, i tentativi di calpestare i princìpi della democrazia e della partecipazione, (quando succedono come è avvenuto a Pavone), non passano inosservati, e non solo suscitano delusione, ma anche sdegno. Di fatto, l’ intento di intimidire non è riuscito; anzi, essere querelati per aver espresso la libertà di opinione, di pensiero e di informazione, (libertà ancora sancite dall’art. 21 della nostra Costituzione), è per noi solo motivo di vanto e orgoglio, dato che tante sono state le indignazioni raccolte fra la gente per questo atto compiuto nei confronti della libertà. A fronte di questi “attacchi” viene proprio da pensare che persino i più elementari princìpi del diritto costituzionale siano troppo democratici per i Nuovi Protagonisti della politica locale, che hanno deciso di “scendere in campo” considerando che le regole della partita siano solamente quelle da essi prescelte. Del resto, riteniamo che le limitazioni di parola e di opinione abbiano già avuto spazio nelle dittature passate, e che l’intento di riproporle verrà fortemente contrastato dall’intelligenza delle persone “di buon senso”. E come dice la Guzzanti nel suo spettacolo RAIOT : “Sono stata querelata da Previti per aver citato le sue vicende giudiziarie......................... Me ne vanterò per tutta la vita!”.

Lucia Treccani Giuliana Guarneri

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Dal blog di Beppe Grillo. Cade a fagiolo!!!

Leggo sui media che questo è un blog di contro informazione, l’ho detto anch’io qualche volta, ma questa parola non mi piace più.

La contro informazione la fanno loro, i buoni vecchi media, con in prima fila le televisioni. Io e voi, con i vostri interventi, facciamo informazione, o almeno ci proviamo.

Non c’è nessuna differenza tra realtà e informazione, la realtà è quello che sai.

Per questo insisto che oggi la battaglia più importante è tra informazione e contro informazione, tra la possibilità di scegliere liberamente e quella di essere ipnotizzato, indotto a fare una scelta.

Credo che si sia tutti d’accordo che la contro informazione non debba essere al servizio di interessi economici. Ma invece lo è.

Chi sono i proprietari del corrieredellaseralastampamediaset? Voi che leggete i giornali e ascoltate la televisione? O chi li possiede? Pensate che il Corriere possa dire come stanno le cose su Tronchetti e sulla Telecom Italia o che la Stampa sia obiettiva sul futuro della Fiat o che i canali di Mediaset ci raccontino la verità sulle vicende giudiziarie del nano portatore di interesse (la battuta è nel discorso di Follini che si è dimesso oggi)?

Dato che nessuno sano di mente può credere che i media ci dicano la verità, quelle rare volte che succede la ignoriamo.

Dal che deduco che la contro informazione in Italia ha vinto. Ha vinto perché l’informazione è ignorata.

Hanno vinto gli interessi personali, di gruppo, di partito. Un’informazione contraria a questi interessi è annullata dalla maggioranza cittadini che, infatti, non la prende neppure in considerazione.

Faccio un esempio: Franco Battiato ha denunciato sul Corriere della Sera di domenica scorsa brogli elettorali a favore del Polo nelle ultime elezioni a Catania: “Voti venduti e comprati. Trucchi. A un mio amico pittore hanno dato una scheda già votata: Scapagnini, naturalmente. Lui ha protestato, gli hanno dato dell’imbroglione, ha reagito. Altri, forse hanno subito. La sinistra queste cose le sa, ma chissà perché non le dice”.

In un Paese normale si dovrebbe aprire un’inchiesta. Da noi si legge la notizia con leggerezza, distrattamente, e si volta pagina


Admin | 15.10.2005

La lettera è stata inviata al Giornale di Brescia,che ,in nome della libertà d’informazione dovrebbe pubblicare...dovrebbe..
Admin | 12.10.2005


3.10.2005 | Società civile   

Adro e il suo Sindaco  

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Sono un cittadino di Adro, alcuni giorni orsono sono rientrato da un soggiorno all’estero per lavoro e mi sono trovato quel grande proclama su sfondo azzurro che il sindaco ha fatto affiggere (e presumibilmente anche stampare) a spese del comune, per rispondere alle provocazioni politiche di un consigliere di minortanza. E’ lecito che tutto ciò avvenga, senza che nessuno intervenga di fronte all’arroganza di chi utilizza soldi pubblici per le sue guerre personali? C’è una forte similitudine con quanto è avvenuto in un tragico passato, quando qualcuno si rivolgeva al popolo con "italiani di cielo, di terra e di mare....". Inoltre, la preoccupazione del sindaco, come si evince dal manifesto, di non costringere il consigliere Gandossi a soluzioni come l’aspettativa in cambio dell’incarico di consigliere, definendola una "carognata" a pochi mesi dalla pensione, mi inducono ad un’altra riflessione: perchè un sindaco così sensibile alle esigenze previdenziali del consigliere Gandossi, non lo è stato per un dipendente dell’azienda di famiglia (ELG), visto che alla soglia della pensione si trova senza alcuni mesi di contributi e di stipendi? Daniele.
Admin | 15.12.2005

Dopo la vicenda di aumento dell’affito delle sale riunioni, qualcuno può dirmi se è stata organizzata la manifestazione di Legambiente venerdì sera ad Adro? Grazie
Admin | 28.09.2005

Attenzione a tutti, prima di condannare definitivamente una persona, per legge bisogna aspettare i vari gradi di giudizio. E’ chiaro comunque che, forze dell’ordine e magistratura ad oggi hanno le idee ben chiare di cosa stia succedendo ad Adro. Infatti il 25 ottobre, presso il tribunale di Brescia vi è il primo troncone del processo a coloro che riversavano rifiuti liquidi nella pubblica fognatura. Il Comune di Adro è costituito Parte Civile come allo stesso modo lo è Legambiente. Successivamente a Luglio 2005, vi è stato un’altro sequestro nei confronti della stessa ditta, tuttora in corso. Ma questa è un’altra inchiesta ed è un’altro procedimento penale che necessita dei suoi tempi attuativi ed eventuale rinvio a giudizio. Evitate se potete la polemica di tipo politico. Ciò che conta sono: la salute dei cittadini, la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto delle leggi da parte di tutti. Gli intoccabili non devono esistere, a prescindere dalle loro idee politiche. MAURIZIO TRUPIANO CONSIGLIERE NAZIONALE LEGAMBIENTE
Admin | 23.09.2005

Cara Ferrari Katia di Torbiato (Adro), il Consorzio tutela delle Torbiere che cosa c’azzecca?
Admin | 7.09.2005

Il fatto è che non è uno giunto al potere che se ne approfitta... Qui si partì da prima che giungesse al potere e nonostante la cosa fosse risaputa, i cittadini (democrazia-elezioni) han voluto offrirgli ancor più potere. Bravi bravi bravi. stefano
Admin | 28.08.2005

La presenza di ratti è da ritenersi nella norma? E di quanto sarebbe la norma? 3 topi ,30 topi o 300 topi.? Il portavoce del consorzio tutela delle torbiere potrebbe dare qualche altra informazione? Suppongo venga pagato anche per questo.Katia Ferrari,Torbiato
Admin | 25.08.2005

A proposito di corsi d’acqua,fiumi e laghi.Il giornale di Brescia pubblicava sabato 20 agosto,a pag.27,l’allarme del livello del lago che cambia vertigionosamente,il pesce dimezzato per colpa delle alghe,insomma la fauna ittica sta scomparendo,mentre nel tratto del lago tra Paratico e Sarnico galleggiano topi morti.Le carcasse dei ratti(delle dimensioni di trenta centrimetri)saranno sottoposte ad esami di accertamento dall’istituto Zooprofilattico di Brescia. Topi, nel senso di pantegane, sono state avvistate anche a Capriolo, nel fiume Oglio, ma questa non è una novità, ne una notizia, tanto più che il portavoce del Consorzio Tutela del Sebino sostiene che la presenza di ratti nelle vicinanze del lago è da considerarsi nella norma.Che ci sia qualcuno che scarica liquami industriali, in queste "naturali,chiare e dolci acque"? S.Lecchi
Admin | 22.08.2005

Sig.ra Mariella, i processi sono lunghi, quando termineranno, arrivando al terzo grado di giudizio (che iddio ci scampi dalle prescrizioni) spero sia ancora qui a scrivere. Nel frattempo le consiglio di evitare la pesca nel fiume oglio o di bagni rinfrescanti, perlomeno a valle del depuratore di paratico. Luisa
Admin | 22.08.2005

Cara Mariella, sia chiaro che qui non si è MAI accusato nessuno. Almeno per quanto mi riguarda mi attengo sempre e solo ai fatti.

Vuole forse negare che la PROCURA DELLA REPUBBLICA presso il tribunale ordinario di Brescia ha notificato 8 imputazioni a Lancini Lionella? Vuole forse negare che degli accertamenti tecnici hanno verificato grave inquinamento proprio a valle dell’azienda in questione con scarico nelle fogne del comune di Adro?

La giustizia farà il suo corso, assolverà o condannerà. Lei qui e anche in altre sedi potrà manifestare la sua stima per la famiglia in questione. Ma se non ammette i dati di fatto sopra elencati è in malafede. Willy


Admin | 19.08.2005

Cari commentatori Fino a prova contraria la Sig. Lionella Lancini non ha ancora ricevuto alcuna condanna dalle autorità preposte, ma solo da voi, che della democrazia fate bandiera nei vostri scritti, ma che pronuncite sentenze senza processo e pretendete di essere bene informati sulla qualità degli scarichi della ELG, senza avere elementi di giudizio. Ribadisco quanto già affermato circa la mia stima verso la famiglia Lancini, che ben conosco e saluto calorosamente porgendo loro i miei migliori auguri. Mariella
Admin | 18.08.2005

Sig.Mariella non vorrei sembrarle scortese ma credo che in questo paese non sia sufficiente un nome per definirsi coraggiosi e uscire dall’anonimato.Da quello che ho letto nei suoi commenti lei potrebbe firmarsi MARIELLA o GABRIELLA o LORELLA ma comunque per quanto mi riguarda rimane anche lei ignota come chi non ha scritto il proprio nome nei vari commenti.La questione dei rifiuti tossico nocivi prevarica dalla delibera autorizzativa concessa alla ditta ELG che recita(smaltimento rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi)perchè la vera preoccupazione nasce nel leggere fra i vari capi d’accusa scitti e citati nel procedimento penale dove il sig.Lancini Oscar compare come uno degli imputati,si legge del reato p.e.p.dell’art.59C.5 del DLV0152/99 perchè rilasciava nella pubblica fogna un refluo contenente sostanze di natura tossica bioaccumulabile.Evidentemente gli ignoti che fanno commenti in merito al problema non emettono una sentenza di colpevolezza nei confronti della famiglia Lancini (d’altra parte ,invece ,chi ha sostenuto la candidatura del sindaco e la sostiene tutt’ora ha si emesso una sentenza di assoluzione) senza attendere quella della magistratura.Credo sia leggittimo considerare che un Primo cittadino avente a carico un procedimento penale di questo tipo potrebbe essere sentenziato colpevole dal Tribunale.Per quanto riguarda la questione politica credo si restringa solo al fatto concreto che questo sig.Lancini Oscar Danilo dichiaratamente espressione del movimento LEGA NORD sia stato candidato e sostenuto dal movimento per la figura di Sindaco di ADRO,in un contesto nel quale il sig.Lancini aveva già contratto il rinvio a giudizio per la questione dell’inquinamento.Altra questione è il fatto che sorge spontanea una domanda del perchè nel paese di ADRO si sia inaugurata la sede della LEGA NORD (a distanza di 10 anni dalla creazione del GRUPPO LEGA NORD) in concomitanza con il rinvio a giudizio pervenuto all’allora ex consigliere di minoranza Lancini Oscar ,capocordata e primo firmatario per il commissariamento avvenuto qualche giorno prima del comune di ADRO.Commissariamento tutt’ora non motivato.Forse la sezione serviva più al sig. Lancini Danilo Oscar che ai leghisti tutti.E qui mi sento proprio di esprimere un giudizio sia al movimento LEGA NORD,sia alle persone della maggioranza e alcune della minoranza facenti parte dell’amministrazione del comune di ADRO, ritenendole a mio giudizio degli sprovveduti,perchè si tratta di ammministrazione pubblica e immagine di un paese tutto,dai leghisti ai comunisti. Su certe questioni si dovrebbe usare una certa cautela.Un saluto alla sig.Mariella,immaginando che oltre ad essere una bella donna sia anche intelligente e un invito(non a cena)ma a valutare quanto scritto. Firmato:DANIELE o SAMUELE o GABRIELE
Admin | 16.08.2005

Come vedo la sig.ra Lionella Lancini, sorella del PRIMO CITTADINO,si è beccata otto imputazioni per reati penali. Dovè è finita la sig.ra Mariella...che a spada tratta difendeva l’integrità morale dei Lancini? E la giunta fantoccio che nomina consulenti per difendere l’interesse dei cittadini di Adro. Ma fate una cosa bella...andate a casa tutti, almeno evitate brutte figure e i Vs. famigliari vi porteranno rispetto. Fabio
Admin | 12.08.2005



1.10.2005 | Società civile   

Ballata padana  

BALLATA PADANA

D’essere già quel Bossi che ce l‘aveva duro, il sindaco di Adro superbo immaginò, ma intanto dentro i fossi reflui di color scuro di notte come un ladro, nell’Oglio scaricò.

Al COTAS del Sebino l’ex sindaco Parzani coi suoi fidi scherani, l’inganno smascherò, perché non era un fesso e al giudice istruttore infin lo denunciò. Così, un bel processo a Brescia incominciò.

Subito i suoi fratelli e i compari della lega chiamarono Castelli e,nessuno se lo spiega, I il processo si fermò . La legge ex Cirielli con l’appoggio della lega,tutto prescriverà

Di come agi’il Parzani da uomo irriverente, nessun di noi si dolga : chi intossica l’ambiente peste lo colga! a scaricar rifiuti lui ricomincerà

Che qualcun di voi ci aiuti non occor chi ve lo spiega: lui scarica rifiuti? Noi scarichiam la lega!

Epimeteo

 
:: ultimi commenti

Scusate, devo invitare chi vuole intervenire con i commenti, a leggere l’articolo "Importante comunicazione",alla rubrica :comunicazioni, di questo sito. Grazie. S. Lecchi
Admin | 22.09.2005

AFFARI DI FAMIGLIA

L’han detto e l’hanno scritto

I capi della lega;

e ripeton di frequente,

che del reato ascritto,

(nessuno ce lo spiega)

il sindaco è innocente

Ah, sì? Ma questa è bella:

a inquinar l’ambiente

ci pensa sua sorella!

Epimeteo


Admin | 19.09.2005

Arrivò l’aiuto sperato

che finora c’era stato negato;

a ottobre, il venticinque,s’apron le porte del tribunale e il processo inizierà

e il superbo Sindaco di Adro dovrà pentirsi del suo operato e si spera la pagherà;


Admin | 16.09.2005

22.10.2005 | Comunicazioni   

L’arroganza del sindaco  

Sarebbe bello che uomini e donne adrensi , invitassero Oscar Danilo Lancini a fare quattro conti, ANCHE con la coscienza. Non di solo pane vive l’uomo.

Martedì 4 Ottobre 2005

ADRO. L’incontro di Legambiente si è svolto su un prato L’eco-convegno supera tutti i divieti del sindaco

Il presunto ostruzionismo del sindaco non ha fermato l’assemblea-dibattito «Ecomafie 2005» promossa da Legambiente ad Adro. L’iniziativa non si è svolta nella sala civica che il Comune affitta alla tariffa di mille euro a sera né nella palestra dove l’autorizzazione inizialmente concessa è stata revocata dal primo cittadino Oscar Lancini. Una decisione che ha provocato le dimissioni del presidente della Polisportiva che gestisce la palestra, sfiduciato dalla maggioranza dei consiglieri del direttivo. Il dibattito si è svolto nel prato antistante il parcheggio della palestra, e nonostante la serata fredda ha fatto registrare una massiccia adesione. Davanti alla porta della palestra erano schierati alcuni aderenti alla Lega Nord mentre l’ingresso del parcheggio era presidato da carabinieri, agenti della Polizia locale e alcuni funzionati della Digos. Le forze dell’ordine hanno spiegato a Maurizio Trupiano responsabile del circolo di Legambiente di Adro e agli organizzatori dell’incontro che il prefetto e il questore di Brescia, accogliendo le richieste del sindaco non autorizzavano la riunione né nella palestra né nelle sue vicinanze. Ma nulla vietava, secondo un diritto sancito dalla Costituzione, che i cittadini si riunissero in uno spazio pubblico. A quel punto Michele Parzani, che aveva portato un palco trainato da un carro agricolo con le bandiere di Legambiente nel prato al confine con il parcheggio ha invitato tutti a spostarsi al di là della recinzione. Sul prato davanti al parcheggio c’erano oltre 150 persone quando Trupiano ha aperto il dibattito presentando l’ultima operazione dei carabinieri contro il traffico illecito di rifiuti. «Due milioni di euro guadagnati illecitamente due mesi - ha spiegato il leader Legambiente -, fanno capire quale siano gli interessi in gioco in questi traffici». Dal malaffare nazionale ai problemi locali, fra i presenti ha tenuto banco la questione del monitoraggio degli scarichi di alcune aziende di Adro finite sul banco degli imputati in occassione dell’intossicazione degli operai del depuratore di Paratico. Dopo Trupiano e Vinicio Gandossi, leader dell’opposizione di Adro, sono intervenuti Michele Saponaro, consigliere regionale dei Verdi, che preannunciando un’interpellanza in Regione ha affermato: «La Lega con l’assessore Cé ha attaccato Formigoni in nome della salute, e a Adro dove è al governo sostiene un sindaco indagato per reati ambientali che con arroganza impedisce di usare strutture pubbliche per dibattiti sull’ambiente. Dove sta la coerenza?». Andrea Poggi, presidente regionale di Legambiente ha invitato i cittadini di Adro «ad alzare la testa per opporsi all’arroganza e al sopruso perché nessuno meglio di chi ci abita può difendere il proprio territorio dall’inquinamento». Dopo l’intervento del sindaco di Pontoglio Roberto Viola, Michele Parzani ha concluso: «Senza violare le leggi ma usano la fantasia siamo riusciti a tenere l’assemblea dimostrando che per fare politica non occorre una tessera di partito ma l’impegno di tutti su temi concreti battendosi contro amministratori che sembrano piccoli tiranni».g.c.c.

ultimi commenti

Siete pregati , se volete intervenire con i commenti ,di RISPETTARE le poche regole del forun. Siete invitati a leggere "IMPORTANTE COMUNICAZIONE" alla rubrica comunicazioni,diversamente ci riserviamo di cancellare i post.Grazie S.Lecchi
Admin | 12.10.2005

Capisco il voltastomaco, rappresenta per l’uomo un riflesso incondizionato, specie in presenza di puzze. Allo stesso modo provi ad immaginare il voltastomaco di quando vicino alle fognature comunali entrano rifiuti tossici non autorizzati!
Admin | 12.10.2005

basta, qusta vicenda mi da il voltastomaco
Admin | 12.10.2005

Interpellanza

I sottoscritti Consiglieri

VISTE

Le segnalazioni pervenuteci riguardo il possibile ampliamento della concessione regionale per la depurazione e per l’esercizio dell’attività di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi sull’area di proprietà della ditta Eredi Lancini Giancarlo srl avente sede in via Lucerna, 12 Adro (Bs);

A CONOSCENZA CHE

l’attività della ditta Eredi Lancini Giancarlo srl ha dato origine in passato a contestazioni da parte del Consorzio tutela ambientale del Sebino riguardo a inquinamenti di falda che hanno portato ad accertamenti da parte dell’Asl per scarichi anomali e alla decisione del comune di Adro di non autorizzare l’esecuzione della costruzione di un pozzo per un emungimento di falda ai fini delle proprie attività;

RILEVATO CHE

L’azienda ha violato, come attestato dall’ARPA, numerose prescrizioni autorizzative e che la stessa è stata rinviata in giudizio nel settembre 2003 dalla Procura della Repubblica di Brescia, nelle persone dell’Amministratrice Unica e in quella dell’Amministratore di fatto per avere esercitato un’attività industriale di trattamento rifiuti liquidi rilasciando nella pubblica fognatura in quantità superiori a quanto previsto dalle norme e dalle prescrizioni vigenti; per avere effettuato attività di gestione di rifiuti speciali non pericolosi senza osservare le prescrizioni previste; per avere gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti; per avere costruito ed utilizzato un nuovo impianto per il trattamento industriale di rifiuti liquidi pericolosi senza la prescritta autorizzazione;

L’amministratore di fatto della ditta Eredi Lancini Giancarlo srl, imputato nel procedimento è Lancini Danilo Oscar e che lo stesso è Sindaco del comune di Adro, rappresentante legale del comune offeso;

Il sindaco di Adro ha richiesto la spropositata somma di euro 1.000 per permettere lo svolgimento di un convegno riguardante la questione ‘Ecomafie’ nell’aula consiliare e successivamente ha vietato per ‘motivi di ordine pubblico’ lo svolgimento di un’assemblea, sullo stesso tema, nella sala della Polisportiva, concessa dal Presidente della stessa;

La ditta Eredi Lancini Giancarlo srl ha depositato in data 17/05/2004 una richiesta di adeguamento impianto di trattamento rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi allo stato liquido in comune di Adro che prevede l’ampliamento dei serbatoi di stoccaggio di reflui liquidi all’interno dell’impianto esistente con una capacità superiore a 30.000 mc (D.p.r. 12/4/96 Rif Att. B 7. t) oggetto di verifica in Legge Obiettivo n. sia 404;

INTERPELLA LA GIUNTA REGIONALE E GLI ASSESSORI COMPETENTI PER SAPERE SE:

Non intendono attivarsi al fine di negare l’ampliamento dell’attività della ditta Eredi Lancini Giancarlo srl quantomeno in attesa della conclusione dell’iter giudiziario

Se intendano costituirsi parte civile con il proprio ufficio legale in rappresentanza della Regione Lombardia, quale parte lesa nel procedimento penale sopra citato (con udienza presso il Tribunale di Brescia in data 25 Ottobre 2005) in quanto i riversamenti abusivi di rifiuti speciali, attraverso le pubbliche fognature venivano puntualmente riversati nel PARCO REGIONALE OGLIO NORD, presso il Comune di Paratico (Bs), area protetta con decreto regionale.

Se intendano attivarsi per consentire la libera e democratica circolazione di idee all’interno del comune di Adro

MARCELLO SAPONARO

CARLO MONGUZZI


Admin | 11.10.2005

Oggi 11 ottobre 2005, il Sindaco Leghista di Varese, sig. Fumagalli, si è dimesso perchè semplicemente indagato dalla magistratura. Oggi 11 ottobre 2005, il Sindaco di Adro, pur rinviato a giudizio e sotto processo, rimane attaccato alla SUA POLTRONA del potere dal 13 Giugno 2004!
Admin | 11.10.2005

Rifiuti non specificati altrimenti

EREDI LANCINI GIANCARLO Srl

DELIBERA REGIONALE N. VII 12767 DEL 16,04,2003

CER DESCRIZIONE

01 04 07* rifiuti contenenti sostanze pericolose, prodotti da trattamenti chimici e fisici di minerali non metalliferi

01 04 12 sterili ed altri residui del lavaggio e della pulitura di minerali, diversi da quelli di cui alle voci 01 04 07 e 01 04 11

01 04 13 rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07

01 04 99 rifiuti non specificati altrimenti(limitatamente ai fanghi da taglio e levigatura molatura pietre, acque di lavaggio mulini discontinui, acque di colatura, acque di flottazione dei metalli non metalliferi)

02 01 01 fanghi da operazione di lavaggio e pulizia

02 01 06 feci animali, urina e letame ( comprese le lettiere usate), effluenti, raccolti separatamente e trattati fuori sito

02 01 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente ad acque di lavaggio prodotti ortofrutticoli, residui pompabili di prodotti avariati)

02 02 01 fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia

02 02 04 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 02 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio impianti di trattamento carne e pesce

02 03 01 fanghi prodotti da operazioni di lavaggio,pulizia,sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti

02 03 05 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 03 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a percolati di stoccaggio, pro- dotti ortofrutticoli, brodi di cottura vegetale, polpe esauste di estrazione principi attivi e relativi solventi, acque di lavaggio di impianti di trattamento frutta, vegetali e conserve alimentari)

02 04 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 04 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a melme di decantazione da defecazione, fanghi da solfitazione e altri processi da decolorazione, scoli di affinaggio, borlande di zucchero)

02 05 02 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 05 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a acque di lavaggio di degassa- zione, latticello fuori specifica da processi di angolatura, campioni di latte re- sidui da analisi, acque di lavaggio impianti dell’industria casearia)

02 06 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

02 06 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a residui lieviti avariati, acque di lavaggio delle cariossidi, residui di brillatura riso, oli di estrazio- ne da test di laboratorio, acque di lavaggio impianti dell’industria della pasta e della panificazione)

02 07 01 rifiuti prodotti dalle operazioni di lavaggio, pulizia e macinazione della materia prima

02 07 02 rifiuti prodotti dalla distillazione di bevande alcoliche

02 07 03 rifiuti prodotti dai trattamenti chimici

02 07 04 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione

02 07 05 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti

03 03 11 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 03 03 10 04 01 05 liquido di concia non contenente cromo

04 01 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei reparti produttivi)

04 02 19* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

04 02 20 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 04 02 19 06 01 01* acido solforico ed acido solforoso

06 01 02* acido cloridrico

06 01 04* acido fosforico e fosforoso

06 01 05* acido nitrico ed acido nitroso

06 02 99 rifiuti non specificati altrimenti( limitatamente alle soluzioni alcaline di lavag- gio dei reparti produttivi)

06 03 13* sali e loro soluzioni, contenenti metalli pesanti

06 03 14 Sali e loro soluzioni, diversi da quelli di cui alla voce 06 03 11 e 06 03 13

06 05 02* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effuenti, contenenti sostanze pericolose

06 05 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 06 05 02

06 06 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei repar- ti produttivi)

06 10 02* rifiuti contenenti sostanze pericolose

06 10 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio degli impianti)

07 01 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07,01,04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 01 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 01 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 01 11

07 02 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 02 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 02 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 02 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti didiversi da quelli di cui alla voce 07 02 11

07 03 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 03 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 03 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 03 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di reazione dopo estrazione dei pigmenti)

07 05 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 05 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 05 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti,contenenti sostanze pericolose

07 05 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 05 11

07 06 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 06 04* altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 06 08* altri fondi e residui di reazione

07 06 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 06 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 06 11

07 07 01* soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 07 11* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

07 07 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 07 11 08 01 15* fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 01 16 fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 08 01 15 08 01 17* fanghi prodotti dalla rimozione di pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 01 18 fanghi prodotti dalla rimozione di pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 08 01 17

08 01 19* sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 01 20 sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 19

08 03 07 fanghi acquosi contenenti inchiostro

08 03 12* scarti di inchiostro, contenenti sostanze pericolose

08 03 13 scarti di inchiostro, diversi da quelli di cui alla voce 08 03 12

08 03 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei reparti produttivi)

08 04 15* rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose

08 04 16 rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, diversi da quelli di cui alla voce 08 04 15

09 01 01* soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa

09 01 02* soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa

09 01 04* soluzioni fissative

09 01 05* soluzioni di lavaggio e soluzioni di arresto-fissaggio

09 01 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio dei repar- ti produttivi dell’industria fotografica)

10 01 20* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

10 01 21 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 10 01 20

10 01 22* fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaie, contenenti sostanze pericolose 10 01 23 fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaie, diversi da quelli di cui alla voce 10 01 22

11 01 05* acidi di decappaggio

11 01 06* acidi non specificati altrimenti

11 01 07* basi di decappaggio

11 01 08* fanghi di fosfatazione

11 01 09* fanghi e residui di filtrazione, contenenti sostanze pericolose

11 01 10 fanghi e residui di filtrazione, diversi da quelli di cui alla voce 11 01 09

11 01 11* soluzioni acquose di lavaggio, contenenti sostanze pericolose

11 01 12 soluzioni acquose di lavaggio, diverse da quelle di cui alla voce 11 01 11

11 01 13* rifiuti di sgrassaggio contenenti sostanze pericolose

11 01 14 rifiuti di sgrassaggio diversi da quelli di cui alla voce 11 01 13

11 01 15* eluati e fanghi di sistemi a membrana e sistemi a scambio ionico, contenenti sostanze pericolose

11 02 02* rifiuti della lavorazione idrometallurgica dello zinco (compresi jarosite, goethite)

11 02 03 rifiuto della produzione di anodi per processi elettrolitici acquosi

11 02 05* rifiuti della lavorazione idrometallurgica del rame, contenenti sostanze pericolose

11 02 06 rifiuti della lavorazione idrometallurgica del rame, diversi da quelli della voce 11 02 05

11 02 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque decadenti dai processi di galvanizzazione)

12 01 08* emulsioni e soluzioni per macchinari, contenenti alogeni

12 01 09* emulsioni e soluzioni per macchinari, non contenenti alogeni

12 01 10* oli sintetici per macchinari

12 01 19* oli per macchinari, facilmente biodegradabili

12 03 01* soluzioni acquose di lavaggio

12 03 02* rifiuti prodotti da processi di sgrassatura a vapore

13 01 05* emulsioni non clorurate

13 03 07* oli minerali isolanti e termoconduttori non clorurati

13 03 08* oli sintetici isolanti e termoconduttori

13 03 09* oli isolanti e termoconduttori, facilmente biodegradabili

13 03 10* altri oli isolanti e termoconduttori

13 04 03* altri oli di sentina della navigazione

13 05 02* fanghi di prodotti di separazione olio/acqua

13 05 06* oli prodotti dalla separazione olio/acqua

13 05 07* acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua

13 07 01* olio combustibile e carburante diesel

13 07 02* petrolio

13 07 03* altri carburanti (comprese le miscele)

13 08 01* fanghi ed emulsioni prodotti dai processi di dissalazione

13 08 02* altre emulsioni

14 06 03* altri solventi e miscele di solventi

14 06 05* fanghi o rifiuti solidi, contenenti altri solventi

16 03 05* rifiuti organici, contenenti sostanze pericolose

16 03 06 rifiuti organici, diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05

16 07 08* rifiuti contenenti olio

16 07 09* rifiuti contenenti altre sostanze pericolose

16 07 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente alle acque di lavaggio fusti, cassonetti, automezzi, acque di prima pioggia da piazzali con serbatoi di stoccaggio, spurghi di biologiche di insediamenti civili e industriali, spurghi di pozzetti di autolavaggio)

16 10 01* soluzioni acquose di scarto, contenenti sostanze pericolose

16 10 02 soluzioni acquose di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 16 10 01

16 10 03* concentrati acquosi, contenenti sostanze pericolose

16 10 04 concentrati acquosi, diversi da quelli di cui alla voce 16 10 03

19 01 06* rifiuti liquidi acquosi prodotti dal trattamento dei fumi e di altri rifiuti liquidi acquosi

19 07 02* percolato di discarica, contenente sostanze pericolose

19 07 03 percolato di discarica diverso da quello di cui alla voce 19 07 02

19 08 05 fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane

19 08 07* soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio ionico

19 08 11* fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose

19 08 12 fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 11

19 08 13* fanghi contenenti sostanze pericolose prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali

19 08 14 fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 13

19 08 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a acque di lavaggio e rigenera- zione membrane filtranti)

19 09 02 fanghi prodotti dai processi di chiarificazione dell’acqua

19 09 06 soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio ionico

19 09 99 rifiuti non specificati altrimenti (limitatamente a salamoie da processi di congelamento potabile e/o elettrodialisi, spurghi di serbatoi da deferrizza- zione)

19 11 05* fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose

19 11 06 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 19 11 05

20 03 03 residui della pulizia stradale

20 03 04 fanghi delle fosse settiche

20 03 06 rifiuti della pulizia delle fognature


Admin | 10.10.2005

Probabilmente il consigliere comunale di Adro della lega che si è dimesso giovedì sera in consiglio ha fatto i conti con la propria coscienza. Vai alessandra, sei troppo giusta!
Admin | 5.10.2005

1.10.2005 | Società civile   

Ballata padana  

BALLATA PADANA

D’essere già quel Bossi che ce l‘aveva duro, il sindaco di Adro superbo immaginò, ma intanto dentro i fossi reflui di color scuro di notte come un ladro, nell’Oglio scaricò.

Al COTAS del Sebino l’ex sindaco Parzani coi suoi fidi scherani, l’inganno smascherò, perché non era un fesso e al giudice istruttore infin lo denunciò. Così, un bel processo a Brescia incominciò.

Subito i suoi fratelli e i compari della lega chiamarono Castelli e,nessuno se lo spiega, I il processo si fermò . La legge ex Cirielli con l’appoggio della lega,tutto prescriverà

Di come agi’il Parzani da uomo irriverente, nessun di noi si dolga : chi intossica l’ambiente peste lo colga! a scaricar rifiuti lui ricomincerà

Che qualcun di voi ci aiuti non occor chi ve lo spiega: lui scarica rifiuti? Noi scarichiam la lega!

Epimeteo

 
 
 

30.09.2005 | Comunicazioni   

Assemblea pubblica ad ADRO  

IL CIRCOLO INTERPROVINCIALE LEGAMBIENTE G.FALCONE & P.BORSELLINO

INVITA:LA POPOLAZIONE DI ADRO e dintorni VENERDI 30 SETTEMBRE ORE 20.30 PRESSO LA PALESTRA DELLA POLISPORTIVA ADRENSE, A PARTECIPARE AL DIBATTITO PUBBLICO SUL TEMA:

RAPPORTO ECOMAFIA 2005 L’ILLEGALITA’ AMBIENTALE IN ITALIA E IL RUOLO DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

RELATORE: MAURIZIO TRUPIANO (CONSIGLIERE NAZIONALE LEGAMBIENTE)

INGRESSO LIBERO A TUTTI GRADITI INTERVENTI DAL PUBBLICO

CORDINAMENTO CIRCOLI ORGANIZZAZIONE: WWW.LEGAMBIENTEFALCONE.IT VALLE DELL’OGLIO E VALLE DEL SERIO STAMPATO IN PROPRIO

 
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COMUNICAZIONE IMPORTANTE:

OGGI ORE 10.30,IL COMANDO DEI CARABINIERI DI ADRO HA COMUNICATO AGLI ORGANIZZATORI DELL’ASSEMBLEA PUBBLICA IN PROGRAMME QUESTA SERA ALLE 20.30 CHE: QUESTORE E PREFETTO DI BRESCIA RILASCIANO IL NULLA OSTA!

VI ASPETTIAMO NUMEROSI: MAURIZIO TRUPIANO LEGAMBIENTE


Admin | 30.09.2005

DA QUIBRESCIA,IT CIAO,MICHELE)

Adro: il sindaco vieta un dibattito sulle "Ecomafie"

(e.t.) E’ polemica aperta tra il sindaco di Adro, Oscar Lancini, e il gruppo dei Verdi in Regione. Il primo cittadino del paese franciacortino martedì ha vietato l’uso della palestra comunale per l’incontro-dibattito, organizzato da Legambiante, sul "Rapporto Ecomafie 2005" organizzato per il 30 settembre.

Il diniego, secondo il fax fatto arrivare agli organizzatori solo ieri, sarebbe per "ragioni di ordine pubblico". Ma il gruppo dei Verdi in regione non ci sta e con un comunicato, che parla di un vergognoso sabotaggio da parte del sindaco, ha fatto sapere che il dibattito si farà lo stesso, anche a costo di farlo all’aperto.

Gli organizzatori già da tempo avevano richiesto uno spazio al Comune per l’iniziativa, individuando la sala Civica come luogo adatto per il dibattito. Il 15 settembre è arrivata la risposta positiva della Giunta comunale che però chiedeva un rimborso forfait di mille euro per la serata, troppi secondo gli ambientalisti. Da qui la decisione di chiedere l’uso della della palestra alla polisportiva che la gestisce, la quale ha dato immediatamente il via libera. Ma a tre giorni dal dibattito è arrivata la doccia fredda dall’Ammnistrazione comunale che, come detto, vieta l’uso della palestra. "Un divieto peraltro giunto a manifestazione già ampiamente annunciata e pubblicizzata e dopo che l’amministrazione ha gia incassato i diritti comunali sui manifesti già attaccati nelle bacheche dallo stesso Comune" dicono gli organizzatori.

"Crediamo che il documento pervenuto ieri a firma del Sindaco di Adro sia illegittimo" si legge sulla nota del gruppo consiliare regionale dei Verdi, "dato che reca solamente la firma del Sindaco e non è una delibera di giunta a cui dovrebbe comunque succedere un’ordinanza motivata. Sottolineiamo che l’ordine pubblico è di competenza territoriale delle forze dell’ordine e del Questore di Brescia. E a questo proposito gli organizzatori assicurano di aver fatto tutte le comunicazioni necessarie sia alla questura che al dei Comando Carabinieri di Adro".

Le motivazioni del rifiuto, inoltre, sono spiegate dai Verdi con parole destinate a suscitare polemiche: "Crediamo che il divieto sia strumentale e pretestuoso. Il comportamento del Sindaco di Adro sembra infatti dettato da motivazioni personali: Legambiente è parte civile nel processo, che si terrà il prossimo 25 ottobre, contro la ditta della famiglia del sindaco, la Eredi Lancini di Adro, in cui lo stesso sindaco risulta indagato e rinviato a giudizio per reati ambientali. Il sindaco appare inoltre in chiaro conflitto d’interessi, in quanto l’amministrazione comunale è a sua volta parte civile nello stesso processo contro la ditta".

In conclusione gli ambientalisti fanno sapere che non rinunceranno all’incontro pubblico programmato per le 20.30 di venerdì, in palestra oppure all’aperto nel caso in cui l’Ammistrazione comunale di Adro non torni sui suoi passi. Dal canto suo il gruppo consiliare dei Verdi in Regione, oltre ad assicurare la propria presenza al dibattito promette di portare al più presto "l’odioso episodio all’attenzione della Giunta e del Consiglio Regionale".


Admin | 29.09.2005


14.08.2005 | Comunicazioni   

Al "sindéc del Sòc" il grande vecchio  

Dal libro di Giuseppe Marchetti: "I musicanti, i soci, i sostenitori..."

"Ermenegildo Corioni fu sindaco di Erbusco, dopo la guerra. Nel Quarantotto. Il primo cittadino dello Zocco che era andato a comandare a Erbusco. Con lui, finalmente, le donne smisero di tirare su l’acqua dai pozzi, di attingerla dalle fontane in via Largo Maggi, o dalla fontanina della Spina, sotto gli ippocastani: l’acqua potabile portata fin dentro le case. Pure per i morti ebbe pensiero: nell’allargare la terra di cui essi abbisognavano."

Lo zio Gino, per chi scrive, se ne è andato. Senza retorica, concedeteci questo spazio per rendergli omaggio. Le sue origini contadine, la guerra, l’infanzia negata e lo straordinario vizio della memoria, hanno fatto di lui, per noi, un piccolo grande eroe. Indulgente e tenero con i deboli, implacabile nei giudizi con i prepotenti. Sono moltissimi i suoi aneddoti di vita trascorsa, partendo dalla grande Inter, fino a "buttarla" in politica. Quando raccontava sin nei minimi dettagli, le tensioni avute con questo e con quello, assumendo un’aria da duro, concludeva: "Finchè go dit, ardo ché ta cae la pel". E tutti si scoppiava a ridere. L’umiltà delle sue risposte:"Perchè ghet fat al sindéc?""Perchè ghere studiat du dé depiò dei oter" Amava le donne e i bambini. Aveva novant’anni "portati con garbo e con passione".

...che ci sia o no la fanfara,

i bambini accorrerranno.

I bambini sono sempre curiosi dei morti.

La finestra della nostra cucina

mi seguirà con lo sguardo

il nostro balcone mi accompagnerà col bucato steso.

Sono stato felice in questo cortile,

pienamente felice.

Vicini miei del cortile,

vi auguro lunga vita, a tutti.

Nazim Hikmet (Poesie d’amore)

11.08.2005 | Comunicazioni   

Il futuro del lago  

Lago troppo basso, da stamattina chiuso il pontile di Clusane

A RISCHIO ANCHE QUELLO DI SARNICO, I PASSEGGERI SALPERANNO DA ISEO

SEBINO - Chiude il pontile di Clusane per i bassi livelli del Sebino. Quello di Sarnico è a rischio. La decisione della chiusura è stata presa, nel tardo pomeriggio di ieri, dalla Società «Navigazione lago d’Iseo», a seguito degli urgenti accertamenti eseguiti dai propri tecnici in giornata, dopo aver accertato la situazione critica del Sebino. I livelli del lago d’Iseo, infatti, sono scesi a 30 centimetri sotto lo zero idrometrico con una portata erogata di 37,9 metri cubi al secondo ed un afflusso al lago di soli 20,3 metri cubi al secondo. La flotta della Navigazione, quindi, dalle 7 di stamattina, non fermerà più a Clusane, fino a quando i livelli del lago d’Iseo non torneranno a rialzarsi. Ovvio dunque sperare, in questo caso, in abbondanti piogge, per non compromettere la stagione turistica, che si era aperta sotto i migliori auspici. Gli utenti delle imbarcazioni sebine e i molteplici turisti che scelgono i servizi speciali estivi, tra questi le crociere con guida turistica a bordo del mercoledì e venerdì, che approdano anche a Clusane, saranno costretti a salpare dal porto di Iseo. «Si tratta della prima volta che il pontile di Clusane viene chiuso per il basso livello delle acque lacustri - precisa Pier Giuseppe Ziliani, presidente della stessa Navigazione lago d’Iseo -; la decisione è stata necessaria per evitare di arrecare danni alle nostre navi». Le eliche delle imbarcazioni, infatti, proprio per il basso livello del lago, rischierebbero di toccare il fondale e, quindi, e quindi di danneggiarsi in modo davvero pesante. La Navigazione è, quindi, penalizzata dalla scelta, presa giovedì scorso, dalla Regione Lombardia, che ha concesso di scendere sotto il limite minimo, ma senza andare oltre i 40 centimetri sotto lo zero idrometrico, per favorire i cicli d’irrigazione dei campi della pianura. Il Pirellone ha preferito optare per la deroga al limite della concessione, scartando l’altra soluzione, che prevedeva lo svaso di 9 milioni di metri cubi di acqua dei laghi alpini; entrambi questi interventi sono stati proposti alla Regione dal Consorzio dell’Oglio, proprio per consentire l’approvvigionamento idrico dei campi. «Altro pontile a rischio di chiusura è quello di Sarnico - continua lo stesso presidente Ziliani -, oggi dopo le verifiche commissionate ai nostri tecnici decideremo il da farsi». Per informare i cittadini dell’inevitabile chiusura del pontile di Clusane, la Navigazione ha già predisposto l’affissione di cartelli nei luoghi più frequentati oltre ad avvisare gli uffici ed gli operatori turistici del lago, che saranno contattati in mattinata. l. st.

9.08.2005 | Comunicazioni   

 
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Giovedì 11 Agosto 2005

L’ambiente anche al bar

Caro direttore, voglio parlare di qualcosa che finalmente rientra anche nelle chiacchiere da bar: l’ambiente. Del tesoro più prezioso per tutti gli abitanti del pianeta si parlava da anni solo in convegni più o meno partecipati, ma la gente comune rifiutava di discuterne, anzi, il termine ambientalista veniva appioppato come fosse sinonimo di rompiscatole. Finalmente (purtroppo) ora anche molti che non sono mai stati ambientalisti si trovano a valutare con preoccupazione disastri ambientali raccontati, sia pure in tono minore, da stampa e televisione. Negli ultimi tempi tutti hanno potuto leggere di: 1) catastrofi imputabili al surriscaldamento del pianeta; 2) invasioni di cavallette nelle regioni del nord; 3) morìe di pesci ed uccelli; 4) interi alveari completamente sterminati in Franciacorta; 5) strage di mucche abbeveratesi al fiume, ecc. Purtroppo devono succedere continui disastri perché anche il cittadino qualunque cominci a riflettere sull’importanza di avere un ambiente vivibile. Finalmente si comincia a capire che «sviluppo sostenibile» non è un concerto vuoto e, forse, si inizia a comprendere che la tutela dell’ambiente e della salute non può essere esclusivo patrimonio di chi si dichiara verde o rosso, ma deve esserlo anche per chi è bianco, azzurro, nero o di colore politico variabile, cioè di tutti. Se l’ambiente, patrimonio di tutti, sarà ritenuto prevalente sull’affarismo senza scrupoli di pochi, saremo in tempo ad evitare ulteriori disastri. A questo punto è auspicabile che i cittadini, di qualsiasi schieramento politico, pretendano dai propri rappresentanti, locali e nazionali, una maggiore attenzione per l’ambiente, che non può essere divorato in un paio di generazioni, ma deve essere tramandato in buono stato ai figli ed ai nipoti. Angelo Bersini Berlingo


Admin | 11.08.2005

Rovato: altri 5mila metri di negozi !   

ROVATO. La variante al Prg approvata in Consiglio comunale. Via libera alla realizzazione di un albergo vicino al casello

di Giancarlo Chiari

A Rovato l’approvazione in consiglio comunale del Piano di lottizzazione a ridosso del casello autostradale (circa 18mila metri quadri) è passata quasi inosservata, ma i commercianti del centro, informati sul contenuto del progetto, annunciano battaglia. A mettere in apprensione gli esercenti di Rovato non è tanto il progetto di utilizzare 6500 metri per realizzare una struttura alberghiera, ma quello di utilizzarne quasi 5mila per attività commerciali. Il progetto, presentato a metà luglio dal palazzolese Lorenzo Busetti, amministratore unico dell’immobiliare San Cristoforo di Capriolo, redatto dall’ingegnere rovatese Angelo Martinazzi ha proposto una variante al Prg in base alla legge 23, chiedendo di modificare la destinazione dell’area ad attività recettive, per utilizzarne metà per attività commerciali. La proposta, arrivata in consiglio il 28 luglio, ha creato perplessità nella Maggioranza (come dimostra l’astensione del consigliere diessino Serra) ma ha ottenuto il voto favorevole delle opposizioni. Il piano di lottizzazione presentato destina 8.971 metri quadri ad attività alberghiera e altrettanti ad attività commerciali. Nell’area destinata ad attività commerciali sorgeranno negozi per una superficie complessiva di 4.934 metri quadri e un volume di 15mila metri cubi. La mancanza di vincoli precisi sulla destinazione dei negozi ha già sollevato le prime critiche tra i negozianti di Rovato. «Ho saputo casualmente del progetto di lottizzazione, è stata una sorpresa - commenta un esercente di piazza Cavour- l’albergo ci poteva stare, anche se c’era già un progetto per realizzarlo nell’ex filatoio che avrebbe ridato slancio al centro. Mi preoccupa non tanto l’albergo ma un secondo centro commerciale poco distante dalle Porte Franche, perché una ventina di negozi sono un centro commerciale travestito di cui non sentivamo il bisogno». In altro negozio il malcontento si tinge di rabbia: «Non ne sapevo nulla, mi sembra assurdo: ci sono difficoltà per tutti i commercianti e il comune avrebbe dovuto quanto meno informarci, tanto più che lo scorso anno ci ha invitato ad investire per migliorare il negozio». In un terzo il titolare, rassegnato, spiega:«Non capisco perché dicano che non vogliono più centri commerciali e poi ne approvino altri, ma certo qualche colpa l’abbiamo anche noi che non ci informiamo su quanto si discute in consiglio». Tutti i negozianti, in maggior parte all’oscuro del progetto, si dicono contrari. Qualcuno sottolinea sarebbe stato più opportuno realizzare l’albergo nell’ex filatoio a poca distanza dall’ospedale gestito dalla fondazione don Gnocchi, che dovrebbe essere aperto a breve. «Abbiamo saputo per caso del progetto e averlo presentato sotto le ferie senza una minima informazione ai commercianti mi pare grave». Anche tra i consiglieri di Maggioranza non mancano perplessità: «A Rovato - fa osservare un consigliere chiedendo di mantenere l’anonimato - si possono aprire solo negozi di vicinato con una superficie massima di 250 metri, ma il progetto in questione non precisa alcunché. In ogni caso ci sono quasi sessanta giorni per presentare osservazioni». Emanuele Rossi, capogruppo della civica «Per Rovato» spiega che non si tratta di un grande centro commerciale: per questo l’approvazione in consiglio.

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Mi riferisco all’intervento a firma Forza Kompagni. Se fosse stato attento invece di parlare a vanvera saprebbe che il partito dei DS di Rovato (ossia l’espressione della Sinistra a Rovato)si è con i fatti allontanato da questa operazione con un consigliere astenuto e uno assente.

Quindi la loro parte i DS l’hanno fatta, altro che Kompagni e Kompagne.

Rovatese che invece ai consigli comunali ci va ed si informa prima di parlare.


Admin | 19.08.2005

Mercoledì 17 Agosto 2005

Protesta da Rovato

Caro direttore, mi riferisco all’articolo apparso sul giornale del 9 agosto, che riporta della legittima rabbia dei commercianti di Rovato, venuti a conoscenza che scelleratamente la Giunta del sindaco Cottinelli, aveva approvato una variante al Prg concessa all’insaputa della categoria in data 29 luglio scorso. Come riporta anche l’articolo, la proprietà ha ottenuto che sull’area prevista a destinazione ricettiva si stralcino 15.000 mc da destinare invece al commerciale. Dire che la Giunta con questa approvazione si è comportata in modo irresponsabile è fare un complimento. I casi sono due: o non conoscono la realtà del commercio rovatese schiacciato dai giganti della distribuzione, o qualcuno gioca sporco. Cosa altrettanto gravissima è che da questa variante, che ha favorito un proprietario privato e penalizzato pesantemente una miriade di altri cittadini che pagano le tasse e onorano i loro doveri sociali, non è sortito alcun beneficio per la collettività. Posso legittimamente chiedere dalle colonne del giornale allora chi ha beneficiato di questa sciagurata scelta, fatta passare sulla testa di tanti onesti commercianti? Ai lettori il vaglio delle ipotesi e la conseguente sentenza. Voglio concludere affermando con sicurezza che da questa storia il redattore del progetto, il rovatese ing. Angelo Martinazzi, indicato anche nell’articolo, ne esce completamente estraneo perché la sua provata competenza in trasformazioni territoriali (vedi Prg e accessori) è nota a tutti in paese e note sono anche le sue disavventure personali, conseguenza della strenua difesa dei suoi ideali umani e professionali. Ce ne fossero in giro di professionisti di questa integrità. Questo però, tornando al tema della mia lettera, non giustifica l’operato dell’amministrazione, che dovrà tenere conto della voce dei commercianti rovatesi e fermare un’iniziativa che ucciderebbe irrimediabilmente quei tenaci commercianti che giornalmente affrontano l’immane sfida coi colossi della distribuzione. Giuseppe Vezzoli

Lettere al direttore Bresciaoggi


Admin | 17.08.2005

La cosa che mi fa inKazzare è che gli amministratori di Rovato gli ho votati. In consiglio molti non vanno, Serra si astiene, la minoranza tiene su le braghe al Sindaco, ma l’apoteosi è l’articolo su BsOggi..."un consigliere che vuole restare anonimo fa alcune dichiarazioni".Ma lo sanno che gli amministratori pubblici non sono mafiosi e hanno l’obbligo di aver la responsabilita’di quello che dicono o fanno? Assurdo che un consigliere comunale non abbia la responsabilità dei propri pensieri o azioni. Ma da chi siamo amministrati? Basta fare figure del genere..e a Rovato non è la prima volta. Il Sindaco illuminato lontano dai partiti...ma che i partiti entrino davvero in amministrazione e facciano il loro dovere...Forza Kompagni
Admin | 12.08.2005

Comunque, come volevasi dimostare, c’è un partito che è trasversale agli schieramenti: quello del denaro e del cemento. Ma è chiaro, che non potrà continuare per sempre. Ciao. Simone Alessandrini
Admin | 11.08.2005

Non azzardiamoci ad addormentarci. La notte continua.

Stanislaw Jerzy Lec


Admin | 9.08.2005

poi magari verra l’albergo di fronte alle porte franche,poi la cittadella dell’auto in via Iseo poi magari l’ampliamento dell’alberghetto fronte Sala poi un aumento di cicalina e moriremo tutti senza riuscire a creare"buisness" per gli alberghi.Non è vero che la gente non si interessa delle decisioni delle amministrazioni ma una volta a Rovato una volta a Erbusco c’è sempre qualcuno da accontentare e poi le leggi le fanno proprio per loro e gli amministratori non fanno NULLA per ostacolarli.Tutto questo ad agosto.E tutti vanno a messa.Alla prossima.Tonino Vinci
Admin | 9.08.2005

 

22.07.2005 | Comunicazioni   

Comitato Anticava di Rovato   

Ciao, vi fornisco l’esito del’incontro in provincia di cui avete molto gentilmente riportato l’articolo del Bresciaoggi.

Ciao e grazie per l’attenzione, Angelo.

> Comunichiamo l’effettivo esito dell’incontro in Provincia con i tecnici provinciali e il cavatore circa il "progetto Bonfadina". La Bettoni spa ha fornito un progetto che secondo i suoi intenti risponderebbe pienamente ai problemi sollevati mediante opportune osservazioni dai comuni e dal comitato anticava. 1) VIABILITA’: il cavatore spinge per costruire una rotonda all’intersezione di via Rimembranze (vivaio Pelizzari), statale 11 e via S.Giovanni (strada che risale da Lodetto). Uscita prevista dall’ambito estrattivo: un cancello che il cavatore ha su via Rimembranze, percorrendo tale via per gli ultimi 50 metri fino ad arrivare sulla statale. Piccolo particolare: la via ha una carreggiata di circa 3 metri (!!!), è a doppio senso ed è usata per immettersi sulla statale da circa 30 nuclei famigliari per un totale di circa 100 persone. Dove ci sta il doppio senso per bilici da 250 quintali l’uno? Se un automobile si immettesse in via Rimembranze e trovasse un camion che sta uscendo dall’ambito estrattivo, visto che lo spazio per entrambi non c’è nemmeno tombinando il fosso adiacente, qualcuno vuole spiegare chi dei due dovrebbe fare la retro? Il camion nell’ambito estrattivo? L’automobile in retro sulla statale? 2) Tramite segnalazione circostanziata del comitato la provincia ha dovuto tenere in considerazione che la Normativa Tecnica impone fasce di rispetto di 20 metri da ogni sponda di ogni canale che attraversa l’ambito. Dopo l’iniziale tentativo di chiedere l’abolizione dei canali, la ditta Bettoni si adegua e si vede costretta a riconoscere che la segnalazione sui canali è corretta. Risposta di Bettoni? Anzichè scavare a 15 metri su tutto l’ambito , scaverebbe subito alla profondità massima (30 m) solo a sud del canale Roggia Fusia, direttamente a ridosso di via Rimembranze e della statale quindi. Gli impianti li manterrebbe invece a Nord del fosso (??). E’ irrealistico credere a impianti separati dallo scavo da una striscia di terra di 40 metri (le fasce di rispetto delle due sponde). Inoltre a Nord della Roggia Fusia passa un canale del Consorzio Irriguo Franciacorta anche dal quale vanno rispettate le distanze. La fascia disponibile tra i due canali per disporre gli impianti è molto stretta e fisicamente non ci stanno. 3) La provincia richiede ai comuni per il prossimo incontro di stabilire delle prescrizioni per il recupero finale. Anche questo ridicolo, visto che la provincia sa benissimo come tra meno di 5 anni il piano cave subirà una revisione che concederà allargamenti immensi a questo bacino estrattivo. 4) Permane lo scandaloso rifiuto della Provincia di fronte alla richiesta dei comuni di concedere la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) OBBLIGATORIA per un bacino estrattivo come la Bonfadina di 43 ettari che supera i 20 ettari di limite imposto dal D.P.R. 12/4/96. Quindi c’è un decreto dello stato italiano, non lo dice un comitato di paese. Oltre a questo inqualificabile comportamento della provincia giunge allo scoperto sul tema anche la Bettoni spa: stavolta è anche lei a richiedere espressamente la non necessità della VIA. Ovvio, vorrebbe dire minimo 7-8 mesi di rinvio della pratica in Regione con la conseguente necessità di entrare davvero nel merito di un’analisi di impatto ambientale, con il rischio magari di scoprire che un’opera di tale portata non si coniuga affatto con il luogo in cui è stata approvata. I comuni si dichiarano disponibili a ricorrere al TAR anche su questo aspetto.

Il tutto è rimandato a Settembre. Come comitato invitiamo i Comuni a non considerare mai troppo ottimisticamente le proposte del cavatore in quanto troppe volte dietro una bella facciata ha dimostrato di essere molto bravo nei sotterfugi (vedi comportamento accomodante con il Consorzio Roggia Fusia). Noi riteniamo che il rischio di una convenzione d’ufficio realizzata dalla provincia non deve essere visto come uno spauracchio. Le cose che i comuni potrebbero spuntare facendo una convenzione loro con il cavatore sarebbero misure solo palliative e inconsistenti. Molto gagliardamente si dovrebbe perseguire invece il rispetto della normativa sulla VIA.

17.07.2005 | Comunicazioni   

Rovato:cava Bonfadina, la battaglia continua   

ROVATO. Gli anti cava all’attacco a due giorni da un importante incontro in Provincia

Il comitato dell’Ovest all’opera da tempo per contrastare la cava della Bonfadina, tra Rovato e Cazzago, ha deciso di non mollare: dopo il passaggio in Regione del Piano cave della provincia, gli ambientalisti seguiranno ogni fase dell’iter; dal ricorso al Tar delle amministrazioni di Cazzago e Rovato alla procedura attuativa, che per martedì prevede un appuntamento importante in Provincia. E intanto Angelo Bergomi, presidente del comitato, contesta i tempi adottati: «La Provincia, senza attendere l’esito del ricorso contro l’apertura dell’Ambito territoriale di escavazione 9, ha avviato la procedura per il via agli scavi, convocando a fine giugno i sindaci dei paesi sede di siti estrattivi con una fretta difficile da spiegare per la Bonfadina; a meno che non conoscano già la sentenza del Tar. I sindaci hanno espresso le loro rimostranze, ma per conoscere le iniziative dell’ufficio provinciale Cave sono stati obbligati a mandare all’incontro i propri tecnici per avere il quadro della situazione: nel prossimo incontro si entrerà nel merito dei progetto presentati». In Comune a Rovato sono già state depositate una serie di osservazioni sulla Bonfadina: «Il comitato ne ha depositate 14, evidenziando nel progetto aspetti legati al mancato rispetto delle norme di tutela dell’ambiente; a partire dalla mitigazione di impatto. Le mitigazioni, già descritte in Regione e in Provincia, prevedevano una barriera verde e sono scomparse dal progetto: mancano le siepi e l’area di dimora e consistenza». Sempre le osservazioni prendono in esame anche il tema delle fasce di rispetto: «Non solo non sono indicate - sottolinea Bergomi -, ma non si chiarisce se saranno utilizzate per la movimentazione o per futuri scavi, con conseguenze pesanti sulle pregiate aree agricole confinanti». E ancora, sulla viabilità dei mezzi di cava: «Il progetto non precisa quali strade saranno utilizzate, e non sarà facile la vita per chi abita in via Rimembranze, una strada larga poco più di due metri sottoposta al passaggio di 200 camion al giorno» E i canali irrigui? «L’aspetto più grave è lo spostamento del tratto della Roggia Fusia e del canale del consorzio Franciacorta che attraversano l’area: la legislazione regionale prevede il mantenimento dei canali con fasce di rispetto sui due lati larghe venti metri. Ma la ditta ha progettato la loro deviazione all’esterno, ignorando non solo la legge ma anche la fisica: le quote in uscita sono più alte, e l’acqua non va in salita». E adesso, dicevamo, il prossimo appuntamento in Broletto: «L’atteggiamento del responsabile di settore della Provincia - chiude Bergomi - non ci convince quando afferma che per la Bonfadina non c’è l’obbligo della Valutazione di impatto ambientale. Il dpr sulle attività estrattive lo impone per tutti gli scavi superiori ai 20 ettari, e la Bonfadina ha una superficie di 43».

 


 

Erbusco: Vitalzoo, ricorso al TAR  

Tar Lombardia Sede di Brescia Dettaglio del Ricorso

Num. Reg. Gen.: 932/2005 Data Dep.: 08/07/2005 Sezione: 1 Oggetto del ricorso: AVEVRSO DEL. C.C. 8.4.2005 N.13 DI APPROVAZIONE DEFINITIVA PIANO DI RECUPERO ED ATTI CONNESSI Istanza di fissazione: SI Istanza di prelievo:

Ricorrenti/Resistenti

Tipo Nome Cognome / Istituzione RICORRENTE LEGAMBIENTE LOMBARDIA ONLUS RESISTENTE COMUNE DI ERBUSCO RESISTENTE CORTESI MARIA TERESA RESISTENTE JOVINO MARIA RESISTENTE VITALZOO SRL

Avvocati

Nome: GIOVAN BATTISTA Cognome: MARUCCO Indirizzo VIA SAVONAROLA 4 BS, Tel. 030/9940538

Atti Depositati

Deposito Tipo Parte Parte Atto Depositato 08/07/2005 RICORRENTE LEGAMBIENTE LOMBARDIA ONLUS DOCUMENTI

08/07/2005 RICORRENTE LEGAMBIENTE LOMBARDIA ONLUS ISTANZA CAUTELARE

08/07/2005 RICORRENTE LEGAMBIENTE LOMBARDIA ONLUS ISTANZA DI FISSAZIONE

08/07/2005 RICORRENTE LEGAMBIENTE LOMBARDIA ONLUS VERSAMENTO CONTRIBUTO UNIFICATO

Provvedimenti

Nessun Provvedimento

Decreti

Nessun decreto

Udienze

Data fiss. udienza: 12/07/2005 Tipologia udienza: CAMERA DI CONSIGLIO Relatore: FRANCESCO GAMBATO SPISANI Tipologia del relatore: REFERENDARIO Secondo componente:FRANCESCO MARIUZZO Tipologia componente: PRESIDENTE Terzo componente:STEFANO TENCA Tipologia componente: REFERENDARIO

Avv. Giovan Battista Marucco Via Savonarola n. 4 - 25034 Orzinuovi (Brescia)

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA LOMBARDIA SEDE DISTACCATA DI BRESCIA RICORSO GIURISDIZIONALE Proposto da LEGAMBIENTE LOMBARDIA ONLUS, in persona del legale rappresentante pro tempore Andrea Poggio, con sede in Via Vida n. 7 a Milano, rappresentata e difesa dall’Avv. Giovan Battista Marucco, del Foro di Brescia, per mandato in calce al presente atto, ed elettivamente domiciliata presso il suo studio in Orzinuovi, Via Savonarola n. 4 CONTRO
-  Il COMUNE DI ERBUSCO, in persona del Sindaco pro tempore E NEI CONFRONTI DI
-  VITALZOO S.R.L, in persona del legale rappresentante pro tempore;
-  CORTESI MARIA TERESA;
-  JOVINO MARIA.

PER L’ANNULLAMENTO PREVIA EMISSIONE DI MISURE CAUTELARI della deliberazione del Consiglio Comunale di Erbusco n. 13/2005 in data 8 aprile 2005, nonché di tutti gli atti preordinati, conseguenziali e connessi al medesimo atto FATTO Il comune di Erbusco (BS) è dotato di un Piano Regolatore Generale approvato dalla Regione Lombardia con deliberazione n. 15304 del 28.11.1991. In data 3 dicembre 2004 Vitalzoo S.r.l. e le signore Jovino Maria e Cortesi Maria Teresa presentavano istanza ai sensi della L.R. 23/1997 al Comune di Erbusco per la realizzazione di un piano di recupero degli immobili sotto meglio descritti, siti in Frazione Pedergnano di Erbusco (BS): mappale n.202, foglio n.35 di mq. 12.730; mappale n.39/parte, foglio n.35 di mq. 3.450; mappale n.43, foglio n.35 di mq. 2.140; mappale n.44, foglio n.35 di mq. 2.090; mappale n.45, foglio n.35 di mq. 96; mappale n.46, foglio n.35 di mq. 25.990; mappale n.60, foglio n.35 di mq. 1.650; mappale n.203. foglio n.35 di mq. 470. In data 29 dicembre 2004 il consiglio comunale di Erbusco approvava la delibera n. 76/2004 che individuava, ai sensi dell’art. 27 Legge n. 457/78, le aree ed i fabbricati da assoggettare alla procedura prevista per i piani di recupero, come da planimetrie a) e b) allegate alla medesima deliberazione. La delibera dava, altresì, atto dell’intenzione del comune di Erbusco di approvare la realizzazione del Piano di Recupero in oggetto mediante l’applicazione dell’art. 7 Legge Regionale n. 23/1997, che esclude la necessità della successiva approvazione da parte della Regione. La delibera era approvata con il voto contrario di due consiglieri (Bonfadini e Lussignoli) e con l’astensione dei due consiglieri della lista Lega Nord. Nella medesima seduta del consiglio comunale era altresì approvata la delibera n. 77/2004, in cui era adottato il piano di recupero (postea: P.R.) “di proprietà del signor Criscuolo Antonio a nome e per conto della società Vitalzoo S.r.l., Cortesi Maria Teresa e Jovino Maria”, come descritto nell’allegato progetto a firma dell’arch. Parzani di Travagliato. Era altresì approvato schema di convenzione sottoscritto dai promotori, contenente le previsioni e gli obblighi ex art. 28, co. 5 della Legge n. 1150/1942 e successive modificazioni. Dalla relazione tecnica allegata alla proposta di delibera si legge, tra l’altro: “Si premette che i fabbricati esistenti sui lotti verranno tutti demoliti ad eccezione della villetta residenziale che verrà ristrutturata e, in forza dell’art. 51 delle N.T.A, ne verrà aumentato il volume esistente del 20% che sarà distribuito sull’intera superficie dell’intervento.” Si legge altresì: ”Con l’intervento in oggetto si vogliono recuperare, ai fini residenziali, i volumi insistenti sui mappali 39- parte- 43, 44, 45, 46, 60, 202, 203 del Foglio 35 (attualmente destinati a mangimificio, capannone avicolo ed accessori alle attività agricole) così come previsto dall’art. 51 delle Norme Tecniche d’Attuazione”. Il P.R. prevede l’edificazione di circa 48.000 mq. in area agricola e la costruzione di circa 16.000 mq di villette sparse su una trentina di lotti. Nel corso della discussione il consigliere Lussignoli sollevava alcune riserve sul contenuto della delibera. Osservava, tra l’altro: ”le dimensioni dell’intervento giustificano alcune riserve perché questa delibera realizza una lottizzazione in un’area agricola caratterizzata tra l’altro dalla presenza di lievi ondulazioni. Non solo: lo sbocco è previsto su una strada fortemente trafficata. Si è considerato questo aspetto? L’uscita come verrà realizzata? Nessuno ha pensato che si renderà necessario un progetto della viabilità?” A queste osservazioni replicava l’assessore Quarantini: “Quanto all’uscita sulla strada provinciale ricordo che ne esiste un’altra a 200 metri più avanti. In ogni caso questo aspetto non può essere preclusivo del P.R.”. Le delibere n. 76 e 77/2005 erano pubblicate all’albo pretorio in data 4 gennaio 2005. In data 8 aprile 2005 il P.R. era, quindi, approvato definitivamente, previo esame delle osservazioni presentate da parte dei signori Mario Corioni per conto del Circolo Ilaria Alpi di Erbusco, dott. Gabriele Pellegrini, in qualità di rappresentante dei Circoli Bassa Bresciana di Legambiente, nonché Rinaldo Bignetti, per il Coordinamento Provinciale dei Circoli di Legambiente. In occasione dell’approvazione definitiva del piano di recupero erano introdotte alcune modifiche alla convenzione urbanistica già adottata con delibera del consiglio comunale n. 77/2004. Il provvedimento impugnato è, invero, illegittimo per i seguenti motivi di DIRITTO 1. DIFETTO DI ISTRUTTORIA L’esame delle delibere di adozione e successiva approvazione del P.R. Vitalzoo Srl palesa come siano stati ignorati numerosi elementi che, di contro, necessitavano di ben più attento esame. Si allude, tra gli altri, ai seguenti profili: determinazione delle vie di accesso al P.R.; caratteri della rete idrica; sospetto sull’utilizzo a fini residenziali di volumetria inesistente nell’area soggetta al Piano di recupero (v. osservazione consigliere Lamberti in sede di discussione per approvazione del P.R.); considerazione del carattere ondulatorio del terreno interessato dal piano. In ispecie spicca per assenza il dovuto studio idrogeologico dell’area, anche in relazione alle caratteristiche del declivio. Si rinvia sul punto alle tavole allegate alla relazione tecnica presentata dall’arch. Parzani, che evidenziano la conformazione altimetrica dell’intervento, nonché all’osservazione n. 1 presentata da Legambiente. Quanto precede denota come la valutazione del progetto presentato da Vitalzoo S.r.l. sia stata condotta in maniera frettolosa e superficiale. Per inciso, la richiesta avanzata da Vitalzoo Srl nemmeno indica l’art. della legge regionale n. 23/1997 che dovrebbe trovare applicazione nel caso in esame. A mero titolo di esempio, si richiama inoltre quanto dedotto dall’assessore competente in merito alla richiesta avanzata da un consigliere di minoranza di precisazioni sui caratteri della viabilità del piano approvando. 2. DIFETTO DI MOTIVAZIONE Più in generale emerge un difetto di motivazione in relazione all’adozione e successiva approvazione del P.R. de quo, giacché non è stato esplicitato adeguatamente l’interesse pubblico alla realizzazione del piano, in rapporto alle strutture edilizie già esistenti e all’area globalmente interessata dal piano che, in buona misura, era inedificata. In particolare non sono esplicitamente chiariti i motivi alla base della modifica di un esteso territorio, con trasformazione di capannoni agricoli in abitazioni e significativo incremento del peso insediativo, al di fuori di una definita pianificazione. L’ente comunale aveva invece l’obbligo di esplicitare adeguatamente l’interesse pubblico alla realizzazione del piano in rapporto alle strutture già esistenti (v. Cons. Stato, sez. IV, 28 maggio 1988, n. 468). 3. VIOLAZIONE DI LEGGE ART. 27 ss. LEGGE 457/1978 Ai sensi della L. 457/1978, i piani di recupero sono preceduti dall’individuazione delle zone in cui dovranno essere formati ed attuati. L’individuazione è eseguita dal Comune nell’ambito degli strumenti urbanistici formati dopo l’entrata in vigore della legge n. 457/1978. Una volta che si sia proceduto all’individuazione delle zone ed eventualmente dei singoli immobili soggetti ai piani debbono essere adottati i piani di recupero. Nel caso di specie, nella medesima seduta del consiglio comunale, sono state individuate le aree ed altresì è stato adottato il P.R. Vitalzoo S.r.l.. Come noto, la connotazione tipica dello strumento (il piano di recupero) è quella della conservazione, ricostruzione, e riutilizzazione del patrimonio esistente, con la conseguenza che deve escludersi che il recupero edilizio, consistente in interventi sugli elementi costitutivi degli edifici esistenti, possa comportare incrementi volumetrici ossia nuove edificazioni (cosi Tar Lombardia, Milano sez. I, 16 maggio 1991 n. 763). In altre decisioni si precisa che il piano di recupero può contemplare anche nuove edificazioni ma solo in sostituzione di quelle demolite (Tar Lombardia Milano 17 gennaio 1990, n. 15). Il Consiglio di Stato, inoltre, ha chiarito come sia illegittimo il P.R. che in sostanziale sostituzione di un Piano particolareggiato riguardi un’area quasi completamente inedificata e non immobili degradati, dal momento che il P.R. di cui alla legge n. 457/1978 costituisce uno strumento di recupero del patrimonio edilizio esistente nelle zone dichiarate degradate dal P.R.G., in qualsiasi zona territoriale omogenea si trovino ubicate (Cons. Stato, sez. IV, 31 maggio 1999, n. 925; analogamente già C.d.S. sez. IV, 27 febbraio 1996, n. 181). Si richiama, infine, quanto stabilito dall’On.le Tribunale Amministrativo Regionale di Brescia che, richiamando il costante orientamento della giurisprudenza amministrativa, ha chiarito come il P.R. consista in uno strumento attuativo destinato al recupero del patrimonio edilizio esistente senza tuttavia implicare incrementi volumetrici tali da determinare un aumento del carico insediativo ( TAR Lombardia, Brescia n.2216/2002). Ma vi è di più. Gli immobili preesistenti saranno demoliti e le villette non saranno costruite nell’area già occupata dai medesimi, bensì andranno ad occupare pressoché l’intera superficie oggetto del piano, attraverso la definizione di trenta lotti edificabili. 4. ECCESSO DI POTERE PER SVIAMENTO Da quanto sopra emerge come il piano di recupero de quo non miri affatto al recupero del vecchio tessuto urbano ed edilizio e, tantomeno, sia determinato nel rispetto delle linee ispiratrici e qualificanti del medesimo tessuto. Il piano, in sintesi, anziché recuperare, sostituisce integralmente il tessuto sia urbanistico sia edilizio dell’area, senza peraltro fornire alcuna motivazione al riguardo. Da ciò discende un nuovo vizio del piano medesimo. DOMANDA DI SOSPENSIONE DELL’ESECUZIONE Nella fattispecie in esame, la gravità e irreparabilità del danno derivante dall’esecuzione del provvedimento impugnato è in re ipsa. Si rileva, infatti, che ai sensi dell’art. 7 della L.r. 23/1997 (e dell’art. 9 della Convezione urbanistica approvata) il provvedimento di approvazione del piano ha valore di concessione edilizia in relazione ai singoli interventi previsti. Sul fumus boni juris si rinvia alla narrazione in fatto ed in diritto, alla documentazione allegata ed alla giurisprudenza richiamata. Per quanto precede, LEGAMBIENTE LOMBARDIA ONLUS, in persona del legale rappresentante pro tempore, chiede l’accoglimento delle seguenti CONCLUSIONI Voglia l’On.le Tribunale adito, disattesa ogni avversa eccezione e istanza: 1) In via cautelare disporre la misura richiesta; 2) Nel merito: annullare la deliberazione del Consiglio comunale di Erbusco n. 13/2005 in quanto illegittima per i motivi indicati, nonché tutti gli atti preordinati, connessi e consequenziali. Con vittoria di spese, diritti ed onorari oltre Iva e Cpa. 3) In via istruttoria. Si produce la seguente documentazione in copia: 1-3) delibere consiglio comunale Erbusco n. 76/2004, 77/2004 e n. 13/2005; 4) statuto regionale Legambiente Lombardia Onlus; 5) verbale direttivo Legambiente; 6) statuto Nazionale. Con riserva di ulteriormente produrre e dedurre. Si chiede disporsi CTU per accertare se nel conteggio dei metri cubi previsti dal Piano di recupero rientri il volume di edifici non indicati nelle mappe allegate dai promotori del piano medesimo (v. osservazione Lamberti in sede di discussione delibera n. 13/2005). Per il disposto del DPR. n. 115/2002, ai fini del contributo unificato di iscrizione a ruolo, si dichiara che il valore della presente controversia è indeterminabile ed è pertanto corrisposto l’importo di Euro 340,00. Brescia, lì 29 giugno 2005 avv. Giovan Battista Marucco

PROCURA ALLE LITI Delego a rappresentarmi e difendermi nel presente giudizio, in ogni fase e grado, l’avv. Giovan Battista Marucco di Orzinuovi, presso il cui studio in Via Savonarola n. 4 eleggo domicilio.

Per autentica Avv. Giovan Battista Marucco

RELAZIONE DI NOTIFICAZIONE Richiesto come in atti, io sottoscritto Ufficiale Giudiziario ho in oggi notificato il suesteso atto a:
-   COMUNE DI ERBUSCO, in persona del Sindaco pro tempore, presso la sede del comune in Via Giuseppe Verdi n.16 ad Erbusco ed ivi a

-   VITALZOO S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, presso la sede in Via Provinciale per Iseo n. 48 ad Erbusco ed ivi a

-   JOVINO MARIA, presso la sua residenza in Via Crocefisso n. 33 ad Erbusco ed ivi a

-   CORTESI MARIA TERESA, presso la sua residenza in Via Crocefisso n. 33 ad Erbusco ed ivi a

29.07.2005 | Società civile   

Moria delle api:la causa è la Cicalina  

FRANCIACORTA - Ha finalmente trovato soluzione il giallo della moria di api bottinatrici che si è abbattuta sulla Franciacorta, decimando gli sciami e spopolando le arnie degli apicoltori. I risultati definitivi sulle cause sono giunti ieri dall’Istituto nazionale di apicoltura di Bologna, confermando le analisi già prodotte in precedenza dall’Istituto zooprofilattico di Brescia. I risultati dei test hanno escluso il coinvolgimento del «Gaucho», un prodotto insetticida utilizzato nella coltivazione dei girasoli che ha causato danni alle api in Francia e Svizzera, e sospettato dagli apicoltori di aver favorito l’epidemia anche in Franciacorta. Le analisi hanno confermato invece che la moria è stata determinata dal principio attivo contenuto nella Cicalina, noto fitofarmaco pesticida usato in viticoltura. Milioni di api bottinatrici sarebbero venute a contatto con i fiori bianchi e viola del «ladino», irrorati con il potente prodotto chimico utilizzato dai produttori vinicoli per proteggere i vitigni circostanti dalle malattie dell’uva, restando così contaminate dal veleno. «Questi risultati - riferisce Floriano Mazzoldi, portavoce degli apicoltori - hanno confermato ciò che noi sospettavamo fin dall’inizio. Le nostre api, attirate dalla fioritura del trifoglio ladino, sono state avvelenate dal pesticida utilizzato dai viticoltori, la Cicalina». Buone notizie giungono, finalmente, per gli apicoltori bresciani, dalla riunione straordinaria, indetta nella sede dell’Asl di Brescia dall’Arpa, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, e con la partecipazione di Sergio Grazioli, assessore provinciale all’Agricoltura, Agriturismo e Alimentazione, e di Carlo Invernizzi, responsabile del Settore Agricoltura della Provincia. Il vertice, indetto per fare il punto di questa situazione di emergenza, che non ha precedenti in Italia, ha portato a stabilire i tre passi fondamentali che caratterizzeranno i prossimi interventi. In primo luogo è stata decisa l’attuazione di una campagna informativa sulle modalità di utilizzo dei veleni e dei pesticidi, che coinvolgerà per la prossima stagione viticoltori ed agricoltori della Provincia. All’informazione seguirà una rete di controlli per assicurare l’effettivo rispetto delle norme sull’uso dei prodotti chimici, diserbanti, pesticidi ed insetticidi, con punizioni esemplari per chi risulti inadempiente. Il terzo punto riguarda la decisione di rimborsare, con modalità ancora in fase di definizione, gli apicoltori che abbiano denunciato di avere subìto perdite e danni ai propri sciami ed alle arnie a seguito dell’epidemia. «Noi apicoltori siamo molto soddisfatti - conclude Floriano Mazzoldi - del modo in cui il problema è stato affrontato dalle istituzioni competenti. La risposta è stata pronta e l’intervento efficace. Lodiamo soprattutto l’intenzione manifestata di venire incontro a chi ha visto il frutto del proprio lavoro distrutto. Apprezziamo anche la decisione di stabilire un programma di prevenzione per evitare che in futuro si possa ripetere ciò che è capitato adesso in Franciacorta». Ilaria Rossi

 
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COSA SONO E A COSA SERVONO I PESTICIDI

I pesticidi si utilizzano per impedire che le coltivazioni agricole vengano attaccate da vari infestanti. Sono sostanze tossiche nei confronti di erbe spontanee,batteri, muffe,funghi,insetti,topi e di qualsiasi specie vivente capace di nuocere alle colture. Ne esistono tantissimi in commercio,di origine naturale o sintetica,ciascuno attivo rispetto a determinati parassiti. I pesticidi si possono distinguere in base alla classe chimica cui appartengono ( ditiocarbammati, orgonofosforati,piretroidi)oppure al tipo di utilizzo (insetticidi,erbicidi,fungicidi e topicidi) Tuttavia la classificazione più significativa,sia per gli addetti al lavori sia per gli utenti finali,è quella che ne considera il grado di tossicità per l’uomo. Gli effetti dannosi alla salute provocati dai pesticidi sono proporzionabili alla quantità di sostanza assorbita e ai tempi di esposizione,oltre che alle caratteristiche proprie di ciascuna sostanza. Gli agricoltori sono la categoria più a rischio di intossicazione acuta,per inalazione e contatto diretto per uso di pesticidi come atrazina,mancozeb e triazoli. Studi dell’Istituto Superiore di Sanità hanno riscontrato che le compagne di chi lavora a contatto diretto con i pesticidi hanno un rischio di aborto precoce 6 volte superiore alla media (dott. Mantovani,Dipartimento di Sanità Alimentare e Animale dell’iss). La maggioranza dei pesticidi oggi in uso ha effetti neurotossici sull’uomo,l’esposizione prolungata ad alte concentrazioni può indurre gravi neuropatie. Fonte Salute e Gusto Legambiente del mese di giugno05


Admin | 7.08.2005

26.07.2005 | Società civile   

Franciacorta :milioni di api sterminate da un pesticida   

SECONDO I RISULTATI DELLE ANALISI DELL’ISTITUTO ZOOPROFILATTICO: le api di Franciacorta sterminate da un antiparassitario dei vigneti

FRANCIACORTA - Non dai campi di girasoli in fiore, ma dagli immensi vigneti che ricoprono la Franciacorta avevano succhiato nettare tossico le api che un paio di settimane fa sono morte a milioni nei territori di Paderno, Passirano, Cazzago, Cologne ed Erbusco. La sostanza che ha causato la moria è un antiparassitario lecito, nel senso che è normalmente usato in viticoltura ed è previsto dall’apposita tabella, ma il suo uso, in questo caso, è stato eccessivo ed è risultato letale per le "api bottinatrici" di centinaia di arnie. La motivazione alla moria su larga scala di api è stata fornita ieri dal competente ufficio dell’Asl di Brescia, che si è avvalso degli esiti degli esami sui campioni di insetti morti. Gli esami sono stati condotti all’Istituto zooprofilattico di Brescia; altre e diverse analisi sono in elaborazione all’Istituto nazionale di apicoltura di Bologna: questi ultimi, che potrebbero aggiungere ulteriori informazioni sulla moria, saranno disponibili tra alcuni giorni. Ora, le autorità sanitarie dell’Asl di Brescia intendono promuovere alcuni incontri formativi tra gli apicoltori e gli agricoltori, al fine di evitare che si ripetano episodi di questo tipo. Agli incontri parteciperanno anche i responsabili dell’Assessorato provinciale all’agricoltura e dell’Arpa. Le api sono degli insetti meravigliosi: ne sanno qualcosa le centinaia di piccoli produttori di miele bresciani che si dedicano all’apicoltura più per passione che per averne un tornaconto. Un aiuto importantissimo, le api lo forniscono anche alle autorità sanitarie, in quanto sono un formidabile indicatore del livello di inquinamento ambientale. Il caso della moria che si è verificata in Franciacorta è emblematico: un uso eccessivo di pesticidi (che ovviamente nuocciono anche all’uomo) è stato subito rilevato, permettendo alle autorità competenti di intervenire e porvi fine. Va ricordato che la moria comportò anche l’intervento dei carabinieri che avviarono a loro volta indagini. La preoccupante moria venne denunciata il 15 luglio da un gruppo di apicoltori di Paderno Franciacorta, i quali da alcuni giorni osservavano un numero preoccupante di insetti morti attorno alle arnie. L’allarme si diffuse tra gli apicoltori della Franciacorta e la moria nel giro di tre giorni interessò praticamente tutti i comuni fino ad Erbusco. Nel giro di pochi giorni, in quest’area, sono praticamente morte tutte le cosiddette "bottinatrici", le api che raccolgono il nettare dai fiori e producono il miele. Il primo a dare l’allarme è stato Floriano Mazzoldi, un operatore sanitario trentenne che risiede a Paderno, e che si è appassionato al mondo delle api da bambino, vedendo all’opera il papà, Pietro, che adesso aiuta il figlio. Nella fascia tra Paderno ed Erbusco ci sono parecchie centinaia di arnie - i piccoli produttori ne possiedono da tre a dieci ciascuno - e in ogni arnia vivono circa 60.000 api, la metà delle quali sono bottinatrici. Si stima pertanto che molti milioni di api siano morte in Franciacorta, causando un danno economico non indifferente agli apicoltori. Morendo praticamente di colpo le bottinatrici, sono spacciati gli interi sciami, perché la delicata organizzazione delle arnie viene sconvolta irreparabilmente. Il danno è stimabile in circa 300 euro per ogni arnia. Ogni arnia produce dai dieci ai trenta chili di miele l’anno. (dam)

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Ciao S.Lecchi il mio commento precedente non era in polemica con i risultati forniti dall’istituto zoo-profilattico di Brescia ma bensi’ con quelli forniti dall’istituto nazionale apicoltura di Bologna ma solo perche’ i campioni inviati non sono stati congelati e documentandomi l’imidacloprid(principio attivo del gaucho)si volatilizza in due tre ore. Le dichiarazioni fornite ai giornalisti non erano altro che commenti a risultati certificati ossia il ritrovamento di pesticidi(da me sospettata sin dall’inizio e sottovalutata in fase iniziale dai funzionari ASL). 340/5827221 Ciao e grazie.
Admin | 15.08.2005

Scusa Floriano,ma qualcosa non mi è molto chiaro.Approfondiamo,se per te va bene.Le dichiarazioni fatte attraverso i gionali non corrispondono al vero? O sono vere solo in parte? L’indirizzo mail è gippo_corioni@libero.it.Ciao S.Lecchi
Admin | 13.08.2005

Il sospetto e’che in Franciacorta le api non siano morte solo per l’utilizzo dei classici pesticidi ma per l’utilizzo del Gaucho nei girasoli e mais poiche’ in quel periodo esse bottinavano tutte solo ed esclusivamente sui fiori di girasole che solo da quet’anno riempivano ettari di terreno nella zona. Purtroppo le analisi di campioni svolte nell’universita’di apicoltura di Bologna hanno dato esiti negativi ma questo era scontato poiche’ il principio attivo del Gaucho si volatilizza in tre ore e se i campioni non vengono analizzati in questo intervallo danno esito negativo . Ho campioni di insetti morti conservati in freezer e quindi analizzabili in modo corretto solo se qualcuno mi aiutasse. Vi invito ad inserire la frase "gaucho moria api" in qualsiasi motore di ricerca e vi assicuro che rimarrete stupiti sulla devastazione mondiale. La casa produttrice e’ il colosso Bayer......Grazie
Admin | 12.08.2005

L’anno scorso ci fu una moria di selavaggina ,precisamente ad agosto-settembre poco prima della raccolta dell’uva. Nessuno indagò, ma avvenne in occasione dell’ultima pioggia da antigrittogamici,ritardanti o altro.Questa è la volta delle api,la prossima? Vorrei si continuasse a vegliare, evitando di finirne intossicati. Chiedo a chi legge di fornirmi ,se possibile altre informazioni.Grazie .Katia Ferrari
Admin | 28.07.2005

L’utilizzo di tutti questi solfiti è autorizzato? La Lombardia e con essa il "teatro" di Franciacorta si è distinta negativamente per lo scarso numero di analisi: nonostante ciò tra i dati emerge un campione di uva con carbaril,dimetomorf,fenitrotion,phosalone,procimidone,cyprodonil e tilit fluanide; nomi impronunciabili che fanno tremare il mondo degli insetti con una parola riducibile al semplice Ddt.Questi agenti di per se considerati a bassa tossicità,vengono metabolizzati rapidamente nell’organismo e nell’ambiente,generando un metabolita molto tossico, la etilentiourea (ETU),che ad alte dosi diventa un vero e proprio tireostatico,ovvero interferisce con lo sviluppo della tiroide e con i livelli di ormoni tiroidei (che hanno un ruolo molto importante anche nella maturazione del cervello).Tra i casi più eclatanti risulta urgente attirare l’attenzione sui rischi associati all’impiego di fungicidi e in particolare dei fungicidi ditiocarbammati (ethylene-bisdithiocarbamates EBDC), tipo MANCOZEB e MANEB. (FONTE:Salute e gusto.Supplemento di diritti e consumi. Legambiente giugno 05). Saremmo tutti più sereni se, gli "illustri" viticoltori,svegliandosi al mattino recitassero come una sorta di mantra religioso quanto Albert Einstein diceva:"L’uomo e la sua sicurezza devono costituire la prima preoccupazione di ogni avventura tecnologica.Non lo dimenticate mai,quando siete immersi nei vostri calcoli e nelle vostre equazioni". Invece, per come va il mondo ,finiranno col distribuire MANCOZEB sui vigneti,direttamente dagli elicotteri.S.Lecchi
Admin | 26.07.2005

25.07.2005 | Società civile   

Adro:sigilli per l’azienda del sindaco Lancini   

ADRO. Secondo sequestro per la Elg di via Lucerna

Il centrosinistra chiederà le dimissioni del primo cittadino

Secondo sequestro per la Elg di via Lucerna ad Adro, la Srl che appartiene alla famiglia del sindaco Oscar Lancini e tratta lo smaltimento di rifiuti di vario genere, da anni al centro di polemiche. Nell’azienda, al confine con Palazzolo poco distante dal nuovo pozzo dell’acquedotto di Adro, sabato pomeriggio non si vedeva persona: nessuno rispondeva al campanello o al telefono ma sulla recinzione non c’erano avvisi. La notizia del sequestro, disposto dal dottor Simone Marcon, sostituto procuratore della Repubblica di Brescia, è stata riferita da Vinicio Gandossi, leader del centrosinistra che lunedì chiederà le dimissioni di Oscar Lancini. «Rientrando dalle vacanze - spiega Gandossi - ho trovato nella corrispondenza copia della delibera di Giunta che affidava all’avvocato Paolo Tebaldi di Verona e al consulente ingegner Sergio Cavallari di Flero la tutela degli interessi del comune nella vertenza con la ditta Elg Srl la cui rappresentante legale è sorella del sindaco, che sembra continui ad essere socio. Chieste spiegazioni, il Comune mi ha informato che la ditta è stata posta sotto sequestro il 19 luglio su ordine del dott. Marcon, con un provvedimento che parla di «notizia di reato nei confronti della titolare». L’assurdo è che la notifica all’amministrazione è stata fatta al sindaco, in evidente conflitto di interesse: come in passato tocca a lui difendere il Comune dalla ditta, di proprietà della sua famiglia. Non bastasse è anche più rilevante il conflitto morale di una situazione possibile solo grazie alle leggi dell’attuale governo. La mia formale interrogazione di chiarimenti al sindaco sulla sua posizione nell’azienda risale ad otto mesi fa, ma è tuttora senza risposta. Le sue dimissioni sono l’unica soluzione a questa situazione paradossale: lunedì le chiederò formalmente per iscritto augurandomi di avere quanto meno una risposta. Alla Lega Nord, che parlava di nebbie romane, chiedo quanto meno in po’ di coerenza». Paolino Parzani, ex sindaco, che era arrivato a disporre la sorveglianza del pozzetto di ispezione davanti alla ditta, dichiara: «Il secondo sequestro della Elg dimostra che la storia prosegue: le mie denunce, a tutti i livelli istituzionali, che qualcuno scaricava sostanze tossiche sulla fognatura di via Lucerna, risalgono al 1997. Come cittadino chiedo le dimissioni del sindaco, che mi risulta socio della Elg, almeno fino a tre settimane fa». La vicenda interessa il vicino comune di Capriolo, attraversato dalla fognatura che arriva da via Lucerna. Per il sindaco Fabrizio Rigamonti il sequestro dovrebbe chiarire chi abbia provocato i danni al depuratore consortile in cui scaricano insieme le fognature di Adro e Capriolo. «A Capriolo - ricorda Rigamonti - quando la Elg, sottoposta a sequestro, rimase ferma, nelle fogne non c’erano inquinanti. Non è una prova a carico ma il sequestro mi auguro permetta di scagionarla o di attribuirle la responsabilità di una situazione che si trascina dal mio precedente mandato, con grave pregiudizio per l’ambiente e la salute, come ha dimostrato, lo scorso inverno, il ricovero in ospedale dei due dipendenti del Cotas (Consorzio Tutela Ambientale del Basso Sebino). Abbiamo intuito che c’era qualche novità quando il Comune è stato invitato a nominare un perito: in Giunta abbiamo preferito che fosse il Cotas a rappresentare tutte le comunità che hanno subito pesanti danni. Adesso mi auguro si chiarisca la vicenda e soprattutto si metta fine al fenomeno».Giancarlo Chiari

 
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Admin | 6.10.2005

Stavolta voglio fare io la parte del moderatore, parte che non mi si addice affatto, visto i commenti che ho avuto modo di scrivere in passato. E mi chiedo semplicemente una cosa: Oscar Danilo Lancini, Pasquale Pelli sono sindaci eletti rispettivamente ad Adro e Corte Franca.... E perchè hanno vinto? R: Perchè incarnano lo spirito dei tempi, nei quali ognuno (me compreso) si fa i cazzi (passatemi il termine ma ci sta)propri e bada soltanto ai propri interessi. Questi sindaci sono davvero il "male assoluto" oppure non sono altro che la logica conseguenza dello spirito dei tempi? Qualcuno di voi ha letto "spiriti" di Stefano Benni? (mitico, è il mio Dio pagano) C’è un certo spirito, detto Enoma, che non è altro che quello del mondo d’oggi; ma poi si scopre che gli spiriti non esistono, ma esistono solo gli uomini... Scusate, ma stasera ho bevuto...e siamo solo a lunedì... Attendo delle risposte. Ciao. Simone Alessandrini
Admin | 1.08.2005

Cari Mario, Pippo e Lara, andiamo al concreto delle cose (anche se le fiabe mi piacciono), questa persona fa il sindaco e dovrebbe tutelare la nostra salute e quella dei nostri figli. In questo mondo comandato dal "dio" denaro, dove caspita arrivano i soldi per comprarsi la Bmw X5, la Mercedes, etc..? APRITE GLI OCCHI..CIAO Monia
Admin | 1.08.2005

Lara, magari fossi stato in ferie! Il fatto è che ormai non so più che scrivere su questa storia...
Admin | 1.08.2005

Bella la storiella di cappuccetto rosso...

Mi sa tanto caro mario che sarebbe meglio essere bambini per non poter capire nulla di tutte queste cose e credere davvero al lupo cattivo.

Pippo


Admin | 1.08.2005

Mariella, la favola di cappuccetto rosso e il lupo cattivo è cosa da bambini.

L’onestà della famiglia Lancini? Ognuno ha i propri punti di vista, sarà la magistratura ad appurare la verità.

In ogni cosa della vita ci sono diversi punti di vista da parte di diverse persone, altrimenti come spieghi le guerre, gli attentati e le tante nefandezze dei giorni nostri?

Ma lasciamo da parte la storiella politica, far passare martire il Sindaco di Adro mi pare eccessivo!

Saluti, Mario


Admin | 1.08.2005

Aggiungo un pensiero alla chiara riflessione di Simone. Mai mischiare politica e affari privati. L’indagine sul sindaco per la sua attività lavorativa è in corso, sbagliato è interpretarla come un’attacco politico, si rischia di fare confusione e travisare la realtà e distorcere la verità dei fatti. Ho fiducia nella magistratura, Lancini faccia tranquillamente il sindaco e la giustizia faccia l suo corso..alla fine si vedrà. In bocca al lupo...dott. Marchesi
Admin | 27.07.2005

Mi piacerebbe, davvero (mi creda Mariella, lo vorrei davvero) che tutte le accuse mosse nei confronti del sindaco di Adro siano infondate e che comunque siano frutto di un qualche errore e/o complotto da parte di qualcuno. Lei crede alla onestà del Sindaco. Vorrei crederci anch’io perchè mi viene male (fisico) a pensare che ci sia qualcuno (e questo qualcuno è un sindaco) che scarica rifiuti liquidi nella fognatura di Adro, e che poi vanno a finire a Paratico. Perchè se fosse veramente così (e i procedimenti in corso avranno modo o meno di dimostrarlo) allora c’è poco da sperare nell’uomo, nell’essere umano in generale. Perchè se veramente fosse così, tra poco bisognerà indossare una maglietta con l’immagine della propria faccia, invece che con l’immagine di un panda. Perchè se veramente fosse così, ognuno di noi, la salute di ognuno di noi è in pericolo. Credo ancora nell’essere umano: perchè, come ho già avuto modo di scrivere, basta guardare alla vita di qualcun altro per sperare... Mi riferisco alla donna dalla quale questo sito e il circolo prende il nome: Ilaria Alpi. Un saluto da Simone Alessandrini
Admin | 26.07.2005

Sig.ra Mariella, non sono in grado di vedere le delibere autorizzative, non sono un esperto, ma un navigatore solitario, e ogni tanto spazio in questo sito e certe cose non mi sfuggono. Mi spieghi, ma perchè nel giro di poche settimane il Comandante della stazione dei Carabinieri di Adro, il suo ViceComandante, il Direttore Generale dell’ARPA (dott. Filini), cinque dirigenti della Regione Lombardia del settore rifiuti, l’Assessore Regionale, il vicePresidente dell’Osservatorio dei Rifiuti, e tanti altri sono stati rimossi, esautorati, indagati, arrestati. Peccato, erano tutti onesti come il sindaco Lancini....Fabio
Admin | 26.07.2005

Carissimi ignoti, io in questo momento ho avuto il coraggio di espormi firmandomi, evidentemente perchè quello che ho scritto corrisponde al vero. Falso è invece il fatto che la ditta in questione tratti rifiuti tossico-nocivi: vi prego di verificare le delibere autorizzative. Vi ringrazio per avermi dato l’opportunità di esprimere un parere fuori dal coro. Mariella
Admin | 25.07.2005

Ricordiamoci che alla prima udiuenza del primo processo acarico del signore in questione il P.M. si è scusato per il rinvio dell’udienza in quanto la richiesta di trasferimento effettuata anni prima era stata accettata. L’aggiornamento del tutto a ottobre ha "casualmente causato" la prescrizione di parte degli atti accusatori. Un plauso particolare alla difesa pubblica della Mariella ma ricordo che il processo(i) deve compiersi e fino ad allora l’indagato è innocente. Auguri Mariella
Admin | 25.07.2005

Cara Mariella...non penso che la procura agisca per motivi politici...soprattutto quella di Brescia, che ha inquisito Di Pietro, altri magistrati del pool di Milano e altri illustri politici di sinistra. Ti ricordo che la fabbrica è stata già sequestrata quando il sindaco "era niente", ora che è Sindaco penso che chi ha effettuato il sequestro abbia agito con i piedi di piombo. Fatti un domanda? Dove vanno a finire tutti i rifiuti tossico nocivi (liquidi) che tratta la ELG? Dove vengono smaltiti? Non penso che se li beva tutti la famiglia Lancini, da qualche parte dovranno andare? Dove? Ciao
Admin | 25.07.2005

I HAVE A DREAM..... PERSONE ONESTE PULITE SIANO ESSE LEGHISTE COMUNISTE CATTOLICHE O ALTRO CHE INSIEME SI SCHIERANO CONTRO GLI IMBROGLIONI INQUINATORI MIGLIARDARI. ARIA
Admin | 25.07.2005

Conosco molto bene la famiglia Lancini e non credo alle accuse che le vengono mosse. Sono sicura che si tratta di un malinteso o del volere di qulacuno di danneggiare per motivi politici il Sig. sindaco e con lui la sua onesta famiglia. 25/07/2005(Mariella)
Admin | 25.07.2005

Esprimono la mia solidarietà per questi magristrati e procuratori accusati di venire direttamente dalla terza internazionale del Comintern dell’Unione Sovietica; presto, grazie anche alla "riforma" della giustizia, i palazzi della giustizia saranno liberi da queste toghe rosse... Grazie di cuore ai procuratori e ai magistrati. Ho ancora fiducia nella giustizia (terrena); quella divina non è affar nostro. Fortunamente ci sono ogni tanto delle buone notizie, anche se, temo, Oscar Danilo Lancini, non rinuncierà a spendere tutto quello che fin qui ha guadagnato (anche sulla nostra salute) nei migliori avvocati della provincia. Ne avrà bisogno... Solo che se mai ci sarà una giustizia a un livello che non è quello degli uomini.... Grazie ancora. Simone Alessandrini
Admin | 24.07.2005

finalmente qualcuno ha preso pisizione...nel prossimo consiglio comunale di adro voglio tutti gli ambientalisti a chiedere le dimissioni del sindaco ...La lega dovrebbe "legarlo" e renderlo innocuo a salvaguardia dell’ambiente. Vai Tarquini
Admin | 24.07.2005


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17.07.2005 | Società

Cosa rovina le Torbiere   

Domenica 17 Luglio 2005 Bresciaoggi

Caro direttore, nell’articolo "Torbiere, il consorzio vara la tolleranza zero" di venerdì 8 luglio, il neo presidente del consorzio di gestione della Riserva, Carlo Maffeis, sostiene che in Torbiera "spesso capita che alcune persone arrechino danni ambientali con azioni che sono in contrasto con ogni buona norma comportamentale... Fra questi ci sono fatti più o meno gravi da sanzionare quali: fare il bagno, pescare, transitare in moto o bicicletta, portare a spasso i cani, e così via. Cosa che d’ora in poi sarà più difficile fare". Ritengo che, attualmente, le azioni che portano al non rispetto della Riserva siano ben altre, e Maffeis ne è sicuramente a conoscenza. Mi riferisco ovviamente all’assalto che i tre comuni che insistono sull’area protetta stanno perpetrando. I comuni di Iseo, Provaglio e Corte Franca hanno deliberato varianti ai propri Piani regolatori che autorizzano: chi espansioni immobiliari (Iseo) e foresteria per turisti (Provaglio) in piena Riserva, chi (Corte Franca) un nuovo parco giochi con mega parcheggio per mille auto in zona Ep all’interno della Riserva. Mi sembra di aver capito che c’è la tendenza a tutelare nel modo più assoluto le zone della riserva dove ci sono le vasche d’acqua, mentre nei campi attorno alle vasche, che fanno parte in termini di legge della Riserva, si possono costruire mega parcheggi e parchi giochi, espansioni immobiliari, ecc. Del resto agli immobiliaristi - affaristi non interessa costruire sull’acqua: sarebbe antieconomico, anche se non impossibile (mai dire mai). Qual è la differenza tra andare in bicicletta o con il cane in Torbiera e il deliberare varianti ai Piani regolatori che autorizzano residence, parco giochi e albergo in Riserva? Apparentemente nessuna: sono entrambe azioni illegali, o incongruenti con le leggi vigenti. Si misurerà ben presto l’intenzione del presidente Maffeis nel tutelare o meno la Riserva: sarà il nuovo Piano generale della Riserva naturale (che è legge regionale) in cui, oltre a specificare che non si potrà andare in biciletta, fare il bagno, ecc., magari si farà in modo che le varianti in itinere dei tre comuni (attualmente incongruenti e incompatibili con le leggi) diventino possibili. Insomma se da una parte si è più severi nel tutelare le zone delle vasche d’acque, multando severamente chi passeggia col cane eccetera, nelle zone dove ci sono grossi interessi economici privati in gioco si è molto meno severi; anzi, si spendono 36.000 euro di denaro pubblico per redarre uno "studio di sviluppo economico della Riserva" che in ultima analisi giustifica tali interventi, i quali, lo ripeto, sono incompatibili con le leggi vigenti. Vorrei solo ricordare la riunione pubblica svoltasi in aprile a Timoline dal titolo "L’affare Torbiere" e promossa dal Comitato tutela del territorio: in quell’occasione Maffeis (allora era il rappresentate per la Comunità montana nel consiglio di amministrazione del Consorzio di gestione della Riserva) si dichiarò contrario agli interventi che i tre comuni stavano portando avanti e che si sarebbe attivato (allora come Comunità montana) per interrompere tali varianti. Ora che è diventato presidente del consorzio (nominato dal comune di Corte Franca) ha l’occasione per farlo. Simone Alessandrini per il Comitato tutela del territorio (Corte Franca)

Torbiere, la tutela mancata

Legambiente assegna al consorzio di gestione il "premio Spaciugòt"

È il Consorzio per la gestione della riserva delle Torbiere del Sebino il «vincitore» della terza edizione del premio «Spaciugòt»: il riconoscimento alla rovescia che Legambiente Franciacorta assegna a personalità o enti che hanno operato male sul territorio. «Abbiamo scelto questo ente - hanno spiegato durante la cerimonia di consegna i rappresentanti dell’associazione Silvio Parzanini, Angelo Danesi e Pietro Garbarino - perché dal 200l al 2004 si è distinto per aver fatto tutto il possibile per non ostacolare la trasformazione della riserva naturale in un’area assediata da centri commerciali, asfalto e discoteche».

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Admin | 17.07.2005

Ora che è diventato presidente del consorzio ,nominato dal comune di Cortefranca ,temo che quanto riuscirà a fare sarà,: far multure chi porta a spasso i cani,chi fà il bagno, chi transita in moto ...e non mi viene in mente altro. Ma non lo conosco e chissà, potrebbe stupirci e con coraggio evitare a quanti vivono qui’, l’ennesimo scempio ambientale. Gianni l’ottimista
Admin | 17.07.2005

9.07.2005 | Comunicazioni   

Adro: il Sindaco e il Santuario  

Nel silenzio generale, il Sindaco, ha dato ordine di abbattere gli alberi che costeggiano la storica stradina che porta al Santuario della Madonna della Neve. Platani secolari in ottima salute. Abbiamo avvisato la Soprintendenza ai beni Ambientali ed Architettonici di Brescia, nella persona dell’architetto Gentile, il quale ha affermato " di non saperne nulla, nessuna richiesta di autorizzazione al taglio è stata presentata". I frati, intanto, ci mandano a dire che l’infelice iniziativa è dell’amministrazione in quanto la strada è di proprietà comunale. Qual’è il progetto?

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Del resto le attività della sua ditta erano ben note anche prima delle elezioni, eppure...

I cittadini l’hanno eletto. Dicesi democrazia. Ora tutti noi subiamo.

E probabilmente dell’ambiente non importo proprio a nessuno!!!


Admin | 13.07.2005

Bravo Simone. Questo, purtroppo,oggi è il senso della vita della maggior parte della gente.Tito
Admin | 12.07.2005

A pensar male si fa peccato... San Francesco guarda giù... E’ chiarissima l’intenzione di Oscar Danilo Lancini: nuove aree infestate da Platani secolari devono essere bonificate al più presto per far spazio alle classiche speculazioni. E intanto la gente... La gente, molta gente fa poco o nulla, prega il suo santo preferito (San Cules), fino a quanto non gli costruiscono una tangenziale o un capannone sotto casa; con la scusa del tipo : "Tanto i fa chel chi gha oia..", ha i governanti che si merita. Sono fermemente convinto che ogni paese (anche l’Italia) ha i governanti che si merita. Simone Alessandrini
Admin | 12.07.2005

Il progetto è sicuramente quello indicato da S.Francesco, che con il cantico delle creature ha sublimato la natura.Parlava con gli uccelli S.Francesco, e sicuramente aveva piu’soddisfazioni di quante se ne possano avere nell’iteragire con il sindaco di Adro,se si aggiunge all’arroganza e all’avidità,anche l’ignoranza(nel senso che ignora). Vedi i danni della sua fabbrichetta, l’abbattimento della scuola,l’edificabilità del montealto, il taglio dei platani..e chissà cos’altro ci riserverà il futuro. Per il risveglio della coscienza civile questo potrebbe bastare..o no? Amenochè tra il dire e il fare....il mare.W.Vezzoli
Admin | 10.07.2005

E’ difficile da commentare,come al solito c’è chi ci fa credere che tutto viene fatto per il bene della comunità! La realtà penso che sia un’altra!Probabilmente ampliare quel tratto di strada non significa agevolare i fedeli che vanno alla messa,ma significa rendere anche quelle stradine di campagna limitrofe più agibili ad un sacco di mezzi,dunque significa rendere edificabili come al solito anche quei campi con ben altra destinazione d’uso!Raccontatecela giusta!il buon senso e la democrazia non fanno parte di questa amministrazione leghista.Anziche cancellare con colpi di motosega la nostra cultura e le nostre tradizioni l’amministrazione di Adro dovrebbe ascoltare e capire che un ostacolo certe volte si può evitare semplicemente cambiando strada.......dunque una nuova corsia con i nostri platani secolari al centro!Laudato sì, o mì Signore,con tutte le tue creature....SAN FRANCESCO D’ASSISI
Admin | 9.07.2005

Tutti leggono,tutti sanno,la giustizia tace e il sindaco fa quello che vuole.Questo grazie al"liberismo all’italiana’ e alla devoluzione!!!!L’Italia annaspa nel degrado più assoluto.
Admin | 9.07.2005

4.07.2005 | Società civile   

Adro e il suo Sindaco 2  

“ NON CANCELLATE LA NOSTRA LAVAGNA! ”

Essere membri di una comunità, ancorché piccola e semisconosciuta, ci dà il diritto/dovere di prestare voce a tutto ciò che dà vanto e prestigio alla collettività; in ugual modo quando vicende inconsuete portano squilibrio e preoccupazione.

E’ con questa premessa che vogliamo riferire le nostre personalissime impressioni sui fatti che hanno recentemente risvegliato la coscienza civile dei cittadini di Torbiato frazione del Comune di Adro (BS) .

Il fattore scatenante è la repentina quanto intempestiva chiusura della scuola primaria ( elementare ) di Torbiato che l’Amministrazione Comunale ha comunicato in data 18.06 u.s. durante una paradossale assemblea .

La reazione è stata pronta e sostenuta da argomenti che hanno trovato il consenso in tutti coloro che credono fortemente nel valore della scuola come fulcro della vita comunitaria, centro di aggregazione che, specialmente nelle realtà locali, in coesistenza con la parrocchia-oratorio è punto di riferimento per i più giovani .

Le tesi sostenute hanno trovato di fronte il muro dell’arroganza e della avidità dell’Amministrazione Comunale che si è trincerata dietro cavilli burocratici e la necessità impellente che il Paese abbia un nuovo mega polo scolastico. Non vogliamo disquisire sulla bontà o no delle scelte legittime che sono state decise, quanto sulla arbitrarietà con la quale tali scelte sono state fatte.

Se queste poche righe hanno suscitato stupore, sdegno o semplicemente curiosità documentati ed esprimi la tua opinione .

Paolo Zugni e Giusi Capoferri

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E’ una cosa vergognosa ed ingiusta. Spero solo che qualcuno "mediti" sull’operato dell’amministrazione e che la popolazione di Adro e Torbiatosi renda conto di quello che sta accadendo e tragga le dovute conclusioni.
Admin | 8.07.2005

R.e. all’ultimo post di W. Vezzoli... Anch’io, da cittadino torbiatese, sono indignato... Vorrei però spezzare una lancia a favore del consigliere di minoranza (nonché commercialista del sindaco) a cui accennava W.Vezzoli: tale soggetto ha dato una bella mano ai sostenitori della scuola torbiatese all’ultimo consiglio comunale: ha infatti scoperto che la perizia tecnica sulle scuole di Torbiato era stata richiesta dal sindaco come privato cittadino e che quindi non può essere utilizzata come base per una decisione amministrativa...
Admin | 7.07.2005

Adro e Cortefranca,binomio leghista,incurabile complesso di superiorità. Leggo dai giornali locali di oggi ,che l’amministrazione di Cortefranca aumenterà le tasse,Ma lo slogan non era Roma ladrona , paga somaro lombardo? Il sindaco di Adro Oscar Danilo Lancini ,( che non vuole essere secondo a nessuno)oltre ad inquinare con la sua "fabbrichetta",abbattere la scuola , cosi’ da favorire l’amico imprenditore e gioire alla vista di scavi finalizzati ad un villaggio vacanze, è notizia di oggi, che i platani ai lati della strada della Madonna della neve, verranno tagliati... per fare posto al niente, che è esattamente quanto si può trovare nella testa di Oscar Danilo. Speriamo interceda la Madonna. W.Vezzoli
Admin | 7.07.2005

Non c’è mai limite al peggio... Le amministrazioni edili-immobiliari di Adro-Corte Franca si assomigliano sempre di più... A quanto ho potuto leggere sui giornali il mega polo scolastico si costruisce con la scusa che la eventuale ristrutturazione degli immobili esistenti a Adro e Torbiato sia troppo onerosa. Non capisco su quali basi. Siccome i Frati Carmelitani Scalzi hanno già il loro stupendo mega polo scolastico-cattolico l’amministrazione comunale non voleva essere da meno. (A proposito, chi manda i propri figli in queste scuole cattoliche, a mio parere regno dell’ipocrisia, riceve un contributo dello stato...regalo del governo pseudo sinistroso prodiano, che continua con il governo Berlusconi). La mossa è semplice: 1-la scusa: polo scolastico; 2-costruzione di due rotatorie; 3-Allargare le strade che si collegano alla tangenziale di Nigoline; 4-Indovinate un po’ quale sarà il terzo passo? Nelle aree limitrofe alle rotatorie, nuove varianti, mega espansioni immobiliari-residenziali-turistiche, per avere il proprio "loft" in questa terra di speculatori che ha un nome inventato: "Franciacorta" (da leggersi alla milanese: "Franciacovta"). Alla faccia della gente che è nata e vive qui nella terra dei propri padri. Tutto in nome del Dio Denaro. Solo una cosa i nostri amministrazioni non capiscono: ci sono tante cose che non si possono comprare. La salute per esempio. Quando ci ritroveremo più anziani, se mai ci arriveremo, e ci troveremo con malattite causate anche dallo smaltimento illegale di rifiuti della ditta del sindaco di Adro, sarà troppo tardi. Sarà davvero una magra soddisfazione pensare: lo avevamo detto. Putroppo ci si accorge di quanto siano preziose, e si diano per scontate certe cose, soltanto quando le si perdono. Scusate il mio amaro sfogo... da Corte Franca , il paese del sindaco immobiliarista, Simone Alessandrini
Admin | 6.07.2005

Sono indignato,questa amministrazione disfattista : giu’ la scuola, su’ il residence,mi preoccupa.Mi preoccupa ancor di piu’,vedere seduto tra le fila dei consiglieri di minoranza,il commercialista del sindaco. W. Vezzoli
Admin | 5.07.2005

Stupore? E di che cosa?

Ormai ciò che fa il sindaco è prassi, non c’è nemmeno più bisogno di stupirsi!


Admin | 5.07.2005


22.06.2005 | Società civile   

Torbiere, discutibili finalità commerciali  

Sulle Torbiere il dibattito è sempre aperto. Sulla questione interviene Gabriele Ongaro del Gruppo Monte Alto di Corte Franca . «La vicenda - osserva l’esponente ambientalista - riguardante il recupero dell’ex allevamento Zumbo di Provaglio d’Iseo all’interno della Riserva Naturale Torbiere del Sebino è ben nota a tutti coloro che conoscono l’area protetta. Concordo che questo recupero edilizio sarà certamente migliorativo rispetto all’esistente, mentre è discutibile la destinazione urbanistica come vendita di prodotti caratteristici e foresteria. Allo stesso tempo discutibile è la trasformazione di 28,500 metri quadrati (circa nove piò bresciani) in zona di protezione della riserva nel comune di Corte Franca con bar, ristoranti, giochi, parcheggi in area di servizio delle Torbiere. A queste esigenze momentanee dovrà piegarsi la prossima pianificazione sovracomunale, che fino ad ora ha sempre spiegato "che le attività turistiche ed insediativo- residenziali sono potenzialmente incongruenti con le finalità della Riserva"». Secondo Ongaro risulta chiara «la volontà delle attuali amministrazioni comunali di voler attuare ognuna il proprio «sviluppo economico» all’interno delle rispettive zone della Riserva naturale, mentre il Consorzio di gestione appare non a servizio delle finalità naturali della Riserva ma al suo sviluppo economico. Definire tutti questi interventi come «chiacchiere» mi sembra riduttivo, come non sono chiacchiere i 3.635.854 euro (sette miliardi delle vecchie lire) previsti nella bozza finanziaria del "programma di interventi finalizzati allo sviluppo economico della riserva naturale", piano che qualcuno vorrebbe segreto, ma usato in sede di deliberazioni Comunali per le trasformazioni urbanistiche "in un’ottica condivisa dal Consorzio per la gestione della Riserva Naturale e dei Comuni che ne fanno parte" (come recita la delibera alla variante al Prg di Corte Franca)».

Fausto Scolari

Bresciaoggi 22 giugno 2005

1.06.2005 | Comunicazioni   

Cava Bonfadina:PARLA IL COMITATO DI CITTADINI  

Giornale di Brescia 1/6/05

Le chiedo spazio per alcune considerazioni in merito agli sviluppi che stanno riguardando la tristemente nota cava Bonfadina, bacino estrattivo di 4.200.000 metri cubi (una superficie di 106 campi da calcio per un’altezza pari a un condominio di 10 piani) approvato dalla Regione Lombardia il 25 novembre scorso in territorio di Rovato-Cazzago S. M. Dopo l’approvazione in Regione i due Comuni hanno effettuato un ricorso al Tar di Brescia per tentare di opporsi strenuamente a questa scelta fatta nel solo interesse di un privato ma a danno di due intere comunità. A fronte di questo ricorso sento invece l’Assessorato provinciale all’ecologia che si premura di dichiarare su tutti i giornali: «Riteniamo importante mantenere un buon rapporto con i Comuni e tenere conto del loro parere», e «è nostra intenzione evitare di sottoscrivere convenzioni da parte del nostro ufficio senza avere trovato prima un’intesa con l’ente comunale sulle modalità operative». (virgolettato tratto da dichiarazioni rilasciate a vari organi di stampa, pubblicato il 13 maggio 2005). L’Assessorato dice di aver fatto queste affermazioni anche ai rappresentanti dei Comuni in una riunione di un paio di mesi fa in cui ha proposto il metodo della preconferenza per affrontare i problemi connessi all’attuazione del Piano cave. Queste le dichiarazioni. Veniamo invece ai fatti che sono ben diversi. La riunione a cui si riferisce l’Assessorato provinciale all’ecologia è iniziata con una frase del seguente tenore: «Dopo aver sentito i cavatori abbiamo riunito qui oggi i rappresentanti degli uffici tecnici dei Comuni per esporre le modalità con cui la Provincia intenderebbe procedere nell’attuazione del piano cave bresciano». Ma come, i cavatori vengono sentiti prima dei Comuni? La tutela degli interessi economici di qualche decina di privati dà adito a loro audizioni in provincia prima ancora di sentire i pareri delle istituzioni comunali? Sono scandalizzato. Epilogo della riunione suddetta, come mi risulta dalla testimonianza di svariati rappresentanti comunali presenti debitamente contattati dal comitato popolare di cui sono portavoce, si è risolta in un «caloroso» invito ai Comuni a trovare una convenzione pacifica con il cavatore di turno. A queste dichiarazioni d’intenti stanno seguendo fatti concreti. In questo periodo infatti, svariati Comuni (tra cui anche Rovato e Cazzago) sono convocati dalla Provincia per delle conferenze di servizi, nome altisonante che nasconde la realtà di riunioni ristrette a cui viene invitato un rappresentante del Comune e il cavatore per iniziare a valutare il progetto di coltivazione (già, il creare immensi buchi nel terreno viene denominato beffardamente coltivazione (!?) del bacino estrattivo, redatto dall’impresa escavatrice. D’altronde siamo convinti che lo studio sulla cava Bonfadina che il cavatore presenterà alla sopraccitata conferenza dei servizi sarà in grado di dimostrare l’assoluta assenza di problemi a livello di viabilità, impatto ambientale, compromissione della falda sottostante ecc. Da persone che da quando sono nate vivono e conoscono la zona riteniamo invece che nessuno studio serio potrà mai confutare dati di fatto come: 1) la totale saturazione della statale 11 su cui si vuole far accedere il flusso di 200 camion giornalieri, su un tratto che ha visto 15 incidenti mortali in 15 anni. 2) la nefandezza dell’estrazione di 1.000 metri cubi al giorno di acqua da un pozzo per il lavaggio della sabbia, rilasciata intorbidita e contaminata nella sottostante falda da cui si servono circa 75mila persone. 3) il futuro riuso come discariche di decine di cave della ditta in questione, alla faccia dell’obbligo di recupero ambientale scritto in numerosi emendamenti e in convenzioni a loro tempo stipulate, oltre alle due discariche di cui una di scorie di acciaieria gestite a oggi dalla ditta stessa. 4) i tentativi più o meno alla luce del sole di chiedere l’abolizione del canale che attraversa il terreno della Bonfadina, vaso irriguo «scomodo» in termini di mantenimento delle fasce di rispetto. Inoltre mi chiedo: anche se dal punto di vista della procedura amministrativa l’iter seguito dalla Provincia fosse irreprensibile, essa vuole rendersi conto che sul caso della cava di Rovato il Tar non si è ancora pronunciato? La Provincia è forse già sicura dell’esito del giudizio, con una eloquente mancanza di rispetto nei confronti del Tribunale amministrativo? E inoltre, sapendo che le comunità di Rovato e di Cazzago S. M. si sono dichiarate contrarie alla cava Bonfadina (si ricordi una petizione popolare partecipata da ben 6.000 persone) il far avanzare così velocemente l’iter burocratico che consentirà l’inizio delle escavazioni non è quanto meno inopportuno e colpevolmente destinato ad acuire il rigetto che le due comunità hanno espresso rispetto a una scelta loro imposta? Ritengo altresì scandaloso che la Provincia dichiari sui giornali che i Comuni bresciani avranno un introito di 24 milioni di euro dall’attività estrattiva quando forse non tutti sanno che questi soldi vanno divisi sui 10 anni di durata del piano cave e su ben 55 (!!) ambiti estrattivi e che sono irrisori rispetto alla devastazione del territorio. Valuto questo comportamento non più di uno squallido tentativo di convincimento dell’opinione pubblica che invece ha davanti agli occhi i disagi che le attività estrattive comportano, tanto più se si è consapevoli che buona parte della sabbia estratta verrà venduta fuori provincia e fuori regione. E che dire del mancato rinnovo della Consulta delle attività estrattive, organo di nomina provinciale, che dovrebbe rendere partecipi delle scelte sul tema rappresentanti di ogni anima interessata al problema (agricoltori, tecnici, cavatori ecc...)? La consulta andrebbe rinnovata a ogni rielezione del Consiglio provinciale così come dice la legge regionale 14 del 1998. O di questa legge la provincia si ricorda solo quando vuole rammentare ai Comuni che essa nega loro ogni potere decisionale in tema di attività estrattiva? Io mi chiedo se, dopo atteggiamenti di questo tipo, c’è ancora bisogno di chiedersi quali siano le reali propensioni della Provincia di Brescia in tema di cave. Nostro malgrado per via della devastante cava Bonfadina approvata a Rovato tali linee di indirizzo le conosciamo da almeno un anno e mezzo e ci pare che il rinnovo della Giunta provinciale nel 2004 non le abbia mutate di una virgola. Ing. ANGELO BERGOMI

Presidente

Comitato anticava

Rovato

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Vorrei aggiungere che la Provincia, con le conferenze dei servizi citate nella mia missiva al giornale, sta aggirando l’ostacolo delle valutazioni di impatto ambientale, ossia sta trovando dei cavilli che evitino ai cavatori di realizzare le valutazioni di impatto ambientale. Ma la legge regionale 14 del 1998 la conosiamo anche noi, non solo la Provincia! Su questo punto è assurdo soprassedere e come Comitato Anticava di Rovato non faremo finta di niente e renderemo i più pubblici possibile questi inacettabili e clamorosi sotterfugi. Angelo Bergomi
Admin | 4.06.2005

15.06.2005 | Società civile   

Torbiere, mozione in Provincia  

IL CASO.

Le associazioni ambientaliste puntano il dito contro i Comuni di Corte Franca, Provaglio e Iseo

Torbiere, mozione in Provincia

Consegnate in Broletto 4 mila firme in difesa dell’oasi naturalistica

No al cemento nelle Torbiere Sebine: la protesta nata dalle associazioni ambientaliste locali e avvalorata da 4.405 firme di residenti, è diventata oggetto di una mozione diretta alla Giunta Cavalli e sottoscritta da tutta l’opposizione della Provincia.

Mozione che verrà discussa nel consiglio di venerdì. Ieri i rappresentanti delle associazioni ambientaliste (La Schiribilla, Verdementa, Verdi, Wwf, Legambiente) avrebbe voluto consegnare le firme raccolte al presidente della Provincia Alberto Cavalli che non ha potuto ricevere la delegazione perchè impegnato nella seduta di Giunta.

Tre i comuni sotto accusa (Iseo, Provaglio D’Iseo, Corte Franca) per aver apportato delle varianti ai loro piani regolatori atte a permettere la realizzazione di diverse strutture «turistico-ricettive» proprio all’interno o in prossimità della riserva delle Torbiere, 350 ettari protetti sin dal 1984 da legge regionale. Riserva che il Cnr ha dichiarato «biotopo» di eccezionale importanza e che l’Unione Europea ha riconosciuto sito di Interesse comunitario (Sic). A stridere ancor più con quanto deliberato dalle tre giunte comunali sono le coordinate del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (Ptcp) che considera l’area «di altissimo interesse naturale» e «di eccezionale importanza con caratteristiche di unicità a livello provinciale ed extraprovinciale».

Ecco allora la mozione illustrata ieri dai consiglieri provinciali Gianna Rosa Baresi (Rc) e dal capogruppo dell’opposizione Tino Bino: «si rileva la necessità che la Provincia intervenga per fare in modo che i tre comuni non perseguano logiche in netto contrasto con le Torbiere». Si chiede inoltre al presidente Cavalli di intervenire sui comuni affinchè si impedisca la realizzazione di nuove volumetrie o di qualsiasi tipo di strutture interne per aree di sosta, aree pic-nic e parcheggi che «oltre ad essere in netto contrasto con le norme di attuazione della riserva, con il loro impatto pregiudicherebbero l’esistenza della flora e della fauna di questo fragile habitat».

A minacciare il delicato equilibrio ambientale delle Torbiere, ben tre progetti. La variante al Prg del comune di Corte Franca (17 aprile 2004) prevede la possibilità di realizzare all’interno dell’area protetta, 10mila e 500 metri quadri di strutture turistico ricettive e altri 18mila metri quadri di parcheggio. Il comune di Provaglio (delibera del 18 febbraio 2004) ha previsto che nell’«area Zumbo» (dentro la Torbiera) si possa realizzare una sala convegni, una sala ristorazione, uffici turistici, negozi. Infine l’annosa vicenda dell’area ex Supersolaio di Iseo, che si incunea tra il Sassabanek e la zona A della Riserva naturale delle Torbiere: «dopo la deviazione del canale pubblico Colatore Nedrini e il suo riempimento con materiale di riporto la cui natura va accertata -spiegano le associazioni ambientaliste- negli anni Novanta l’amministrazione Passeri diede la possibilità di costruire ben 11mila mc di volumetrie ricettivo alberghiere. Nell’ultimo Consiglio comunale queste volumetrie sono state ridotte a 4400 metri cubi -sottolinea Angelo Danesi, presidente dell’associazione La Schiribilla-; noi chiediamo che vengano azzerate».

Sulle presunte irregolarità verificatesi nell’area protetta lo scorso anno è scattato un esposto alla Procura della Repubblica: «ad oggi non abbiamo ancora avuto risposta -spiega Raffaella Zucchi dei Verdi per la Pace-. Contro questi scempi ambientali non escludiamo altri ricorsi agli organi giudiziari».

Pietro Gorlani

Bresciaoggi 15 Giugno

13.06.2005 | Società civile   

Adro e il suo Sindaco  

Rilevazioni dell’Arpa, in data 24 gennaio 2003, alla ditta Streparava, ditta meccanica di circa 500 operai con sede ad Adro, relative allo scarico idrico in fognatura. Come potete vedere dalla tabella sotto riportata, i parametri del Ferro, a fronte di un valore limite fissato a 4 mg/l, nell’analisi effettuata sul campione d’acqua scaricato in fogna dalla Streparava raggiunge una concentrazione di 7 mg./l. Per questo motivo L’ARPA ha imposto alla ditta stessa il pagamento di una sanzione amministrativa di Euro 2.582,00.

Qualche mese prima l’ARPA aveva fatto lo stesso rilevamento (analisi di acqua di scarico) alla ditta Eredi Lancini Giancarlo srl che ha tra i suoi soci l’attuale Sindaco di Adro: Lancini Oscar Danilo. Tutto fuori norma! E di molto, come potete ben vedere dalla tabella riportata e multa contestata! Un solo raffronto: il parametro del Ferro, valore limite fissato a 4 mg./l, nelle acque di scarico della ditta Eredi Lancini raggiungeva niente meno che 1825,5 mg./l.

Ricordiamo che l’attuale Sindaco di Adro Lancini Oscar Danilo amministratore di fatto dell’azienda Eredi Lancini nonchè responsabile tecnico dell’impianto sito in Adro, via Lucerna, ha una richiesta di rinvio a giudizio per inquinamento pubblica fognatura depositata presso la Procura della Repubblica di Brescia: data 24 Settembre 2003.

31.05.2005 | Società civile   

F.lli Muratori e l’On. Pera  

In un articolo apparso sul vostro giornale il giorno 22 maggio 2005 si dà notizia del fatto che il Presidente del Senato e seconda autorità dello stato, On. Marcello Pera, ha inaugurato la cantina dei fratelli Muratori ad Adro. La "cantina" si sviluppa per più di 20 metri interrati e, fuori terra, per un volume, approssimato per difetto, di 12000 metri cubi. Cosa dire di questa visita. Da dove cominciare? Quando ho visto il servizio su Teletutto che parlava di questa visita stavo mangiando, e mi è venuto da vomitare (veramente).

Per tanti motivi.

1. Chi ha visto la "cantina ipertecnologica" in fase di costruzione ha potuto anche notare l’enorme scavo di 20 (venti) metri d’altezza di interrato e la nuova collina creata con il materiale proveniente dallo scavo. Il giornale di Brescia sostiene che si tratta di "un’architettura rispettosa della naturalità dei processi". Evidentemente tutto a questo mondo è opinabile!

2. Questa cantina, così come quelle che si vedono in Franciacorta e che sorgono come funghi velenosi in questi ultimi anni, è stata pagata anche con i nostri soldi. Ingenti somme di denaro in forma di contributi cui questi "imprenditori" hanno diritto per la costruzione di queste mostruosità, in una percentuale rapportata al valore degli interventi. E’ mai possibile che nessuno si sia mai chiesto come certa gente, che fino a pochi giorni fa faceva il coltivatore diretto, abbia potuto realizzare la sua mega-cantina dal valore immobiliare di qualche milione di Euro. Non c’è che dire: questi non sono solo degli imprenditori, sono anche dei bravi affaristi! L’importante è avere gli agganci giusti, saper fare girare le carte, avere abilità nel manipolare i conti. Nel frattempo,l’altro giorno due sottufficiali della guardia di finanza controllavano a mia madre, in uscita dal panettiere, lo scontrino fiscale. Niente di male, facevano soltanto il loro lavoro!

3. Non bastasse quanto detto, ad inaugurare quest’ultima (in ordine di tempo) mostruosità si scomoda niente meno che la seconda autorità dello Stato, l’onorevole Marcello Pera, il quale elogia le capacità imprenditoriali di queste persone. Ci sarà mai qualcuno dei politici che abbia il coraggio, oltre che l’onestà, di dirci quanti dei soldi pubblici, quindi anche nostri, sono stati devoluti per realizzare queste opere?

4. Ma è così buono il vino prodotto in Franciacorta da queste mega - industrie chimiche che si fanno chiamare cantine? Non è solo un’impressione, tutte le volte che bevo questo vino "fatturato" mi viene un gran mal di testa mentre posso bere tranquillamente e in quantità maggiore il classico vino del contadino (ormai introvabile). Chiunque può vedere i trattamenti chimici che con regolarità subiscono i vigneti della zona. Suggerisco poi di ossevare la striscia di erba sotto i filari di vite di queste "aziende agricole": è completamente bruciata dai diserbanti sparsi. Bisogna smitizzare questa Franciacorta, fare "spromozione": è la rovina del nostro territorio e Dio solo sa quanto negativamente pesi sulla nostra salute.

5. Si legge nell’articolo apparso sul vostro Giornale che, per salvaguardare la salute degli addetti è stato meccanizzato il processo di rotazione delle bottiglie.Mi sembra che sia stato proprio ribaltato il senso delle parole, ma non solo da oggi. Si vuole veramente salvaguardare la salute degli abitanti del posto? Sarebbe cosa buona e giusta cominciare con l’evitare di diffondere veleni nei vigneti.

6. Se proprio si debbono costruire cantine, sarebbe meglio farlo nelle zone industriali, magari nei molti capannoni inutilizzati, visto che si tratta di industrie chimiche vere e proprie. Quando ho visto che questi sedicenti imprenditori, ricevono i complimenti dalla seconda autorità dello stato, la mia speranza che possa cambiare qualcosa si riduce al lumicino. Ma bisogna continuare in queste piccole battaglie, che ritengo siano principalmente di informazione. Sul giornale appare un articolo che parla di "sforzo degli imprenditori", "coraggio industriale", "architettura rispettosa della naturalità dei processi" e "salvaguardia della salute". Le ipotesi sono due: o non ho mai capito il significato di queste parole, o l’informazione e il significato delle parole è completamente distorto, se non ribaltato. Cordiali saluti.

Simone Alessandrini

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Là dove c’era l’erba ora c’è una città aaaa...e quella casa in mezzo al verde ormai dove sarààààà. La finzione prende il posto della notizia. La propaganda quello della verità. Raffaello Bocchi
Admin | 1.06.2005


Admin | 31.05.2005


2.05.2005 | Società civile   

TREMONTI IL CREATIVO ,SIMONE E IL REALISMO  

Torna il creativo ed il suo mondo,con in testa delle idee meravigliose .IDEONE. Dopo aver mandato in malora i conti pubblici(deficit in aumento, avanzo in picchiata) Tremonti sforna ricette: “Se dipendesse da me- dichiara ai microfoni di canale5- io venderei con concessioni di cento anni le spiagge e tutti gli stabilimenti marittimi. Con il ricavato finanzierei grandi piani di sviluppo, di turismo, vero e concentrato.” A volte ritornano, in attesa di vedere i prossimi disastri del fenomeno, la lettera pubblicata dal giornale di Brescia giovedi’ 28 aprile spedita da Simone Alessandrini

A PROPOSITO DI QUEL CONVEGNO

Come mai sempre meno turisti nel Bresciano?

Le scrivo a proposito del convegno svoltosi recentemente per il rilancio del turismo nella Provincia di Brescia, promosso dalla Provincia, Camera di Commercio e Brescia Tourism. I soggetti promotori del convegno sono preoccupati per il futuro del turismo nella Provincia, perchè gli ultimi dati sull’afflusso di turisti nel territorio bresciano sono tutt’altro che incoraggianti. Le ipotesi di intervento sono quelle di rilancio delle strutture ricettive, di nuove infrastrutture, di fare sinergia tra operatori privati e i soggetti pubblici. Ritengo che, prima di attuare nuovi interventi, sarebbe opportuno indagare sulle cause e chiedersi quale sia il vero motivo del minor afflusso di turisti sul territorio bresciano. Al di là della situazione economica contingente, fattore comunque non trascurabile, il problema di fondo ritengo sia un altro. Bisogna chiedersi: cosa spinge i turisti a venire nella provincia di Brescia? Come mai ne arrivano sempre meno? La risposta è molto semplice: il vasto territorio bresciano spazia dalle cime dell’Adamello, alle colline moreniche pedemontane, ai laghi, ai fiumi, alla vasta pianura... Sono le risorse naturali e paesaggiste del nostro territorio che convincono i turisti a venire nella nostra provincia. Ovviamente venendo meno queste risorse ne risentirebbe anche l’industria del turismo. Ritengo che bisognerebbe valutare molto attentamente gli interventi sul territorio (nuove autostrade, alberghi, seconde case) che rischierebbero di causare l’effetto contrario a quello desiderato. Per esempio nella tanto nominata e decanta Franciacorta chiunque può vedere con i propri occhi quello che sta succedendo: suggerirei di uscire dal casello di Rovato e dirigersi (se il traffico lo consente) verso Iseo nella tarda mattinata di domenica estiva. Abnormi centri commerciali, zone industriali, vigneti intensivi, cantine dall’aspetto di industrie chimiche... Immagino a un turista tedesco che sia venuto la prima volta in Franciacorta 10 anni fa, e che ci torna ora. Penso proprio che non tornerà una terza volta.

SIMONE ALESSANDRINI Corte Franca

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Come previsto,in tempi non sospetti,il sogno Franciacorta è finito molto presto,lasciandoci come eredità tantissimi metri cubi di cemento, un incremento esposenziale del costo degli immobili e una gran massa di veleni dispersi quotidianamente nei vigneti che segneranno la nostra salute futura. Del resto,frodi comprese,è meglio non parlarne.Licinio Arquati
Admin | 3.05.2005

2.05.2005 | Società civile   

Consiglio Comunale surreale   

Eravamo presenti al consiglio comunale, con l’associazione Monte Alto, perché l’amministrazione guidata dal sindaco Oscar Danilo Lancini , con una serie di varianti al PRG, edificherà il monte e chissà, in un prossimo futuro ci costruirà strade , cosi’ da arrivare, senza fatica alcuna a destinazione., la cava di Capriolo ,presumibilmente. L’arch. Ulisse Vezzoli , (si, lo stesso che ha avuto a che fare con l’allora sindaco Lamberti , ai tempi della richiesta di discarica per la cava Noce) presenta il progetto: Il solito art.23 consentirà l’edificare in località Cornaleto e Colzano, spostando i vincoli, i controlli fino “ a garantire comunque la sostenibilità della zona “. Ecco ,in quel comunque c’è tutto quanto di peggio possiamo aspettarci .. L’amministrazione beneficerà di ogni legge e leggina regionale , provinciale , comunale , eccezione fatta per il buonsenso. La variante al Monte Alto era l’ultimo punto del Consiglio Comunale ,prima c’era stato di che ridere, ed infatti si è riso, per non piangere. L’inizio: Viene presentata una mozione da parte del consigliere di minoranza , relativa alla richiesta della nomina degli organi competenti per la Casa di Riposo del comune di Adro. Il sindaco dice di “non capire”, lo dirà spesso, quasi ad ogni suo intervento , dice anche di voler parlare chiaro ,in dialetto bresciano “Fo’ di’ decc”. La mozione viene respinta.”Non siamo qui’ a perdere tempo” Ancora la minoranza : “Non c’è stata data risposta ad un interpellanza, abbiamo informato la prefettura, perché niente è stato depositato alla Segreteria Comunale,la legge deve prevalere sui regolamenti. Non c’è il verbale della Commissione urbanistica,non ci sono scritti, all’esame sembravano essere piani attuattivi, in realtà sono varianti al PRG.” Oscar Danilo Lancini, continua a non capire una bella beata. Gli viene chiesto” Come mai rifiuta di incontrare i pensionati della CIGL ? “ Risposta “C’è un limite a tutto. ” Fa lo spiritoso, parla di padrini , poi si scusa dicendo: ”credevo che il microfono fosse chiuso”. Il clou si raggiunge quando, il consigliere della minoranza , chiede:” Oscar Danilo, lei è socio della società ELLEGI?” Risposta del sindaco: “Non sono cose che la riguardano.” Incalza il consigliere: ” C’è un contenzioso legale, civile in atto, di cui lei è l’attore interessato,ci riguarda ,ci riguarda eccome:” Oscar Danilo , testuale: ” E’ fuori dalla portata delle competenze di questo consiglio comunale,non devo niente a nessuno, oggi come oggi ,devo dire a lei chi sono ,chi non sono, la mia morale la salvaguardio io, ed a questa domanda rispondo solo se voglio” Altre schermaglie, citando extracomunitari, (a casa loro), e magistrati ,(che sappiamo tutti da che parte stanno)., si arriva finalmente all’ultimo punto ,le colate di cemento sul monte. Per la cronaca ; non sono stati affissi i manifesti che avrebbero dovuto informare la popolazione della seduta del consiglio comunale, il sindaco :” La tipografia non è riuscita a stamparli!!!!” Ora , siccome” Dio è morto e anch’io non mi sento tanto bene” alleghiamo lo statuto dell’associazione Monte Alto, che curiosamente nasce nel lontano 1983 , proprio ad Adro. La componente attiva ,si è spostata nel corso degli anni ,a Cortefranca. Sarebbe il caso, di questi tempi, rifondare il movimento in quel di Adro appunto, cercando di evitare la narcotizzazione. Coraggio.!

23.05.2005 | Comunicazioni   

Le Torbiere e il futuro  

CORTE FRANCA Monte Alto e Piano paesistico comunale

In data giovedì 12 cm. si è svolta, presso la sala civica del Comune di Corte Franca, la riunione pubblica intitolata «S.o.s. territorio», come accennato sul GdB del 12/05. La gita gratuita con picnic sul Monte Alto, causa maltempo, è stata rinviata a sabato 28 c.m. sempre con partenza alle 15,30 dall’ex municipio di Nigoline. La riunione è stata promossa dall’A.m.a, Associazione Monte Alto di Corte Franca, nata nel 1983, che si occupa della prevenzione e spegnimento di incendi boschivi, e con le finalità statutarie di tutelare e valorizzare il patrimonio naturale. Molti i temi trattati nella partecipata riunione: dalla condizione delle acque (idrografia superficiale e fognature) all’uso civico di sentieri e strade (legittimità sulla chiusura di sentieri di uso pubblico e sulla comparsa di recinzioni da parte di privati sul monte), alle varianti al Prg. in itinere, al Piano Paesistico Comunale (Ppc). In particolare quest’ultimo tema ha suscitato il vivo interesse dei presenti. L’Amministrazione comunale di Corte Franca aveva intenzione di adottare uno studio denominato «Piano Paesistico Comunale - Variante di Prg. L.R: 23/’97» in un Consiglio comunale del gennaio di quest’anno. L’ordine del giorno di adozione del Ppc è stato poi stralciato su richiesta delle minoranze in Consiglio e di un consigliere di maggioranza, assessore all’Urbanistica nel precedente mandato dell’attuale sindaco. Il Ppc è uno strumento urbanistico di conoscenza del territorio comunale il cui scopo dovrebbe essere quello di assegnare una classe di sensibilità paesistica (da «molto alta» a «molto bassa») alle diverse zone del Comune in accordo con la D.g.r. n.7/11045 del 2002. Molto brevemente, e senza entrare nella questione tecnica, assegnare una classe di sensibilità paesistica molto alta a una certa zona (secondo i criteri specificati nella Deliberazione della Giunta Regionale) significa che in futuro, qualora si volesse intervenire su tale area, bisogna effettuare determinati accorgimenti, o privilegiare un tipo di progetto piuttosto che un altro, per non intaccare la lettura del paesaggio di quella zona. I volontari dell’A.m.a. hanno prima visionato i documenti del Ppc (che è un atto pubblico e protocollato in Comune) e poi hanno esposto le loro considerazioni producendo, a gennaio, un documento all’attenzione del sindaco e dei consiglieri comunali. Le perplessità su questo studio elaborato dal professionista, consulente del Comune e pagato con denaro del contribuente, sono molte: inesattezza delle rilevazioni cartografiche, lacunosità della relazione allegata, interpretazione alquanto originale delle leggi urbanistiche... In particolare nel Ppc sono individuate migliaia di metri quadrati di «aree urbanizzate o da urbanizzare» e che attualmente hanno una destinazione agricola o boschiva. Queste stesse aree sono state oggetto di un filmato consegnato ai consiglieri comunali, per inquadrarle meglio nel territorio comunale. Nel documento presentato, l’Ama chiede all’Amministrazione, qualora il documento redatto dal «professionista» consulente del Comune sia esente da errori, di assumersi la responsabilità di questa nuova variante al Prg. e non presentandola quale Piano Paesistico Comunale in cui sono previste migliaia di metri quadri di aree da urbanizzare. Inoltre l’associazione chiede, qualora l’Amministrazione comunale intendesse seriamente dotarsi di un valido strumento di conoscenza del territorio, piuttosto che approvare frettolosamente uno strumento dai limiti tanto modesti, una revisione generale ed approfondita dell’intero elaborato (Ppc). Inoltre chiede di costituire una specifica «Commissione per il paesaggio» che riesca ad operare serenamente in un momento di così importante definizione delle caratteristiche, dei punti di forza e di debolezza del territorio comunale. Tale Commissione dovrebbe essere composta da persone e rappresentanti di associazioni ed organizzazioni che possano vantare una buona conoscenza del territorio, oltre ad un’adeguata e provata familiarità con i temi legati all’ambiente e alla sua salvaguardia. Le questioni sollevate e le proposte dell’Ama, ad oggi, non hanno avuto alcun riscontro da parte dell’Amministrazione comunale.

Ing. SIMONE ALESSANDRINI per l’Ama - Associazione Monte Alto Corte Franca

Venerdì 20 Maggio 2005 Le Torbiere e il futuro

Caro direttore, Chiedo cortesemente di intervenire in merito all’articolo "Torbiere, niente arrembaggi" pubblicato sul Vostro giornale di domenica 8 maggio. La vicenda riguardante il recupero dell’ex allevamento Zumbo di Provaglio d’Iseo, sito all’interno della Riserva Naturale Torbiere del Sebino (rnts) è ben nota a tutti coloro che conoscono l’area protetta. Concordo che questo recupero edilizio sarà certamente migliorativo rispetto all’esistente, mentre è discutibile la destinazione urbanistica come vendita di prodotti caratteristici e foresteria, ugualmente, la trasformazione di 28,500 metri quadrati (circa nove piò bresciani) in zona di protezione della riserva nel Comunale Corte Franca con bar, ristoranti, giochi, parcheggi ecc. in area di servizio delle Torbiere; a queste esigenze momentanee dovrà piegarsi la prossima pianificazione sovracomunale, la quale oggi dichiara "le attività turistiche ed insediativo- residenziali sono potenzialmente incongruenti con le finalità della Riserva" (D.G.R. 17 ottobre 1997 N. 6/31755). Risulta chiara perciò la volontà delle attuali amministrazioni comunali di voler attuare ognuna il proprio sviluppo economico all’interno delle rispettive zone della Rnts, mentre il Consorzio di gestione, appare, non a servizio delle finalità naturali della Riserva ma al suo sviluppo economico. Apro una parentesi, rimarcando l’importanza del turismo per l’economia della zona, ma anche ricordando che l’uso irrispettoso e miope dello stesso e del territorio circostante rovina irreparabilmente queste ricchezze. La mancanza d’attenzione si legge nella condizione d’abbandono (fogne, manomissioni, disturbi vari, ecc) ed aggressione alle zone territoriali della Riserva stessa (consumo, inquinamento e rovina del paesaggio) dove, sottolineo, è compito delle amministrazioni ed autorità preposte applicare il rispetto di leggi e regolamenti vigenti, non degli abitanti, singoli o associati che siano. Definirle tutto quanto sopra chiacchiere mi sembra riduttivo, come non sono chiacchiere i 3.635.854 euro (sette miliardi delle vecchie lire) previsti nella bozza finanziaria del programma di interventi finalizzati allo sviluppo economico della riserva naturale, piano che qualcuno vorrebbe segreto, ma usato in sede di deliberazioni Comunali per le trasformazioni urbanistiche in un’ottica condivisa dal Consorzio per la gestione della Riserva Naturale e dei Comuni che ne fanno parte.

Gabriele Ongaro

Associazione Monte Alto

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Riguardo ai piani paesistici. Previdentemente persone di buona volontà, chiedono l’adottabilità di P.P.C , alle amministrazioni "sensibili",o che si dichiarano tali. A tal proposito, vorrei citare una frase che non è mia, ma ben spiega la scarsa considerazione dell’ambiente e di come lo si gestisce. " Presentare un piano paesistico a taluni, è come "dare perle ai porci" Vorrei ricordare che gli strumenti urbanistici possono limitare ulteriori costruzioni su un territorio già gravato quale è la Franciacorta.Noi da bacucchi quali siamo ,ci attacchiamo con le unghie e con i denti a quel che ci hanno lasciato.M.Corioni
Admin | 23.05.2005
9.05.2005 | Comunicazioni   

3 giorni per difendere l’ambiente  

UNA TRE GIORNI AMBIENTALISTA PER SALVARE IL TERRITORIO BRESCIANO

La “Tre giorni Ambientalista” fissata per il 13-14-15 Maggio nei comuni di Cazzago S.M. e Montirone, dal Coordinamento dei Comitati ambientalisti bresciani e da Legambiente, con l’adesione di comitati e associazioni della provincia di Brescia e di altre province della Lombardia, nonché di diversi partiti politici, pur svolgendosi in territori interessati da alcune diverse e specifiche problematiche, è caratterizzata dell’elemento unificante della generale tutela del territorio e del paesaggio della nostra provincia. Un territorio che, alla luce dei programmi di sviluppo ben noti dagli enti locali maggiormente influenti, Regione Lombardia e Provincia di Brescia, verrà gestito in modo ben diverso dal concetto di economia sostenibile. Non compare infatti nella politica territoriale di quegli importanti enti né un approccio sistemico alle tematiche dell’energia e dell’uso del territorio, nè circa l’uso delle risorse energetiche e per una politica di mobilità sostenibile.

QUALITA’ DEL TERRITORIO

1) Non viene posto in risalto l’urgenza di fermare l’inarrestabile artificializzazione di capannonifici industriali e commerciali, per una pianificazione territoriale che, a partire dalla tutela del paesaggio agrario, sviluppi strumenti di protezione della naturalità e della tutela del paesaggio. Mentre il nostro territorio provinciale conserva ancora caratteri di notevole pregio paesistico e ambientale, invece, il vigente Piano territoriale di coordinamento provinciale, da poco approvato, non si qualifica come efficace strumento di tutela del territorio locale. Dunque non vengono affatto modificati gli ormai insufficienti valori urbanistici tradizionali, conferendo ai terreni a destinazione agricola non solo un valore paesistico, ma anche un valore urbanistico in sè, da preservare. La conservazione del paesaggio agricolo è l’elemento essenziale per sostenere non solo la naturalità ma anche una specifica produttività per il futuro del nostro territorio sotto differenti profili, tra cui quello della produzione di cibo, quello turistico, culturale e spirituale. Se si continuerà a trascurare queste serie opzioni si favorirà ancora lo sviluppo di aree industriali e produttive, che molto spesso rispondono solo a interessi privati di natura finanziaria, fiscale o speculativa. Importanti aree della provincia, ancora libere da insediamenti, vengono destinate a nuove infrastrutture di carattere terziario e commerciale, quale ad esempio l’area prevista per realizzare il nuovo stadio di calcio, in comune di Castenedolo.

RISPARMIO ENERGETICO

2) Non si affronta seriamente il problema dell’approvvigionamento energetico, ipotizzandosi da parte della Regione nuove centrali elettriche a turbogas, là dove una corretta politica di risparmio energetico potrebbe creare i presupposti per avere già a disposizione tutte le risorse necessarie ed evitare nuovi impianti per generazione di energia, che appaiono contro natura sul nostro territorio, in quanto invasivi, antieconomici e distruttivi del tessuto economico originario.

INFRASTRUTTURE SOSTENIBILI

3) Le grandi infrastrutture che interessano il territorio provinciale bresciano, recepite dal piano territoriale di coordinamento e mai discusse seriamente dai responsabili della programmazione territoriale, rischiano di modificare irreversibilmente e rovinosamente il nostro assetto territoriale. Non vogliamo la ferrovia ad un’alta velocità o alta capacità, antieconomica e apportatrice di pochi benefici e molti disagi, ma proponiamo di potenziare al massimo la linea ferroviaria esistente, in particolare per ciò che concerne il trasporto pendolari e le merci, e che debba passare per Brescia, come principale centro di smistamento di cittadini e di merci del territorio provinciale. Non vogliamo una costosissima Bre.Be.Mi, il cui costo per soli 8 km consentirebbe di comprare 100 treni utili per il trasporto su rotaia di merci e persone, e il cui progetto potrebbe essere sostituito da un adeguamento stradale che sfrutti per buona parte la viabilità esistente, ovviamente con adeguamenti del tracciato (si veda l’ottimo progetto elaborato dalla società Polinomia di Milano su incarico dei 40 comuni lombardi per la mobilità sostenibile). Siamo convinti che un raccordo autostradale tra Ospitaletto e Poncarale sia superfluo, ritenendo più che sufficiente il progetto di completamento della ex SP 19, per costituire un’alternativa alla tangenziale di Brescia, già inesorabilmente resa inagibile dall’eccessivo traffico. Il progetto dell’autostrada della Valtrompia, è stato avviato violando le normative CEE; secondo noi resta impraticabile sia a livello tecnico che finanziario, e porterebbe anche enormi problemi di inquinamento ambientale all’interno della città di Brescia.

CAVE E AMBIENTE

4) Proponiamo un’immediata revisione con forte ridimensionamento del piano cave, in particolare per quanto riguarda i settori sabbia e ghiaia, perchè non corrispondente a precisi fabbisogni, bensì finalizzato alla vendita speculativa di materiali fuori dalla provincia di Brescia, non finalizzato neppure alle grandi opere infrastrutturali che si vorrebbero realizzare, che necessiterebbero così di ulteriori cave di prestito. Così facendo si andrà a sconvolgere inevitabilmente l’assetto territoriale di alcuni comuni tra cui ad esempio Rovato, Cazzago S.M. e Montirone, iniziando ex novo o approfondendo numerose nuove escavazioni in acqua, con compromissione delle falde acquifere già così vulnerabili e minacciate nel nostro territorio. E’ necessario pertanto un ben diverso ruolo degli enti locali rispetto al piano cave, come pure sono necessari servono miglioramenti delle qualità delle escavazioni, con recuperi, compensazioni e mitigazioni ambientali serie; una gestione diretta degli ambiti territoriali e delle singole cave da parte dei comuni interessati, inverosimilmente scavalcati nella gestione del piano, gestito in modo esclusivo da imprese di cavatori, Provincia e Regione Lombardia.

RIFIUTI E RICICLO

5) E’ necessaria una revisione del piano provinciale dei rifiuti, che ormai langue da quasi 15 anni, che punti ad un aumento della raccolta differenziata (con un obbiettivo provinciale del 60-70% in tre-cinque anni) con una forte, sincera e decisa politica di recupero, riuso e riciclaggio, oggi seriamente praticata solo in 31 comuni su 206, modificando anche le tecniche di raccolta. Che i comuni virtuosi siano incentivati, mentre quelli più inerti siano sollecitati ad adeguarsi. Vogliamo che cessi il sovrautilizzo dell’inceneritore di Brescia e non venga attuata la terza linea, troppo ambigua nei presupposti per non diventare un duplicamento di fatto dell’impianto.

PARTECIPAZIONE

6) In provincia di Brescia è urgente un nuovo approccio culturale e partecipativo nell’elaborazione delle politiche ambientali. Per una nuova economia sostenibile. Questo richiede la responsabilizzazione del milione di cittadini bresciani, tramite un’opera capillare d’informazione. Suggeriamo pertanto agli enti preposti un’educazione ambientale e di formazione che si basi sulle agende 21 locali, a scala comunale e sovra comunale. A tal fine, tutti i comuni assumano nelle proprie linee programmatiche i parametri della sostenibilità, sia dal punto di vista territoriale che energetico, del consumo etico e critico e della sobrietà felice. Una gestione del territorio in forma partecipata, con informazione ai cittadini e alle forze politiche per la crescita del dialogo e del confronto civile nella realizzazione di progetti partecipati e che abbiano ampia condivisione tra la popolazione. Vogliamo la valorizzazione e il potenziamento del ruolo delle comunità locali e in particolare dei Comuni, inesorabilmente scavalcati ed emarginati in materia di centrali, di cave e di grandi opere infrastrutturali dalla Regione e dallo Stato, in base a leggi che poco hanno di federalista.

Invitiamo i partiti politici, i sindacati, le parrocchie, le associazioni, i comitati spontanei e i singoli cittadini a partecipare, nel nome di quegli obiettivi, alla mobilitazione e alle iniziative indette dal Coordinamento dei comitati ambientalisti e da Legambiente della provincia di Brescia per le giornate del 13-14-15 maggio 2005.

23.04.2005 | Comunicazioni   

Cinque comuni ricorrono al Tar  

Da Cazzago a Rezzato: nel mirino il piano voluto dalla Regione

Ghiaia e sabbia, basta coi prelievi Cinque comuni ricorrono al Tar

La promessa è stata mantenuta. Cazzago San Martino, Rovato, Montirone, Ghedi, Rezzato, ovvero i cinque comuni contrari al Piano cave approvato dalla Regione, hanno depositato a fine marzo il loro ricorso al Tar. Lo ha curato l’avvocato Mauro Ballerini, e nel documento le amministrazioni chiedono il rispetto del proprio territorio, e ovviamente lo stralcio degli aumenti di materiale escavabile previsti dal Pirellone. Rovato e Cazzago chiedono lo stralcio dell’ate 9, la cui capacità estrattiva è quadruplicata nelle mani della Regione (da 400 mila a un milione e 600 mila metri cubi). Migliaia di firme, diverse manifestazioni e le rimostranze dei sindaci non hanno fatto cambiare idea al Pirellone. Quindi... «Abbiamo fatto ricorso al Tar contro l’allargamento dell’ambito territoriale estrattivo 14 in località Pedrocca, e contro l’individuazione di un nuovo ate tra Rovato e Cazzago, la cava Bofadina - spiega il sindaco di Cazzago Giuseppe Foresti -. Nella modifica del Piano cave attuata dalla Regione non c’è stata nessuna consultazione degli enti locali, mentre c’è stato un vero stravolgimento del piano stesso». Il ricorso al Tribunale amministrativo è suffragato principalmente dall’incompatibilità di due opere programmate sul territorio cazzaghese: «Oltre alla nuova cava, la Regione ci chiede di vincolare l’area in vista del passaggio della nuova linea dell’Alta capacità ferroviaria (Tav). Due richieste appunto incompatibili». Montirone chiede invece lo stralcio dell’ate 36 (località Cascina Betulla): una cava individuata dalla Provincia su richiesta dei cavatori, i quali potranno iniziare la loro attività estrattiva tra 3 anni, quando cesserà l’estrazione a San Polo di Brescia. La Regione ha stimato i volumi complessivi sotterranei in ben 17 milioni di metri cubi di «oro grigio» (la Provincia si era «limitata» a 11 milioni). E per Montirone, il cui territorio è già scavato per il 15 per cento (e che già possiede la cava dell’ate 35 che offrirà nel decennio 2,3 milioni di mc), il via libera significherebbe altri 40 anni di attività estrattiva. E Ghedi? Non è in condizioni migliori: sono cinque le cave presenti sul territorio (per un totale estraibile che supera i 7.5 milioni di mc). E anche qui l’amministrazione chiede lo stralcio degli aumenti previsti dal Pirellone. Stesso discorso per Rezzato: lo scavo dell’ate 25 non deve scendere sotto i 16 metri, limite della falda freatica.

p.gor.

Bresciaoggi 23 Aprile

 

 

12.04.2005 | Comunicazioni   

Riserva Naturale Torbiere del Sebino  

Il 7 Aprile 2005 il Comitato Tutela del Territorio ha promosso un’assemblea pubblica, presso la sala civica di Timoline di Corte Franca per informare tutti i cittadini del " programma di interventi finalizzati allo sviluppo economico della Riserva Naturale Torbiere del Sebino": si invitava la popolazione, le amministrazioni comunali e le Forze Politiche. Si cita testualmente il manifesto di invito alla popolazione:

"dopo fogne, discariche, la discoteca, la rovina del paesaggio, permessi di ingresso ai residenti, le code Kilometriche,nella zona delle Torbiere è in arrivo il..

" programma di interventi finalizzati allo sviluppo economico della Riserva Naturale Torbiere del Sebino"

Commissionato dalle Amministrazioni di Corte Franca, di Iseo, di Provaglio e dalla Comunità montana nel Febbraio 2004 alla TEMI s.r.l. di ROMA (studio dal costo di 36 mila euro, ma non ancora atto pubblico), prevede una bozza finanziaria di circa 3.600.000 ? (chi sborserà 7 miliardi di lire per le Torbiere ? ).

Intanto sono già state deliberate varianti ai Piani Regolatori Comunali (mega parcheggi, bar, ristoranti, sale riunioni, giochi ecc.), coincidenti con questo programma di sviluppo economico, ma incompatibili con le normative e le pianificazioni esistenti in loco. Di conseguenza traspare l’intenzione di modificare le normative e restringere le zone territoriali della stessa Riserva, per realizzare queste sedicenti strutture ricettive, dimenticando che esistono già: ad Iseo un centro visite, a Provaglio la zona attrezzata del Monastero con vicine strutture commerciali, a Corte Franca il grosso centro commerciale "le Torbiere".

Le risorse naturali della Nostra Terra sono vitali per turismo ed economia, ma sempre più di frequente vengono rovinate, a vantaggio esclusivo di alcuni momentanei intere$$i $peculativi."

La serata ha avuto una notevole partecipazione: molto interessati i cittadini, i quali non erano a conoscenza di questo studio (pagato con denaro del contribuente). Erano presenti alcuni amministratori dei comuni di Provaglio, Iseo e Corte Franca, rappresentanti di varie associazioni e semplici cittadini di Corte Franca esasperati anche dall’idea di un nuovo mega-parcheggio a servizio della discoteca di prossima apertura sulla terrazza del Centro Commerciale.

I temi trattati sono stati ovviamente incentrati sulle Torbiere e sulla politica sovracomunale (e trasversale ai partiti) dello sviluppo economico delle Torbiere. La relazione dei rappresentanti del Comitato si è aperta con la descrizione delle numerose norme a tutela della Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino (RTNS):

Tra le numerose norme di tutela si ricorda che la riserva è:

-  Sito di Importanza Comunitaria (SIC), ai sensi della direttiva europea 92/43/CEE con codice IT2070020;

-  Oggetto di finanziamenti della UE in base al Progetto LIFE NATURA e in base alle iniziative di Agenda 21;

-  Zona di Protezione Speciale (ZPS, ai sensi della direttiva europea 79/409 CEE);

-  Classificata come riserva orientata dal Ministero dell’Ambiente con codice EUAP0334;

-  La perimetrazione della zona delle Torbiere nei tre Comuni avviene chiaramente con specifici Decreti Ministeriali (4 giugno 1973)...

Il Piano Generale della RNTS:

1) individua le ZONE TERRITORIALI Ep - ambito di protezione Comunale - all’INTERNO della R.T.S (art.0.1 NTA);

2) all’art. 4.3 prevede solamente per gli edifici già esistenti l’introduzione di nuove destinazioni d’uso degli immobili, che siano maggiormente compatibili con la riserva e con la funzione di cerniera che il piano generale assegna alle zone Ep;

3) dichiara che «le attività turistiche ed insediativo - residenziali sono potenzialmente incongruenti con le finalità della riserva»;

4) prevede: « una porta - in grado di soddisfare l’esigenza di documentazione, di prima conoscenza ed orientamento circa i valori naturalistici,paesistici ed ambientali della R.N., nonché le modalità di fruizione consentite». (pag. 3 D.G.R. 17 ottobre 1997 N. 6/31755)

E ’ stato sottolineato come le varianti deliberate dai tre comuni non hanno la valutazione di incidenza: infatti tutti gli interventi che non solo ricadono all’interno del sito, ma anche quelli che, pur sviluppandosi all’esterno, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori tutelati nel sito, devono essere sottoposti alla valutazione di incidenza, in base all’art. 6 della «direttiva Habitat» 92/43 CEE (recepita dallo stato italiano nel 1997 con DPR n. 357, come sostituito dal DPR n.120 del 12 marzo 2003).

Nel particolare sono state esaminate le due varianti di Corte Franca:
-  variante n.7/b: parcheggi per 18.000 mq (capacità per più di mille auto);
-  n.9: bar, ristoranti,sala riunioni,giochi all’aperto per 10.500 mq.

In sede di controdeduzioni il Comune di Corte Franca ha risposto alle osservazioni presentate (N°.20, N.36, N°.38.2, N.38.3 e N°.44.2) citando erroneamente l’art.4.3 del Piano della RNTS, in quanto «le attività ricettive, commerciali in genere, di servizio al territorio ed agli abitanti» sono riferite chiaramente (vedi il titolo stesso dell’art. 4.3) ad edifici esistenti e non a nuove costruzioni.

Inoltre, sempre in sede di controdeduzione ha dichiarato:

-  L’area è stata trasformata perché destinata al servizio della RNTS in un ottica condivisa dal Consorzio per la gestione della RNTS e dai Comuni che ne fanno parte:«la modifica adottata dal Comune è in linea con la POLITICA SOVRACOMUNALE CONDIVISA DA TUTTI GLI ENTI APPARTENENTI AL CONSORZIO PER LA GESTIONE DELLA RISERVA NATURALE TORBIERE DEL SEBINO che ha recentemente affidato l’incarico alla società TEMI srl per la predisposizione di un programma di interventi finalizzati allo sviluppo economico della riserva naturale Torbiere del Sebino;

-  la modifica adottata dal Comune va nella direzione di individuare interventi che, nel rispetto delle previsioni del piano della RNTS e nel rispetto degli usi possibili nella Zona Ep di protezione comunale, possono essere finalizzati allo sviluppo economico della RNTS»

Si è discusso sul significato di sviluppo economico: non si capisce l’utilità di nuovi bar e ristoranti limitrofi al centro commerciale, a danno dei ristoratori che da tempo lavorano nella zona e a danno delle piccole attività commerciali locali. Il comitato ritiene che la tutela del territorio (non a solo a parole e nelle intenzioni) sia un vero fattore di crescita.

Successivamente è stato esaminato in alcune parti lo studio della TEMI s.r.l. (pagato 36000 ? dai contribuenti), evidenziando molte lacune e sottolineando che lo stesso studio evidenzia come la gestione e la realizzazione di questi interventi porti a perdite gestionali annuali, oltre che iniziali di realizzazione dei progetti.

E’ stato sottolineato come tale politica di sviluppo economico è stata giustifica e promossa dalle tre amministrazioni comunali di Corte Franca, Provaglio e Iseo. Quindi tutti i comuni giustificano i loro interventi sulla base di questo studio. Secondo i rappresentanti del comitato non vi è alcuna differenza tra le varianti di Corte Franca e Provaglio perchè giustificate dallo studio della Temi, il quale studio è stato a sua volta commissionato dai comuni.

E’ da sottolineare come un rappresentante del Comitato, che è stato anche uno dei relatori della serata, ha lasciato il Comitato perchè ha evidenziato come:
-  ovunque si sia mosso il comitato (dalla Provincia di Brescia, ai comuni, alla Regione Lombardia..) si sia riscontrata, a parole, la solidarietà e il riconoscimento del lavoro svolto dal comitato. Tuttavia tale solidarietà è SEMPRE STATA ACCOMPAGNATA DALLO SCARICARE LE RESPONSABILITA’ SU ALTRE ISTITUZIONI o DALLA IMPOSSIBILITA’ (o per meglio dire MANCANZA DI RESPONSABILITA’) DI INTERVENIRE PER INTERROMPERE LE VARIANTI IN ITINERE, in particolare le varianti di Corte Franca.
-  la perplessità sull’uso politico del lavoro del comitato da parte di alcune forze politiche di opposizione, e in generale sull’atteggiamento dei politici nei confronti della questione. Infatti per esempio, i Democratici di Sinistra, se da una parte a Provaglio d’Iseo hanno deliberato per l’intervento sulla cascina Zumbo, dall’altra sono contrari alle varianti di Corte Franca. Secondo il Comitato non è possibile distinguere le cose, soprattutto in base all’incarico che tutti i comuni, all’unanimità, hanno affidato al TEMI s.r.l.. Si ribadisce infatti che tale studio, la cui bozza finanziaria è di circa 7 miliardi delle vecchie lire, sostiene la necessità di creare strutture ricettive che i tre comuni, di fatto, hanno approvato nelle loro rispettive varianti. Inoltre ci si chiede se alle prossime elezioni comunali di Corte Franca, qualora le attuali opposizioni si trovassero a governare il comune, saranno in grado di mantenersi sulla posizione attuale, contro la realizzazione di queste varianti e più in generale per una maggiore tutela del territorio e della salute dei cittadini. Più volte in passato si è riscontrato come cavalcare momentaneamente questi problemi possa giovare dal punto di vista elettorale, per poi, una volta conquistato il diritto/dovere di governare nel nome dei cittadini,dimenticarsi al più presto di questi problemi

"Prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte".

Ing. Simone Alessandrini

:: ultimi commenti

 

 

Caro Simone, sono pienamente d’accordo con le conclusioni che hai tratto sull’assemblea pubblica a Timoline, in particolare sul fatto che tutti i cosiddetti politici hanno fatto a gara a scoprire le carte degli altri ...ma non le proprie. Detto questo, mi dispiace che da tempo si stia usando il termine ambientalista come uno spauracchio: mi sembra di tornare al tempo del “dagli all’untore!”.Quanto alla foca monaca forse non ci sarebbe bisogno di salvarla se l’uomo non considerasse il mare una pattumiera, distruggendo l’ecosistema marino, e non solo, con uno sviluppo indiscriminato di insediamenti turistici sulle coste, col riversare nelle acque gli scarichi industriali ecc...Come ben sai è tutta una catena: se sta bene la foca monaca, vuol dire che sta bene anche l’uomo e viceversa. Essere ambientalista non è una vergogna. Maria Bersi
Admin | 19.04.2005

 

Mi sembra che attacare i Ds identificabili anche con Sindaco Viola di Pontoglio sia un pò inopportuno. Comunque sono tesserato legambiente da 3 anni appunto perchè credo. Carlo Pontoglio
Admin | 15.04.2005

 

Senza offesa, sig.Pontoglio, Bresciaoggi pubblica in data 14 aprile che la spensierata Viviana Beccalossi ,ha ottenuto "la menzione d’onore, un premio per l’orto della Regione" nell’ambito del "Premio libro per l’ambiente"istituito da Legambiente. E’ambientalismo? Sara Lecchi
Admin | 14.04.2005

 

Premesso che: Non mi ritengo un ambientalista ma ho a cuore davvero il territorio dove sono nato e dove vivo: cosa che magari i milanesi che vengono qui per acquistare seconde case e per passare un week-end alternativo in franciacorta non capiscono.

Tale legame col territorio si riscontra con i fatti, non col salvare la foca monaca - gesto ambientalista, tanto nobile quanto poco concreto.

Non ho scritto a nome di legambiente -circolo Ilaria Alpi - ma a titolo personale e ho chiesto agli amici di Erbusco se cortesemente volevano pubblicarmelo. (perchè li stimo e perchè in questi due anni hanno svolto e stanno svolgendo un lavoro importante).

Commento troppo politico? In che senso? Nel senso che una volta tanto si accusano i Democratici di Sinistra?

Tale legame col territorio per forza porta a scontri con la politica, perchè, come è stato ampiamente dimostato dai fatti passati, il partito del non rispetto del territorio (e quindi della salute degli abitanti locali) è trasversale a tutti gli schieramenti politici.


Admin | 14.04.2005

 

Amici di Erbusco non vi sembra che il vostro sito sia un pò troppo politico e poco ambientalista? Senza offesa: Carlo Pontoglio
Admin | 14.04.2005

 

 

7.04.2005 | Comunicazioni   

Consiglio Comunale ad Erbusco  

Venerdi 8 Aprile alle ore 20,30

Seduta straordinaria di prima convocazione

Sei i punti all’ordine del giorno

Su tre di questi vi invitiamo all’attenzione

3)Esame delle osservazioni presentate ed approvazione definitiva del Piano di recupero "Vitalzoo srl" di Cortesi Maria Teresa e Jovino Maria di via Provinciale per Iseo in frazione Pedergnano

4) Approvazione Convenzione per il servizio di distribuzione acqua potabile ed allacciamento alla fognatura nella via Bellavista in comune di Erbusco

5)Approvazione Convenzione per il servizio di distribuzione gas-naturali, integrazione per la via Bellavista in comune di Erbusco e Valli( strada vicinale in confine con Erbusco) in comune di Adro

Per il quadro d’assieme suggeriamo la lettura dei seguenti articoli pubblicati su questo sito : " Piani di recupero o speculazioni edilizie? " in data 4 Gennaio, " Come una fotografia" in data 12 Febbraio, "Osservazioni" in data 28 Febbraio, " Chi strappa i fiori non ama la natura" in data 22 Marzo.

PARTECIPIAMO NUMEROSI E ASPETTIAMOCI DI TUTTO!

 

 

18.03.2005 | Comunicazioni   

da Cortefranca  

Spett. Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi Spett. Presidente Commissione Europea Josè Manuel Barroso Spett. Commissario all’Ambiente UE Dimas Stavros Spett. Segretario Generale della Convenzione di Ramsar Peter Bridgewater Spett. Ministro dell’Ambiente e della Tutela Territorio On. Altiero Matteoli Spett. Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni Spett. Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Lombardia Franco Nicoli Cristiani Spett. Presidente della provincia di Brescia Arch Alberto Cavalli Spett. Assessore dell’Assetto Territoriale e V.I.A. della Provincia di Brescia, Dr Aristide Peli Spett. Soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio della Provincia di Brescia Arch. Luca Rinaldi Spett. Presidente del Consorzio per la Gestione della Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino Arch. Giovanni Boglioni Alla c.a. ............................................................ ............................................................

Oggetto: Incongruenza con leggi e normative vigenti delle Varianti N°7/b e N°9 al Piano Regolatore Generale del Comune di Corte Franca (BS) - concernenti l’area di protezione della Riserva Naturale Torbiere del Sebino ed all’interno di zona vincolata con Decreto Ministeriale. Incongruenza con normative vigenti delle varianti al PRG in zona di rispetto della RNTS nel Comune di Corte Franca (BS) ........................................................................................................................................................................... Corte Franca, Marzo 2005 Pagina 2 di 10 Il Comune di Corte Franca in Provincia di Brescia, ha deliberato il 17 Aprile 2004 la variante parziale al Piano Regolatore Generale (PRG) comprendente due Varianti in ZONA Ep, ambito di protezione Comunale della Riserva naturale Torbiere del Sebino (o d’Iseo). Si cita letteralmente:
-  variante N°7/b, con l’individuazione di una grande area attrezzata a parcheggi di 18.000 mq, attualmente zona “E1” agricola di salvaguardia e parte di rispetto ambientale al servizio del sistema di accoglienza per la riserva naturale “torbiere del Sebino” (pag.10 relazione illustrativa);
-  variante N°9, con la trasformazione di un’area di 10.500 mq da zona “E1”, agricola di salvaguardia, a zona “F6”, attività ricettive al servizio delle Torbiere. L’obiettivo è quello di realizzare, alle porte della zona delle Torbiere, un’area di servizio che trattenga il flusso turistico, impedendogli di penetrare nella zona protetta.... E’ ammessa la realizzazione di nuove costruzioni quali attività ricettive al servizio delle Torbiere, bar, ristoranti, sala riunioni, alloggio per custode, servizi, giochi all’aperto...(pag.12 relazione illustrativa) Le due varianti fanno riferimento all’art.44 bis delle norme tecniche di attuazione (NTA pag.67) le quali prevedono l’attuazione dei due interventi con unico piano particolareggiato. La pratica dell’intera variante al PRG è attualmente sottoposta alla valutazione di compatibilità con il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), dall’Assessorato al Territorio, parchi e Valutazione di Impatto Ambientale (Provincia di Brescia via Milano, 13 - 25126 Brescia ). La Riserva naturale delle Torbiere del Sebino (“le Lame”, per i locali) è una delle poche aree umide presenti in Italia ed è la più nota ed estesa della Provincia di Brescia: si trova nella zona a sud del Sebino (lago d’Iseo), nel territorio dei comuni di Iseo, Provaglio d’Iseo e Corte Franca. Si tratta di un’area che ha avuto riconoscimenti internazionali ed è sottoposta a ben precise norme di tutela, in quanto racchiude ambienti estremamente delicati, in cui l’equilibrio dell’intero ecosistema può essere minacciato e compromesso in maniera irreversibile dalla contiguità a territori fortemente antropizzati. Incongruenza con normative vigenti delle varianti al PRG in zona di rispetto della RNTS nel Comune di Corte Franca (BS) ........................................................................................................................................................................... Corte Franca, Marzo 2005 Pagina 3 di 10 La Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino (RNTS), istituita ai sensi della Legge Regionale N° 86 del 30 novembre 1983 con Deliberazione del Consiglio Regionale N°III/1846 del 19 dicembre 1984, risulta:
-  Sito di Importanza Comunitaria (SIC), ai sensi della direttiva europea 92/43/CEE con codice IT2070020;
-  nodo della rete europea aree protette Natura 2000;
-  oggetto di finanziamenti della UE in base al Progetto LIFE NATURA;
-  Zona di Protezione Speciale (ZPS), ai sensi della direttiva europea 79/409 CEE);
-  oggetto di finanziamenti UE in riferimento alle iniziative di Agenda 21;
-  riconosciuta Zona Umida (ZU) con Decreto Ministeriale 11/06/1984 ai sensi della convenzione di Ramsar, (Iran 2 febbraio 1971);
-  area di importanza Europea per gli uccelli (IBA)
-  classificata come riserva orientata dal Ministero dell’Ambiente con codice EUAP0334;
-  area riconosciuta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nel 1970 come biotopo di eccezionale importanza. Con questo documento si vogliono rimarcare alcuni aspetti legislativi e di tutela, esistenti nella zona delle varianti in oggetto. All’indirizzo internet www.laschiribilla.it Si possono trovare documenti e informazioni sulla Riserva Naturale Torbiere del Sebino. Incongruenza con normative vigenti delle varianti al PRG in zona di rispetto della RNTS nel Comune di Corte Franca (BS) ........................................................................................................................................................................... Corte Franca, Marzo 2005 Pagina 4 di 10 1) Vincolo di tutela con specifico Decreto Ministeriale La prima individuazione della zona delle Torbiere, soggetta a tutela in Comune di Corte Franca, avviene con Decreto Ministeriale del 4 giugno 1973 delimitando chiaramente la località vincolata, con confine ad ovest lungo la strada Provinciale XI Rovato - Iseo (SI VEDA ALLEGATO 1); 1.1) L’area interessata dall’intervento in oggetto è sottoposta, in base al decreto suddetto, a tutte le disposizioni contenute nella legge 29 giugno 1939, n.1497 (riguardante le bellezze panoramiche e del paesaggio), ricompendiata con D.L. n. 42 del 22 gennaio 2004: “Codice dei beni culturali e del paesaggio”. Gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico soggetti a tutela sono elencati nell’articolo 136 del nuovo Codice, di cui si cita in particolare il punto d): “le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze”. Tale bene paesaggistico è quindi soggetto a vincolo ambientale - paesistico e necessita di preventiva autorizzazione da parte delle autorità competenti, secondo le disposizioni contenute nell’art.146 dello stesso Codice. 1.2) Di conseguenza, l’area oggetto di varianti è anche salvaguardata nel Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Brescia (PTCP) dall’art.85 (vincolistica preordinata, beni soggetti a tutela secondo art.139 T.U.490/99), oltre che dal Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR art.16 NA). 1.3) Il Sistema Informativo dei Beni Ambientali (SIBA) della Regione Lombardia, cartografa l’area interessata dalla RNTS, come il suaccennato DM 4 giugno 1973 con confine ad ovest lungo la SP XI. 2) Vincoli di tutela riguardo alle aree protette/aree contigue 2.1) Alla RNTS, in quanto riconosciuta quale ZPS e ZU, devono essere anche posti i limiti di salvaguardia previsti dalla legge n.349/91 (legge quadro sulle aree protette), la quale tra l’altro, all’art. 32 (aree contigue le riserve) dispone che “le regioni, d’intesa con gli organismi di gestione delle aree protette e con gli enti locali, stabiliscono piani e programmi...relativi alle aree contigue alle aree protette, ove occorre intervenire per assicurare la conservazione dei valori delle aree protette stesse”. Nel caso in specie l’area interessata dalle varianti in oggetto risulta non solo contigua alla ZPS e alla ZU, ma anche individuata quale zona territoriale di protezione Comunale della RNTS. Anche l’art. 85 del PTCP, come pure il nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio (DLgs N° 42 del 22 gennaio 2004), riconosce tra i beni soggetti a vincolistica preordinata “le riserve Regionali nonché i territori di protezione esterna”. 2.2) La deliberazione delle varianti in oggetto non è stata preceduta da una adeguata valutazione di impatto sul sito. Nei Siti di Importanza Comunitaria (SIC), tutti gli interventi che non solo ricadono all’interno del sito, ma anche quelli che, pur sviluppandosi all’esterno, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori tutelati nel sito, devono essere sottoposti alla valutazione di incidenza, in base all’art. 6 della “direttiva Habitat” 92/43 CEE (recepita dallo stato italiano nel 1997 con DPR n. 357, come sostituito dal DPR n.120 del 12 marzo 2003). Incongruenza con normative vigenti delle varianti al PRG in zona di rispetto della RNTS nel Comune di Corte Franca (BS) ........................................................................................................................................................................... Corte Franca, Marzo 2005 Pagina 5 di 10 La valutazione di incidenza è il procedimento di carattere preventivo al quale è necessario sottoporre qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito della rete Natura 2000, tenuto conto degli obbiettivi di conservazione del sito stesso. 2.3) Nella Legge Regionale n.86 del 1983, al Titolo II, Capo I (Regime delle riserve naturali) all’art. 11/b si dichiara che nelle riserve naturali orientate, qual è quella delle Torbiere del Sebino, “è consentita solamente la continuazione delle attività antropiche tradizionali compatibili con l’ambiente naturale...”; inoltre all’art.11.3 e 11.4 si sottolinea, come nelle aree di rispetto il cui fine è di creare una netta separazione tra le zone di normale intervento antropico e quelle sottoposte a tutela, “sono consentite le attività umane purché compatibili o rese compatibili con le finalità dell’area”. 2.4) Il Piano Generale (PG) della Riserva Naturale Torbiere del Sebino (D.G.R. 17 ottobre 1997 N. 6/31755) individua le zone Ep - ambito di protezione Comunale - all’interno della R.T.S (art.0.1 NTA) e l’art. 4.3 prevede solamente per gli edifici già esistenti l’introduzione di nuove destinazioni d’uso degli immobili, che siano maggiormente compatibili con la riserva e con la funzione di cerniera che il piano generale assegna alle zone Ep. Tale articolo si riferisce chiaramente agli edifici esistenti e non alla realizzazione di nuove costruzioni, come previsto invece dalla Variante in oggetto. Nuove costruzioni “adibite a edifici residenziali non agricoli” (art. 4.3 Norme Tecniche di Attuazione del PG) sono consentite solo se già previste dai PRG vigenti al momento dell’entrata in vigore del Piano Generale della RNTS (1997). In sede di controdeduzioni il Comune di Corte Franca ha risposto alle osservazioni presentate (N°.20, N°.38 e N°.44.2) citando erroneamente l’art.4.3 del Piano della RNTS, in quanto “le attività ricettive, commerciali in genere, di servizio al territorio ed agli abitanti” sono riferite chiaramente (vedi il titolo stesso dell’art. 4.3) ad edifici esistenti e non a nuove costruzioni. 2.5) Il Piano Generale della Riserva Naturale, le cui norme primarie sono applicabili a tutte le varie zone di cui si compone il piano, e le zone Ep sono zone territoriali individuate all’interno della riserva, dichiara che “le attività turistiche ed insediativo-residenziali sono potenzialmente incongruenti con le finalità della riserva” (Art.0.1 delle Norme Tecniche di Attuazione del PG) mentre dichiara come “di massima congruenti alle finalità della riserva le attività agricole”. Ciò è in contrasto con la variante in oggetto che prevede: “un’area di servizio che trattenga il flusso turistico...tale intervento è dovuto alla necessità di offrire servizi di ristoro... al turismo...” (art.44 bis NTA variante PRG). 2.6) Prevedere un’edificazione di 1600 mc e la trasformazione di 28.000 mq di terreno agricolo per la realizzazione dell’intero comparto, internamente alla zona Ep di protezione della RNTS comporterà sicuramente un notevole carico antropico, urbanistico e impiantistico che farà venire meno le caratteristiche di compatibilità della riserva stessa. Nel caso in specie, una potenzialità di accoglimento di circa 3000 turisti/giorno è certamente un’attività commerciale e turistica di grande entità e sicuramente incongruente con le finalità della riserva naturale per il massiccio e indiscriminato afflusso di persone che potrà indurre. Dunque si rientrerebbe ancora con tutta evidenza nel concetto di potenziale incongruenza di attività all’interno della R.T.S. e nelle zone E.p. Incongruenza con normative vigenti delle varianti al PRG in zona di rispetto della RNTS nel Comune di Corte Franca (BS) ........................................................................................................................................................................... Corte Franca, Marzo 2005 Pagina 6 di 10 2.7) Per la variante N°7/b (parcheggio) non risulta espresso il parere del Consorzio di Gestione, contrariamente a quanto richiesto dall’Art. 4.4 NTA del Piano Generale della riserva. Ricordiamo ancora che deve essere espresso parere obbligatorio da parte di competente ente, secondo le procedure di valutazione di incidenza previste dalla Direttiva Habitat (Art. 6 Direttiva 92/42/CEE, art. 5 DPR 357/97, Dgr Lombardia 08/08/03 n. 7/14106 art. 2 commi 7-8) secondo la quale devono essere sottoposti a valutazione in fase di approvazione tutti i piani o progetti non direttamente connessi e necessari alla gestione dei siti di Rete Natura 2000 ma che possono avere incidenze significative su di essi; nel caso in questione risultano indubbie l’interferenza e le ripercussioni negative di una così impattante trasformazione in zona di protezione SIC e ZPS, dovute essenzialmente all’incoerenza con le regole tipologiche della zona, alla compromissione dell’ambito di notevole valore ambientale, al conseguente disturbo sull’avifauna (siamo ad un centinaio di metri dalla zona A della RNTS). 2.8) Il previsto parcheggio di mq 18.000 (capacità 1.000 autoveicoli) risulta di notevole superficie e costituisce un’opera sicuramente inutile e superflua per la riserva, e peraltro nociva per le possibilità di inquinamento luminoso, acustico, atmosferico e del sottosuolo che un tale movimento veicolare potrà causare. 2.9) La fruizione da parte dei visitatori alla riserva prevede (Art.0.8 NTA PG) non più di sei gruppi giornalieri guidati e suddivisi tra mattino e pomeriggio, composti ciascuno da 20-30 persone al massimo; diversamente, una struttura quale quella prevista, potrebbe attrarre centinaia di persone contemporaneamente, durante tutto l’arco della giornata. È evidente il contrasto tra la motivazione della variante: “trattenere il flusso turistico” e la costruzione di una così grande struttura ricettiva con immenso parcheggio. 2.10) La relazione generale del piano della riserva prevede : “un punto di ingresso - una porta - in grado di soddisfare l’esigenza di documentazione, di prima conoscenza ed orientamento circa i valori naturalistici, paesistici ed ambientali della R.N.,nonché le modalità di fruizione consentite”. (pag. 3 D.G.R. 17 ottobre 1997 N. 6/31755) Proprio di recente è stato inaugurato ad Iseo, (come previsto nel PG c/o aree ex Comergas) con locali debitamente attrezzati, un Centro di accoglienza al servizio dei visitatori, che tra l’altro risulta sotto utilizzato; come non è mai stata utilizzata l’edicola posta all’esterno del centro commerciale di Corte Franca, realizzata secondo convenzione urbanistica a servizio della RNTS. 2.11) L’amministrazione Comunale in risposta alle osservazioni N.20, N.36 e N.38 come giustificazione della variante, cita l’affidamento da parte del Consorzio di Gestione della RNTS, di un incarico alla società TEMI srl di ROMA per la predisposizione di un “programma di interventi finalizzati allo sviluppo economico della riserva naturale Torbiere del Sebino”: si ribadisce che tale studio non era in essere, al momento di deliberazione della variante al PRG, come non è stato consegnato, né al Consorzio né al Comune di Corte Franca, entro i tempi contrattuali di consegna (Giugno 2004). Il “programma di interventi finalizzati allo sviluppo economico” della RNTS dovrà anch’esso essere sottoposto a parere dei competenti organi preposti, allo scopo di verificarne la regolarità, indubbiamente non può legalmente essere considerato come motivazione di trasformazione delle aree poste a protezione della RNTS, come non può essere considerato valutazione di incidenza o Valutazione di Impatto Ambientale delle varianti in zona di protezione del SIC. Incongruenza con normative vigenti delle varianti al PRG in zona di rispetto della RNTS nel Comune di Corte Franca (BS) ........................................................................................................................................................................... Corte Franca, Marzo 2005 Pagina 7 di 10 2.12) Le finalità della RN non danno alcuna indicazione che giustifichi - e tanto meno a favore di - uno “sviluppo economico della Riserva Naturale”; al contrario, oltre ai principi di tutela enunciati nelle leggi citate, si ricorda l’art.4.0 del PG della RTS in cui sulle zone Ep: “vale l’obbligo, riguardante espressamente i comuni, di una particolare vigilanza circa la tutela ambientale e paesaggistica tramite una normativa specifica di rispetto dei caratteri dell’ambiente naturale ed agricolo”. 2.13) Si ritiene ad ogni modo che ogni volontà di utilizzazione economica delle aree protette debba fare i conti, in via prioritaria, con le esigenze di salvaguardia delle caratteristiche essenziali del bene tutelato. Si ricorda che le riserve naturali orientate sono istituite allo scopo primario di sorvegliare e orientare scientificamente l’evoluzione della natura e non per scopi turistici (legge Regionale n. 86 del 1983 e DCR III/1846 del 19 dicembre 1894). 3) Vincoli di tutela Paesistica 3.1) Al Titolo II del PTCP della Provincia di Brescia: “Il sistema del paesaggio e dei beni storici”, si riconosce la tutela dei valori e dei beni paesaggistici, ritenuti come fattori qualificanti e fondamentali nelle trasformazioni territoriali. 3.2) Al Titolo IV del PTCP: “Il sistema insediativo”, all’art. 128 si individuano nelle Zone di controllo (“l’insieme degli ambiti specificati nelle norme dei singoli sistemi - ambientale, del paesaggio e dei beni storici, della mobilità, insediativi - nei quali la trasformabilità del suolo a scopo edilizio è fortemente condizionata dai caratteri ambientali e paesistici del sito”) numerose zone da sottoporre a particolari norme di tutela e di verifica di compatibilità. Tali valori e beni vengono elencati e descritti nelle loro peculiarità e sottoposti ad indirizzi di salvaguardia nell’allegato I alle NTA del PTCP; si rileva che l’area interessata dalle varianti in oggetto è caratterizzata in particolare modo e nello specifico dai seguenti elementi:
-  area attigua a zona umida ad altissimo interesse naturalistico (I.4);
-  zona attigua a Sito di Importanza Comunitaria (SIC);
-  area agricola di valenza paesistica (II.10), in diretta contiguità fisica e visuale con la RNTS;
-  zona inserita in aree a forte concentrazione di preesistenze agricole che costituiscono spesso quadri paesistici di grande valenza (II.11);
-  rete stradale storica secondaria, tracciato viario che coincide con percorsi di elevato valore panoramico (III.2) (percorso Timoline di Cortefranca - Cremignane);
-  ambiti di elevato valore percettivo, connotati dalla presenza di fattori fisico - ambientali e/o storico - culturali che ne determinano la qualità dell’insieme. Tali Incongruenza con normative vigenti delle varianti al PRG in zona di rispetto della RNTS nel Comune di Corte Franca (BS) ........................................................................................................................................................................... Corte Franca, Marzo 2005 Pagina 8 di 10 ambiti svolgono un ruolo essenziale per la riconoscibilità del sistema dei beni storico - culturali e delle permanenze insiedative, nonché per la salvaguardia di quadri paesistici d’elevata significatività (VI.1), nello specifico quadro paesistico caratterizzato da omogeneità d’insieme che richiede una specifica tutela dell’integrità e della fruizione visiva:
-  punti e visuali panoramiche, strade poderali e campestri, percorsi da cui è possibile fruire di visuali o scorci visivi paesaggisticamente significativi per profondità e ampiezza, verso territori dotati di particolari valenze naturali (VI.4, VI.5) (veduta a larga scala sui vigneti, sulle Torbiere, sul lago di Iseo, su Montisola, sui rilievi di contorno da est a ovest...in un quadro unitario di visuale);
-  sentieri di valenza paesistica, pista ciclabile Brescia-Paratico-Iseo;
-  itinerari di fruizione paesistica. 3.3) Gli indirizzi di salvaguardia pongono come denominatore comune:
-  di evitare la costruzione di manufatti edilizi che possono compromettere l’unicità del luogo, l’ecosistema della riserva, la perdita del naturale rapporto percettivo con la campagna, la percezione di parti significative del fondale agrario o naturale ... nuove edificazioni infatti costituirebbero assolutamente un elemento di intrusione e di occlusione, di anomalia e comprometterebbero irreparabilmente l’unitarietà e la significatività percettiva di tale ambito.
-  di mantenere l’immagine originaria ed unitaria del quadro paesistico attraverso un uso del suolo agronomico. Un’attenta valutazione paesistica dell’area oggetto di variante non potrà che assegnare una classe di sensibilità molto alta (Classe 5 secondo D.G.R.N°7/11045 del 08/11/2002). Ciò, sia sulla base delle peculiarità vedutistiche, sia in base al valore simbolico a livello sovralocale, sia per la presenza della viabilità storica, sia per l’importanza naturalistica non solamente locale e per l’attributo di ambito di elevata notorietà. Il 28 ottobre 2004 è stato protocollato in Comune uno studio denominato Piano Paesistico Comunale - VARIANTE al PRG, che tra altre individuazioni discordanti, ritaglia i siti in oggetto (con ulteriore espansione verso nord), assegnando loro una classe di sensibilità media (3) Si osservi come la normativa vigente sia stata malamente interpretata solo per giustificare la trasformazione dell’area. Incongruenza con normative vigenti delle varianti al PRG in zona di rispetto della RNTS nel Comune di Corte Franca (BS) ........................................................................................................................................................................... Corte Franca, Marzo 2005 Pagina 9 di 10 4) Osservazioni particolari Va seriamente valutato che, nell’area attigua a quella interessata dalle Varianti, sempre in zona Ep, sorge un vasto Centro Commerciale (97.000 mc di strutture) con annesso ampio parcheggio ( 1.300 posti ), da cui già provengono effetti nocivi. L’aggiunta degli interventi previsti dalle varianti in oggetto non potrà che aggravare la già pesante situazione a danno della Riserva, tenuto conto che, nella Relazione Generale di Revisione del piano (pag. 3 R5), viene messo in risalto il fatto che “alcune aree a Nord, in fregio alla tangenziale di Iseo e proprio per questa presenza dai marcati riflessi acustici, di inquinamento atmosferico..., vengono declassate da zona A a zona B, dopo aver costatato un progressivo abbandono di queste aree da parte dell’avifauna”. Di conseguenza l’Organismo di gestione ha dovuto “delimitare una fascia in grado di schermare almeno parzialmente, gli effetti nocivi rilevati”. La vulnerabilità del sito viene confermata anche nel Data Forum Natura 2000 ( Descrizione del sito Codice IT20700020, p.4.3). Successivamente alla deliberazione della variante al PRG (anno 2004), sono stati inviati alcuni documenti (sia alla Regione Lombardia, sia alla provincia di Brescia) che descrivono circostanze relative alla variante evide nziando, tra l’altro, come le trasformazioni in corso siano praticamente a servizio del Centro Commerciale “le Torbiere” e della grande discoteca in corso di realizzazione all’ultimo piano dello stesso Centro Commerciale. Si rimarca che, aggiungere un’altra grande struttura ricettiva, paralizzerà la viabilità di tutta la zona. Di fatto, l’affluenza di traffico sull’asse infastrutturale Rovato-Iseo risulta già elevata e ogni fine settimana le code chilometriche causano già grave danno alla vivibilità locale. Sul lato est del centro commerciale, dove dovrebbe esserci una barriera arborea continua, è presente uno “svicolo” che già permette l’utilizzo di buona parte del sito oggetto di variante come parcheggio. Attualmente ne è ripreso l’uso abusivo, particolarmente nei fine settimana, nonostante sia già stata emessa ordinanza di ripristino ed esista in loco un divieto di transito agli autoveicoli. Alla luce di tutto quanto sopra, la realizzazione della struttura ricettiva che l’attuale Amministrazione Comunale di Corte Franca ha approvato sull’area in questione, è assolutamente non conforme e incompatibile con le Leggi in vigore, con la normativa vigente e con gli strumenti di gestione della Riserva. Si chiede pertanto alle Istituzioni in indirizzo di intervenire efficacemente affinché le varianti sopra descritte vengano interamente rigettate, mantenendo sui terreni interessati la destinazione agricola di salvaguardia. Incongruenza con normative vigenti delle varianti al PRG in zona di rispetto della RNTS nel Comune di Corte Franca (BS) ........................................................................................................................................................................... Corte Franca, Marzo 2005 Pagina 10 di 10 Ringraziando per l’attenzione, restiamo in attesa di un Vs. cortese riscontro. Comitato per la Tutela del Territorio
-  c/o Dr Maria Bersi Serlini 25050 Corte Franca BS

Associazione la Schiribilla
-  c/o Dr Ing. Alessandro Gatti via Villa,13 25040 Corte Franca BS info@laschiribilla.it

Associazione Monte Alto
-  c/o Gabriele Ongaro, via Paolo VI,23 25050 Corte Franca franzacurta@hotmail.com

Circolo Legambiente Franciacorta
-  c/o Silvio Parzanini, via 28 maggio, 25 Castegnato BS legambientefc@tiscalinet.it

WWF Sezione Sebino Orientale
-  c/o Avv. Marco Pagani P.zza Roma, 8 Palazzolo S/O BS avv.pagani@libero.it

Il 17 aprile 2004 erano state consegnate al Sindaco di Corte Franca 930 (novecentotrenta) firme di cittadini che: “ESPRIMONO IL LORO PIU’ VIVO DISSENSO ALLA CONCESSIONE DELLA LICENZA E ALL’APPROVAZIONE DELLA VARIANTE CHE SEMBRA FATTA AL SERVIZIO SOLO DELLA DISCOTECA E DEL CENTRO COMMERCIALE”. NB: Ulteriori informazioni e documentazioni possono essere richieste agli indirizzi c. s.

 

 

14.02.2005 | Comunicazioni   

Ma che fine fa la differenziata?  

Sono un abitante della franciacorta e scrivo per avere più voce tramite opportuni strumenti per segnalare una situazione che mi obbliga a riflessione:

Fino a pochi anni fa abitavo in Brescia ed ho notato che da quando è stato attivato il termodistruttore (non discuto adesso se pro o contro) i cassonetti dove introdurre carta e plastica sono lentamente ma inesorabilmete stati ridotti in numero. Ha cominciato a ripetersi una situazione in cui, quando mi recavo nel luogo dove la volta prima collocavo plastica e carta, lì non c’erano più i cassonetti, quindi dovevo andare a cercare altrove. Ovviamente più il tempo passava e più strada dovevo fare per poter collocare i rifiuti separati.

Poiché mi sono spostato da Brescia, e dove abitavo è rimasta solo mia madre (che non ha la patente) se per portare plastica e carta deve fare dei chilometri a piedi, non la separa più.

Ora che abito a Calino, fino al mese scorso (gennaio)portavo plastica carta e vetro in una “isola ecologica” dotata di 2 cassonetti normali - 1 cassonetto per il vetro - 1 per la plastica - 1 per la carta e, poiché dove abito non si ritira la plastica a domicilio, come invece accade in Cazzago, ero abituato ad accumulare e fare un unico viaggio.

Ebbene, pure qui come in tutto Calino e dintorni sono stati rimossi i rispettivi contenitori e sono quindi rimasti solamente i contenitori per i rifiuti “Comuni”. Ho trovato 1 cassonetto per la plastica in una traversa di una via secondaria, ed un contenitore per la carta all’interno della scuola elementare di Calino, ovviamente recintata (verificare per credere!). Anche volendo non ho potuto depositare la carta se non andando al distributore Shell alla rotonda di Erbusco dove un contenitore per la carta lì effettivamente c’è.

Vergogna !!! profonda abbiano tutti coloro i quali dicono, col sorriso falso ed ipocrita, che il riciclaggio dei rifiuti è un bene, mentre per accontentare il bisogno di energia necessaria al termodistruttore di BS fanno il contrario e in modo subdolo disincentivano l’attività di raccolta differenziata decidendo di togliere i contenitori. (parlo degli amministratori che “contano” in questa storia).

Poiché del settore energia io mi occupo, e ne conosco molto bene le dinamiche, so anche che la carta e la plastica hanno un contenuto energetico elevato che se mantenuto nel complesso del rifiuto ne aumenta la resa aumentandone il profitto. Non discuto sul fatto che l’impresa faccia profitto ma prima di tutto si dovrebbe badare all’efficienza ad all’ecologia perché certi tipi di Impresa devono prima essere società di servizi e poi di profitto.

Non sono di principio contrario alla termodistruzione ma se l’adottarla significa demolire la cultura del riutilizzo dei materiali allora le cose cambiano!

Aiutatiamoci a far cambiare le cose...

Saluti.

Roberto Gozzoli

25.12.2004 | Società civile   

Il sonno della ragione genera mostri.  

Con la delibera n. 65 del 30 novembre 2004, il Consiglio comunale di Erbusco ha approvato all’unanimità una mozione presentata dal Consigliere Roberto Bertelli (Lega Nord) relativa ai criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (A.l.e.r.). Il nostro circolo evidenzia la natura strumentale della mozione e vede in essa la preclusione ideologica per l’ “altro”, inteso come minaccia e non come persona. La nostra associazione, che ha nel suo Dna costitutivo gli ideali di solidarietà e di accoglienza non può rimanere indifferente di fronte a episodi di esclusione pregiudiziale nei confronti di una categoria di persone: nella mozione, infatti, si paventa esplicitamente il rischio che gli alloggi A.l.e.r. continuino “ad essere assegnati soprattutto ad extracomunitari…”. Quali altre mozioni dobbiamo aspettarci in futuro? La prossima conterrà la richiesta di estromettere gli extracomunitari cui in passato è stato concesso l’alloggio A.l.e.r.? Che la Lega Nord abbia divulgato e continui a sostenere certe idee non ci sorprende, che però l’intero Consiglio comunale abbia votato una simile delibera (tanto più se inutile e velleitaria come dichiarato dalla maggioranza) ci indigna e scuote la nostra sensibilità di uomini e di cittadini. Le regole è giusto che ci siano, ma non è accettabile che, per un presunto senso di appartenenza, si insinui il tarlo della discriminazione e dell’intolleranza. In questi casi la conoscenza del pensiero di Voltaire e la conoscenza storica dell’emigrazione dall’Italia avvenuta in passato, non guasterebbero, ma si sa, chi non conosce la storia o fa finta di dimenticarla è destinato a riviverla.

25.12.2004 | Società civile   

Il sonno della ragione genera mostri.  

Con la delibera n. 65 del 30 novembre 2004, il Consiglio comunale di Erbusco ha approvato all’unanimità una mozione presentata dal Consigliere Roberto Bertelli (Lega Nord) relativa ai criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (A.l.e.r.). Il nostro circolo evidenzia la natura strumentale della mozione e vede in essa la preclusione ideologica per l’ “altro”, inteso come minaccia e non come persona. La nostra associazione, che ha nel suo Dna costitutivo gli ideali di solidarietà e di accoglienza non può rimanere indifferente di fronte a episodi di esclusione pregiudiziale nei confronti di una categoria di persone: nella mozione, infatti, si paventa esplicitamente il rischio che gli alloggi A.l.e.r. continuino “ad essere assegnati soprattutto ad extracomunitari…”. Quali altre mozioni dobbiamo aspettarci in futuro? La prossima conterrà la richiesta di estromettere gli extracomunitari cui in passato è stato concesso l’alloggio A.l.e.r.? Che la Lega Nord abbia divulgato e continui a sostenere certe idee non ci sorprende, che però l’intero Consiglio comunale abbia votato una simile delibera (tanto più se inutile e velleitaria come dichiarato dalla maggioranza) ci indigna e scuote la nostra sensibilità di uomini e di cittadini. Le regole è giusto che ci siano, ma non è accettabile che, per un presunto senso di appartenenza, si insinui il tarlo della discriminazione e dell’intolleranza. In questi casi la conoscenza del pensiero di Voltaire e la conoscenza storica dell’emigrazione dall’Italia avvenuta in passato, non guasterebbero, ma si sa, chi non conosce la storia o fa finta di dimenticarla è destinato a riviverla.

4.01.2005 | Società civile   

Piani di recupero o speculazioni edilizie?  

Gent.mo signor Sindaco,

Un tempo Erbusco era il paese dei boschi e delle colline, oggi se va bene ci toccano i vigneti, le cantine, che in alcuni casi sembrano hangar per gli aerei con relativa “torre di avvistamento", e, dulcis in fundo, le gigantesche lottizzazioni che sconvolgono l’assetto paesaggistico e idrogeologico del nostro territorio. Come se non bastasse, durante il Consiglio comunale del 29/12/04, è stato approvato l’ennesimo “piano di recupero” di alcuni capannoni avicoli (saranno gli ultimi?!) siti in via Iseo, proprietà Vitalzoo: checché se ne dica l’ennesimo sfregio a fini meramente speculativi su un’area di pregio del nostro Comune. Un altro quartiere residenziale esclusivo crescerà in zona agricola: la deriva ambientale e sociale continua! Siamo consapevoli che l’Amministrazione avrebbe forse potuto far poco per bloccare o almeno limitare il progetto, ma ci chiediamo e vi chiediamo se sia stato fatto tutto il possibile. Secondo noi, non è pensabile che si continui così, altrimenti addio “tutela ambientale”. I precedenti sono allarmanti: si veda soltanto cosa sta crescendo al posto del capannone avicolo a nord della chiesa parrocchiale di Villa dove, tra l’altro, dei platani secolari sono stati abbattuti per far posto alle case. È urgentissimo, a nostro avviso, che il Comune si doti di un piano di protezione di ciò che resta della collina e delle aree agricole, introducendo strumenti restrittivi alla cementificazione, perché dopo il “cavallo di Troia” dei capannoni avicoli, compariranno certamente altri escamotage con il medesimo fine che è quello di monetizzare il territorio. Se vogliamo salvare ciò che resta di bello a Erbusco bisogna agire e in fretta: domani sarà già troppo tardi! Erbusco, secondo noi, non ha più bisogno di crescere: questo era il motto di chi vi ha preceduto.

ultimi commenti

La prevenzione,l’onestà intellettuale,Bruno Vespa e "l fate schifo" fanno caratterialmente parte di un linguaggio politico di gente superschierata e mi fa rabbrividire. Trovo il testo inviato pacato e obbiettivo,un invito a riflettere per costruire insieme il futuro. La guerra non serve "A NESSUNO". La libertà di confrontarsi non è un diritto di tutti i popoli ma solo delle persone "degne" che l’hanno conquistato con grandi sacrifici. Il resto è vita................
Admin | 5.01.2005

Dal direttivo del 30/12 è emerso di fare questo protocollo,attendere risposta, e da li’ rivalutare. Può sembrarti troppo prudente, o troppo incline al negoziato o altro ancora , non lo sappiamo, ma hai ragione non serve polemizzare, serve piuttosto sapersi confrontare anzichè( quasi come una consuetudine) alzare i tacchi ed andare.Se paragonandoci a Vespa è da ritenersi servi di qualcuno, se puoi vedi di rivederlo, riflettendoci.Percorriamo strade ed altre ne percorreremo, pensiamo in modo concreto e futuribile.Molto rimane da fare.Rispetto infine la conclusione, auspico tu possa incontrare persone ben più degne e ricche di virtù, cosi da risparmiarti lo schifo sopra descritto. Auguri. Ciao. Mario Corioni
Admin | 5.01.2005

fate impallidire Bruno Vespa . Giovedi 30-12 2004 al cosidetto direttivo allargato sono emerse ben altre cose. L’onesta’ intellettuale e un minimo di obiettivita’ non sono certo una vostra virtu’ . Non vale la pena nemmeno polemizzare . Credevo di far parte di un circolo di lega ambiente non di un gruppo di persone che usa il nome di legambiente per appoggiare una cricca politica piuttosto che un’altra . Quindi tolgo il disturbo . mi iscrivero’ a legambiente ma non al vostro circolo.Sulla vicenda discarica collaborero’ (se sara’ possibile ) con persone piu’ degne di voi Abebe che schifo P:L buffoli
Admin | 4.01.2005

10.01.2005 | Società civile   

Lo scempio continua.  

Lunedì 10 Gennaio 2005

I circoli di Rifondazione sparano a zero su Iseo, Provaglio e Corte Franca

«Torbiere: tre giunte diverse e un solo attacco al territorio»

L’alba del nuovo anno è il momento ideale per fare progetti o per sottolineare problemi e pericoli. E il Coordinamento dei circoli di Rifondazione comunista della Franciacorta ha approfittato del momento distribuendo un volantino di «buon anno» che cita una lunga serie di preoccupazioni per le sorti del territorio. In primo luogo per una ex cava di argilla nell’area attraversata dalla strada che dal vecchio centro di Borgonato porta alla stazione di Provaglio. «E’ un’area ricca di argilla lacustre che si trova sul territorio del Comune di Corte Franca. Lì vicino ? sostiene il Coordinamento dei circoli di Rifondazione -, in località Inquine, sul territorio di Provaglio, qualche anno fa una buca simile fu riempita con rifiuti. Anche questa ex cava farà la stessa fine? Noi tenteremo di impedirlo, anche se la battaglia per la difesa del territorio fa segnare molte sconfitte insieme a rare vittorie». «Il fatto è che qui, nel cuore della Franciacorta, tra Provaglio, Corte Franca e Iseo, i problemi per gli ambientalisti sono particolarmente acutizzati dal dominio della politica "tripartisan". Tre comuni, tre colori politici nelle tre amministrazioni ma un solo, cattivo atteggiamento nei confronti del territorio». Rifondazione si sofferma poi su cosa i tre «governi» locali avrebbero fatto in questi anni. «A Corte Franca l’amministrazione leghista, succeduta a un infelice governo di "sinistra", dopo aver portato a termine il progetto iniziato dai predecessori, quello del centro commerciale affacciato sulle Torbiere, va ora all’attacco del Monte Alto, con una variante al Piano regolatore in zona Budrio, tra Nigoline e Colombaro. Per non parlare del progetto del parcheggio vicino alle Torbiere, e poi di ristoranti, bar, casa del guardiano, sala riunioni, accoglienza scolaresche e giochi all’aperto». «A Iseo - prosegue il Prc - l’amministrazione è di centrodestra, e si può dire da sempre. Dopo aver realizzato lo stadio nella zona paludosa a Sud dell’abitato, mangiandosi una bella fetta di Torbiera, ora punta a Ovest, in zona Nedrini, prevedendo 11 mila metri cubi di fabbricati turistico-ricettivi». «A Provaglio - prosegue il documento - una amministrazione di "sinistra" ormai da decenni ha battuto tutti i concorrenti prevedendo di collocare direttamente nella zona della Riserva naturale "pensioni e locande e strutture per il commercio al dettaglio e per manifestazioni culturali e ricreative". Sensibile alle proteste ambientaliste, ha cambiato le parole destinando i locali previsti a "funzioni di foresteria, ospitalità, vendita di oggetti e pubblicazioni". Forse perchè torturata da Schiribilla e Legambiente, ha infine rinviato tutto a una futura variante al piano di gestione in funzione degli usi ricreativi della riserva. E per finire c’è il bubbone della discarica di Fantecolo. Comunque sia, buon anno Franciacorta...». Fausto Scolari

22.03.2005 | Società civile   

Chi strappa i fiori non ama la natura  

E’ quanto capita di leggere passeggiando in collina, in prossimità delle "Terre Moretti", che a giudicare dallo sbancamento, ha deciso di aggirare in maniera radicale il "problema". Eccovi alcuni esempi di come l’imprenditore viticoltore ama la natura.

23.04.2005 | Società civile   

LA PETIZIONE   

Pioggia di firme contro gli abusi

«Le Torbiere vanno tutelate e non snaturate». L’ipotesi di creare un maxi parco sulle sponde del lago d’Iseo ha rilanciato la mobilitazione del «popolo ambientalista» e la raccolta di firme promossa in Sebino e Franciacorta. La petizione-appello, già sottoscritta da 500 cittadini, si rivolge Comuni di Iseo, Provaglio, Corte Franca e alla Comunità montana del Sebino e alla Provincia. «Ogni ente - si legge nel documento - deve impegnarsi nella difesa dell’oasi impedendo la costruzione di fabbricati e parcheggi e di ogni altra infrastruttura che mette in pericolo la flora e la fauna della zona». Sottolineando che già esistono strutture di accoglienza per i visitatori le associazioni rilanciano chiedendo un giro di vite nella gestione del parco. «Occorre ripristinare le aree della riserva oggetto di abusi rimasti impuniti e rinnovare con figure credibili il Consorzio di gestione della Riserva naturale e quindi il Consiglio di amministrazione ponendo come unico obiettivo la salvaguardia di un territorio minacciato dalle mire turistico-commerciali». Il manifesto degli «amici» delle Torbiere sottolinea anche l’aspetto culturale della battaglia: «bisogna dialogare con le realtà del territorio, promuovendo collaborazioni con associazioni, scuole, altri enti e cittadini - si legge nella petizione - con lo scopo di creare una coscienza ambientale che sappia contrastare abusi di ogni sorta e valorizzare sempre meglio la bellezza e l’unicità delle Torbiere». Massiccia l’adesione delle associazioni all’iniziativa: «La Schiribilla» di Iseo, «Verdementa» di Brescia, Legambiente, Wwf, Lipu, Lac, Cipra, Italia Nostra e Verdi. In calce alla petizione figurano firme prestigiose: Carlo Monguzzi consigliere regionale dei Verdi, Ettore Brunelli assessore all’Ambiente in Loggia, il sindaco di Brescia Paolo Corsini. E ancora il consigliere provinciale Tino Bino, don Gabriele Scalmana della Diocesi di Brescia, Raffaella Zucchi dei Verdi per la Pace. «La raccolta firme sta andando oltre ogni più rosea previsione - spiega Angelo Danesi di Schiribilla -. In una sola mattina a Iseo sono stati oltre 500 i cittadini che hanno sottoscritto l’ appello. Sempre di più le persone e gli enti stano prendendo coscienza dell’importanza di tutelare un territorio particolarmente bello e delicato quale quello della Riserva delle Torbiere ». Anche i Verdi sono ottimisti. «La collaborazione fra associazioni che si occupano della difesa del territorio del Sebino ed ai cittadini della Franciacorta - afferma Raffaella Zucchi -, sta creando una coscienza ecologista in tutta la comunità. Abbiamo iniziato a seguire il caso Torbiere più o meno tre anni fa. Un poco alla volta siamo riusciti a sottoscrivere un documento unitario con l’adesione di politici e associazioni ambientaliste e animaliste. Oltre a questo Appello Tino Bino ha presentato in Provincia un’interrogazione unitaria di tutto il centro sinistra che ha l’obbiettivo di fermare le varianti ai piani regolatori proposte dai Comuni che circondano la Riserva e che rischiano di compromettere irrimediabilmente il prezioso biotopo». Oggi, con un banchetto allestito in Corso Zanardelli le firme si raccolgono a Brescia dalle 10 alle 18.

f.sco.

Bresciaoggi 23 Aprile